ì o ; =o : m ; f^ □ I □ m o Angelo Mazza Bl VOL. 1° { pagg. I - 528 ) PADOVA TIPOGRAFIA DEL SEMINARIO 1905- 1 911 ALLA MEMORLAl DI MIA MAFJRE LUIGIA GRASSI 0. D. C. / Gingilo igo^ - ore /j. Angelo Mazza SAGGIO DI flliGOLOGIfl OGEA|IIGA Scopo del presente lavoro è quello d'invogliare i giovani algo- logi ad estendere alla Flora degli Oceani le ricerche e gli studi che finora avessero limitato al bacino del Mediterraneo. Dicesi i giovani e non i provetti, perchè è sopratutto dall'energia fisica e morale, dallo spirito d'iniziativa, che muove da un entusiasmo, e dal bisogno di varia attività dei primi, che debbonsi aspettare i meritori sacrifici dai quali dipende l'avvantaggiarsi di ogni scienza. L'algologia degli Oceani, che pure ha fatto cos'i grandi progressi in breve volgere di anni, per molti rispetti si può considerare ancora come una scienza nuova, tanto più attraente per la qualità e quantità dei segnacoli da essa già posti in evidenza dai poli all'equatore, lungo le costiere dei continenti e delle isole, dovunque aljiorino scogliere e mercè i profondi dragaggi praticati nella enorme vastità delle solitudini pelagiche. Avendo io dovuto limitare il mio studio al solo materiale avuto sott' occhio, il nesso armonico del presente lavoro ne viene a sca- pitare non poco, ma questa manchevolezza voglio sperare possa essere in qualche modo compensata dalle diverse comprensioni che forse saranno per riescire nuove in una pubblicazione italiana, ciò che varrà sempre a fare rilevare l' importanza dell' aljidamcnto offer- toci da un campo di osservazione la cui materiale vastità occupa circa i due terzi della superficie terrestre. 33.9.52 È da ricordare che se valorosi pionieri di mare e insieme autori di primo merito, come autori di puro studio sedentario, hanno, nello scorso secolo, quasi creata e condotta all'attuale sviluppo la nuova scienza, ciò è dovuto, oltre che alle loro qualità intrinseche, al con- corso di umili gregari mal noti e più spesso ignoti i quali, attratti dai nuovi prodigi, fecero affluire un prezioso materiale agli Istituti competenti e alle personalità più eminenti nello studio delle tallofite. Il sommo J. Agardh deve la sua ampia descrizione dei Sargassum alla collezione che Antonio Piccone potè procurarsene in lunghissimi anni d' infaticate richieste a quanti per ragioni di domicilio, di viaggi, di commerci, di aderenze personali furono in grado di poterle sod- disfare. Ogni scienza, come ogni arte, esercita sopra i suoi cultori una tirannia tanto più assoluta quanto maggiore trova in essi il fervore della vocazione. Le molteplici esigenze della vita non consentono mai una completa astrazione dai doveri che le sono inerenti, senza peccare di egoismo. Questo sentimento, per quanto inspirato ad un nobile e lodevole principio professato con sincera fede, è sempre biasimevole se oltrepassa certi confini. Ora è certo che, nelle disci- pline botaniche, la maggior somma di sacrifìci viene richiesta, più che ad altri, a chi si dedica all'algologia marina. Le ragioni sono pa- recchie e tutt' affatto speciali, anzi eccezionali, ma cosi ovvie che non occorre segnalarle. Oggi il compito è assai facilitato dall'acquisto di exsiccala. Questi erbari di commercio sono però rari e costosi ; la pub- blicazione delle centurie vien fatta a troppo lunghi intervalli e spesso l'impresa non viene ultimata per mancanza di materiale e per le morti che avvengono negli abbonati. Inoltre il materiale vi è spesso deficiente per qualità e per quantità, lasciando, cioè, molto a desi- derare in latto di portamento quando la pianta, oltrepassando certe dimensioni, ne viene offerta una parte soltanto, oppure in fatto di esemplari fruttificati. Gli scambi sono possibili solo quando si pos- siede un buono ed abbondante materiale proprio, e quanto costi il procurarselo lo dice a ciascuno la propria esperienza. La scienza è esperienza. Senza di questa, P opera scritta, per quanto pregevole e corredata di iconografie, ne' suoi rapporti psichici con r allievo non è che introduzione, anzi meno ancora, non è che teoria. Perchè acquisti consistenza virtuale e in atto, quasi vita vis- 7 suta, al giovane studioso è d'uopo controllare ogni materiale mani- festazione dei fenomeni già dai maestri rilevati nello studio della stessa materia in azione e rivelati nelle opere loro. Bisogna dunque scendere al mare, vivere sul mare, studiarlo, amarlo come il gran padre, la prima culla di ogni essere e forzarlo in ogni modo a concederci qualche più ambito o nuovo premio de' suoi perenni giardini, poiché « On ne connait bien que les algues qu'on a eu l' occasion de récolter et de préparer soi-mème (^) ». S'intende di leggeri che il peso massimo dei sacrifizi è quello che grava il giovane privo delle più modeste materiali risorse che l'aiu- tino a sciogliere il problema dell'impiego professionale con quello di uno studio che non conosce limiti nel limitatissimo decorso della vita. 11 giovane naturalista moderno, seriamente conscio della sua missione, appena in possesso delle prime indispensabili cognizioni, ò giustamente portato all'azione muscolare da esercitarsi sul campo delle sue ricerche per la formazione di un algario proprio, anziché rinchiudersi in un laboratorio, inteso quasi esclusivamente all'investi- gazione di un qualche particolare fenomeno, al che sono pur troppo costretti molti dei giovani assistenti presso gì' Istituti scientifici, che dalla loro sorte sono tratti a chiedere alla scienza, più che altro, un povero pane quotidiano. Ora il tempo urge; molte, disseminate e spesso anche inacces- sibili sono le opere e le collezioni da studiarsi, da consultarsi di frequente per la identificazione delle specie, d'onde la necessità di un'operetta che accolga i più spiccati tipi che lo studioso sarà per incontrare nelle sue peregrinazioni o che perverranno, come che sia, al suo erbario, tale insomma da infervorarlo e incoraggiarlo nel suo compito. Questo lavoro non ha la pretesa di servire interamente all'uopo, essendo a ciò impari le mie forze, preso da ben altre oc- cupazioni il mio tempo e scarsi i mezzi di cui ho potuto disporre. E il semplice frutto di una personale esperienza che vorrebbe non già insegnare un camimino, ma instillare nei giovani intelletti un po' di amore, un po' di perseveranza, un po' di quel sentimento di sacrificio, che non si ritrae dinanzi a tutte le diQTicoltà e che, nobi- (i) Ed. BoRNET in lett. ad A. Mazza, Paris i8 Octob. 1902. f^/-^ '^^'^^ >\<^^ [ujfLIBRARYJ^ 8 litanclo e fortificando il carattere, ci riserba un premio sicuro nelle soddisfazioni inerenti alle più serene occupazioni dello spirito. Causa la scarsità del materiale, ben di rado mi fu dato conden- sare in poche righe i caratteri esteriori di ogni singola specie; per conseguenza, nella maggioranza dei casi, credetti opportuno rilevare ogni più leggera manifestazione rivelatami dall'esemplare o dagli esemplari posseduti. Chi ha pratica delle Alghe ben sa come un in- dizio in apparenza trascurabile in un unico campione, può rappre- sentare in altri della stessa specie un carattere di primo ordine. Lo stesso sistema ho pure applicato all'intima composizione delle specie (ogni qual volta mi fu possibile o permessa la sezione) come la migliore prova delia loro identificazione, troppe essendo le eccezioni di cui non si tiene conto nella caratterizzazione intima dei generi (/). Queste indagini si dovrebbero anzi praticare su più vasta scala nelle diverse parti di uno stesso individuo e di individui di varie età e di varie provenienze. Soltanto alla riunione dei singoli esami si dovrebbero informare le frasi diagnostiche perchè siano d'indubitabile valore e quindi di pratico aiuto. A prescindere da questa necessità, e volendo assurgere a con- siderazioni d'ordine più elevato, l'indagine comparata delle costitu- zioni intime, con speciale riguardo ai generi d'incerta ubicazione e di alcune specie non ancor perfettamente stabilite, ci avvicinerebbe sempre più alT integrazione del fenomeno genetico delle specie. E questo un compito arduo al quale ogni autore dovrebbe recar sempre il proprio contributo tendente al raggiungimento di una soluzione basata sopra elementi e induzioni tali nei quali la mente umana in ogni fenomeno fisico e morale ha fatalmente segnati i suoi termini. (1) Nella descrizione delie intime costituzioni l' intento principale avuto di mira fu quello di mettere in grado 1' osservatore di tosto percepire i più saglienti particolari atti all' identificazione della specie, senza soffermarmi a sviscerare la natura speciale di ciascheduno di essi. A ciò lo studioso potrà applicarsi più tardi, controllando i singoli processi con la guida degli Autori che ne trattarono di proposito e dietro le citazioni che, al riguardo, sempre ci offre la Sylloge del Dott. G. B. De Toni, il vadc ìuccuììì indispensabile per ogni algologo. Invio una parola dì viva riconoscenza e di ringraziamento, per gli aiuti di cui mi furono larghi, agli egregi: Prof. Fr. a r Disse ne (scambi). Dott. Ed. Bornet (donij. ^ Ing. Cam. Camperio (doni). Prof. J. Chalon (doni, scambi, comunicazioni). Prof. G. B. De Toni (doni, scambi, comunicazioni). Sig. Ferr. Ferrari (doni). Dott. AcH. Forti (doni;. Ing. M. Guadagno (doni di provenienza della coUez. D. Fìecker). Prof. Fero. Sordelli (comunicazioni). Milano, Maggio 1905. 10 • PARTE I. FLORIDEiE Lamour. Sottoclasse BANGIOIDE^ Famiglia BANGIACE/E (Zanard.) Berth. GENERI BANGIA Lyngb. WILDEMANIA De Toni PORPHYRA Ag. ERYTHROTRICHIA Aresch. Gen. BANGIA Lyngb. Etym. in onore del bot. Hofman-Bang. 1. Bangia cillaris Carm. in Hook. [Porplivra Boryana Mont., Porplivrostromìnm Boryi Trev., Bangia repens Zanard., Porphyra bangiceformis Kuetz., Porphyra Martensiana Suhr, Erythroiriclìia ciliaris TJTur. in Le Jol.). La sinonimia di Porphyra hangìceforuiis Kuetz. è quella che meglio caratterizza l'aspetto esteriore e l'intima costituzione di questa specie, massime nella forma pubblicata dal Le Jolis nelle Algues marìnes de Cherboiirg sotto il nome di Erylìirotrichfa ciliaris Thur., la sola che mi è dato comprendere in questo Saggio. Ben a ragione il chiar. Ardissone è indotto a ravvisare in essa una Porphyra in minia fura [Phyc. medit. I, p. 4/3;. Le frondicine, filamentose quali appaiono ad occhio nudo, nei più grandi sviluppi possono raggiungere l'altezza di i5 mill. e la larghezza di un quinto di mill., ed hanno un vivace colore roseo o 11 porporino. Questi tratti e l'essere epifìtica la riferirebbero al gen. Ery- Ihrolrichìa, ma ne la distaccano i caratteri della fruttificazione che sono propri delle Bangìa. Vista in piano al microscopio, la fronda, pianeggiante, si mostra costituita da cellule quadrangolari, colorate, disposte in parecchie linee longitudinali il cui numero (1-12) varia a seconda delle parti e del vario sviluppo della fronda stessa. a. Eryt. ci Hans Thur. sur Laiirciicfa. Alg. mar. de Cherbourg. Avril. Le Jolis. 2. B. Le-JolÌ8Ìi De Not. in Le Jol. {B. fiisco-purpurea Desmaz.). Benché afjìne alla B. versicolor Kuetz., viene accettata come buona specie questa dedicata al Le Jolis che spesso ne raccolse sui legni immersi nell'Atlantico a Cherbourg. Ha il portamento e il co- lore della B. fusco-purpurea. L'acido piro-legnoso della matrice le conferisce talvolta la proprietà d'imbrunire leggermente la carta. Vista in piano si palesa composta di grosse cellule ametistine, col- locate in file longitudinali: le laterali quadrate in linee rette, le cen- trali, oblunghe, in linee più o meno sinuose. a. Le Jolis. Alg. mar. de Cherbourg. Octobre (anno.^). 3. B. vermicularis Harv. Allo stato giovanile i filamenti, per la brevità loro, possono conservarsi verticali, a ciò facilitati anche dalla loro forma cilindrica. Nello stato adulto si fanno assai lunghi, epperò sdraiati quando non secondano r ondeggiare dell'acqua. La loro forma verso 1' estre- mità si fa clavato-incrassata e semitubulosa, limitatamente cioè alla parte più incrassala. Nel fresco é porporina; nel secco appare nerastra in apparenza, ma in realtà atro-violacea vista contro luce. In piano la fronda presenta le articolazioni variamente organiz- zate a seconda dell'età. Nello slato iniziale le articolazioni, assai ravvicinate e spesso combacianti, sono formate da una sola cellula filiforme, subtonda od un po' schiacciata. Nel successivo sviluppo le sezioni si conservano unicellulari, ma le cellule si distanziano e assumono forma rettangolare più o meno regolare, disposte trasver- salmente. Col progredire nella evoluzione sono sempre chiaramente delineate, non più unicellulari ma pluricellulari, cioè in numero di 2-4, di varia dimensione e di forma rettangolare o subquadrata. Finalmente nell' ultimo stadio le articolazioni si vanno facendo meno 12 evidenti in causa dell'irregolarità nella disposizione delle cellule di- venute subtonde o reniformi, di varia dimensione, quelle più grandi alla periferia, le più piccole nel centro. Il colore delle cellule è por- porino-livido nel secco. Pianta rupicola, fra le maree. a. Baird point. Stretto Juan de Fuca. Isola Vancouver. British Columbia, J. E. Tilden, 4 Ag. 1898. 4. B. atro-purpurea (Roth) Ag. {B. fusco-purpurea [Dillw.] Lyngb.). Si presenta in masse o strati filamentosi rupicoli, spesso scoperti a bassa marea, con filamenti brevi, cilindrici, eretti nello stato gio- vanile, poscia lunghi fino a 5- io centim., rettilinei incurvato-si- nuosi, di vario tono violaceo violaceo-porporino o anche baio per alterazione. Vista in piano la fronda appare costituita da una cuticola mar- ginale (membrana) di esilissime cellule filiformi intercalate da altre tondeggianti che talora riescono prominenti lungo il margine. L'in- terno è formato da cellule grandi, rettangolari, più o meno regolari, in sezioni quaterne, atro violacee, 11 chiar. G. B. De Toni in una sua recente Nota, fra 1" altro, a proposito della B. atro-pur purea (Rothj Ag. d'acqua dolce e della B. fusco-pur purea (Dillw. j Lyngb. marina, così si esprime: «In pari tempo mi sono convinto che B. atro-purpurea e B. fusco-purpurea rappresentano semplici adattamenti biologici di una sola specie, cui per legge di priorità spetta il primo dei due nomi ora citati, dando così ragione agli autori che considerano semplice varietà o forma la B. fusco-purpurea; quantunque in generale gli esemplari di B.fuscc- purpurea, rappresentati dalla forma vegetante nelle acque salse, siano più robusti che non quelli della forma d'acqua dolce di cui è tipo la B. atro-purpurea, tuttavia non mancano forme di passaggio tra l'una e l'altra » (^). a. Norvegia, 1847- 1864, leg. Schùbcler. Lx herb. Wille. b. Frederikshavn, Daniie, lesr. F. Bòroesen. Lx herb. De Toni. (1) G. B. De Toni «Intorno ad alcune Baiigia di Bory e di Zanardini». hi Atti della Pontif. Acc. Romana dei Nuovi Lincei, Sez. Ili, 21 Febbr. 1904. 13 Gen. PORPHYRA Ag. Etym. porphyros porpureo. Rupicole fucicole, le PorpJiyra, dal lato estetico, vengono meglio apprezzate negli erbari, che nel loro elemento vitale. Quivi, nei loro grandi sviluppi, hanno parvenze, movenze e colore di Chi- rotteri agitanti le ali membranose. Estratte dall'acqua, per la natura loro gelatinosa, lubrica, sottilissimamente monostromatica e priva di ogni nerbo, ricadono flosce o distendonsi in cenciolini ritorti o si contraggono in glomeruli. A questa delicatezza di tessuto vanno congiunte una resistenza ed una tenacità tali da permettere un fa- cilissimo trattamento di preparazione, dopo il quale ci si trova sempre dinanzi a delle vere sorprese. L'opacità cinerea o plumbea viene sostituita dal roseo, dal porporino, dal violetto in diverse gamme. Questi colori acquistano vigore e splendore con l'aggiunta di un carattere postumo che vien loro conferito da una speciale lucentezza che si manifesta allo stato secco. Specie epifitiche. 5. Porphyra naiadum Anderson (Zoe 3: 148, 1892). Fronda sottile, alta 3- 10 cent., larga 1-4 cent., spatolata od ovata sopra un corto stipite conico, presto allargantesi nella fronda piana membranacea, intera nei margini, rosso-porporina o porporino-scura o marrone, di struttura fragile e presto decomponibile {rapidly de- caying, come dice la scheda). Secondo l' Hus è monostromatica, e si distingue da tutte le altre Porphyra pel suo punto d' attacco pulvinato. Questa forma del callo dovrebbe riferirsi allo stato giovane, come risulterebbe dai miei esemplari. Setchell e Gardner dicono che Miss Tilden l'ha distri- buita sotto il N. 5 16. Allo scrivente pervenne sotto i numeri 5 16 e 23 1. È appunto sotto la stessa denominazione di Porpli. naiadum And. e col n. 5ió, che le Aiiier. Algcs recano la forma assai gio- vanile la quale si presenta sotto l'aspetto di numerosi bottoncini o pulvinoli rosso-violaceo-scuri {red cnsìiìons) disposti sui margini di una foglia di Phyllospadix Scouleri, 14 Vista in piano, le cellule si presentano rosee o chiaramente ametistìne, mediocri di grandezza, subrotonde, assai sottili di profilo, disposte generalmente a due coppie, formanti talvolta delle linee più meno regolari la cui direzione è variabile, procedendo ora in modo retto, ora leggermente e largamente sinuoso e magari si curvano a cerchio più o meno completo, dal che ne deriva che in alcune parti costituiscono dei parziali disegni. a. P. naiadum And. Sulla Zostera. Ballard beach, near Seattle, Washington. J. E. Tilden, 8 Ag. 1897. h. Idem. Brown island. S. Juan County, Washington. J. E. T. 21 Je. 1898. e. Idem, sul Phyllospadix Scouleri. Bassa marea. Baird cove (Minnesota Seaside Station). Port Renfrew, Vancouver island. British Columbia. J. E. T. I Aug. 1898. Specie rupicole. 6. P. capensis Kuetz. Ha un perimetro ovato-lanceolato dell'altezza di 10-20 cent, e dell'ampiezza massima di 8-10 cent. In causa dell'ampiezza delle sue cellule ricche di nuclei endocromatici, la pianta, sebbene mono- stromatica, è piuttosto consistente, quasi cartilaginea, coi margini ondulati, di colore epatico-porporino nel fresco e ametistino-scuro nel secco. Le membrane, di estrema sottigliezza, trasparentissime, in- colori, leggermente ambrine nei margini per accumulazione di muco, comprendono un complesso di cellule ametistine, angolose, subrettan- golari o bacilliformi, aggregate a quattro a quattro, facilmente scom- ponentisi e sconfinanti sotto la semplice pressione del vetrino. a. Sud Africa, Table Bay. 1 1 Lugl. 1896. Ex herb. Dott. H. Becker. 7. P. atro-purpurea (Olivi) De Toni. {P. leucosticta Thur. — Ulva atro-purpurea Olivi — P. laciniata Crouan — P. vulgaris Lloyd). Nella Flora marina del Golfo di Napoli (^) si è trattato abba- (^) V^^g. N. Notarisia, Lugl. 1902. 15 stanza della evoluzione e delle forme assunte da questa pianta la quale non diversamente si comporta nell" Atlantico e nel Pacifico, qualora se ne tolga una maggiore consistenza ivi talvolta spiegata. Varia d'ampiezza, di forma e di tonalità di colore che muta dal roseo all'ametistino a seconda delle varie condizioni speciali di ambiente in cui cresce e della varia età. La fronda, a membrane appianate per eccellenza, non va esente dall'essere eccezionalmente suscettibile di rigonfiamenti prodotti più spesso da cause patologiche, come avviene più di frequente nelle eu-floridee (^). Si cita infatti una P. coriacea Zanard. (in Kuetz. Sp. p. 692), a forma inflata mesenteriforme. Ha cellule endocromatiche dapprima angolate, in prevalenza subquadrate e subrettangolari, indi subtonde bi-quaternate ed a vi- cenda quadrigemine in un solo strato, a. Shilshole Bay, near Seattle, Washington. J. E. T. 20-7-1897. b. Isole Lofoden (Norvegia) Dicemb. 1898, Coli. Wille. e. Ile Callot. Agosto 1903. Coli. J. Chalon. Gen. WILDEMANIA De Toni Etym. gen. dedicato al ficologo belga E. De Wildeman. Aspetto della fronda e natura della fruttificazione come nel gen. Porphyra. Ne differisce pel doppio strato di cellule. La sotti- gliezza estrema della fronda, accoppiata ad una grande lubricità, impedisce alle sezioni, per quanto esili si possano ottenere, di col- locarsi in piedi. In ogni modo la distromatia è facilmente avvertibile mediante il confronto simultaneo di due preparazioni: l'una (^\ Por- phyra, l'altra di Wildemania. Nella prima le cellule si mostrano co- stantemente assai più distanziate, nella seconda più ravvicinate e sdoppiabili col graduale inalzamcnto dell' obbiettivo. 8. Wildemania umbilicalis (L.) Ulva umbilicalis L. — {Porph. umbilicalis Kuetz. — Porph. vulgarìs Ag.). Fronda alta 20 cent, e larga 3 cent, circa, fortemente ondulata nei margini e munita di lobi allungato-lineari, costituita internamente come vien descritto nella Sylloge di G. B. De Toni. (*) y^m- Manip. Alg. mar. Sicilia, n. 32 in N. Notarisia, Genn. 1904. 16 a. Porph. vulgaris Harv. Le Jolis Alg. mar. de Cherbourg. 9. W. laciniata (Lightf.) De Toni. Viva laciniata Lightf. — Porphyra laciniata Ag.). In questa specie la fronda è spesso dioica. In uno de' miei esem plari è alta 23 cent., larga 19, ampiamente ondulata nei margini che sono talvolta naturalmente lobati, ma più spesso tali appaiono in seguito a fortuite lacerazioni e allora i lobi, anziché interi, si mo- strano corrosi nei margini. Importa rilevare il noto fenomeno delle diverse forme di accre- scimento. Il callo basilare, cioè, può dare origine ad una fronda di forma oblunga, ed allora esso costituisce quasi uno stipite sessile; oppure produce intorno a sé un accrescimento simultaneo, uniforme e allora la fronda riesce più o meno regolarmente circolare, unica, peltata, o anche si decompone in numero vario sullo stesso piano o sopra due o tre piani sovrapponentisi. In questi casi il callo occupa la parte centrale e si ha la varietà iimhilicalis Ag. (cfr. sopra). Il notevole, eccezionale spessore della fronda offertomi da un esemplare di Land' s End, San Francisco (California) e 1' esame della sezione trasversale statami perciò facilitata, indussemi nella persua- sione doversi questa pianta comprendere fra le buone specie di Wildemania. Intanto questo spessore è giustificato dalle cuticole più consistenti dell'ordinario, leggerissimamente colorate da un muco ambrino-verdognolo. Queste cuticole sono formate da una membrana non sempre omogenea, a giudicare da alcuni filamenti che, a guisa di esilissime ciglia sporgono dai margini. Se queste sporgenze siano naturali o provocate dalla sezione rimango in dubbio. Certo si è che si presentano assai raramente nei margini osservati in piano. In quanto alle cellule, si nota che il doppio loro strato si palesa in modo assai diverso nel percorso longitudinale della stessa sezione presa in esame. Le cellule, cioè, in vario modo angolose, livido- ametistine, non sempre sono regolarmente disposte in due linee lungo la cuticola superiore ed inferiore, ma spesso confluiscono in una sola linea nella quale allora le cellule stesse sono strettamente serrate le une contro le altre, per sdoppiarsi nuovamente in altri tratti della stessa preparazione nei quali riprendono il loro posto lungo le cuticole, normalmente distanziate. Forse è a questo fenomeno che devesi il segno dubitativo con 17 cui dal chiar. De Tonti viene questa specie compresa fra le Wilde- mania nella Sylloge. a. Porphyra laciniata Hook. Grev. Torbay, common. M. Wyatt. b. P. laciniata Harv. Alg. mar. de Clierbourg. Octob. Le Jolis. e. P. laciniata (Lightf.) Ag. forma wnìnìicatis, Lillesand, 1848. Schùbeler. d. P. laciniata Ag. Syst. In mari Bahusias, majo, leg. Domina Sophia Akermark. e. P. laciniata (Lightf.) Ag. Flohhefjord. leg. M. N. Blytt. /. P. taciniata (Lightf.) Ag. Isola Lofoden. Xmb. i8q8, Wille. g. P. laciniata Ag. Syst. Land's End, S. Francisco, California. J. E. Tilden 12, Jl. 1897. 10. W. linearis (Grev.) Porpìiyra linearis Grev. La fronda, semplice, sorge da un corto ed esile stipite non più largo di un terzo di millim., indi va gradatamente dilatandosi fino a raggiungere la larghezza massima di circa un centim. e la lun- ghezza di 10-20 cent-, coi margini più o meno ondulati nella parte inferiore e mediana, più spesso piani, integri o leggermente erosi nella parte superiore, di un vaghissimo colore roseo ametistino di una grande lucentezza. Endocromati di varia forma: subglobosi, cuneiformi o variamente angolati, bacilliformi di profilo, quaternati. Glomeruli sporigeri singoli, subtondi, verticali. a. Porph. laciniata (Lightf.) Ag., f. linearis Gvev. Lillesand 1846, leg. Schùbeler. b. Porph. linearis Grev. Collez. Acton. 1 1. W. miniata (Ag.) Fosl. (Porph. miniata (Lyngb.) Ag. — Diploderma miniatiun [Ag.] Kjellm. — Viva miniata Lyngb. — U. purpurea var. miniata Ag.). E la più vistosa delle Bangiacee per la vivacità del suo colorito che ricorda quello del Nitophyllum punctatnm. Secondo J. Agardh, la fronda sarebbe monostromatica nello stato giovanile, poi distro- matica. Ne' miei esemplari è alta g-25 cent., larga ó-i5 cent., le quali dimensioni possono essere di molto sorpassate, stando alla scheda accompagnante il campione americano, nella quale si legge: Fronds o,j-i meter in length. Il doppio strato è constatabile anche senza pra- ticare sezioni che diQ[ìcilmente si dispongono in piedi, stante la grande 18 sottigliezza e flaccidezza della fronda e la facilità del disaggregamento delie cellule assai facili allo spostamento ed a sconfinare. Questa proprietà è molto indicata a rivelare la distromatia. Bagnato sul vetro un pezzettino di fronda e gravato dal vetrino che non dev'essere in alcun modo compresso, si osserva che le cellule a contatto del copri-oggetti sono le prime a spostarsi seguendo la corrente che si stabilisce nella goccia d'acqua, ferme restando quelle dello strato inferiore ossia a contatto del vetro sottostante. Questo doppio strato è inoltre posto in evidenza dalla varia tonalità di colore derivante dallo spazio moltiplicato dalle lenti, per cui le cellule inferiori ap- pariscono più pallide e a contorni meno delineati in confronto delle cellule dello strato superiore le quali offrono invece i caratteri opposti, mostrandosi di un bel roseo, carneo o ametistino, di forma subtonda leggermente allungata, di varia dimensione e quasi sempre nuclcate. Gli esemplari conservano un gaio colore di minio porporescente, sebbene uno di essi conti 64 anni di erbario. a. W. miniata (Ag.) F'oslie. Tromsò 1841, leg. M. N. Blytt. b. Porphyra miniata Ag. Attached lo pebbks. Low tidc. Oak Bay, Victoria, Vancouver island, British Columbia. J. E. Tilden, 5 Jl. 1898. Gen. ERYTHROTRICHIA Aresch. Etym. erythros rosso, thrix pelo. Già comprese fra le Conferva, le Bangia e le Porphyra, le Erythrolrichia ne furono staccate nel i85o dall' Areschoug con la nuova denominazione generica pel modo speciale con cui si formano le spore, e che qui stimo opportuno riportare con le parole del chiar. Dott. Ed. Bornet: « On sait que Ics spores des Erythrotricìi/a se forment d'une manière toute particulière : le protoplasme de la cellule fructifèrc se coupé en deux; une partie se change en une spore qui, en grossissant, refoule et deprime la partie restée vege- tative. Après Tevacuation de la spore le protoplasme végétatif se dilate de manière à remplir la cavitò de la cellule qui reprend alors l'apparence qu'elle avait au début » C). (*) Ed. Bornet. Alg. de Schousboe, pag. 100. 19 12. Erythrotrichia ceramicola (Lyngb.) Aresch. Riveste di cespuglietti porporini, rosei o carnei, composti di esigui filamenti lunghi i-3o mill., larghi 12-1 5 [x., parecchie alghe maggiori ed anche i margini di Posidoiua. I filamenti ci rivelano la composizione loro formata da una sola serie di cellule rettangolari, rappresentanti ciascuna di esse cellule un articolo del filamento. A seconda dello stadio evolutivo poi, questi articoli sono integri divisi longitudinalmente, e finalmente cia- scuna delle parti di cui si compongono, per contrazione subita, si presenta subglobosa, anziché della primitiva forma rettangolare. a. Erytiì. ceramicola Aresch. (sopra Cutìeria multifida), Alg. mar. de Cherbourg. juillet. Le Jolis. b. Erytìi. ceramicola (Lyngb.) Aresch, (Sopra Ccramiiim sp.), Svinor 22, 8, i885, leg. M. Foslie. 20 Sottoclasse FLORIDE^ ORDINI NEMALIONINtE rhodymenin^ GIGARTININ^ CRYPTONEMIN/E Orci. NEM AUGNINE FAMIGLIE HELMINTHOCLADIACE^ GELIDIACE^ CHyETANGIACEyE Famiglia HELMINTHOCLADIACE/E (Harv.) Schmitz Subfam. I. BATRACIIOSPERME^ (pel solo gen. Gnhonia Harv.) Suhfani. 11. CHANTRANSIE^ (Kuetz.) Trev. Gen. CHANTRANSIA (DC.) Schmitz. Etym. dal chiar. Girod-Chantrans. Piante epifìtiche. L' aspetto esteriore e caratterizzato da una fronda filiforme, irregolarmente ramosa, articolata, monosifonia, nuda, coi rami spesso ultimati da un pelo deciduo. Il tallo inferiore è for- mato da una sola cellula epifita unipolare, o endofita bipolare, oppure da filamenti contesti che s'internano nel tessuto della pianta ospitale. 11 chiar. Dott. Ed. Bornet nella sua Nota: Deux Chantransia corymbifera Thuret, Acrocliceliiiiìi et Chanlransia (^), osserva quanto in appresso : Le Floridee callithamnioidee che si moltiplicano per monospore furono riunite da Thuret nel gen. Chanlransia. Dopo che Wartmann e SiRODOT ebbero dimostrato che la maggior parte delle specie di f*) Extrait dii Biilletin de la vSociété botaniquc de France, Tome LI, Paris, Aoùt 1904. 21 acqua dolce si riattaccano alle Lemanea ed ai Batracìiospermum, questo genere più non comprende che piante marine, ed è in questo limite che fu spesso impiegato. Diversi autori gli sostituirono il gen. equivalente di AcrochcBlium, fondato nel )8ói, dal Naegeli, nelle sue ricerche sulle Ceramiee. Il Dott. Bornet stima che in luogo di sostituii'e uno dei due generi all'altro sia da preferirsi il conser- varli entrambi. Il gen. Acrochcetiiim comprenderebbe le specie che si moltiplicano unicamente per monospore; il gen. Chantransia, quelle che hanno inoltre degli organi riproduttori sessuali. Non si conoscono specie d'uno dei due generi rispondenti esattamente ad una specie dell' altro genere. La riunione dei due generi in uno solo rende la definizione del genere unico inesatta o almeno ipotetica per tutto il gruppo degli AcrochcBtium. Inoltre lo stesso Autore fa osservare che il modo di attacco degli Acroclucliiiin e delle Chanlransia al loro supporto fornisce dei caratteri che non furono abbastanza utilizzati per la distinzione delle specie. Naegeli dice che il suo A. microscopicum è attaccato per mezzo di una sola cellula e non, come in altre specie, mediante una massa cellulare. Cosi si hanno forme nelle quali i filamenti eretti nascono da un filamento orizzontale strisciante, come si hanno talli discoidi o senza disco; né così si limitano le disposizioni che presenta il tallo inferiore degli Acrochcetiuiii e delle Chantransia. Si è perei 'j che lo stesso Autore ha raggruppato in diverse sezioni gli esemplari che si ravvicinano per la medesima struttura (^;. i3. Chantransia secundata (Lyngb.) Thur. = Callithamnion secundaium J. Ag. = Acrocìicelium secnndatiini Naegeli. Frondicine alte un millim., larghe lo-ió [x., ramoso-fastigiate dalla metà in su, talvolta subsemplici, coi rami inferiori più lunghi, i su- periori più approssimati subsecondati, colle articolazioni 2-4 volte più lunghe del diametro. Sporangi in ramoscelli secondati. Talvolta i (^) A puro titolo storico si riportano le sinonimie di J. Agardh le quali associano le Chantransia ai Caliit/iamnion, mentre fra le une e gli altri non vi sia altra comunanza all' infuori della struttura della fronda. 22 rami secondati sono tutti disposti sul lato interno dei rami, per cui crescono quasi vis-a-vis con quelli del ramo vicino. Questa piantina, pur avendo una larga scelta di alghe maggiori per matrici, vi si dispone in posizioni diverse a seconda delle differenti piante che la ospitano. Generalmente sulle Floridee e sulle Fucacee vi cresce cosi tìttamente da renderle tomentose in ogni loro parte: delia Zostera e della Posidonia non occupa invece che i soli margini che riescono elegantemente frangiati di roseo o di porporino. a. Sulla Zostera, Cherbourg. Le Jolis. b. Sulla Rhodymenia palmata, Roscoff. Ag. 1902, J. Chalon. e. Sulla Cystùseira ericoìdes, Guéthary Sett. 1904. J. Chalon. 14. C. efflorescens var. Thuretii Bornet. (Op. citata nel gen.). = Ch. corymbifera Thur. in Le Jolis. = Callith. ccBSpitosiim J. Ag. = Callith. Coda Crouan = Chantransia ccsspitosa Batters. 11 chiar. Dott. Bornet, dopo di avere nella citata Nota esposta la storia di questa varietà, ne dà questa descrizione : « Fronde nana caespitosa. Disco epiphytico irregulari ambitu crenulato, 60-120 ja. lato. Filis erectis 2-3 mill. altis, 9-10 ji. latis, a basi ramosis, ramis patentibus alternis vel secundatis in pilum hyalinum desinentibus. Ramusculis fructiferis in axillis ramorum solitariis vel pluribus seriatis ex articulis 4-6 compositis, simplicibus vel bifidis. Carpogonio lage- niformi in articulo infimo inserto; spermatangiis solitariis vel binis ex articulis superioribus enatis. Glomerulis cystocarpii densis; carpo- sporis ovoideis, 18 \ì.. longis, 9 [a. latis. a. Ricopre quasi interamente un grande esemplare di Helt7ìi}i- Ihocladia purpurea. Guéthary, Luglio 1903, Coli. J. Chalon. i5. C. Davìesii (Dilhv.) Thur. = Callithain. Daviesii Lyngb. = Callith. luxnrians Desmaz. = Acrochaetium Daviesii Naegeli. Cresce sopra diverse Alghe maggiori. Frondi microscopiche che, negli esemplari in esame, appaiono come serpeggianti sopra una Porphyra, che le ospita in tanti cespuglietti o isolate ma rav- vicinate così da costituire un intricato e reticolato rameggio sul fondo cellulare della matrice. a. Sopra Porpliyra, a Namur, Bclgique. Coli. J. Chalon. ló. C. virgatula iHarv.j Thur. 23 = Caìlith. virgatuhim Harv. = Callith. Daviesii J. Ag. = Tren- tepoìilia virgatiihi Fari. = Cladopìiora Sagraeana Mont. Nella citata nota « Deux Chanlransìa » il Dott. Bornet nel ri- cordare che quest' alga, sterile, fu descritta da Montagne sotto il nome di Cladopìiora Sagraeana, soggiunge: «Mais il est évident, au premier examen, qu' elle appartient soit aux Acrochactium, soit aux Cliantransia. Des échantillons de Californie (leg. Johnston), de Stratford, Conn. que j' ai recus de M. Collins, un exemplaire de la Barbade donne par M.lle A. Vickers, me paraissent si rapprochés de la piante de MontactNe que je n' hésite pas à les réunir (*). Ces di- vers documents m'ont fourni les éléments de la description suivante. « Acrochaeduììi Sagraeamim Bornet mscr. (Cladopìiora Sagraeana Montagne). Caespitibus minutis penicillatis vel in stratum continuum collcctis. Thallo e fìlis horizontalibus ramosis contorto-implicatis et filis erectis fructiferis formato. Filis erectis 2-4 mill. altis, 6-10 \x. crassis, ramosis; ramis inferioribus longioribus, superioribus sensim brevioribus distantibus parum divergentibus, supra axillas ramulos breviores secundatim approximatos gerentibus. Articulis 45 jji. circi- ter longis, inferioribus deorsum rhizinas emittentibus. Monosporis in ramulis axillaribus unilateraliter seriatis, singulis vel binis in eodem articulo ». Osserva infine che per il portamento e per la disposizione delle monospore sui ramoscelli ascellari, questa pianta ricorda V Acrochae- lìum Daviesii, e che se ne allontana per la struttura del suo tallo orizzontale. Ha comune con la Chant. secimdata il costume circa il modo di disporsi a seconda delle diverse matrici, fra queste compresa la Riippia maritìma. a. sopra Polysiphonìa sp. Norvegia 1827, leg. M. N. Blytt. b. sopra Ceramiiim sp. Ag. Le Jolis. Alg. mar. de Cherbourg. e. sopra Posidonia Earl. Falmouth, Mass. Luglio 1882. (*) La pianta del Montagne venne staccata da radici denudate di alberi da Ramon de la Sagra nell' isola di Cuba. Per l' importanza biologica che andrebbe connessa al fatto importerebbe conoscere con esattezza le reali condizioni d' am- biente di tale stazione, in quanto potessero avere analogia con quelle che deter- minarono l'adattamento della Bangia fuscopitrpicrea, marina, alle acque dolci, sotto il nome di Bangia atropurpìirea. 24 17. C. microscopica (Kuetz.) Fosl. = Callithamnion J. Ag. = Acrochaetiiuu Naeg. Piantina filiforme di colore roseo, alta 80-90 [x., larga 4-6 [x., composta, al massimo, di 8-9 articolazioni, coi rami attenuati in un lungo pelo. Oltre le località indicate dalla Svlloge dal Dott. De Tomi, altre ne furono segnalate sulle coste Atlantiche europee, e messe in evi- denza dal Prof. J. Chalon (^). a. Sul Clìondrus crispiis, in comunione dello Spermoiìiamnion Turneri, a La Goiireppe, Lugl. 1903. Coli. J. Chalon. 18. C. endozoica Darbishire. = Acrochaetium Batt. La notomia dei Briozoari e degl' Idrari potrebbe fornire un maggior numero di soprese quando venisse più di frequente pra- ticata. 11 tessuto spugnoso o gelatinoso di queste classi di animali si presta assai bene a dare ricetto a speciali organizzazioni vegetali il cui sviluppo dipende da non meno speciali condizioni di ambiente protettore e insieme di nutrizione azotata offerta nel modo più ab- bondante e più diretto. L'egregio prof. J. Chalon mi forni gentilmente all'uopo esem- plari di Flustra liiypida disseccati e sotto alcool (^), come si richiede ogni qual volta non si abbia la possibilità di operare sul materiale fresco, naturalmente il più indicato. Le osservazioni si limitano per ora a quelle assai poche, compatibili collo scopo del presente lavoro, rimandando lo studioso agli autori che ne trattarono di proposito, quali il Batters e il Darbishire. La Cìianlransia in esame (o Acrochaeliuiii) è perfettamente endozoica, e cioè la fronda, unipolare, è completamente immersa nel tessuto dell'animale ospitante, o, tutt'al più, non ne sporgono che le estreme articolazioni. (^) Vegg. l'eccellente Liste des Algues marines di Jean Chalon (Anvers 1905), opera preziosa per molti riguardi e specialmente per la distribuzione geografica delle specie. Rendo qui pubbliche grazie del dono che l'A. si compiacque di farmene. (2) La conservazione secca ha il vantaggio di mantenere inalterata la ficoeri- trina; quella nell'alcool una maggiore turgescenza nella struttura. 25 Frondi isolate o in cespuglielti, microscopiche, composte di un filamento lineare o subclavato, semplice nel primo stadio, poi subdi- cotomo, e cioè una sola volta alla base o poco sopra. 1 filamenti sono costituiti da Ó-12 cellule porporine o rosee, disposte a monile. La cellula apicale talvolta risulta priva di cromatofori, in quanto la parte tubolare estrema è suscettibile di un ulteriore accrescimento lililbrme. a. Cli. end. Darb. avec Endodictyon infeslans Gran. Dans Fliislra ìiispida. Au pied de la falaise de Pen Tir (Crozon). Aoùt, 1904. Coli. J. Chalon. 11 tutto sopra Cìiondnis crispns. Suhfam. III. NEMALIEAE. GENERI TRICHOGLCEA HELMINTHORA NEMALION LIAGORA HELMINTHOCLADIA TIAROPHORA Gen. NEMALION Targ. Tozz. Etym. nenia, filamento; per la struttura filamentosa. 19. Nemalion lubricum Duby. D'aspetto vermicolare, nerastro, lubrico al tatto quando non sia stato rivestito da concrezioni calcaree. Gl'individui crescenti lungi dai porti, presso la linea dell" acqua, e anche scoperti a bassa marea, sono sempre detersi; al contrario quelli stabiliti in condi- zioni opposte, che in allora tengono spesso del melmoso e del cre- taceo. Nell'Atlantico raggiunge spesso altezze sorprendenti, così da simulare il gen. Chorda, d'onde, fra l'altre, la sinonimia di Chordaria Neiuaìion Ag. Ne tengo sott' occhio un esemplare di 5^ cent. Ma anche in questi casi lo spessore varia di assai poco da quello delle più umili forme, essendo sempre 1-2 millim. I maggiori diametri sono illusori poiché si debbono a concre- zioni calcaree di cui eventualmente la pianta si riveste, massime nella parte inferiore, date certe condizioni di ambiente, come già sì 26 ebbe a notare. La diuturna e veemente flagellazione dei marosi pro- cura talvolta l'obliterazione degli strati interni alla sommità delle frondi dove allora appaiono quasi articolato-lobate o ridotte alla sem- plice cuticola priva di contenuto, epperò bianchiccia o gialliccia. La natura e lo spessore delle frondi ne mascherano il colore che appare nerastro, mentre in realtà è rosso-bruno nello stato fisiologico della pianta, giallastro o verdastro nelle alterazioni subite. Le frondi sono cilindriche o semiappianate, generalmente semplici, ma talora anche di-tricotome poco sopra la base o verso il mezzo. 11 midollo o asse è composto di grossi filamenti, leggermente sinuosi, strettamente avvicinati, commisti a cellule tonde, piccole. Da questo fascio partono molti altri filamenti raggiati, a lunghe articolazioni, dapprima semplici, poscia dicotomo-fastigiati, articolato- moniliformi che chiudono la periferia mediante cellule corticali più grandi, serrate, colorate intensamente. Cistocarpi tondi, assai nu- merosi tra i fili verticali periferici. 20. N. multifidum (VV. et M.j J. Ag. Crede il Reinbold, che questa specie si possa a mala pena separare dalla precedente. Veramente gli esemplari non sempre giustificano il carattere che vorrebbe esprimere il nome specifico, poiché troppo spesso accade che il A', lubrìcnm mostrasi assai più ramificato. Se ne distingue però per le ascelle più patenti e roton- date anziché acute e per la costituzione intima nella quale si nota un minor numero di filamenti raggianti e meno fastigiati alla peri- feria le cui cellule sono alla loro volta meno strettamente serrate. Le coste Atlantiche francesi ne producono di forme assai spesse (2-3 millim.) e alte dai 20 ai 3o cent. Di forme esilissime (meno di un min.) ne conosco della Scandinavia e degli Stati uniti, tutte più meno decomposte. a. Mesogloja muìlijida Hook. Torbay, very rare. M. Wyatt. h. N. miiltìf. J. Ag. Avec Caìothrix parasitica. Guéthary, Juillet 1908. Coli. J. Chalon. e. N. mii/l/f. (W. et M.) J. Ag. Flokkefjord. leg. M. N. Blytt, d. N. miillif. Ag. Marblehead, iMass. Aug. 26, i883. Ex herb. F. S. Collins. Malden. Mass. U. S. A. 21. N. ramulosum Ilarv. in Hook. Buona specie caratterizzata da una fronda vermiforme, com- 27 pressa nelle parti più vecchie, cilindrica nelle più giovani ramifica- zioni. Rami poco numerosi, equamente distribuiti dalla base alla estremità, dello stesso spessore dell'asse, e cioè del diametro di 2-6 mill., divaricati, con ascelle subtonde, ottusi alle sommità. Tutta la pianta, alta ló cent, (nello esemplare in esame) si mostra bianchic- cio-grigiastra per uno strato calcare crostiforme rugoloso, coi mar- gini scoperti. Quest' ultimo particolare è dovuto alla compressione del preparato la quale ha provocato lo sconfinamento di una parte del midollo. iMidollo formato da filamenti esigui incolori, con le articolazioni assai lunghe nella loro parte inferiore, dicotomi, variamente e las- samente intrecciati, e cioè ad incroci, ad anse, a cerchi persino, indi procedono sciolti e rettilinei finche con le estremità loro si dirigono in modo radiato verso la periferia. In questo punto della evoluzione le articolazioni dei filamenti diventano un poco più brevi e le giun- ture di esse egregiamente rotondate. Entrando nello strato corticale i filamenti si fanno tricotomi, fastigiati, e le articolazioni, sempre più abbreviate, cominciano a colorarsi di roseo e ad assumere la forma cellulare normale, oblunga, di grandezza mediocre. Finalmente le cellule, più intense di colore, si ravvicinano a formare la delimi- tazione periferica. 11 tutto è immerso in un muco trasparentissimo, quando la preparazione sia stata, se occorre, previamente decalcifi- cata. Cistocarpi subpiriformi portati dalle estremità dei filamenti pe- riferici. a. N. raìiiulcsum Harv. Gettato alla spiaggia. Kahuku point, Oahu, Territory of Hawaii. Amer. Alg. J. E. Tilden i3 Je. 1900. Gen. HELMINTHOCLADIA J. Ag. Etym. hebìiins verme, clados ramo. 22. Helminthocladia purpurea (Harv.) J. Ag. La fronda sorge da un piccolo callo radicale in forma di bot- toncino conoideo, esile dapprima e subcilindrica, poscia ampliata e in alto di nuovo attenuata, assai parca ricchissima di ramifica- zioni la cui lunghezza è assai variabile, conformi all'asse, semplici o subpennate. Sostanza molle, lubrica e gelatinosa, porporina nel fresco, un pò" più scura nel secco. Ne' suoi maggiori sviluppi può attingere il mezzo metro di al- tezza, e quando poi le sue ramificazioni si fanno composte e pre- sentano la proporzionale evoluzione, la pianta può certo annoverarsi fra le più belle floridee. Uno degli esemplari in esame, dello spes- sore massimo di soli 3 mill., pur tuttavia ha raggiunto l'altezza di 45 cent. Si può pensare di quanto debba essere supcriore quando il suo asse maggiore ha l' épaisseur du doigt! ('). Strato periferico formato da filamenti roseo-porporini. artico- lati, verticali, semplici, ma più spesso dicotomo-fastigiati, sciolti la più parte, con 1' estremità davate capitate costituenti la periferia. Questo singoiar modo con cui la fronda chiude il suo diametro è impressionante in quanto rammenta una spessa ed esigua prolifica- zione marginale di una fronda microscopica formata da un tessuto di esilissimi filamenti ramosi lassamente contesti, lungamente arti- colati con prevalente disposizione longitudinale, ciò che, nel caso, costituisce la parte midollare della pianta la cui forte adesione alla carta è spiegata appunto dai tentacoli muciferi rappresentati dalle descritte estremità periferiche. a. Mesogloia purpurea Hook. Sidmouth. Mrs Griljlths, Erb. xMary Wyatt. b. Nemalion purpureuìn Chauv. Fecamp. F. Detror. 23 Aoùt 1884. e. Helmint. purpurea J. Ag. Roscoff, Aoùt 1902, Coli. J. Chalon. d. Helmint. purpurea Guéthary, Juillet 1903, Coli. J. Chalon. e. liehninl. purpurea Ile Collot, Aoùt 1903, Coli. J. Chalon. 23. Helminthocladia Hudsonii (Ag.) J. Ag. Fronda filiforme, di mezzo mill. di spessore o anche meno. Asse primario e ramificazioni leggermente sinuoso-contratti. i'^ameg- gio abbondante sub-bipennato, coi più giovani ramoscelli assai di- latati in confronto delle parti più adulte, e ciò in causa della natura loro teneramente gelatinosa che si spappola sotto la pressione. Tutto quest'insieme di sottigliezza, di perimetro piramidato od obovato, le conferisce un aspetto assai diverso da quello della specie precedente. (*) Ed. BoRNET. Les Alg. de Schousb. p. 264. 29 L'asse primario nel suo strato periferico offre un minor numero di filamenti liberi, e il midollo è composto di filamenti assai più robusti di quelli dell' IL purpurea, lassamente contesti e con dire- zioni varie. La fronda è alta io-i5 cent., e la lunghezza maggiore dei rami è di 5-8 cent., secondo le misure fornite dai miei esemplari. a. Mcsoglohi Hudsoui Hook. Br. FI. p. 385. Torbay and Sid- mouth, frequent. Algae Danmonienses. Mary Wyatt. Gen. LIAGORA Lamour. Etym. dal nome di qualche Nereide. 11 genere comprende una quarantina circa di specie finora co- nosciute. Dei principali tipi sarebbe assai importante studiare sul fresco la struttura intima nelle sue svariate manifestazioni. La na- tura vera di queste è spesso di difficile interpretazione negli esem- plari, massime se da lungo tempo disseccati, per le alterazioni ine- renti a tale stato, essendo insuljiciente la madefazione al ripristino della delicata, complessa e variata organizzazione. Delle tre specie comuni anche al Mediterraneo, quelle che pos- sono dar luogo a qualche dubbio sulla loro identificazione per co- mune portamento a perimetro globoso, sono la vìscida e la ceranoides. La dùtcnta ne differisce sentitamente pel suo aspetto pseudo-pluri- caulescente, ossia a rami radi, disciolti, assai lunghi, decombenti, fittamente e cortamente ramicellati lungo tutto il percorso della fronda assai larga, le cui parti estreme si espandono in corimbo più o meno denso. In quanto alle prime due, se l'esito de' miei esperimenti fosse costante, un metodo sicuro d'identificazione sarebbe quello della constatazione del colore, il che si ottiene mediante la decalcificazio- ne ('). In allora la ceranoides si palesa roseo-lilacina, mentre la viscida appare nerastra, in realtà atro-violacea o violaceo-livido-verdastra, vista contro luce. Inoltre la ceranoides è sempre interamente e spes- (1) Questa si opera mediante un bagno nell' aceto da prolungarsi per 12 ore al massimo, indispensabile inoltre per la chiarificazione della sezione microscopica. 30 samentc rivestita di carbonato di calce anche nelle sue parti più giovani, quando invece la viscida nelle sue parti superiori rivela al nudo o quasi il suo colore violaceo o porporino. Le specie esclusive agli Oceani vanno studiate partitamente nella loro struttura, pur giovandosi della decalcificazione anche nel- l'intento di mettere allo scoperto le rispettive colorazioni le cui to- nalità possono offrire un buon carattere differenziale. 24. Liagora leprosa J. Ag. Nell'esemplare è alta 3, ma può raggiungere gli 8 cent. Nello stato giovanile mostra abbastanza la clorofilla che vien presto ma- scherata da una crosta calcarea farinoso-granulosa, che la fa appa- rire completamente bianca. Questo rivestimento non impedisce la manifestazione di un'abbondante mucosità che la fa aderire assai bene alla carta, stante altresì la sua sostanza gelatinosa. La fronda è pianeggiante nella parte inferiore e del diametro di 1-2 millim.; cilindrica superiormente, decomposto-fastigiata a rami patenti. L'interno è composto di fili periferici, verdi nel fresco, allun- gati, cilindrici articolati, gì' interni più tenui, patenti quelli dei rami e più crassi. Cellule corticali grosse, oblunghe, scure, verticali. Ru- picola. a. Laie point, Koolauloa, Oahu, Territory of Hawaii. Am. alg. J. E. T. 18 Je. 1900. 25. L. pulverulenta Ag. Fronda piana inferiormente, indi subcilindrica-canaliculata; la pressione la rende però tutta pianeggiante. Ramificazione dicotoma; rami laterali proliferi subpennati, con le suddivisioni brevi assai pa- tenti, le estreme semplici per eccezione, nella maggioranza forcute. Così almeno negli esemplari in esame i quali non hanno alcun ac- cenno al colore porporino delle parti più giovani, apparendo la pianta totalmente biancastra per un'ef]lorescenza fine e polverosa che la riveste. Non m'c dato di controllarne la struttura intima che impor- terebbe la manomissione, per quanto leggerissima dello esemplare statomi benevolmente comunicato dal prof. Chalon. a. On corals. Tortugas, Florida; Dee. 10, iSgò l'/iycoi. Bor. Am. Mrs. G. A. Hall. 26. L. tenuis J. Ag. Assai aljme alla L. leprosa, senonchè nella tennis la fronda, 31 alta 5 cent., cilindrica, dicotoma, decomposta, subcorimbosa, ha lo spessore di un capello il cui diametro però appare più che quadru- plicato dal forte spessore del candido strato calcare che la riveste. Nulla posso dire in proprio della costituzione intima, per la ragione accennata. a. Kingston, Jamaica. J. E. llumphrey. Plivcot. Bor. Aììì. 27. L. decussata Mont. = Neiiialion liagoroides Crouan. Nei miei esemplari e in quelli statimi comunicati è alta al mas- simo 20 cent. Fronda filiforme, cilindrica nei primi due terzi, in alto canalicolata, a rami vergati, subopposti o sublaterali, suberetti, óissai divaricati o quasi orizzontali, decussato-subulati. I rametti inferiori sono lungamente filiformi in basso, allargato-canalicolati in alto. I rametti superiori sono semplicemente attenuati alla base. Le sommità dei rametti più giovani sono gelatinose, per cui nelle preparazioni decalcificate la pressione le rende obovate spatolate. La pianta è ora a lunghi tratti denudata dall'involucro calcare e nelle parti sco- perte si mostra assai scura; ora è interamente calcificata dalla base all'estremità, e in questo caso appare completamente cilindrica. Gli individui inverditi e coi ramoscelli orizzontali possono ricordare l'a- spetto di alcune fanerogame: ad esempio si citano i rametti di Ta- xus baccalà, e, si potrebbe aggiungere, di Hìppophae rhamnoides. Cistocarpi numerosi nello strato periferico in forma di un nucleo tondo che si dissolve in filamenti radiati, ramificati all'estremità. La sezione dà un'ambito subcilindrico nel quale si scorge l'asse midollare dittico percorso internarmente da filamenti brevi, fusiformi che si addensano nella periferia assile dalla quale partono, in modo radiato, dei filamenti tenui, incolori, lungamente articolati, semplici alla base, poscia dicotomi e finalmente policotomo-fastigiati con le estremità facienti capo nello strato corticale composto di piccole cel- lule rosee, verticali, disposte in poche serie irregolari e raggruppate nella periferia. La sostanza, decalcificata, rivela, contro luce, un colore rosso laterizio. a. Washed ashore in considerable quantity at Hope Bay, Jamaica, July, 1894. Mrs. C. E. Pease and Miss E. Butler. Phvc. Bor. Am. h, On a rocky peninsula two miles north of Waianac, Oahu, Territory of Hawaii. J. E. Tilden, 12 Je 1900. Amer. Aìg. e. Santa Cruz di Tenerifa (Canarie) 6-10 Agosto 1882. Race. Cap. E. D'Albertis. Ex herb. Piccone, ora \. Forti. 28. L. viscida (Forsk.) Ag-. Aderi,sce agli scogli con un robusto callo radicale dal quale si partono più frondi munite di uno stipite ora brevissimo, ora lungo fino a raggiungere un cent. Nelle preparazioni a secco queste frondi appaiono raggianti intorno al callo, ma nel vivente il loro complesso assume un perimetro emisferico più o meno compatto secondo la maggiore o minore abbondanza delle frondi stesse il cui numero varia da 2 a io e più. Le prime divisioni, ad ascelle patenti, sono dicotome e distanti, le successive più ravvicinate, le ultime corim- bose, raccorciate o lungamente fastigiate, secondo gli sviluppi diversi di cui la pianta è suscettibile, variando la sua altezza fra i 4 e i 10 cent, e lo spessore fra i 4 e gli 8 millimetri. Gli apici sono forcuti e divergenti. La fronda, cilindrica nello stato vivente, si raggrinza e si foggia a doccia nel secco ed è tegumcntata da un bianco strato calcare e dove ne manca appare porporino-vinosa. La sezione della parte caulescente o stipite dà un disse sub- tonda. Midollo percorso da tubi talora più o meno eccentrici accom- pagnati da filamenti diversamente colorati, secondo 1" età e lo stato della pianta, crassi, brevi, semplici o dicotomi, disposti in diversi fasci radiati, scomponentisi alla base ed alle estremità in cellule me- diocri oblunghe e subtonde. Alcune volte il midollo si ritira parzialmente lungo la periferia e allora la sezione ha l'aspetto anulare come di fronda cava o tu- bolosa. Strato corticale di cellule perpendicolari, intensamente colo- rate, moniliformi, oblunghe, di grandezza decrescente dall'interno verso F esterno, disposte in file semplici dapprima, poi di-tricotomc nel giro periferico. a. Guéthary, Mai, Juillet 1903. Coli. J. Chalon. 29. L. Clieyneana Marv. =: Galaxanra ìiagoroides Crouan. Fronda cespitosa, alta 10 cent, (nell'esempi, in esame), spessa 1-2 min., subcanalicolata, dicotomo-decomposta, ricoperta di uno strato polverulento sordido. Ramoscelli esili fascicolati od isolati. 33 Strato assile di tubi riuniti, circondati da filamenti radianti, ci- lindrici, articolati, sottili, di-policotomi. Filamenti dello strato perife- rico assai più robusti, cilindrici con articolazioni più corte, unifor- memente ingrossati, di-policotomi o sub-fascicolati, colorati di endo- cromi finissimi, giallo-brunicci nella pianta morta. a. Key West, Florida. Miss C. Messina, Phyc. bor. Am. 3o. L. elongata Zanard. = L. farinosa Lamour. Può oltrepassare i due decimetri di lunghezza. Fronda cilindrica, di spessore decrescente dalla base (2 mill.) all'estremità (mezzo mill.), con rami allungati dicotomo-decomposti subfastigiati e ramoscelli brevi divaricati, subulati nelle parti medie, spinescenti in alto, co- perta di concrezioni calcaree biancastre o grigiastre, dapprima fari- nose, poscia verruciformi. La sostanza, decalcificata, si mostra tenera e di colore porporino. L'interno é formato da lunghi filamenti intestiniformi, subret- tilinei, rigidetti, lassamente incrociati, disposti lungo l'asse. Col pro- gredire verso r esterno si fanno grossetti, si articolano brevemente e si ramilicano in fascicoli dicotomi, indi policotomi e quasi pani- colati, con le estremità conglutinate o conglomerate in una materia colorata porporino-bruna-giallastra di natura normalmente cellulare o puntiforme. a. Santa Cruz di Tenerifa (Canarie) 6-10 Agosto 1882. Race. Cap. E. d'Albertis. Ex herb. A. Piccone, ora Forti. 3i. L. valida Harv. L'insieme della pianta offre un ambito globoso del diametro di 7 cent, nell'esemplare. Frondi cespugliose, cilindriche, sottili, di- cotome-decomposte, subfastigiate, con ramificazioni ad ascelle pa- tenti e con l'estremità forcute, divaricate. Interamente incrostata di uno strato calcare continuo e fragile. Sostanza porporescente. Fila- menti interni periassili tricotomi con ramificazioni divergenti, dap- prima oblunghe, quelle periferiche obovate e presto scioglientisi e sfatte (collabenii). a. Port Antonio, Jamaica, July 1900. Pease et E. Butler. 34 Siibfam. IV. DERMONEMEAE Schmitz. GENERE: DERMONEMA (Grev.) Harv. Famiglia VII. CHAETANGIACEAE Schmitz. Subfam. I. SCINAIEAE Trev. GENERI SCINAIA GLOIOPHLOEA Gen. SCINAIA Bìvona. Etym. dal eh. D. Scinà. 32. Scinaia furcellata (Turn.) Biv. = Ulva furcellata Turn., Ginnania furcellata Mont. In nappe carnose ma flosce, porporino laterizio o cinnamomeo- rossastre, costipata di minutissimi punti dorati iridescenti sotto il sole, trovasi spesso questa bella specie reietta sulle scogliere e sui ciottoli, di rado sul declivio insensibile delle spiagge sabbiose, nei suoi diversi periodi di sviluppo, dal febbraio all'agosto. Forma dei cespi più o meno tondi, secondo che le suddivisioni della fronda sono più o meno abbondanti, Frondi cilindriche subcguali dicoto- mo-fastigiate cogli apici attenuati, forcuti, ottusi. Altezza da 5 a 1 5 cm.; spessore di i-3 mill. Gli esemplari delle coste Atlantiche fran- cesi sono di una sostanza ben ferma e aderiscono perfettamente alla carta. Quello di Torbay è invece sottilmente membranaceo e si sol- leva facilmente dal foglio. Cresce sugli scogli a poca profondità ; in- fatti è spesso associata ad Ulva Lactuca, Ceratniuin cilialuni etc. Cola a fondo con mare calmo, epperò può essere dragata a grandi pro- fondità ove trovasi a stato libero. È di vasta estensione geografica. Strato midollare costituito da una costa assile non sempre unita, ma talvolta divisa in due parti assottigliate alle estremità, disposte longitudinalmente. Questa costa è formata da un plesso o ganglio 35 assai stipato di filamenti, che assai risalta sul fondo più chiaro. Dalla periferia di essa partono dei filamenti esigui lungamente articolati, dapprima semplici, poscia dicotomi, le cui estremità mettono capo infra le cellule dello strato corticale. Strato corticale di cellule tonde od angolose, infine coibite in una membrana monostromatica. a. Halymenia furcellata Hook. Br. FI. p. 3o8. Torbay, not com- mon. Mary Wyatt. b. Scin. furcellata Biv. Dragué à Duon (Roscoff) par 5o met. Aoùt 1902. Coli. J. Chalon. e. Idem. Basse mer à Guétary, Mai igoS. J. Chalon. Subfam. II. CHAETANGIEAE Kuetz. GENERI BRACHYCLADIA ACTINOTRICHIA GALAXAURA CHAETANGIUM Gen. GALAXAURA Lamour. Etym. gala latte, auros oro. La struttura delle Galaxaura merita di essere studiata sopra ogni specie, tanti sono i divari che alterano il piano generale della loro intima costituzione, così da mascherarlo talvolta completamente, massime nella parte midollare. Come per le Liagora, anche per le Galaxaura riesce molto opportuna la decalcifìcazione dei preparati microscopici, operazione da praticarsi anche in quella specie od in- dividui apparentemente immuni da ogni più leggero strato calcareo. Osservax_ione. — Bisogna distinguere le Alghe calcaree propria- mente dette, dalle Alghe incrostate superficialmente, e infine da quelle che Io sono occasionalmente. Appartengono alle prime le Co- rallinacee, alle seconde le Liagora e le Galaxaura, alle terze un grande numero di specie appartenenti ai più opposti generi. Le prime sono rese semilapidee dal carbonato di calce che dopo di aver invaso le pareti delle cellule più interne sotto la mascherata forma di un velo muciforme, riveste la superficie della fronda di uno strato più o meno spesso, unito, levigato e terso le cui funzioni protettrici sono intimamente collegate alle funzioni biologiche della pianta, come lo provano i colori assai vivaci, vari e variabili dello strato medesimo. Nelle seconde un tale strato, non lapideo, raramente levigato, più di frequente composto di granulazioni disposte uniformemente o più o meno prominenti in forma di currugazioni o di verruche, è semplicemente di protezione e quindi affatto superficiale, o tutt" al più si limita alla penetrazione tra cellula e cellula della periferia. Quest' ultima circostanza mai o raramente avviene nelle incrostazioni dovute unicamente all'ambiente e non mai provocate da una neces- sità biologica, come è il caso delle prime. Le Galaxaura poi, come le Liagora, si presentano talvolta con lo strato calcareo colorato di verde, mentre sotto questo tegumento la fronda appare col relativo suo colore fisiologigo porporino, roseo o lilacino-violaceo, ed in perfetto stato di conservazione. Da questo fatto dovrebbesi dedurre come l'apparizione esteriore della clorofilla non indichi punto un' alterazione patologica o dovuta ad esauri- mento cui possa andare congiunta la sparizione della ficoeritrina, come avviene nelle altre floridee sempre prive di ogni rivestimento calcare. 33. Galaxaura Beckeri Schmitz. Specie insigne che il compianto Autore volle ben degnamente congiunta al nome del chiariss. Dr. Hermann Becker, tanto bene- merito della flora marina capense. Non ne conosco la descrizione che certo deve accompagnare la collezione d'Alghe che furono oggetto di studio da parte dello Schmitz. L'esemplare è alto 8 Cent, e y^, e il diametro dell'ambito è di io Cent. Stipite lungo i Cent., piano in origine, indi contratto, raggrinzato e convoluto nei margini cosi da simulare la forma semicilindrica. Fronda piana, liscia, priva d' in- crostazione calcare, porporina, a margini subincrassati, divisa in quattro grandi dicotomie primarie. Ciascuna di queste dicotomie si divide in tre dichotomie secondarie, ma talvolta così ravvicinate da apparire tricotome. I segmenti mediani sono talora ristretti alla base e subarticolati; quelli superiori lineari, forcuti, con gli apici in- teri, a sella o bilobi, secondo il grado del rispettivo sviluppo. Le la- cerazioni cimali provocano prolificazioni. La larghezza massima della fronda è di 3 millim., la minima di due. La fronda è articolata; gli articoli, assai visibili nelle parti più giovani, sono lineari, appressati, 37 leggermente arcuati con la parte convessa in alto, per modo che l'estremo viene coi propri margini a circoscrivere perfettamente i due incipienti lobi cimali. La sezione trasversale presenta un ambito lineare coi margini estremi ottusi o tondeggianti. Filamenti interni intestiniformi, grossi, cilindrici, scarsamente ramosi, riuniti in massa longitudinale lungo la periferia, lasciando, lo spazio centrale vuoto o appena attraversato da qualche filamento proveniente dalle masse laterali. Le articolazioni esterne dei filamenti periferici sono strettamente unite in rossa mem- brana areolata le cui cellule subtonde o reniformi, polinucleate, spor- gono in modo disordinato, rendendo i margini della fronda disuniti, ossia granulosi in causa della sporgenza delle cellule stesse che sono intensamente colorate di porporino. Parallelamente allo spazio vuoto si mostrano delle linee composte di filamenti molto ravvicinati, mo- niliformi, colorati, curvate ad arco molto depresso le quali segnano le caratteristiche sezioni che si scorgono in piano con una semplice lente, o anche ad occhio nudo nelle parti estreme della pianta dove il tessuto è meno denso. a. Galaxaura Bòckeri Schmitz. South Africa, The Kowie. Jan. 1895. Ex Herb. Dr. Beckkk. 3^. Galaxaura umbellata (Esper) Lamour. E.xemplare alto 3 Cent. Fronda compressa coi margini curvati a doccia sulla faccia inferiore. Quest'ultimo carattere è dovuto all'es- siccamento. La natura perfettamente piana della fronda venne messa in rilievo dalla decalcificazione la quale ha pure rilevato un bel co- lore porporino nella pianta già prima rivestita di uno strato calcare inverdito. Le prime ramificazioni sono dicotome, policotome supe- riormente con articoli brevi, ovali nelle parti più giovani, oblungo- lineari in quelle più adulte. In mancanza di altri esemplari della stessa specie, sarebbe avventato ogni giudizio sopra questa specie. La sezione trasversale dà una figura lineare-elissoide. Midollo di filamenti incolori grossi rettilinei o a larghe curve, rigidetti, lun- gamente articolati, provvisti di scarse ramificazioni sottili, assai di- varicate, disordinatamente intrecciati, per cui si mostrano in due di- rezioni : longitudinale e verticale. Strato periferico a.ssai spesso, for- mato da grosse cellule ma non tutte eguali nella dimensione, tonde ed oblunghe, ricche di cromatofori porporini, distanziate-isolate od a gruppi, fra le quali s'internano e si anastomizzano le estremità dei filamenti midollari. a. Port Natal. Herh. Dr. H. Becker. 35. Galaxaura cylindrica (Soland.), Lamour. -~ Corallina cylindrica Soland., Dichotoniaria Ag. 11 SoLANDER che nel 1 78Ó pubblicò i manoscritti di Ellis sulle Coralline, a queste ascrisse la Galaxaura di cui qui si tratta. In- fatti essa ricorda l'aspetto di una Corallinacea, e più precisamente di alcune specie di Amphiroa. Un equivoco in proposito non sarebbe possibile quando si potesse avere questa specie nel suo stato gio- vanile, priva cioè di ogni tegumento calcare, epperò con la fronda flessibile e porporina. È fra le specie dal portamento più snello con la fronda sottile patentemente dicotomo-fastigiata. Rami costretti alla base dove si frangono facilmente allo stato adulto. Più che lo sia in realtà, la fronda è resa cilindrica da una concrezione molto unita, quasi liscia, che interamente la riveste. Denudata, si palesa porpoi'ina. Vista in piano, offre un tessuto di cellule mediocri, esagone, leg- germente allungate, in parte vuote, in parte con granulazioni ; isolate e quindi liberate dalla pressione, si fanno tondeggianti. La sezione trasversale mostra un assai voluminoso strato midollare composto da grossi e spessi filamenti longitudinali, quasi rettilinei, con rade ramificazioni semplici, sottili, diagonali e verticali, commisti a cellule tonde che spesseggiano verso i margini ed alle quali fanno capo le ramificazioni dei filamenti. Strato corticale di poche serie di cellule colorate, tonde, disordinate, più grandi di quelle interne. a. Santa Cruz di Tenerifa (Canarie;. 6- 10 Agosto 1882. Race. Cap. E. D'albertis Ex herb. Piccone, oia Forti. 36. Galaxaura adriatica Zanard. Il nome specifico di questa pianta ha ormai un valore meramente storico, in quanto ricorda il mare Adriatico dove ne fu fatta la prima scoperta all'isola di Lesina. Come in processo di tempo ne venne constatata la presenza in assai maggiori località nel Mediterraneo (Tirreno e Jonio) che non nello stesso Adriatico ('), così è facile sup- (') Cfr. T. Bentivoglio, La Galaxaura adriatica Zanard. e la sua area di di stribuzione nel Mediterraneo. — Nuova Notarisia XIV, 1903, p. 109. porre quanto debbia essere estesa la sua distribuzione anche negli Oceani, dandone a(]idamento la nuova stazione lungo le spiagge rocciose delle Hawaii. Nei più ricchi esemplari si presenta con un ambito emisferico per l'abbondanza delle frondi cespugliose, sorgenti dall'unico callo di- sciforme, ripetutamente divise per dicotomia, alte 4-5 Cent., e grosse poco piò di I millim., ingrossate in alto e con le estremità troncate e forcute. La sostanza è rigida per concrezione calcarea, rosea o rossa nel vivente. Nel secco è verdognola, giallastra o bigia. Il mi- dollo è formato di filamenti allungati, articolati, dicotomi nel mezzo, poi, moniliformi ed obliqui, si dirigono verso la periferia dove for- mano una membrana areolata munita talvolta di villosità composte di fili esigui, rigidi, callitamnioidei. a. VVaianae, Oahu, Territ. di Hawaii. J. E. TiLDEN, 22 magg. 1900. 37. Galaxaura rugosa fSoland.) Lamour. = Halysìum rugosum Kuetz., Corallina rugosa Soland. in Ellis, Galaxaura annulata Lamour. L'addiettivo di annulata ne spiega meglio il carattere. La rugo- sità non implica la regolarità, nò la forma, né la direzione delle ru- ghe, mentre la specie ha pseudo-sezioni annuiate o meglio nodose come le corna di certe Antilopi, Questo carattere si palesa in modo diverso a seconda dei vari stadi della pianta. È più nettamente spic- cato nel periodo giovanile, meno in quello adulto e talora appena sensibile o affatto scomparso nello stato senile, quando cioè il ri- vestimento calcare, ispessendosi, ha quasi obliterato i solchi divisori. Le forme più opposte sono due: l'una a frondi subcilindriche, gran- detta, del diametro massimo di 2-3 mill. ; l'altra a frondi esili,'/, ad I mill. di diam., perfettainente cilindriche. È questa specialmente che spiega la denominazione del Solander, in causa del suo aspetto di Corallinacea. Negli esemplari in esame ha la massima altezza di 5 Cent., con frondi cespitose o lungameiìte stipitate, dicotome, a di- visioni patenti. Decalcificate, le due forme rivelarono una sostanza carnosetta, giallastro-rossastra. L'ambito della sezione trasversale ha forma di elisse compressa. iMidollo di filamenti longitudinali con diramazioni oblique e verticali. L' interno dei filamenti contiene delle cellule in forma di bolliccine 40 tendenti ad isolarsi nella decomposizione dei filamenti. Strato corti- cale assai spesso, composto di grosse cellule tonde, colorate, le più esterne unite in membrana areolata. Nella forma esile i filamenti sono più scarsamente ramosi, spesso capitati. Queste estremità capitate si trovano anche staccate sotto forma di cellule normali. Le cellule periferiche sono meno grandi che nella forma larga e assai regolarmente distanziate. Peli perime- trali in fascetti od isolati, clavati. Il colore del tegumento calcare è verde glauco o bianco, grigio scuro nella forma esile. a. Washed ashore on the coast from Annotto Bay to Port An- tonio, Jamaica. July, 1894. Mrs. C. E. Pease and Miss E. Butler. b. Kahuku Point, Oahu, Territ. d'Hawaii. J. E. T. i3 Je. 1900. e. Honolulu, isole Hawai. Lugl. 1884. Race. Maroacci. Ex herb. Piccone, ora Forti. Gen. CHAETANGIUM Kuetz. Etym. chcsta setola e aggeion vaso. 38. Chaetangium ornatum (Lin.) Kuetz. L'aspetto esteriore ricorda alcuni tipi di Grateloupia dichotoma, d'onde le sinonimie di Gratel. ornata e G. Hystrix Ag.; senonchè le prolificazioni estese anche al disco e le estremità palmatofesse o lobate la differenziano tosto dalla Crittonemiacea. Si tratta di una di quelle floridee cos'i dette di primo ordine per la sua vistosità e per la ricchezza di un'ornamentazione cos'i esube- rante, talvolta così soverchia in ogni sua parte, che le lacinie rigide ed erette le conferiscono l'aspetto orrido. Negli esemplari in esame è rappresentata in un giovane svi- luppo e nello stato di maturanza. Nel primo è porporino scura ; nel secondo è atro-violacea in trasparenza, con alterazioni che scoprono la clorofilla; nerastra all'aspetto, nel secco. Entrambi sono ricchi di lacinie fruttigere. La sostanza è cornea e non aderisce alla carta. La compattezza del suo tessuto arriva al massimo, andando con- giunta all'estrema finezza degli elementi cellulari che lo compongono, talché riescono appena apprezzabili sotto l'ingrandimento di circa 5oo diametri e alla condizione di un'estrema sottigliezza della sezione. 4l Questa ci mostra lo strato corticale di filamenti verticali cilindraceo- clavati, articolati, stipatissimi, colorati, nonché lo strato interno co- stituito da filamenti esilissimi, articolato-mnniliformi a infinitesimi tratti fittamente contesti. a. Sohut Africa. Table Bay. Jul. ii, 1896. b. Idem. The Kowie. Oct. 22, 189Ò. Ex Herb. Dr. H. Becker. Fam. Vili. GELIDIACEAE (Kuetz.) Schm. Siibfam. 1. BINDERELLEAE Schmitz. GENERI BINDERELLA Sclim. CHOREOCOLAX Reinsch. Gen. CHOREOCOLAX Reinsch. Etym. chorein penetrare e colax parassita. 39. Choreocolax Polysiphoniae Reinsch. Pianta endofitica, sotto forma di corpuscoli tondi, scuri, iso- lati od aggregati raramente a 2-3, di varia grandezza, sui rami della Poìvsipìionia fasligiala, e più specialmente intorno alle ascelle. Struttura cellulare per eccellenza, con le cellule disposte in modo radiato-flabellato, le esteriori più grandi. Tetrasporangi divisi a croce immersi nello strato corticale. Anteridi e cistocarpi sparsi alla su- perficie. Insino ad oggi questo parassita venne segnalato: nella citata matrice sulle spiagge dell'America boreale; presso Folkestone in Inghilterra ed a Roscoff in Bretagna; ma si può ritenere che la sua distribuzione debba essere assai più vasta. Se ne conoscono finora otto specie, ma è sempre un campo nuovo da esperimentarsi quello della ricerca di nuove sedi e di nuove specie di questo genere. 42 Lo stesso può dirsi del genere Harveyelìa del quale non posso intrattenermi per mancanza di esemplari ('). a. Sur Polysiph. fasti giata Roscoff. Aoùt 1902. Coli. J. Chalon. Subfam. III. WRANGELIEAE (J- Ag.) Schmitz. GENERI WRANGELIA Ag. ATRACTOPHORA Crouan. NACCARIA Endl. Gen. WRANGELIA Ag. Etym. dal eh. F. A. Wrangel. Se ne conoscono finora due dozzine di specie che, meno la W. penicìllata, appartengono tutte alla Nuova Olanda, compresa la Terra di Van Diemen. J. Agardh le divise in Annatae, PlumatcB, Se- losae, Fenicilìate. Di ognuna di queste divisioni occorrerebbe almeno un tipo per potere stabilire un esame comparativo dell'interna strut- tura la quale non è sempre eguale né cosi semplice come può ta- lune volte apparire. Non potendosi al riguardo presentare una sin- tesi circa il valore da accordarsi a tali variazioni in relazione al si- gnificato biologico ed all' evoluzione delle specie, nonché al passag- gio di queste ai generi aljini nei quali si palesano alcuni fenomeni identici, il compito deve qui limitarsi alla semplice esposizione di alcuni di questi, così come appaiono nelle poche specie seguenti. 40. Wrangelia myriophylloides Harv. (Sez.' Armatae). Ha radice fibrosa, strisciante. Frondi intricate dalla base, lunghe 10-12 Cent., setacee, sparse, ramose, recanti a ciascuna articolazione un fascetto di rametti verticillati, tricotomi. Raramente negli erbari conserva il grazioso aspetto nativo, rallegrato dal porporino, poiché si fa bruna o lurida. Così con un colore bianco-sporco e coi glo- meruli moniliformi ricorda, a primo aspetto, il portamento ridotto di un ramoscello di fanerogama devastalo da una Cuscuta. La se- zione mostra i due tubi cilindrici uno dentro nell'altro, e cioè sotto l'aspetto di due cerchi concentrici. (i) Per lo stesso motivo resta soppressa la Sottofam. 11-^ delle Harveyclleae Schmitz. 43 La parete del tubo esterno, ossia membrana periferica, si palesa di materia mucosa, chiaramente ambrina, conlenente minutissime granulazioni più scure, quella del tubo interno, nel secco egualmente colorata, è subfilamentosa. Lo spazio fra l'uno e l'altro tubo è oc- cupato da strie concentriche cristalline incolori. Si tratta di tanti altri tubi quante sono le striature. Questo processo, poco rilevato finora, e sviluppatissimo nella Bornetia secjindijlora. a. Port-Phillip Heads. Miss. F. von Mijller 1898. Ex hcrb. F. Boergesen. 41. Wrangelia Wattsii Harv. (Sez.*' Phmiataè). 11 suo portamento si riferisce alcun poco -àW Ilvpnea episcopalis, salva la minore rigidezza e la minore lunghezza dei rami. Quest'as- sociazione un po' troppo lontana deriva dalla mancanza di un con- fronto più razionale come sarebbe quello da stabilirsi con la W. crassa, sconosciuta allo scrivente fino a questo momento. Pianta vagamente ramosa, subdicotoma, affatto rigida nel secco e non aderibile. Nel fresco, come pure nelT esemplare disseccato- madefatto visto al microscopio, si mostra pellucida con le articola- zioni assai pronunciate, spesso alternatamente turgide e subcontratte, 3-4 volte più lunghe del loro diametro Fra il tubo assile e la mem- brana parietale della fronda, entrambi colorati, hanno luogo delle striature concentriche, vitrine, incolori, per cui, stante il grande dia- metro del sifone in proporzione a quello della fronda, questa viene a riescire ampiamente cava. Sul significato di queste striature già si ebbe a dire. Il colore, rubescente nel vivo, scompare per dar luogo al bruno, al paglierino, al bianchiccio. a. Australia. \i\ herb, F. Ardissone. 42. Wrangelia plebeia J. Ag. (Sez.'' Selosae). L'aggettivo specifico va inteso nel senso di minuta, non poten- dosi convenire alcunché d' ignobile ad un simile gioiello. Nell'esem- plare osservato è alta 2 Cent, e mezzo e di ambito il doppio, rosea, di aspetto egregiamente callitamnioideo, dovuto all'estrema finezza di ogni sua parte. L'aljinità sua con la W.penicìllata non è avvertibile che in seguito ad un attento esame col soccorso di lenti. La pianta è subpennata ramosa con ramoscelli verticillati alle giunture delle articolazioni e con rami e ramoscelli penicillati alle estremità. Nulla posso dire dell' inlima struttura, non essendomi consentita la sezione. 44 a. Washed ashore, Jupiter Inlet, Florida. Jan. io. 1897. iPìiycot. Bor. Amer.) Mrs. G. A. Hall. Hcrb. J. Chalon, 43. Wrangelia penicillata Ag. = Grfffiiìisìa peniciìlala Ag., — W. tt'nera Ag. (forma lenuior). — Ceramium penìcillalum Bertol. — W. verticillata Kuetz. — Grif- fithsia caudata Schousb. Nei migliori esemplari in perfetto stato fisiologico può vantarsi fra le più belle delle sue congeneri. Essendo comune anche al Me- diterraneo, ne stimo inutile una descrizione esteriore nella quale si dovrebbe accennare ai vari mutamenti cui la pianta è soggetta. Può raggiungere i 2 mill. di larghezza, e 20 cent, di altezza. Queste dimensioni sono proprie delle piante cresciute nella seconda zona di profondità. La specie si trova però anche nella prima zona e, per eccezione, fin presso la linea dell'acqua, come lo attesta un esem- plare impiantato sopra Grateloupia filicina dallo scrivente raccolto a Posilipo il ó maggio 1898, ed un altro sopra Jania riibens nel mag- gio 1902 a Palermo. 1 portamenti più comuni, dalle ramificazioni allungatissime, agili e sciolte o largamente e robustamente espanse in alto, a corimbo, oppure gracilissime, quasi ragnatelose e tutte provviste di rosei pen- nacchietti, non trovano alcun richiamo in una forma americana, de- cisamente crasso-contratta, la quale merita un accenno speciale. È alta 5 Cent, con ambito triangolare la cui base è larga 4 Cent. I rami, distico-decomposto-pennati, sono orizzontali, grossi un mill. alla base e così ravvicinati che, in così breve spazio, se ne contano 22 sopra ogni lato dell'asse, cosicché, tra l'uno e l'altro intercede, fino ai due terzi della pianta, uno spazio di 2-3 mill., non essendo più apprezzabile verso la sommità se non che in micromillimetri. Ora si pensi che alla sua volta ciascun ramo porta dei rametti pseudo-pennati, e che ogni rametto reca dei pennacchictti subsessili, e si avrà un'idea della compattezza offerta dallo insieme. La pianta è ricca di tetragonidii divisi a triangolo. La sostanza è carnoso gelatinosa. L'aspetto complessivo è fel- ciforme, il colore bruno-verde, come porta la scheda N. 414 delle American Algae. L' indicazione di common on the reefs at lovj tidc farebbe credere che non si tratti di un'anormalità, ma di una forma 46 che meriterebbe di essere distinta. Nel secco appare grigio-giallastra e aderisce perfettamente alla carta. La sezione trasversale della parte inferiore di una vecchia fronda presenta un ambito elissoide regolarmente curvilineo o grossamente lobato, circoscritto da una cuticola filiforme incrassata. Il centro è occupato da un tubo assile oblungo con direzione longitudinale. In- torno ad esso sono disposte cellule assai oblunghe e strette, pure longitudinali, rappresentati i tubi pericentrali raggrinzato-appianati. Questi tubi sono invece turgidi nelle sezioni praticate nei rami, e ad essi sono talvolta inframmezzate delle cellule mediocri subtonde, oblunghe, ed angolose o caudate. Lungo la cuticola periferica corre una serie di grosse cellule di varia forma, rettangolari, triangolari, reniformi, caudate, etc, variamente disposte. Le pareti di ogni parte di questa struttura, a seconda del vario stato della pianta, sono in- colori o di un bruno assai pallido, oppure rosee o porporine nelle giovani ramificazioni. Come l'esteriorità, cosi anche l'interno della forma americana presenta un notevole divario con quella ora esposta. Qui il sifone assile è poco definito nella parte caulescente, in quantochè il midollo è composto di grosse cellule nucleate, tonde, a parete sottile, avvi- cinate e distanziate, di varia dimensione, commiste a filamenti e a nuclei di tubi disciolti, in ordine decrescente dal centro alla perife- ria. Strato corticale di cellule non nucleate, mediocri, sparse, im- merse in un muco lamellare-membranaceo. a. Waianae, Oahu, Territory of Hawaii. J. E. Tilden, i6. Mag- gio I QOO. Osservazione. — Dal qui sopra esposto sulle Wraiigelia viene abbastanza dimostrato un fatto di capitale importanza, d'altronde non unico nelle tallofite: come cioè ad un processo di struttura più co- munemente seguito, altro possa sostituirsene di natura ben diversa. Gli esempi recati starebbero a provare che la W. penicillata costi- tuisce un'eccezione nella costituzione del piano generico monosifonio. Le molte sezioni praticate in individui di vario sviluppo e in diverse posizioni della pianta hanno sempre messo in rilievo la pluralità dei sifoni i quali occupano interamente la parte centrale della fronda che riesce perciò egregiamente provvista di midollo, e ancora di quelli la cui struttura è delle più complesse. 46 Subfam. IV. CAULACANTHEAE J. Ag. Gen. CAULACANTHUS Kuetz. Etym. cauìos caule e acantJios spina. 44. Caulacanthus ustulatus (Mert.) Kuetz. Le varie sinonimie con le quali venne designata questa pianta, più che dai caratteri intimi, sono spiegate dalle sue apparenze este- riori, ciò che del resto si verifica all'inizio di ogni fisica disciplina, della botanica specialmente, quando V habitus era considerato come la più importante espressione di un soggetto cui la natura avesse impresso il suo particolare e più appariscente suggello al quale ve- niva conferito un valore sistematico. La specie è assai nota anche nel Mediterraneo ove ha m.olto estesa se non abbondante progenie. Negli Oceani ha stazioni più circoscritte o è suscettibile di forme a^ni alla nostra specie, delle quali il solo C. Iionidiilus Mont. del Pacifico costituirebbe una specie autonoma, secondo TArdissone. Cresce sopra diverse alghe e sulle rocce, generalmente a poca profondità, ma non si escludono le eccezioni di abitazione nella se- conda zona, del che, oltre che la statura, lo provano la consistenza variabile e il colorito della fronda, indipendentemente dall'età sua. Generalmente atro-violacea, si fa notare talvolta per un tenero color porporino che si conserva anche nel secco, ciò che dinota un'adat- tabilità ad ambienti assai disparati. Le più genuine forme Atlantiche di poco differiscono da quelle del Mediterraneo; differenza che si limita alla statura che è appena sensibilmente maggiore nelle prime. Gelatinosa nello stato giovane, si fa poscia cartilaginea e infine cor- nea nel secco. La sezione trasversale è tonda o leggermente elittica, talvolta da un lato angolato-reltilinea per disuguaglianze di escrescenze pe- riferiche le quali sono spesso ripiegate sopra sé stesse. Nelle parli più giovani le frondi presentano un as'^e articolato monosifonio dalle cui pareti si staccano dei filamenti moniliformi al- terni, semplici, indi policotomo-fastigiati o corimbosi le cui estremità si addensano nella periferia in filamenti verticali esilissimi, stretta- 47 mente appressati. Ne risulta uno strato corticale assai scuro, atro- violaceo. Nelle parti più adulte il midollo trovasi cangiato in cellule sublonde di un bianco torbido, digradanti verso la periferia dove conservano la disposizione sopra descritta. Il cercine corticale è piut- tosto igrometrico. Avvenendo in esso delle rotture prodotte dalla sezione e sotto l'azione dell'acqua, le estremità si arrotolano al- l' infuori. a. C. iistulaliis Kuetz. Gazon sur roche à Biarritz. Juillet 1903. Coli. J. Chalon. b. Idem. La Goureppe, Sept. 1904. Idem. Subfatn. V. GELIDIEAE (Kuetz.) Schm. GENERI GELIDIUM Lam. PORPHYROGLOSSUM Kuetz. PTEROCLADIA J. Ag. ACROPELTIS Mont. SUHRIA J. Ag. ACANTHOPELTLS Okam. PTILOPHORA Kuetz. Gen. GELIDIUM Lamour. Etym. da gelu, d'onde gelatina. (Allusione ignota, trattandosi di piante cartilaginee). 45. Gelidium crinale (Turn.) Lamour. Già considerato come una varietà del G. corncum, ebbe una quindicina di sinonimie in ognuna delle quali si allude alle forme varie che la pianta assume in ragione dei diversi ambienti in cui cresce. Gregaria per eccellenza, forma dei tappeti scuri di varia esten- sione, scoperti a bassa marea, che servono egregiamente a tener ferme le sabbie mediante i rami primari decombenti, indi repenti, quasi pseudo-sorcoli strettamente aggrovigliati. La pianta è alta da I a 4 cent., larga circa mezzo millim., con fili primari repenti, po- scia subrepenti, setacei, cilindrici o subcompressi, abbondantemente provvisti di prolificazioni, scarsamente assai ramosi, irregolari nella disposizione e con rametti fruttiferi clavati o spatolati. 48 Sostanza cartilaginea, colore porporino più o meno scuro. La sezione trasversale di un ramo primario dà un ambito ad elisse in vario grado schiacciata. Strato corticale di cellule esigue oblunghe o subtonde, ametistine, verticali. Strato midollare abbon- dante, composto nel centro di cellule spesso disciolte in filamenti intrecciati, longitudinali; le consecutive subtonde o leggermente ob- lunghe, distanziate. a. Bridgeport, Connecticut. Coli. H. A. Greev, 23 Au. 1898. b. Nelle pozzanghere marine. VVaianae, Oahu, Territ. d' Hawaii, J. E. TiLDEx, 21 My. 1900. 46. Gelidium pusilium (Stackh.) Le Jol. = G. puhnnaluìn Thur. — G. repens Okam. ('). Siccome portate dai miei esemplari, cito solo queste due sino- nimie, ma in realtà la pianta che si vuol designare conta almeno una dozzina di binomi riferibili, oltre a Gelidium, ai generi Fiiciis, Sphaerococcus, Acrocarpus e Chondria. Le forme sono assai varia- bili, come pure le stature che oscillano fra il centim. abbondante e i pochi millimetri, eccezione fatta pel G. clavatiun che è assai più alto. Si tratta sempre di piante fittamente ammassate e anche intri- cate, costituenti dei cuscinetti sulle rocce e sulle conchiglie morte, di color porporino, ora chiaro, ora scuro, or quasi nereggiante o terroso, arieggiante le più depresse forme del G. crinale. Forse la var. coTichicola Picc. et Grun. rientra in una di tali forme. Merita un speciale menzione il Gclidiuin clavalniìi Lamour. che, strettamente parlando, in quanto alla statura non si dovrebbe certo annoverare fra i pusilli. 11 mio esemplare è alto 7 cent, e presenta le divisioni delle penne in forma costantemente clavato-spatolata, in luogo di essere spiniformi, semplici o ramose come nel vero pusil- ium. Le frondi sono erette, nettamente distinte e sciolte 1' una dal- l'altra, opperò non confondibili coW inlrica/uiii dello stesso Lamour. Non possedendo forme intermedie pel confronto tra il genuino G. pusillìun, G. lììlricalum e G. clavaluuì, lascio ad altri il pronunciarsi sull'autonomia di quest'ultimo come specie a se. (i) Okamura K. List of Marine Algae collected in Caroline Islands and Australia. — The Botanical Magazine, Voi. XVIII, Tokio 1904, p. 77-96. 49 La sezione dà una figura tonda. Midollo abbondante di cellule incolori o lievemente rosee, con massa centrale più densa, di gran- dezza mediocre, isolate ma collegate da filamenti fra di esse scor- renti, scarsamente ramosi e che, nello anastomizzarsi, circondano talvolta parte delle cellule in modo che queste figurano come il nu- cleo di cellule più grandi. Strato corticale di cellule minute, disposte in brevi file verti- cali, costipate, colorate. a. G. pusillnin Le Jol. Sur Patelles, Biarritz. Mai 1903. Coli. J. Chalon. b. Idem. Forme très réduite en gazon sur roche. Cap du Figuier, Juillet 1903. Coli. J. Chalon. e. G. puknnatum Thur. Sur Patelles. Arotcha, Guéthary, Mai 1903, Coli. J. Chalon. d. G. cìavatiiììi Lamour. Duon, Roscoff. Sett. 1903. Idem, et Fa- laise du Toulinguet (Crozonj. Aout 1904. Idem. 47. Gelidium latifolium Born. in Born. et Thur. Sotto l'antica denominazione di G. corneiim si comprendevano le varietà : pìnnaium Kg., pris/oides (Ag.) J. Ag., peclìnatum Ardiss. e Straff., caespttosiiui ]. Ag., Hystrix ]. Ag. All' infuori doW Hystrix che venne conservata come buona varietà, e del G. corneum var. pinnatiim Grev., oggi conosciuto sotto il nome di Pterocladia capiì- lacea (Gmel.) Born. et Thur., le altre tutte s'interpretano ora come emanazioni della tipica forma del G. latifolium. Born., che in certa guisa le riassorbe nell' unica denominazione. Questa semplificazione è da ritenersi opportuna come libera- trice di ambagi e di scrupoli che sempre tormentarono i giovani studiosi alle prese con le molte forme i cui caratteri esteriori offrono così spesso addentellati di connessione tra l'una e l'altra. La pianta si presenta in medi o grossi cespugli semiglobosi, più o meno fitti, sopra conchiglie morte, pezzi di scoglio, ed anche sopra altre Alghe, come Cvstoseira e Corallina. I miei esemplari non oltrepassano i 5 cent, di altezza, ma que- sta può giungere anche a io negli esemplari di grande sviluppo. In questi casi il rachide può toccare i 2 millim. e mezzo di lar- ghezza, come può ridursi ad un solo millim., e allora la pianta se non nella statura, negli altri particolari è minuta in proporzione, co- 50 sicché le frondi possono arieggiare quelle di un CaìUlhamnìon. Di questo tipo sono alcuni esemplari di Biarritz. Le forme Tirrene non la cedono in bellezza a quelle Atlantiche. 11 colore è di un bel rosso vinoso molto intenso. Spesso le piume estreme sono addensate a capitolo. La sezione delle frondi mostra delle varianti intime non solo a seconda delle diverse posizioni nelle quali si pratica, ma benanco alla distanza di un micromillimetro, cioè fra le diverse immediate sezioni. Questo fatto, che spesso si ripete nelle tallofìte, ci apprende in quanto infinitesimo spazio può variare la direzione di un fila- mento o di una cellula. Lo strato midollare è composto di cellule fibrose a tenace parete, incolori, subtonde, oblunghe o filiformi iso- late, longitudinali o diagonali e persino verticali, ravvicinate sempli- cemente o più o meno contorte. Lo strato intermedio offre le cel- lule tonde in parecchie serie più o meno ordinate. Nello strato cor- ticale le cellule piccolissime, oblunghe, rosso- porporine sono di- sposte in linee verticali assai serrate. a. G. latifoUum Born. Ile Callot, Aout. 1908. Coli. J. Chalon. b. Idem. Biarritz, Sept. 1904. Coli. J. Chalon. 48. Gelìdium sesquipedale Thuret in Born. et Thur. = Fiiciis corncLis var. sesquìpedaìis Turn. Credo opportuno mantenere l'autonomia di questa specie riven- dicata dai cannati autori alle cui Notes Algologiques pag. 61 si ri- mandano gli esordienti. Le molte analogie di portamento con certe forme di Pierocladia capillacea con la quale divide la mediocre ri- gidezza e l'eccezionale sviluppo di cui è suscettibile, sono circo- stanze che non si riscontrano mai in alcuna delle manifestazioni dell'antico Gelìdium corneum. Le conferiscono imponenza la statura che può oltrepassare il mezzo metro e prestanza somma il portamento slanciato, messo in rilievo dai fusti per un terzo o per la metà circa denudati nella prima parte, in seguito alla caduta delle pinne primordiali, e per la ramificazione armonicamente distanziata ed opposta quasi, la quale disposizione si ripete nelle penne e nelle pennette. Una dozzina di frondi partono dalla stessa base radicale, per innalzarsi, in uno de' miei esemplari, fino all'altezza di .^o cent. 1> pure caratteristico il fatto che dalla base all' estremila della pianta 51 la larghezza dei rachidi (un millim. e mezzo) si mantiene pressoché eguale. Le cellule corticali sono di un'estrema minutezza, tonde, in più serie, colorate di porporino; le interne più grandi, distanziate. Strato midollare di cellule piccole occupanti il centro delle maglie formate dai filamenti ramosi, anastomosanti, digitato-palmati nelle estremità periferiche. Distrib. geog. dall'Inghilterra alle Canarie; Algeri. a. Gelili, sesquipedale- Thur. Basse mer à Guéthary, May 1903. Coli. J. Chalon. b. Idem. Biarritz. Sept. 1904. Coli. J. Chalon. e. Idem. Tangcr. Coli. Schousboe, cum cysiocarptis (Dono di Ed. BORNET). 49. Gelidium cartilagineum (L.) Gaill. = Sphaerococcus cartilagineus Ag., Gelidium rigidutn Kuetz. (non Vahl) Grev., Gelidium concalenatum Lamour., Gelidium Amansii Lamx. ecc. L'esemplare è alto 19 cent, e nella sua maggiore ampiezza trasversale, che si svolge ad un terzo circa dell'asse, ne misura 22. Ne consegue un ambito triangolare che ha per base precisamente le pinne orizzontali più lunghe delle susseguenti le quali vanno man mano diminuendo di proporzione quanto più si avvicinano al- l'estremità. Le pinne sono alterne e alcune anche opposte, e cos'i pure le pinnule. Queste ultime però si addensano alle estremità delle pinne e con un maggiore sviluppo quando hanno carattere di prolificazioni straordinarie dovute ad uno stroncamento accidentale della pinna. La parte inferiore dell'asse (caule) è assai povera di pinne e anche queste si mantengono allo stato rudimentale, cioè sotto forma di spine semplici o sub-pennate. Pianta cornea, rosso- bruna, di portamento leggero assai elegante. Lo strato corticale è composto di due serie: l'esterna, di cellule piccole, oblunghe, verticali, porporine; T interna di cellule tonde, pa- rimenti piccole e colorate. Strato intermedio poco differenziato da quello centrale, composto di cellule assai distanziate, tonde, più grandi delle precedenti, e fra le quali vengono a metter capo i fi- lamenti dello strato midollare che è costituito come in G. sesqui- pedale. a. Gelid. cartilagineum (L.) Grev. South Africa, The Kowie, 4 Jul. 1896. Ex Herb. Dott. H. Beckrr. Osservazione. — La forma sopradescritta dovrebbe riferirsi allo sviluppo annuale, se si voglia arguirlo dalla consistenza sua medio- cremente cartilaginea, dal minore spessore dell'asse e dei rachidi, dalla conservazione del colore nativo, ed iniìne dalle pinne cimali talvolta congeste e normalmente svolgentisi. Una tale interpretazione, in mancanza di esemplari rappresentanti gli ulteriori decorsi ultra- annuali, indurrebbe a considerare o come una varietà, o almeno come una forma senile, quella fornitaci da altri più validi individui, di portamento, di consistenza e di struttura notevolmente diversi da quelli esposti. Ecco la descrizione di questa più robusta forma. hi uno dei miei esemplari è alta iq cent., e larga 25 cent, nel- l'ambito triangolare la cui base è formata dalle prime divisioni, quasi opposte, che si staccano all'altezza di circa 5 cent, dell'asse. È mu- nita di un robusto apparato radiciforme che, nell'esemplare più grande, trovasi anzi raddoppiato, ossia composto di due pseudo- verticilli. La parte caulescente è ancipite o subcilindrica in basso. L'asse va quindi sempre più appianandosi dalla regione media a quella superiore, conservando però sempre il carattere più o meno ancipite. Le frondi più giovani sono arcuato-deflesse. Questo carat- tere si ripete nelle divisioni superiori della pianta adulta, mentre quelle più vicine alla base si aprono orizzontalmente. La fronda è parecchie volte pennata. Ogni ramo principale porta dei rametti bi- tripennati a segmenti subcilindrici, spinescenti in basso, ramelloso- compatti alle estremità. 1 rami principali si denudano per un tratto di 1-3 cent, presso le sommità le quali dapprima si mostrano mu- nite di un bottoncino unito, indi brevi-cornigero ed infine lunga- mente radiato, di aspetto radiciforme. Quest'ultima conformazione conferisce alla pianta la strana apparenza di un doppio apparecchio radicale; l'uno basale, cimali gli altri! Questo fenomeno ha molto probabilmente rapporto con la suprema finalità biologica della ripro- duzione degl'individui sterili, mediante germogli apicali il cui svol- gimento è preceduto da un nuovo punto di fissazione procurato dagli organi di presa cimali. Strato corticale di cellule minutissime, verticali, in due-Ire se- 53 rie: la più esterna meglio distinta, siccome più distanziata, è com- posta di cellule brevi e stipate, mentre le cellule delle serie sotto- stanti sono più lunghe e meno serrate. L'interno è costituito da cellule varie di forma e di dimensione, quali isolate, quali riunite da filamenti moniliformi, densamente sovrapponentisi ed insieme più o meno strettamente intrecciati. La pianta è, nel secco, duramente cornea. Negli esemplari ha perduto il colore porporino, cui si è sostituito quello isabellino. L'identità della specie venne dal chiar. Dott. E. Bornet (in let- tera Paris 23 Avril 1902) e dalla Sig.^ A. Weber van Bosse (^) con- fermata sugli stessi esemplari ora esaminati. a. Esempi, senza determinazione qualsiasi altra indicazione. Dono del Sig. Ing. Camillo Camperio di Milano. 5o. Gelidium australe J. Ag. Fronda a piuma di Casoario, con pinnule assai lunghe, lineari, intere o con qualche spinula parimenti sottile. L'asse, o freccia, nella sua parte inferiore, anziché nudiuscolo come nel gen. Pterocladia, è talvolta pennato bipennato. Il colore vinoso porporino è soggetto ad alterarsi, e allora la pianta si fa verdastra biancastra. Altezza 10-20 cent. Una sezione dell'asse primario rivela un grande aggregato di cellule subtonde collegate da un fitto tessuto di filamenti; il tutto circoscritto nel cercine corticale composto di cellule oblunghe, ver- ticali, porporine o ambrine. a. Tre esemplari con la semplice indicazione di: Gelìdiiim au- strale. Australia. 5i. Gelidium glandulaefolium Hook, et Harv. Pianta a divisioni filiformi, ancipite, della larghezza di circa un millimetro, alta 10-23 cent., molto analoga nell'aspetto alle più po- vere forme del G. australe, quando cioè è semplicemente e scarsa- mente pennato. Prendi per un lungo tratto denudate nella parte in- feriore dove i rami sono assai scarsi, mentre si fanno più o meno (^) « Anch' io credo che il Ge/idiiiìn che Ella ini manda sia il G. cariilagi- neiim del quale io ho un belliss. esempi, raccolto al Capo». A. W. V. B. in lett. 4 Genn. 1906. H densi in alto, cosichè P aspetto risulta fastigiato-flageiliforme. Le pennette sono assai povere, dividendosi solo una o due volte in modo forcuto cogli apici ottusi. 11 colore porporino è facilmente tra- smutabile in tutto o in parte, per cui la pianta risulta spesso di color isabellino, screziata di porporino. La sostanza è piij duramente cor- nea che nella specie precedente, e ripete la denominazione specifica dalle glandole fruttigere, densamente ciliate, poste alla base delle pennette, nude quelle più in alto. La sezione della parte caulescente, ad ambilo discoide, mostra lo strato corticale di cellule esigue longitudinali, colorate, immerse in muco solidescente. Midollo vasto, di cellule grandette, tonde, in- colori, collegate da filamenti brevi, sinuosi, talvolta circondanti le cellule che appaiono rinchiuse in un cerchio. Questi filamenti sono più abbondanti nell" asse maggiore della sezione. a. Gelici, glanduìaefolmm H. et H. Australia. Race. F. Mueller. Erb. A. Piccone, ora A. Forti. 52. Gelidium pristoides (Turn.) Kuetz. = Fitcus prislcides Turn., Sphaerococcus pristoides Ag., Deles- seria pristoides Lamour., Phyllophora pristoides Grev., Suìiria pri- stoides]. Ag., Pristidium capense Kuetz., Fucus nitidus Web. et Mohr, Fucas serrulatus Thunb. mscr. La citazione di queste sinonimie era richiesta dalla stranezza della pianta che bene le spiega, e dal fatto non meno strano che una sola di esse si riporta al vero genere cui il soggetto appartiene. La pianta infatti e pel suo portamento e per le parti quasi ete- rogenee che la compongono dà l'idea di una riunione artificiale di elementi diversi. Dal plesso radicale cespuglioso all'estrema punta dell'asse cen- trale misura i5 cent, di altezza, e i3 di ambito dato dalla massima estensione orizzontale dei rami. Accompagnata da quattro rami (due per lato) perpendicolari alla freccia, o asse primario, questo s'innalza verticalmente e centralmente dall'apparato radiciforme, complanato nel secco, ma piuttosto spesso; procede nudo per quasi 3 cent., ori- ginando poscia un fìtto rameggio di varia lunghezza, disposto in modo distico, subdistico e anche opposto. Le ramificazioni più brevi hanno apparenza di prolificazioni e poco si espandono alle loro estre- mità; quelle maggiori, invece, recano verso la loro sommità delle ramificazioni secondarie disposte a corimbo dal cui centro emergono semplici le continuazioni degli assi secondari. Le ramificazioni estreme dell'asse primario sono raccolte a capolino che, appianato dalla pre- parazione, ha un perimetro fiabelliforme o palmato. Questa la dispo- sizione schematica. Degni di studio sono poi i caratteri particolari delle varie parti le quali ci apprendono la metamorfosi evolutiva della pianta dalla origine sua. Portata da un tenue stipite lungo 2 millim , sorge la fi-ondicina cuneata alla base, indi allargantesi in un lembo piano lungo 3-4 millim., largo la metà, rotondato all'apice, percorso da una costa mediana non sempre in egual modo evidente. I margini della fronda sono dentati, d'onde pn's/os. I denti, adunchi, sono egregiamente disegnati ma così esigui che l'occhio nudo non sempre può ravvi- sarli. Lo stipite, allungandosi, si appiana e si allarga tanto da assu- mere r aspetto nastriforme-fogliaceo e della foglia acquista i carat- teri della costa mediana e della denticolatura marginale. Da questo momento la fogliolina originaria segue l'esempio dello stipite e ne imita la metamorfosi, contribuendo in tal guisa all'allungamento dell'asse la cui parte inferiore (antico stipite) va intanto perdendo di ampiezza quanto più acquista di spessore, usufruendo cioè del lembo fogliaceo e della denticolatura, che in tal guisa scompaiono. Le fogliolinc di prima origine, si ripetono, come prolificazioni sulle ramificazioni, senonchè solo quelle presso la base delle ramificazioni stesse si cangiano in fillodi nastriformi, mentre le estreme si proli- ficano abbondantemente nei margini (pennazione) e le prolificazioni fanno lo stesso alla loro volta (bipennazione). Cos'i si è visto lo sti- pite e la fronda iniziale mutarsi in caule e questo dare origine a ramificazioni e prolificazioni. Riuniti ora tutti questi fenomeni che si mostrano, nei diversi stadi della loro evoluzione, nel complesso e completo sviluppo della pianta adulta, è facile immaginarsene l'effetto il cui interesse estetico è certamente superato da quello morfologico il quale non può variare avendo per sua base una ra- gione biologica. Potranno bens'i variare i portamenti da individuo a individuo, soggetti come sono alle diverse influenze del mezzo am- biente. Nell'esemplare in esame si ha una pianta principalissima, verticale sulla radice; quattro piante principali (due per lato) pure radicali ma perpendicolari all'asse della prima, e finalmente diverse 66 altre piante (ramificazioni e prolificazioni) che hanno per base lo stesso asse primario e quindi pure ad esso perpendicolari. Notasi infine la presenza di veri sporofilli come nel G. proli- ferum e in molti Plocamiiim. Quelli della specie ora esaminata sono ovato-denticolati, spesso contorti e crespi. 11 colore è violaceo-por- pureo; la sostanza è cartilaginea nel secco, ma non forse abbastanza nel vivente, avuto riguardo alla piuttosto forte adesione sua alla carta. La sezione di una parte apicale dà una figura clissoide assai schiacciata con le estremità acuminatissime, rotondate in punta. Strato periferico di parecchie serie di cellule minutissime, legger- mente oblunghe, colorate di roseo-porporino, verticali quelle più esterne, un po' inclinate le altre. Midollo uniforme, di cellule piìi grandi, tonde, con esilissimi filamenti. a. Gelidium pristoides (J. Ag.) Schmitz. Hedwigia, 1894. South Africa, The Kowie. Feb. 6, 1898. Ex Herb. Dott. H. Becker, F. L. S. 53. Gelidium pinnatifidum (J. Ag.) Schmitz. = SpìicBrococciis lucidiis Suhr, Ptilophora pinnalifida J. Ag. , non Carpoblepharis pinnatifolia Kuetz. Pianta elegantissima, di aspetto insolito nei Gelidium per la na- tura membranacea della larga sua fronda di un vivace porporino, la cui larghezza massima può raggiungere il mezzo centimetro; l'al- tezza i io-i5 cent. Una particolarità assai curiosa è 1" igrometricità del- l' esemplare secco che si solleva arcuandosi nell'aria asciutta, mentre si appiana ed affloscia sotto il fiato, per riprendere poi tosto la sua rigida posizione. La fronda è piana, largamente costata fino alla sua sommità. Nella pianta adulta la costa si fa spessa alla base dove perde le sue parti alate, facendosi subcilindrica a guisa di un vero stipite. Nelle pinne la costa va dileguando verso l'estremità, bi- forcandosi in corrispondenza delle pinnule come una lieve nervatura. Le estremità delle pinnule si fendono in ciglia lineari sottilmente acuminate le sterili, rigonfie alla estremità le cistocarpifere. 11 cisto- carpio è ovato, sessile o più o meno lungamente penducolato. La pianta non aderisce alla carta. La sezione della parte inferiore dello stipite ha forma subtonda, indi elittica con le estremità dell'asse maggiore prolungate in punta ottusa. Midollo di cellule quali mediocri, quali piccole, subtonde ed 57 oblunghe, longitudinali, semplici e anche caudate, ed altre più o meno scomposte in filamenti fibrosi, e tutte quante commiste a fi- lamenti irregolarmente monilitbrmi, semplici o parcamente ramosi, che nella periferia del midollo stesso assumono una disposizione subradiata. Strato intermedio di cellule rosee, grandi, subtonde sub- ellittiche, assai distanziate, collegate da filamenti intercorrenti o par- tenti dalle cellule stesse a guisa di raggi più o meno unilaterali. Strato corticale di cellule più intensamente colorate, piccole, ver- ticali in 2-3 serie, inframmezzate da filamenti esilissimi. a. Gelfd. pinnatifidum (J. Ag.) Schmitz. South Africa, 2Ó Nov. 1895. Ex Herb. Dott. H. Becker. 54. Gelidium? attenuatum Thur. mscr. = Teleodcvia augusti/olia Schousb. — Fiiciis corncus var. atte- nuala Turn. Hist. Fuc. pi. l'b-], fig. ;//. Le esteriorità lo fanno senz'altro ascrivere al gen. Gelidìuiii. Trat- tasi di pianta cespugliosa, rupicola, ramosa da poco sopra la base, decomposto-bipennata. Rami subcompressi, larghi al massimo un millim. e mezzo nella parte inferiore, gradatamente restringentisi fino a un terzo di millim. alle estremità. Penne lanceolate lineari; pennette subalternatamente distico-sub- opposte, filiformi, acute, lunghe 2-3 millim. La sostanza è assai rigida, il colore porporino vinoso. L'altezza dell'esemplare in esame è di IO cent., ma può essere doppia nei maggiori sviluppi. Amo ripetere la parole del eh. Dott. Bornet {Alg. de Schousboe, p. 271): «Questa forma che ha molte rassomiglianze col Gelidium Amansii Lamx. (/) è una delle più grandi delle nostre coste. Essa vien dopo il G. sesquipedale ed eguaglia gl'individui più sviluppati di Pterocladia capillacea. Si distingue dal primo per le sue frondi più strette, più sottili e per le sue ultime pinnule attenuate in punta; si separa dalla seconda per la sua rigidezza. Non ne conosco i ci- stocarpi ». E in lettera del 1 i Ottob. 1904, l'ili. Autore mi soggiunge: « Il m'est donc impossible de savoir si leur organisation est la méme que dans Ics Pterocladia. En attendant je le tiens, comme avant. (*) Ossia G. cartilagineum (L.) Gaill. 68 pour une forme distincte de Gelidium. L'avenir deciderà si ce juge- ment est bien fonde d. Strato periferico di più serie di cellule piccole, tonde, colorate; l'intermedio di cellule più grandi, distanziate, alle quali mettono capo i filamenti dello strato midollare il quale è composto di filamenti articolati a direzione diagonale, flessuosi, nngoliformi, ramosi, senza cellule interposte. Invero quest'organizzazione può dirsi quasi quella stessa che si riscontra nella Pterocladia capiìlacea. Distrib. geog. — Dall'Inghilterra al Golfo di Guascogna, se- condo Bornet. a. G. al/euuaium Thur St. Jean de Luz. Mai 1903. Coli. j. Chalon. h. Idem. Guéthary ! (Dono di Ed. Bornet) Gen. PTEROCLADIA J. Ag. Etym. plei'on ala e clados ramo. 55. Pterocladia lucida (R. Br.) J. Ag. Quando di un'alga si dice pennata una o più volle, si rileva certamente la disposizione delle divisioni della fronda, ma di questa non si rilevano le molte particolarità di disegno e di portamenti par- ziali il cui assieme costituisce Va facies complessiva della pianta che viene cos'i identificata a prima vista. Ciò può ben dirsi a forte ra- gione di questa specie che presenta un ben grande divario dalla P. capiìlacea, per quanto entrambe condividano la proprietà di essere 3-4-pennate. Non più la pianta cos'i fittamente cespugliosa e ra- mosa fin dalla base, che le conferiscono un perimetro subgioboso; non più le strette divisioni spesso quasi capillari che contraddistin- guono la specie assai comune anche nel Mediterraneo. Nessuna floridea di questo mare può anche lontanamente pre- starsi al paragone con la P. lucida. Le si avvicinano invece certe forme fra le più robuste ed evolute di Laiirencia piiinatifida delle coste Colombiane, qualche Callophyllis per alcune particolarità, la Delisea Suhrii per le dimensioni e per la disposizione dei rami, e bastino questi ravvicinamenti, dei quali ciascuno non ci offre che qualche elemento parziale di rassomiglianza, per dinotare la diver- sità somma che corre fra le due Pterocladia. L'esemplare in esame misura 22 cent, di altezza. Caule infe- riormente subcilindrico o compresso, secondo l'età, dello spessore di 1-2 millim., indi appianato, costato, largo 2 millim., e, anche 2 ^y'2 nei rachidi, con rami assai patenti, gì' inferiori cenasi decom- benti, alterni o subunilaterali. L'asse principale, stroncato, è suscet- tibile di rifarsi mediante prolificazione. Ogni grande divisione pre- senta, in miniatura, l'immagine di un palmizio pennato, formato da grandi rametti bipinnati e tripinnati della lunghezza massima di 10 cent. Tra Puna e l'altra di queste grandi penne vi sono pennette minori a segmenti semplici. I segmenti delle penne sono muniti nei margini (e più abbon- dantemente alle estremità) di lacinie lineari recanti i cistocarpi ovati, con un breve punta alla sommità. Le accidentali stroncature delle penne emettono prolificazioni non già fogliari, ma di cistocarpi che, in questo caso, sono riuniti a mazzocchio da 6 a 12 e oltre. La conformazione della fruttificazione è all' intutto sim.ile ai corrispon- denti organi del Gelidìum pinnatifidiun Schmiiz. Le giovani frondi, in specie le sterili, sono membranacee, porporino-coccinee, cornee e porporino-scure quelle adulte, per cui l'aderenza alla carta è me- diocre. La fronda è .assai levigata e lucida. Cellule periferiche congiunte in file moniliformi, verticali, por- porine o brune; le mediane sono tonde, oblique ©verticali; le mi- dollari fibriformi, conformate a fuso, a clava o a cono assai allun- gato, longitudinali, oblique, trasversali. a. Plerocladia lucida (R. Br.). Ex lift. Novae Hollandiae (Misit F. Mùller). Ex herb. De Toni. /'. Idem. Australia. Race. F. Mùller. Erb. A. Piccone, ora A. Forti. e. Idem. Nuova Olanda Orient. J. Ag. Ex herb. Ardissone. 5ó. Pterocladia capillacea (Gmel.) Born. et Thur. Di portamento svariato: ora cespitosa, ramosa fin dalla base e a divisioni sottili, ora a frondi rade, lungamente denudate alla base, larghette, piane, cortamente e regolarmente pennate, in modo anche pressoché regolarmente uniforme, e cioè senz' alternanze di penne e di pennette lunghe e brevi, larghette e capillari in uno stesso in- dividuo. Un esemplare cos'i conformato è quello segnato alla lettera h. Gli esemplari in esame ben poco si scostano pertanto dalle forme mediterranee. 60 Strato corticale di cellule minute, colorate, verticali, in più se- rie; strato intermedio di cellule tonde, grandette, distanziate, sparse, lievemente colorate; strato midollare di cellule tonde incolori, com- miste a filamenti sottili, intrecciati, ramoso-spezzati. a. P. capillacea Born. Santa Cruz di Teneriffa (Canarie), ó-io Agosto 1882. Race. Cap. E. D'Albertis. Erb. A. Piccone, ora A. Forti. b. Idem. f. pinnata (Huds.). Isola di Teneriffa, nel Porto di Oro- tava. Marzo 1884. Race. Dott. IL Christ. Erb. A. Piccone, ora A. Forti. e. Idem. Azzorre, isola S. Miguel, Testa de Caos. 9 Agosto 1886. Race. E. D'Albertis. Erb. Idem. d. Idem. Azzorre, isola del Pico. 24-8- i88ó. Id. Idem. e. Idem. Biarritz. Juillet iqo3 et Smb. 1904. Coli. J. Chalom. /. Gelidiiim corneum. Many varieties, Torbay. M. Wyatt. Gen. SUHRIA J Ag. Etym. Dedicata al eh. J. N. Suhr, illustratore, specialmente delle Alghe dell'Africa australe. 57. Suhrìa vittata (L.) J. Ag. ^ Fucus villatus L., Sphaerococcits villaius Ag., Phyllophoi a viltala Grev., Gdidium villalum Kuetz., Daiusonìa vìitala Bory. Fronda piana, costata. La parte inferiore della costa, denudatasi nell'accrescimento della pianta, si fa spessa, caulescente e ristretta, pure rimanendo pianeggiante. Le frondi sorgono in parecchie da un disco radicale, alcune più brevi e sterili, altre allungate, dell' al- tezza di un piede circa, piane, lineari, lanceolate, larghe 7-1 5 millim., costate, con la costa evanescente verso l'apice. La costa è assai ricca di prolificazioni, sebbene ciò non appaia a prima vista per la loro diversità grande di proporzione e di forma che va da un den- ticino esiguo ad una ligula fogliare larga 3-4 millim,, e lunga 4-Ó cent., densamente cigliata. Le ligule partono dalla costa, i denticini dai margini e dalla costa indifferentemente ed hanno in seguito svi- luppi e funzioni diverse, quali di minute fogliolinc cuneate od ob- ovato-lineari. La fruttificazione ha luogo in queste più piccole ap- 61 pendici. 11 colore è cocciiieo-porpureo, un po' sordido o pallido nel secco; la sostanza è cartilaginea e quindi inaderente. Cellule corticali minute, tonde, colorate, disposte (nella costa) in 4 serie un po' inclinate o verticali, lassamente appressate. Cellule midollari in forma di fibre sottili e corte quelle più esterne, più allungate, longitudinali e conteste quelle più interne. a. Sithria vitlata Ag. Table Bay Africae. (Misit domina A. Weber VAN L^osse). Ex herb. De Toni. Ord. IL GIGARTININAE Schmitz. FAMIGLIE ACROTYLACEAE GIGARTINACEAE RHODOPHYLLIDACEAE Famiglia I. ACROTYLACEAE Schmitz. GENERI ACROTYLUS J. Ag. REINBOLDIA Schmitz. ? PELTASTA J. Ag. HENNEDYA Harv. Gen. ACROTYLUS J. Ag. Etym. acros alto e tylos callo. 58. Acrotylus australis J. Ag. Gl'individui di ordinaria grandezza sono alti 8-io cent. La fronda e piana, larga 2 millim. e mezzo, dicotomo-decomposta, fastigiata, pro- lifera nei margini verso la metà. Segmenti lineari lunghi 2 millim., i terminali rotondato-ottusi subspatolati, fruttigeri. Nel secco è ne- rastra, subcoriacea, finamente rugosa e granellosa. Ha insomma un aspetto fuciforme che ricorda la forma Pylaisìi del Fiiciis filifoniiis Gmel., senonchè il portamento è assai meno fastigiato e assai più compatto. Le ascelle delle divisioni sono sempre acute, ma quelle degli ultimi segmenti sono talvolta rotondate. La sezione di un segmento terminale ha l'ambito tondo-ellis- soide coi margini interi od ondulato-lobati, e rivela lo strato corti- cale assai compatto, fatto di due serie di cellule: le più esterne mi- nutissime, verticali, radiate, fittamente appressate, assai scure per denso endocroma bruno-violaceo-livido: le sottostanti sono incolori, tonde, distanziate. Segue il secondo strato di cellule allungate fili- formi, anastomosate in reticulato tanto più lasso quanto più si avanza verso il centro. Midollo di filamenti sciolti, di varia lunghezza, longitudinali. Nella parte più adulta questi filamenti sono anche ramosi e contesti a reticolo. Tale conformazione intima aveva dapprima indotto lo stesso J. Agardh ad assegnare questa pianta alle Crittonemiacee {]. Ag. Spec. gen. et ord. Alg. Il, p. i, 192). a. A. australis j. Ag. Australia, Mùller race, J. Aoardh determ. b. Idem. Melbourne. Ex herb. Ardissone. Fam. II. GIGARTINACEAE Schmitz. SOTTOFAMIGLIE ENDOCLADIEAE MYCHODEAE ECTOCLINIEAE DICRANEMEAE GIGARTINEAE CALLYMENIEAE TYLOCARPEAE SiibfaiiL I. ENDOCLADIEAE j. Ag. Gen. ENDOCLADIA J. Ag. Etym. eiidos dentro e clados ramo. 59. Endocladìa muricata (Post, et Rupr.) j. Ag. Piantina d'aspetto modesto, alta 2-3 cent., formata da cespolini pulvinati, più o meno espansi. Fronda cilindrica, duramente cornea nel secco, dello spessore di circa mezzo mill., subdicotoma ramosis- sima in alto, coi rami distanziati, subpalmati, corimbiformi o fasci- colati, minutamente spinescenti nei margini. Le spine dei rametti estremi sono in prevalenza unilaterali. Queste spine verso la som- mità si tramutano in cistocarpi scuri, piccolini come semi di papavero. Setchell e Gardner ne distinguono due l'orme, che ne' miei esem- plari sono accompagnate dalle etichette qui sotto riportate. Costituzione intima composta di un tubo centrale con nucleo ambrino, dal quale partono dei verticilli densamente ramosi, le cui cellule però non si mantengono sempre moniliformi, ma talvolta si scompongono in modo sparso; cellule corticali più piccole, stipate, congiunte da un muco solidescente. Tutte le cellule sono colorate di atro-violaceo. a. Endocladia miirìcata, f. inermis. In tide pools in rock, Friday Harbor, S. Juan Island, Washington, July, I, igoi. Idem. f. compressa. In rock pools at and above high water mark. Ut supra. N. L. Gardner. /'. Endocladia muricata (Post, and Rupr.) J. Ag. On rocks at low tide, Land's End, S. Francisco, California.]. E. Tilden. 12 Fb. 1897. Subfam. III. GIGARTINEAE J. Ag. GENERI CHONDRUS (Stackh.J J. Ag. — IRIDAEA Bory. — GIGARTINA Stackh. Gen. CHONDRUS Stackh. Etym. chondros cartilagine, òo. Chondrus crispus (L.) Stackh. Se non fosse stato per ragione di priorità la quale volle serba- tole il Linneano addiettivo di crispus, è certo che fra le 14 sinoni- mie di questa pianta meglio le sarebbe convenuta quella di CI1071- drits polymorplius Lam., siccome quella che riassumerebbe tutte le sue molteplici forme. È noto che Linneo per le sue denominazioni botaniche si basava sui caratteri e sugli ambienti più specialmente offertigli dalla sua fredda regione. Cosi, ad esempio, il Bromus tecio- 64 rum ne' suoi riguardi era tale per eccellenza, perchè lo raccoglieva sui tetti di stoppia nelle parti più tiepide intorno al fumaiolo delle case campestri, mentre nelle regioni più temperate sono ben diverse le stazioni di tale graminacea. E parimenti si può osservare che le forme predominanti di Chondrus dei mari nordici sono quelle ap- punto cristato-crispate, il quale carattere è ben lungi dall'essere costante. Le forme del Chondrus crispus si possono dividere nelle se- guenti sezioni : I. latifrons, a frondi ampie (fino a 5 cent, di massima lar- ghezza,) più o meno lungamente stipitate, isolate, ma più spesso ag- gregate sopra l'unico callo, ampiamente cuneiformi, di-policotome, coi lobi più o meno ondulati o crestato-crespati, prolificanti. II. Inter ììiedius, a frondi fuciformi in cespo più o meno ricco, lungamente stipitate (6- io cent, di lunghezza), della larghezza mas- sima di y^ cent., dicotome e quindi policotome, prive generalmente di prolificazioni. III. angustifrons^ a frondi alte da io a 25 cent., larghe 1-2 millim., con stipite lungo da 5 a io cent., dicotome nelle prime ramificazioni, di-policotome e fastigiate nelle ultime, costituenti dei voluminosi cespi globosi, composti persino di una cinquantina di frondi aventi origine da un disco il cui diametro può raggiungere i 3 cent. Trattandosi di una pianta conosciutissima negli erbari in ogni sua forma, sarebbe inutile l'intrattenersi sui particolari caratteri di ciascuna. Le forme più strette sono, di preferenza, di colore porpo- rino-livido e talvolta roseo; le intermedie e le grandi violacee; tutte poi sono cornee nel secco, e però, in generale non aderenti, a meno che si tratti di ripreparazioni a forte pressione, o di parti assai giovani. Strato periferico, sottile, in confronto al midollo, composto di cellule colorate, piccole, tonde, assai serrate, disposte in file verti- cali dicotome. Strato interno di cellule incolori leggermente rosee, allungate, anguste o crasse, secondo il vario stato della fronda, ana- stomosanti con le contigue, disposte in modo più meno radiato, od anche prettamente longitudinale come nella f. angusiìfrons. a. Chondrus crispus Stackh. Roscoff, Rocher du Loup, Duon, Per- kiridic, ecc. Sept. i/;;<3.ya J. Ag. Channel rocks, Port Orchard, Kitsap county, Washington. J. E. Tilden, 22-7-1898. ^%. Gigartina circumcincta J. Ag. Altra superba pianta che può raggiungere dimensioni massime, e cioè di circa un metro di lunghezza e 20 cent, di ampiezza, assai difforme ne' suoi sviluppi e nei vari gradi dell'età sua. Predomina in essa l'ambito cuneato-obovato sopra uno stipite più o meno lungo, aspra di papille carposporifere, subtonde, Grassamente pe- duncolate, erette o ricurve, isolate, raramente binate, numerosissime sul lembo e nei margini della fronda, ma che lasciano però libera lungo i margini una linea o fascia larga circa mezzo cent. La sostanza, carnosa nel fresco, si fa nel secco cornea o carti- 73 laginea e conserva un bel colore laterizio sul quale spiccano le pa- pille porporino-scure. Lo strato corticale è composto di cellule minute, subtonde, mo- niliformi, in file verticali semplici o subdicotome contro la periferia. Lo strato midollare occupa un grande spazio e consta di un fascio di filamenti ramosi, articolati egregiamente, intrecciati, che si vanno diradando, abbreviando e semplificando quanto più si avvicinano allo strato corticale dove assumono l'aspetto di cellule caudate. Viene riferita alla N. Zelanda e all'is. Chatam. a. L'esemplare è accompagnato dal nome di Laminaria saccJia- rina (sic), senza alcun' altra indicazione. Da una vecchia collezione donatami dall' eg. Ing. Cam. Camperio di Milano. 79. Gigartina Radula (Esp.) J. Ag. = Fuciis Radula Espcr - Sphacrococcus Radula Ag. - Iridaea Radula Bory - Fucus bracteatus Turn. - Iridaea (Maslocarpus) in- sigiiis Endl. et Dies. 11 ricordo di queste sinonimie è più che mai necessario perchè identificano e caratterizzano la pianta nelle più strane sue manife- stazioni esteriori. Essa varia, infatti, nel portamento complessivo e nelle singole sue parti, nella statura dai 5 ai 5o cent., nello spes- sore e nel colore della sostanza. Le singolarità metamorfiche cui è subordinato il processo evo- lutivo di questa Gigartina sono cosi curiose e paradossali da riescire diljicilc il rendersene conto senza la conoscenza delle forme inter- medie atte a collcgare e a rendere razionali i risultati ultimi di un ciclo biologico ricco d'insegnamenti, che si svolge attraverso gli Oceani. Oggigiorno non si può parlare di una forma genuina, o meglio tipica, applicabile a questa pianta che può vantare una mezza doz- zina di prototipi dai quali conseguono forme numerose. Quelle qui prese in esame si possono differenziare in spaihula/o- ligulata (Capo di B. Sp.), ovaia (Capo di B. Sp.), e cuneato-flabellata (Tracyton-Washington). La spathulalo-ligulala mi offre due tipi dovuti, più che altro, allo sviluppo monofronde allungato in un caso, polifronde-ramificato in un altro. Si tratta della forma cui si riferisce il Maslocarpus i7istgnis 79 di Endl. et Dies., così caratterizzata : stipite piano, breve, procedente in un disco alto circa 4 cent., largo quasi un cent., intero da un lato, munito di un grosso dente dall'altro, contratto alla sommità dal quale si partono tre grandi divisioni assai divaricate, quasi oriz- zontali, ad ascelle ampiamente tonde. Poco sopra le ascelle queste divisioni si attenuano per allargarsi poi quasi ex abrupto in forma lineare ligulato-spatolata della lunghezza di 4-5 cent., e suddividen- dosi quindi le laterali Tuna in quattro, l'altra in tre, e la centrale in due ligule allungatissime, acuminate, semplici o bi-ligulate alla estremità. Nello stesso modo si comportano le linguette marginali, spesso però troncate da cause esterne. Oltre che di queste linguette, i margini sono ornati di papille carposporifere e di cistocarpi. In un altro esemplare il disco costituisce di per sé solo la pianta, es- sendo lungo 21 cent., ed alla sua estremità troncato-semilunata porta quattro grandi ligule munite, come il disco, di linguette e di papille fruttigere marginali. Queste piante venuste e maestose sono alte 36 cent., e nella maggiore larghezza misurano 2 cent. L'ambito oriz- zontale della priiTia misura oltre 40 cent. La sostanza cornea e assai spessa fa presupporre la carnosità succosa nello stato recente; il co- lore è di un bel porporino intenso. Nella forma ovata la pianta è alta 6 cent, e mezzo, larga 2 cent. Ha lo stipite lineare, breve, munito di un grosso dente ('), e si al- larga indi bruscamente in un disco ovato-ellittico coi margini subin- crassati nei quali puossi scorgere un accenno alla G. circumcincta J. Ag. {Gig. Radula auct. ex parte), hi esso disco si apre una finestra oblunga, alta 2 cent., larga quasi un cent., dovuta non è possibile dire se ad un accidente esteriore o a naturale conformazione, in quantochè la linea di delimitazione, pur mostrandosi unita, non esclude l'eventualità di una erosione animale. Sori immersi nel lembo, subprominenti nei margini. La forma cnncato-flabellala nella scheda relativa vien presentata a lamina ovata, intera. Non si esclude che nella maggioranza dei casi offra un tale cispetlo. L'indicazione è anzi preziosa perchè sta a (/) In questo caso, come in quello della forma precedente, il dente rappre- senta il pseudo- stipite di una seconda fronda scomparsa. 80 provare la possibile metamorfosi dovuta probabilmente a un vecchio disco prolificato, come pare sia il caso dell'esemplare in esame nel quale si palesa ben diverso dalla citata indicazione. Da un minuto callo basilare, brevemente stipitato s' innalza il disco appianato subscanalato, liscio, i cui margini, e più ancora la sommità, sono provvisti di ramificazioni cuneato-flabellate, variamente plurilobate nell'ambito superiore, muniti di poche papille piccole e tonde, cistocarpifere, subsessili sulla pagina, peduncolate nei margini. La pianta è alta 5 cent., certo carnosetta nel vivente, è nel secco corneo-cartilaginea nel disco, quasi membranacea nelle suddivisioni. 11 colore è atro-violaceo. Nella forma spaihulato-liguìala, la sezione di una linguetta pre- senta lo strato periferico composto di cellule colorate, minute, tonde, disposte in file verticali, moniJiformi. Strato midollare voluminoso, formato da cellule incolori di mediocre grandezza, tonde, oblunghe o angolose, sciolte o collegate in numero di 2-4 a rosario da fila- menti tenui. Fra esse sono altri filamenti brevi, crassi lineari fusi- formi o capitati, con direzione in prevalenza longitudinale. Nella forma ovaia, la costituzione intima corrisponde a quella della seguente, con questo di particolare: che Tasse longitudinale del midollo è formato da un fascio di filamenti, coibiti in un muco incolore, sottili, articolati, longitudinali, paralleli, inframmezzati da poche cellule sparse, piccole, oblunghe. Nella forma cinica/ o-Jìabella la lo strato periferico consta di cel- lule esigue in file brevi, moniliformi, perpendicolari, serrate, basate sopra una serie disordinata di cellule isolate molto più grandi, tonde, subtonde o leggermente oblunghe, perpendicolari nella parte più esterna, longitudinali verso l'interno. Strato midollare di cellule sub- simili a quelle della seria interna corticale ma un poco più grandi, collegate da filamenti sottili, articolati, semplici o parcamente ra- mosi, longitudinali, rettilinei o flexuosi, scarsamente e lassamente in- trecciati. a. Gig. (Mastocarpus) insignis Endl. et Dies. South Africa, The Kowie, Jul. 4. 189Ó. Ex herb. Dott. Becker. b. Idem 25 Oct. 1893. Idem. e. Gig. Radula (Ag.) J. Ag. Gap. Agulhas. C. B. Sp. d. Idem. (Esp.) J. Ag. On rocks, between tides; Tracyton, Kitsap 81 county, Washington. Det. Miss Ethel S. Barton. Ex herb. J. E. Tilden, Ag. 189Ò. 80. Gigartina exasperata Bail. et Ilaiv. ('). Pianta suscettibile di uno sviluppo maestoso, a ciò contribuendo le proporzioni sue e la lucidezza della fronda roseo-porporino-vinoso- bruna su cui spiccano le puntiformi papille commiste alle grosse, semplici e verrucolose. Può raggiungere i 5o-6o cent, in altezza e 20 in larghezza, come si desume dall'esemplare in esame dal quale rilevansi i se- guenti dati. La fronda ha circoscrizione ovato-lanceolata oblunga e s'innalza sopra uno stipite alto 1 cent, e mezzo, appianato, cuneato, munito inferiormente di ligulette di pochi millim. ad un cent., e su- periormente di brevissime spine lineari, il disco, poco sopra dalla base e fino presso all'estremità si mostra assai aspro di verruche, quali vengono sopra accennate, libera rimanendo soltanto una linea, larga 2-4 millim., lungo i margini. Normalmente i margini proce- dono a linea curva unita, ma talvolta viene interrotta da grossi lobi cuneati, tronchi subroncinati. hioltre sono più o meno provvisti di papille spiniformi, capitate o subramoso-verrucolose. La fronda senile è cartilaginea nel secco, di un bel rosso-porfido-lucente; la fronda giovane è membranacea, carnicina o rosea. Strato esterno formato di piccole cellule oblunghe disposte in file verticali semplici o subdicotome nell'estremità superiore, ameti- stine, violacee o paglierine, strettamente coibite in un muco avente gli stessi colori ma di un tono più pallido. Strato interno di cellule grandi, incolori, cilindracee, fusiformi o subtondo-angolate, semplici o prolungantisi in filamenti lassamente reticolati anastomosanti, di- sposti longitudinalmente. a. Gìg. exasperata Bail. et Harv. Cost up on beach. On rocky point opposite Tracyton, Kitsap county, Washington. J. E. Tilden. 3o Jl. 1897. b. Idem. Same locality. 18 Jl. 1898. Idem. (*) G. Radula f. exasperata (Harv. and Bailey) Setchell. — Opera citata. Subfam. IV. TYLOCARPEAE Kuetz. GENERI PHYLLOPHORA Grev. ? ACTINOCOCCUS Kuetz. STENOGRAMMA Harv. ? COLACOLEPIS Schmitz. GYMNOGONGRUS Mart. STERROCOLAX Schmitz. ? AHNFELTIA J. Ag. Gen. PHYLLOPHORA Grev. Etym. phyllon foglia e phoreo porto, reco. Subgen. I. Coccoiylus (Kuetz.) J. Ag. 81. Phyllophora Brodiaei (Turn.) J. Ag. = Sphaerococcus Brodiaei Ag. - Chondrus Brodiaei Grev. - Coc- coiylus Brodiaei Kuetz. - Fuciis membranifolius Lamour. - F. cri- spatus Muell. - Chondrus membranifolius Post, et Rupr. - C. Irun- catus Post, et Rupr. - F. truncatus Pallas Reise. - Delesseria Bro- diaei Lamour. Uno de' mìei esemplari me la rappresenta completa sotto la seguente forma. Da un callo largo tre millim. sorgono 1 2 frondi. Le più giovani ovate, intere o leggermente intaccate all'apice, por- tate da lunghi stipiti. Le frondi adulte hanno lo stipite lineare e d' uniforme larghezza fin sotto la prima divisione, ma più d' ordi- nario gradatamente cuneato, tanto che nella parte superiore, sotto la prima divisione, in una delle frondi più sviluppate, ha la larghezza di quasi 2 cent. Le divisioni sono dicotome la maggior parte, rare volte policotome. Le estremità recanti i pseudo-nematcci (Veggasi gen. Actinococcns) riescono quasi troncate; quelle prive del parassita hanno forma lineare assai acuminata, lunga oltre un cent. L'altezza della pianta è di 4-11 cent. Stroncature assai prolifere. Di quest'ul- tima misura ne posseggo un esemplare di una località che rara- mente viene citata per la specie di che si tratta (y^gg. lett. a.) La sezione di un' estremità presenta lo strato corticale di mi- nutissime cellule rosee o porporine, leggermente oblunghe, disposte in serie verticali. Lo strato midollare è composto di cellule assai più grandi, incolori, oblunghe, quelle più esterne verticali, indi obli- que, e finalmente longitudinali nel centro. Queste ultime sono tal- volta quasi o prettamente filamentose e compongono un fascio ser- rato assile longitudinale. a. Phylloph. Brodiaei]. Ag. San Vincente de la Barquera (Espana). Leg. Lazaro, b. Idem. (Turn.j J. Ag. Fredriksron, 1826. Leg. M. N. Blytt. Osservazione. — Occorre mettere in rilievo una forma che me- riterebbe di essere distinta con una speciale nomenclatura, a titolo, almeno, di varietà, tanta è la differenza che la contraddistingue dalle comuni forme largamente cuneato-palmate. Voglio alludere ad un tipo prettamente lineare, di un portamento cosi stranamente ca- ratteristico che meriterebbe, anzi, di essere assunto all'onore di una specie a sé, quando non vi fossero forme intermedie che gradata- mente lo collcghino alla forma tipica, ciò che h) scrivente ignora. Si tratta di una pianta che può oltrepassare i 20 cent, di lun- ghezza a giudicare dal mio esemplare che, sebbene incompleto, ne misura 18. La parte inferiore è semplice, filiforme, subcilindrica, dello spessore che non raggiunge il millimetro. Questa parte infe- riore si deve presumere della larghezza di almeno tre cent., e lo si desume dall'eguale misura della corrispondente parte delle dirama- zioni superiori. Si ha poi una prima dicotomia. Da questo punto la fronda assai gradatamente si allarga fino a raggiungere i due millim., per restringersi, sempre in modo lungamente graduato, in una linea filiforme di quasi un millim., salva la ripetizione di un secondo gra- duato allargamento che, alla sua volta, finisce per assottigliarsi in una punta lungamente acuminata ad estremità semplice, ottusa, o cor- tissimamente bifida. I margini sono forniti di fogliole o lacinie, va- rie di forma e di dimensione, a seconda del vario loro grado di svi- luppo, presentandosi cioè sotto l'aspetto di un piccolo tubercolo, di setola, di dente e finalmente di lacinia filiforme semplice o bifida all'estremità, della lunghezza massima di 2-3 cent. Ora quando si consideri che la Ph. Brodiaei è un'Alga rodime- niforme, si comprende come a identificare la forma ora descritta non possono bastare gli accenni fugaci di una frase diagnostica, che, nella sua dicitura troppo generica e imprecisa, nulla dice alla ment 84 che valga a farla riconoscere tra le più comuni forme che, esterior- mente, con essa non presentano alcuna aljlnità di carattere. La so- stanza stessa è ben diversa: nella forma cuneato-palmata è mem- branacea; nella forma lineare è evidentemente carnosa nel vivo, a giudicare dal suo notevole spessore nello stato secco. Infine la se- zione della parte caulescente dell'una e dell'altra presenta il seguente risultato. Forma cuneato-palmata. Sezione ad aml:)ito lineare. Strato corticale composto di due serie di cellule: le periferiche ancora più minute delle corrispondenti di cui qui contro, stipatissimc, intensamente colorate in rosso, oblunghe o sub- tonde, verticali ; la serie sotto- stante è formata da cellule più grandi, oblunghe, ovate, spesso acute ad una delle estremità non troppo serrate. Strato midollare di cellule più grandi delle prece- denti, obovate od oblungo-lineari, disposte paralellamente ai mar- gini, tanto più distanziate quanto più si avvicinano al centro il quale in alcune sezioni presenta una linea vuota sempre però più breve dell'asse. Forma lineare-fusiforme acuminatis- sima. Sezione ad ambito subtondo-compresso. Strato corticare in due serie di cellule: le perife- riche minutissime, oblunghe, ver- ticali, debolmente colorate; le sottostanti contigue di poco più grandi, tonde, subtonde, irrego- lari, gradatamente ingrossandosi man mano che avanzano verso l'interno. Strato midollare composto di cellule assai grandi, diverse per dimensione e per forme, oblunghe od angolose. Commiste trovansi pure poche altre cellule ancor più grandi di quelle menzionate. Dal sopra esposto emerge dunque che alla differenza esteriore corrisponde del pari una differenza nell' intima costituzione tra le due forme. a. Ph. Brodìaei. Norvegia. 82. Phyllophora interrupta (Grev.) J. Ag. = Sphaerococcus interruptus Grev. - Rhodvmenìa interrupta Ashmead - Phyllophora Brodìaei Harv. 66 Ouesta pianta parimenti richiede un* abbondante rappresentan/.a per giudicare del genuino suo valore specifico, venendo considerala come una semplice subspecie della Pli. Brodiaei J. Ag. dal eh. Ro- SENviNGE. Il mio unico esemplare ne la stacca in modo ben deciso, cos'i pei caratteri esteriori, come per l'intima organizzazione, mas- sime la midollare. Stipite, per la lunghezza di un cent, circa, assai stretto, indi alato e allargantesi nel disco fino a raggiungere l'ampiezza di un cent., sopra un'altezza di circa 9 cent. La sommità di quest'asse risulta quasi troncata e sovra di essa si svolgono due prolificazioni ramose formate da lamine piane cuneato-rotondato-reniformi, della larghezza massima di 2 cent, abbondanti, divise in alto, mediante un'ascella largamente rotondata, in due grandi lobi divaricati, cu- neiformi, terminati da una tricuspide rotondata coi margini interi o disegualmente crenati. La sezione dello stipite ha un ambito subtondo e presenta un abbondante midollo composto di filamenti grossetti, incolori, for- manti un elegante reticolo a maglie elittiche e tonde. Nella parte superiore della pianta tali maglie rivelano meglio la natura loro cel- lulare. Strato corticale assai spesso, che si può considerare, almeno nella parte inferiore, distinto in tre porzioni diverse: la più esterna formata da cellule porporine, esigue, oblunghe, verticali, non troppo serrate ma coibite in un abbondante muco solidescente ambrino- scuro, ripetuto i-3 volte per sovrapposizione annuale; le cellule della parte intermedia sono tonde, disposte senz' ordine e meno intensa- mente colorate; quelle a contatto col midollo ancora più grandi, più pallide, e in queste confluiscono i filamenti periferici del midollo stesso. La prolificazione cimale offre una sezione lineare. In essa il muco solidescente è ridotto al minimo, ma più serrate sono, per conseguenza, le file delle cellule. Midollo scarso, data la ristrettezza dell'ambito d' ispessimento il quale non può contenere che una e due cellule il cui grande volume si mantiene in ogni parte della pianta. Queste cellule, elittico-ob- lunghe, sono sempre disposte longitudinalmente. a. Ph. intcrriLpta (Grcv.) J. Ag. Spitzbergen, Icg. h\. Toslie, 1889. E.\ herb. De Toni. Subgen. II. Phyllophora (Grev.) J. Ag. 83. Phyllophora rubens (L.inn.) Grev. ■zn Halymenia rubens Dub}^ - Delessen'a rnbcns Lamour. - Chon- drus rubens Lyngb. - Sphaerococcus rubens Ag. - Fucus prolifer Lightf. - F. epiphyllus FI. Dan. - F. crispus Huds. - F. rubens L. Altrove furono rilevate le alTinità e le differenze che intercedono fra questa e la Ph. nervosa ('). Importa ricordare che il eh. lUacK considerava quest'ultima come una semplice varietà della Ph. rubens. È un'opinione di cui bisogna tener conto, ma che non deve vinco- lare alcuno ulteriore libero esame dei fatti sui quali si fonda e degli altri che si potrebbero citare in contraddittorio. Si può osservare, intanto, che le due piante hanno tracciati ben distintamente i limiti della loro distribuzione geografica, e non è ancora stato provato che l'una sia penetrata nel dominio dell'altra. La Ph. rubens h Atlantica per eccellenza: dal nord scende fino a Tangeri, ma pare che non osi stabilirsi nel Mediterraneo; la Ph. nervosa ha la massima sua sede nel Mediterraneo (il Mar Nero non ne sarebbe, originariamente, che una dipendenza) ed è molto se si spinge fino a Cadice. Si noti la circostanza curiosa: Tangeri e Cadice, entrambe fra i limiti dell'Atlantico e del Mediterraneo, costituirebbero le rispettive colonne d'Ercole per le due specie! Dai rispettivi punti estremi cui si spinsero, r una non sarebbe più oltre discesa, l'altra non sarebbe più oltre risalita. Quando pure non si voglia spingere fino a questo segno l'avversione loro al mutamento degli ambienti rispettivi, il fatto che una tale avversione sussiste è innegabile. Si aggiunge il divano della consistenza e dal portamento della fronda opaca nel- l'una, trasparente e lucida nell'altra, nonché la rugosità dei cisto- carpi più sentita nell' una e meno nell" altra, e si avrebbe più di quanto occorre per sostenere un'opinione opposta a quella del citato autore, che si abbiano cioè a considerare le due piante come specie affatto distinte. Senza ripeterne la descrizione generale, ricordasi (*) A. M. FI. mar. del Golfo di Napoli. Nuova No/arisia, Lugl. 1902. si per ultimo che la Ph. rubens può sotto le dicotomie raggiungere tal- volta l'ampiezza di 2 cent., come nel mio esemplare di Biarritz, circostanza che non mai si riscontra nella Ph. nervosa. Lo stipite visto in sezione presenta lo strato esterno di cellule colorate, piccole, in file verticali, e lo strato interno di cellule grandi, incolori, in un insieme reticolato con lacune lineari longitudinali riempite di muco amorino. La Ph. nervosa ha una consimile costi- tuzione, senonchè la parete delle cellule è assai più spessa. a. Ph. rubens (Grev.) J. Ag. Flakhefjord. Leg. M. N. Bi.ytt. b. Idem. Cherbourg. leg. Le Jolis. e. Idem. Roscoff. Aoùt 1902. Coli. J. Chalom. d. Idem. Biarritz, Juillet igoS idem. e. Idem. Rocks, Torbay, Mary VVyatt. 84. Phyllophora Bangii (Hornem.) Jens. in Rabenh. = Fucus Bangii Ilornem, - Chondrus Bangii Lyngb. - Sphae- rococcus Bangii Ag. - Rhi^ophyllis? Bangii J. Ag. - Rhodoinenia Ban- gii Grev. Fronda solitaria sorgente da un minuto callo radicale, alta 2-8 cent,, teretfuscola, semplice nella parte sua inferiore, superiormente ancipitc-piana sublineare, talvolta alata, dicotoma, pennato-divisa coi margini provvisti in parte di denti brevi e ottusi, in parte di lacinie crenulate. La larghezza minima della fronda è di un millim., la mas- sima di 2-3 millim.; le lacinie sono lunghe o,5-i,o5 millim. Questo il piano dispositivo al quale aggiungo i seguenti dati de- sunti dall' unico mio esemplare. Questo è alto 4 cent, e mezzo e può dividersi nelle seguenti parti aventi ciascuna un cent, circa di lunghezza : 1. parte subcilindrica caulescente; 2. parte semplice, lineare, stretta; 3. parte dicotomica più larga; 4. suddivisioni cimali. La parte caulescente è munita di denti esigui, alterni; la parte piana pseudo-caulescente reca due denti e due brevi lacinie; la parte dicotomica ha i margini eroso-dentati, e finalmente le due divisioni prodotte dalla dicotomia sono sormontate ciascuna da 2-3 suddivi- sioni assai evolute in quantochè da sole rappresentano un quarto circa della dimensione della intera pianta. Questo particolare le con- ferisce un marchio tutto speciale di gentilezza ed eleganza. Le sud- divisioni hanno i margini provvisti di denti, quali semplici, quali bi- trifìdi, quali palmato-lobati, tutti con l'estremità ottuse o lobato-ro- tondate. Le stesse ultime suddivisioni terminano in un'espansione laminare ovato-spatolata dai margini interi o leggermente erosi. L'aspetto complessivo di queste sommità, collegato al disegno delle immediate espansioni sottostanti assai più piccole, si presenta com- positamente panduriforme. La sostanza è rigida e tenace malgrado l'apparente delicatezza della pianticina; il colore è rosco-bruno-gial- lastro nella parte caulescente; il resto è di un delicato roseo-carni- cino con una sfumatura leggerissimamente ametistina di un vaghis- simo effetto visto contro luce, massime nelle espansioni estreme di una trasparenza vitrea. Non se ne conosce ancora la fruttificazione. Sui rizomi di Zostera. La regione boreale ha il vanto di produrre sulle sue terre la Calypso boreaììs L., e ne' suoi mari la Phylìophora Bangii Jens. Cosi la Vandea e la Tilocarpea si possono considerare come 1" ultima espressione di quella energia vitale che esplica la sua maggiore espressione estetica nelle latitudini più vicine all'equatore. La sezione della parte inferiore dà un ambito fusiforme assai rigonfio. Strato corticale di cellule rosee, esigue, oblunghe in file verticali serrate, le cui estremità sono immerse in muco ambrino. Strato midollare di cellule più grandi, subtonde, incolori, componenti un reticolo di maglie tonde ed oblunghe a seconda delle varie po- sizioni, talvolta scomposte e quindi con qualche lacuna lineare. a. (senza determinazione). Liti Bahusiani. Subgen. 111. Phyllotylus (Kuetz.) J. Ag. 85. Phylìophora palmettoldes j. Ag. excl. var. nicaeensis Harv. ('). = Fucus membranifolius var. rubens Turn. - Chondrus Brodiaei var. simplex Grev. - Phylìophora Brodiaei var. simplex Harv. - non Phyllotylus sicuhis Kuetz. - Sphaerococciis Palmella Lyngb. (*) Vegg. Nuova Notarisia, Genn. 1904, p. 27-30. Ne' suoi più grandi sviluppi oceanici, questa pianta ha molta analogia esteriore con la Ph. Brcdiaei J. Ag., ciò che spiega le si- nonimie che vi si riferiscono. Le frondi nel loro stato giovanile sono assai delicate, sottilmente membranacee, aderibili alla carta, alte un cent., compreso lo stipite sempre assai lungo, gregarie sul disco pa- rassitario di spongie, di rizomi di Posidonia o di alghe diverse, ob- ovate, intere, poscia intaccate alP apice con una breve fessura. Nel successivo sviluppo quest'intaccatura si approfondisce, i lobi si di- varicano, si fanno sublineari con l'estremità rotondata, e la fronda assume così l'aspetto di una ipsilon. È appunto sotto questa forma che si mostra generalmente nel Mediterraneo. Quelle più robuste deirAtlantico hanno lo stipite brevemente subcilindrico alla base, indi appianato, che va man mano allargandosi nel disco cuneato il quale si fa policotomo alla sommità spesso erosa e allora munita di più o meno numerose prolificazioni ligulari od ovate. Altezza 3-6 cent.; larghezza massima 2 cent, sotto le divisioni cimali. La sezione trasversale di uno stipite mostra lo strato corticale spesso, di cellule porporine assai piccole, subtonde o un po' oblunghe, disposte in iile verticali. Strato midollare di grandi cellule incolori, tonde o poligonali per mutua pressione, sotto forma di un reticolato. a. Ph. palmetloides J. Ag. Sidmouth. Hlerb. Holmes. b. Idem. Cherbourg, sur les rochers sablonneuses a basse mer, mars 1860, leg. A. Le Jolis. e. Idem. Sur stipes des Laminaria Clous/oni, Roscoff, Sept. 1903. Coli. J. Chalon. 8ó. Phyllophora membranìfolia (Good. et Wood.) J. Ag. = Sphaerococcus membranifolius Ag. - Fucus menib. Good. et W. - Rhodymenia membranifolia Harv. - Phyllolylus membr, Kuetz. - Chondrns membr. Grev. - Fucus rubens Muell. - F. crispatus Mucll. - F. fimbriatus Huds. - F. Palmella var. Lamour. Per il portamento ha, fra le sue congeneri, la maggiore rasso- miglianza con la Ph. Heredia. Pianta cespitosa sul callo basilare, alta 7-1 5 cent., con lo stipite cauliforme assai lungo, denudato, del diametro massimo di 2 millim., più o meno vagamente ramoso, subcilindraceo, indi compresso. Rami subcompressi, inferiormente subsemplici, i primari assai diva- ricati, anzi talvolta reflessi, con le divisioni laminari raccolte nelle 90 estremità. Queste lamine ora sono strettamente lineari, più spesso cuneate, integre, troncate negli apici, o palmato-laciniate con le la- cinie alterne subpinnatifìde. Cistocarpi subtondi od obovati, brevemente stipitati, del diametro di 1-2 millim., isolati ravvicinati sulla base dei rami superiori, ma in maggior numero sui margini delle basi lineari-cuneiformi delle lamine. Tetraspore dubbie, essendosi creduto di ravvisarle in certe produzioni rappresentanti probabilmente una specie di Actinococcns. Sostanza subcarnosetta nel fresco, membranacea nel secco, porporina. La sezione della parte caulescente dà un ambito subrotondo e presenta una cuticola spessa di muco solidescente. Strato corticale di cellule rosee, piccole, subtonde' o leggermente allungate, disposte in file verticali. Midollo di cellule grandi a parete assai crassa, ravvicinate a reticolo, con le più esterne a maglie irre- golari allungate e fitte, anastomosanti fra le cellule più interne dello strato periferico. La sezione di una lamina ha figura lineare. Gli elementi costi- tutivi sono in rapporto all'angustia delPambito. Il midollo è formato da cellule isolate, subtonde, grandette, a parete sottile. Dalla Norvegia scende fino al limite della Francia. Attraversa l'Atlantico di cui però non ci sono abbastanza note le stazioni in- termedie. 'HqW Algarhim Zanardini ne viene citata del Connecticut; il W. Farlow la dice «common from Long Island Sound northward; North Atlantic»; lo scrivente ne possiede un esemplare raccolto dal Collins. a. Ph. memhranifoìia (G. et W.) J. Ag. Srinesund, leg. Schùbeler. h. Chondriis membranifolìus Hook. Br. FI. p. 3o2. Sidmouth and Torbay. Herb. M. Wyatt. r. Ph. membr. Ag. Atlantico, Nord America, Leg. Collins. E.\ herb. Ardissone, oltre a parecchi altri esemplari d" ignota provenienza. Gen. GYMNOGONGRUS Mart. Etym. gymnos nudo e goggros escrescenza. Subgen. I. Tylocarpus (Kuet7.) 87. Gymnogongrus Griffithsiae (Turn.) Mart. = Fticiis GrijU'. Turn. - Ty/ocarpi/s Gn'J/'. Kuetz. - Cììoiuirus Griff. J. Ag. - Gigartina Griff. Grev. - Polyides Griff. Gaill. - Sphacrococcus Griff. Ag. - Fucus tenlaculaliis Bert. - Gymnogong. ientaculatus Kuelz. - Tytocarpiis tentaculatus Kuetz. - Gyinnog. fiu- ceìlatus Kuetz., non (Ag.) J. Ag. - Gymnogong. parlhenopaeus Kuetz. - Fucus partii. Bridel. - Fucus fastigialus VVulf. - Polyides /enuissima Nacc. - Gynuiogongrus Wulfeni Zanard. Questa specie cosi comune anche nel Mediterraneo da meri- tarsi l'aggettivo di partenopea, vive nelle più disparate condizioni di ambiente, così nelle pure acque agitale dai marosi, come nei porti e nei canali marini, saturi di materie ultra azotate. È una piantina alta al massimo 5 cent., rosso-bruna in trasparenza, nerastra nel- l'aspetto, subperennante, crescente sugli scogli e sui muri, a poca profondità, in densi cespuglietti, coi rami lìlitbrmi subcilindrici, indi- visi alla base, poscia svolgentisi in dense dicotomie decomposte. Può ospitare V Actinococcus aggregatus Schmitz. Strato midollare di cellule mediocri oblunghe longitudinali e subtondo-angolose, decrescenti dal centro alla periferia. Strato corticale composto di cellule minutissime, verticali, di- sposte in file moniliformi serrate, dicotomo-fastigiate in alto, coibite in muco consistente. a. Gigartina Griffithsiae Hook. Br. FI. p. 3oi. [Gymnogongrus Or.) Sidmouth. Erb. M. Wyatt. 88. Gymnogongrus furcellatus (Ag.) J. Ag. var ambiguus Picc. et Grunow. = Sphccrococcus furcellalus Ag. - Chondrus violaceus Sond. in Hohen. Pianta molto slanciata e di rameggio assai più povero che nella precedente. Nell'esemplare è alta 8 cent., ma può raggiungere i 20, almeno nella forma tipica. Fronda filiforme, larga al massimo un millim. e mezzo, sul cui stipite di oltre un cent, di altezza ha luogo una dicotomia forcellata. I due rami principali che ne derivano por- tano dei rametti lunghi 2-4 cent., divaricati e poscia eretti, che, alla loro volta recano dei ramoscelli spiniformi suborizzontali. Sostanza coriacea; colore oscuro in apparenza; violaceo-verdolino, visto contro luce. La sezione dello stipite presenta un ambito obovato-subtondo o subrettangolare cogli angoli rotondati. Midollo abbondante di grosse 92 cellule incolori, subtonde, oblunghe, subangokìte, isolate, a pareti continue, o sfilacciate e brevemente caudate, vagamente subradianti dal centro o prettamente longitudinali. II centro presenta talvolta una dilatazione lacunare ora apparentemente vuota, ora occupata da una sostanza mucosa. Dette cellule vanno man mano diminuendo di volume quanto più si avvicinano allo strato corticale. Strato corticale periferico costituito da una cuticola di muco ambrino assai consistente, contro la quale vengono a far capo delle file verticali di esigue cellule di un violetto assai pallido. La base di queste file si scompone in cellule mediocri e poscia un po' più grandi. Queste ultime si possono considerare di pertinenza del più esterno giro del midollo. a. Gymnogongrus furcellatus, var. ambigua. Perù: a Paita - Aprile 1884. Race. C. Marcacci. Erbar. A. Piccone, ora A. Forti. Subgen. 11. Oncotylus (Kuetz.) 89. Gymnogongrus norvegicus (Gunn.) J. Ag. = Fucus norvegicus Gunn, - Sphaerococcus norvegicus Ag. - Cìwndrus norvegicus Lamour. - Oncotylus norvegicus Kuetz. - Fucus polyinorphus var. Lam. - Sphaerococcus crispus var. dubius Ag. - Chondrus dubius Mont, - Fucus devoniensis Grev. Di aspetto assai diverso dai precedenti per le sue frondi larghette, appianate, di un bel color porporino che si fa più scuro nel secco. La pianta è più o meno fittamente cespitosa, brevemente e sottilmente subcilindrica alla base, indi sempre più va allargandosi nella fronda lineare, larga 2-4 millim., decomposto-dicotoma ad ascelle tonde, con le estremità rotondato-ottuse. Le insenature superiori sono tonde, ottuse o anche acute, secondo il vario grado di divaricazione delle ultime sezioni. Gli esemplari in osservazione sono alti 4-6 cent., e tre di essi recano numerosi parassiti di Actinococcus peltaeforinis Schmitz. Strato midollare di cellule grandette, oblunghe longitudinali il cui diametro si fa minore quanto più si avvicinano alla periferia. Strato corticale di esigue cellule oblunghe disposte a monile in file serrate verticali. Cuticola di muco coibente ambrino. Le cellule son tutte senza distinzione colorate di porporino-violaceo chiaro. a. Gym. ?iorvegicus ]. kg. Loire inf. Le Croisic, 21. Settemb. 1873. Legi ipse V. Ripart. b. Idem. avec Acimococcus peltaeformis. Biarritz, Juillet 1903. Coli. J. Chalon. e. Idem. La Goureppe (Guéthary) Septemb. 1904. J. Chalon, Subgen. IV. Leiogongnis. 90. Gymnogongrus linearis (Tum.) J. Ag. = Fucus limaris Turn. - Sphaerococcus linearis Ag. - Chon- dri/s linearis Grev. Differisce assai nel portamento e nei particolari dagli altri suoi congeneri per le frondi lineari più o meno canalicolate, pel rameg- gio diradato, allungato e per le divisioni terziarie laterali e cimali dilatate, liguliformi rotondato-ovate a punta ottusa. L'altezza, nel mio esemplare, è di 7 cent.; la larghezza delle frondi è di un mill. circa. E scarsamente provvisto di Aclinococcus sp. Sostanza coriacea; colore porporino-giallognolo. a. Sphaerococcus linearis Ag. Altra indicazione il cartellino non reca. La pianta è oriunda del Pacifico, America settentrionale. Strato midollare voluminoso costituito da varie cellule subtonde, irregolari, spesso a parete lacerata e disciolta in filamenti articolati, contesti, che mettono capo nello strato corticale dove si fanno di- cotomi, con articolazioni moniliformi, saldamente coibiti in un muco amorino. Gen. AHNFELTIA Fries. Etym. dal eh. Ahnfelt. La collocazione sistematica di questo genere è da ritenersi in- certa, dappoi che nei nucleoli immersi nelle frondi e poscia emer- genti, dal eh. J. Agardh ritenuti per cistocarpi, il eh. Schmitz ebbe a riconoscere un'Alga parassita del gen. Sterrocolax; come altri pa- rassiti dei gen. Aclinococcus e Colacolepsis ebbe a ravvisare nei cre- duti nemateci di alcuni Gymnogongrus e Pliyllophora. 94 91. Ahnfeltia plicata (Huds.) J. Ag. = Splìacrococcns pUcalus Ag. - Gviimogoìignis plicatus Kuctz. - Tyìocarpus plìcaliis Kuelz. - Ceraniiuìii plicaliini Roth. - Gigartina plicala Lamour. - Fiiciis albiis FI. Dan. ctc. Di aspetto grossamente criniformc nel secco, assai ramificata, con rametti alterni o secondati, di colore nerastro in apparenza, vio- laceo in trasparenza, talvolta baio o rossastro per alterazioni subite e per le varie condizioni di età e di ambiente. La statura è dai 5 ai 20 cent. ; la sostanza è cornea e lucida nel secco. Nei maggiori sviluppi i rami sono lungamente fastigiati, flagelliformi, sinuosi; nelle forme basse si hanno ramificazioni decombenti con rametti brevi, divaricati. Pseudo-nemateci oblunghi o subtondi più o meno nume- rosi. La sezione della fronda, tondeggiante a margine intero, presenta lo strato corticale di fili minutissimi moniliformi, verticali, coibiti in muco atro-violaceo solidescente, e lo strato midollare composto di cellule angolose o rotondate, subradianti, stipatissime. a. Ah. plicata (Huds.) Fr. Fredriksron, Leg. M. N. Blytt. b. Idem. Le Jolis. Alg. mar. de Cherbourg. Mars. e. Gymnog. plicatus (Huds.) Kg. Stratford Sighthouse, Connecticut. Coli. H. A. Green, 2 Settemb. 1895. d. Ali. plicala Fries. Entre La Gourcppe et Guéthary. Juiliet 1903. Coli. J. Chalon. e. Idem. La roche-qui-boit, prcs de Biarritz. Settemb. 1904. Herbier J. Chalon. 92. Ahnfeltia concinna J. Ag. =r Spliaerococcus concinmis var. imìiiersus Ag. - Gymnog. impli- catiis Kuelz. - Sphaeroc. implicaliis Kuetz. - Tvlocat pus implicatus Kuetz. - Ahnfeltia Polvides Aresch. Fronda cornea nel secco, subcilindrica, con lo stipite più o meno lungo (4-7 cent.), decomposta, di-tricotoma con prolificazioni subse- condate o fascicolate. I miei esemplari sono alti 10 cent. Secondo le American Algae di J. E. Tilden, la pianta può raggiungere in aL tezza 4 decim. e il diametro massimo di 5 millim. Sia dunque per le dimensioni, pel portamento, pel colore bruno-porporino, e pei rami assai corti, si differenzia assai bene dalla precedente. I rami ed ) rametti superiori presentano sovente dei numerosi noduli o promi- nenze nel centro o sui margini della fronda. In queste produzioni j. AgArdh ravviserebbe i cistocarpi. Dopo però la rivelazione dello ScHMiTz che nei creduti nemateci della Ah. plicata ebbe a ravvisare uno SUrrocoìax, si dubita che il fatto debba ripetersi anche nell' Ah. concinna. Senza negarlo a priori, non e nemmen lecito presupporlo in modo assoluto. La sezione dei noduli portati dal mio esemplare Hawaiano della specie in esame presenta una o due grandi masse (sori) colorate, formate, alla loro volta, da 3o-5o masse (soruli) composte di cellule colorate, grandette, subtonde od oblunghe, isolate o strettamente riunite a 2-4. Queste infime aggregazioni conferiscono loro infatti l'aspetto di tetraspore. Certo che qui non si tratta di Sterrocoìax la cui organizzazione è ben diversa. ('). La sezione della parte caulescente della fronda offre lo strato corticale vinoso o violaceo, egregiamente delimitato da minutissime cellule oblunghe, disposte in file verticali molto serrate. Strato mi- dollare voluminoso, omogeneo, composto di cellule incolori, mediocri, tondeggianti, piuttosto appressate, talvolta apparentemente collegate da filamenti. Quest'illusione è dovuta alle pareti delle cellule sezio- nate appartenenti alle porzioni contigue. Cresce attaccata alle rocce, a bassa marea. a. Ah. concinna J. Ag. Perù, a Paita - Aprile 1884. Race. C. Marcacci. Ex herb. h. Piccone, ora A. F'orti. b. idem. Mahukona harbor, Hawaii, Territory of Hawaii. Amer. Alg. J. E. Tilden. 27 Je ic»oo. 93. Ahnfeltia Durvillaei (Bory) J. Ag. ^ Polyidcs Durvillaei Bory. - Chondrus mnbellatus Kuetz. - Plocaria Durvillaei Mont. Può raggiungere i 17 cent, di altezza e lo spessore di una penna maggiore corvina. Fronda cilindrica, decomposto-dicotoma, fastigiata, colle ascelle acute e coi segmenti estremi lunghi i-3 cent., i cui apici sono troncato-intaccati e leggermente bilobi. Sostanza carnosa (') Lo scrivente non ha materiale sufficiente o adatto per indagini ulteriori sullo argomento, né questa è la sede più opportuna di trattarlo. Si augura che altri più competenti lo facciano proprio. nel fresco, cornea nel secco. II colore è verde-oliva-scuro-fucaceo. Si distingue a primo tratto dalie precedenti specie per la grossezza uniforme delle sue divisioni, eguale, cioè, a quella massima dello stipite. Esemplare sterile e privo di parassiti. La sezione dello stipite ha forma subtonda e rivela un interno assai omogeneo di cellule assai piccole, incolori nell'esemplare. Quelle della parte centrale del midollo sono subtonde, aggregate senz'ordine apparente, ma presto si dispongono in file moniliformi radiate, assai ravvicinate, che vanno a raggiungere la periferia nella quale le cellule si fanno leggermente oblunghe. Le estremità perife- riche di queste file sono subsemplici. Ne consegue che T aspetto ge- nerale non presenta alcun divario notevole nel passaggio dallo strato midollare a quelle corticale. Quest'ultimo s'impone piuttosto per le grandi zone concentriche di muco solidescente umbrino, che segnano le annuali sovrapposizioni di accrescimento. Nelle divisioni estreme della fronda di poco varia l'intima or- ganizzazione. Le cellule midollari sono meno fitte, un po' più gran- dette, e meno regolare si mostra la disposizione radiata delle file. Lo strato corticale termina in cellule assai esigue, in file subdico- tomo-incrociantisi per un tratto di micromillimetro, ed è circoscritto da un sottilissimo cerchio mucoso, ambrino. a. Ali. Diirvillaei ]. Ag. Perù, a Paita. Luglio i883. Race. C. Marcacci. Lx herb. A. Piccone ora A. F"orti. Gen. ACTINOCOCCUS Kuetz. Etym. actis raggio e coccos grano. Questo genere appartiene al gruppo delle Ilydrococceae di Kue- TziNG, della famiglia delle Squamariacee di Harvey {Index gen. Alg.), caratterizzato da: Phycoma gelatinoso, globoloso, formato da cellule ologonimiche, disposte in serie raggianti ed immerse in una sostanza gelatinosa. Gli sporangi si dividono in quattro in modo più o meno perfetto mediante due divisioni crociate ('). (') Dai recenti studii di F. Heydrich sui tetrasporangii, anteridii e organi sessuali femminili dell' Actinococcus, è risultato che per i caratteri sui quali si fonda la classificazione carpologica dello Schmitz, il gen. Actinococcus deve co- stituire un gruppo nuovo {Actinococcales) da inserirsi tra le Nemalionales e le Gigartinales. (V. N. Notarisia, lugl. 1906, p. 118-119). 97 94- Actinococcus subcutaneus (Lyngb.) Roscnv. = Chaetophora membranifolìa Lyngb. - C subciitanea Lyngb. - Rìviilaria rosea Suhr. - Actinococcus roseus (Suhr.) Kuetz. Non si potrebbe meglio mettere in rilievo la singoUirità e l'alto interesse di questa esigua pianta se non col riportare le belle e do- verose parole del eh. G. B. De Toni in omaggio al maestro: « Mi- rum quod cei. Zanardini similitudinem cximiam sic dictorum ne- matheciorum sui Gymnogongri Wulfeni cum fronde Actinococci claris verbis adnotavit, hoc modo pertinentiam nematheciorum ad genus Actinococcum praeludens (') ». L'autorevole monito provocò infatti la stabile conferma del ge- nero che conta ormai quattro specie sistematicamente bene acquisite, e non è improbabile che il numero si accresca. La stranezza di questa specie deriva dalla natura sua elegante- mente complessa, dalT aspetto esteriore il più semplice e dalla posi- zione costante da essa occupata in quelle date parti delle Floridee che le servono di matrice. Finora non venne constatata che nella Phyllophora Brodiaei e Pìi. intcrrupta, e precisamente nei segmenti terminali delle loro frondi in modo da simularne i nomateci. Questa apparenza s'impone talmente, che nella descrizione delle citate P/zv/- lophora l'accenno ai parassiti vien sempre espresso con la dicitura di psendo-nemathecia. Il tallo parassitico, esiguo, non può essere rilevato ad occhio nudo, vegetando esso nella testura della fronda ospitante, dallo estremo margine della quale non sporgono che i pulvinoli in forma di bottoncini emisferici o globosi, assai rilevati o lentiformi (nel secco), solitari aggregati in numero di 2-3, brevissimamente pedicellati, ma generalmente sessili, del diametro di un millim. nel secco. Presenta al microscopio un aspetto dei più vaghi e caratteri- stici. Sezionato un bottoncino, si crede di osservare una pianta sola, mentre si scopre di averne sott' occhio parecchie riunite in pulvinolo, ma facilmente sciogliontisi sotto una leggera pressione del vetrino. L'interno è costituito da un ammasso di cellule scure, grandette, subtonde, leggermente oblungo-subangolose, dal quale si partono ('). J. B. De Toni. Syll. Alg. Voi. IV, Sect. I, pag. 243- 98 dei pennacchi di filamenti, eguali semplici, quali dicotomi o tricho- tomi, fastigiati, radianti leggermente acuminati, composti di cellule carnicine, tonde quelle in basso, indi man mano subquadrate e in- fine rettangolari. I ramuscoli di questi filamenti sono attenuati alla base ed alla estremità. Insomma rammenta le Newalionales. a. I miei esemplari sono portati dalla Phyllopliora Brodiaei (Turn.) J. Ag. Fredriksron. 1826, non avvertiti da M. N. Blytt qui legit. 95. Actinococcus peltaeformìs Schmitz. Ne' miei esemplari questa specie si mostra sul Gymnogongriis norvegicus di cui occupa abbondantemente il lembo di entrambe le pagine e raramente sporge dai margini. Si mostra in pulvinoli appiattiti (nel secco) tondi, larghi 1-2 millim. nei più evoluti (puntiformi in quelli incipienti), isolati, ma più di frequente aggregati e talora così ravvicinati che si sovrappongono parzialmente coi loro margini, cosi da presentare tanti circoletti più o meno eccentrici, aventi ciascuno un accentuato minutissimo punto centrale, di un porporino più carico, formalo dalla base di aljissione. Il Gymnogongrus norvegicus J. Ag. di Croisic ne porta non meno di 200; molto meno quello di Biarritz. Ciò però che più preme di rilevare si è la presenza dello stesso A. peltaefonnis (in numero di 5) sopra una fronda di uno degli esem- plari di Phyllophora Brodiaei di San Vincente de la Barquera, il quale peraltro non reca alcun Actinoc. snbcutaneus. Ignoro se questa matrice sia già stata da altri segnalata per l' A. pel/aeformis. Cuticola periferica incolore composta di un filamento (mem- brana) articolato, ad articoli disuguali, di frequente spezzati, ciò che è dovuto ai finissimi raggrinzamenti della membrana sezionata. Serie esterna di filamenti semplici, aghiformi, verticali, distanziati, subpa- ralleli, composti di cellule oblunghe, piccolissime, moniliformi, vio- letto-vinose, convergenti verso l'interno dove si fanno più spessi. 11 tutto immerso in muco violetto. a. Sulla Phyllopliora Brodiaei. San Vincente de la Barquera (Espana). Legit Làzaro. b. e e. Sul Gymngong. norvegicus. Biarritz. Juillet 1903 : La Gou- reppe, Sept. igo^. Coli. J. Chalon. 90 Gen. STERROCOLAX Schmitz. Etym. slerros duro, solido, e colax parassitai. Essendone ignoti i frutti sessuali, si colloca questo genere come ultimo delle Gigartinacee, data la sua natura intima già abbastanza caratteristica. 96. Sterrocolax decipiens Schmitz. P'orma dei piccoli nodi interni oppure laterali nei rami dell' ^1//-//- feltia plicala, emisferici, dello stesso colore scuro e della stessa so- stanza cornea della matrice, contesti di fili semplici fascicolati, coi monosporangi all'estremità dei fili radianti svolti nella regione corticale. a. Sterrocolax decipiens Schmitz. Sur Ahnfellia plica/a. Chenal de l'Ile vert, Roscoff, Aoùt 1902, Sept. igoS. Coli. J. Chalon. Siibfamiglia V. MYCHODEAE Schmitz. Gen. MYCHODEA Harv. Etym. ììiychodes sinuoso, allusivo allo strato medio della fronda. 97. Mychodea hamata Harv. = Acanthococcus Ewingii Harv. - Lecithites rangiferinus J. Ag. Aspetto esteriore gracilario-ipnoide, quale almeno si presenta in alcune parti della pianta che è densamente cespitosa subcilindrica, coi rami intricati, variamente disposti, acuti all'apice, con ramoscelli brevi, mucronati, .secondati, talvolta falcati amati, alta da i5 a 20 cent., e spessa 2-4 millim., rigonfia, succosa e scuramente porpo- rina nel fresco. Vista in trasparenza nel secco, la fronda appare per- corsa nel lungo da una specie di costura dalla quale si partono delle esigue ramificazioni, simulanti delle pseudo-sezioni, che si congiun- gono alla periferia. La sezione chiarisce la natura di queste intime disposizioni, e ci riconduce a ripristinare l'aspetto che la pianta deve presentare nel vivo. Struttura filamentoso-cellulare, composta di tre strati : strato pe- riferico di una o due serie irregolari di cellule non serrate, oblunghe, verticalmente disposte; strato intermedio di assai grande volume, occupante cioè la maggior parte del diametro, costituito da grossi 100 filamenti ansati, in modo rettilineo o sinuosamente paralleli alle cel- lule corticali, formanti più internamente una rete a maglie assai grandi convergenti al centro o midollo il quale è composto di poche cellule irregolari, distanziata, a parete assai più spessa di quella delle cellule periferiche. Nel secco la pianta è piuttosto solida e male aderisce. a. Mycliodea haiuata Harv. Australia. Ex herb. De Toni. h. Idem. Australia. Race. Mueller. Erb. A Piccone. 98. Mychodea foliosa (Harv.) J. Ag. = GymnogongriLs foliosiis Harv. - Eulhora marginìfera Aresch. Come la precedente, appartiene al sottogenere Lecillules ]. Ag., non più però fra le lineari, ma fra le cùneato-flabcllato-espanse. L'esteriorità, per la disposizione delle divisioni principali, ricorda i Gymnogongrus a fronda piana, e per l'insieme le Grateìoiipia nelle specie e tipi più suddivisi, come, ad esempio, alcune forme di Grat. filicina. Da un piccolo callo sorgono le frondi cespitose sopra lo stipite di pochi millimetri fino a mezzo centimetro, piano, lineare subcu- neato, d'onde il disco presto si divide in una prima dicotomia le cui branche si suddividono, facendosi più volte dicotomo-flabellate, più o meno fastigiate coi segmenti larghi circa 2 millim., recanti numerose prolificazioni foglioliformi, lineari, ligulato-cuneate od ob- ovate, assai contratte alla base, quasi picciolate, commiste ad altre assai più brevi, strettamente lineari, acute, spiniformi. I cistocarpi solitari sono portati dalle fogliole e dai rametti. Ea sostanza è piut- tosto ferma e rigidetta; il colore è porporino-livido o porporino giallognolo, massime nel secco. La sezione offre un ambito lineare ad estremità ottuse. Il mi- dollo si presenta sotto la forma di una costa longitudinale composta di cellule mediocri, colorate, longitudinali, semplici o caudate alle estremità in forma di filamento. Ai lati di questo asse centrale si allungano in due linee subparalelle le vastissime cellule dello strato intermedio alle quali fanno seguito le cellule minori costituenti la base dello strato periferico formato da cellule esigue assai stipate, in linee verticali, immerse in muco ambrino. a. Mychodea foliosa J. Ag. Australia. Race. F. Mueller. Erb. A. Piccone, ora A Forti. iOl Siihfain. VI. DICRANEMEAE Schmitz. Gen. DICRANEMA Sond. Etym. dicrauos forcuto, e ncìiia filo, allusivi alla fronda filiforme forcuta. Ee specie di Dicraneuia finora ben stabilite non sono più di cinque, divise in due sezioni. La sezione I."" comprende due specie aventi i cistocarpi solitari fra le sommità convolute dei rami; la se- zione 11.'' comprende le altre tre specie (D. aciculare J. Ag., D. Jì- ìiforme Sond., D. setaceum Sond.) coi cistocarpi, spesso pluriseriati, disposti unilateralmente nella parte inferiore dei rami sotto forma nodosa. 99. Dicranema revolutum (Ag.) J. Ag. Pianta alta 2-4 cent, sorgente da un piccolo callo discoideo. Ee frondi sono più o meno densamente cespitose, della grossezza di una setola porcina, più volte forcute, poi irregolarmente cimose, coi segmenti patenti convoluti agli apici. Per quest'ultima particolarità rievoca T immagine delle giovanissime frondi di Hypnea muscifonnis, senonchè il cercine è pure setaceo, anziché incrassato. Cistocarpi sferici, prominenti presso le sommità dei rami; tetrasporangi anni- dati nello strato corticale alla sommità del rametti. Sostanza rigida, nel secco subcornea e quindi inaderibile. La sezione trasversa è subtonda od elissoide. Midollo di fila- menti brevemente articolati e spesso scomposti in cellule esigue gra- nulose. Strato intermedio di cellule grandi congiunte a reticolo, lon- gitudinali, incolori, talora scomposte in finissime granulazioni. Strato corticale di cellule ultra esigue, colorate, in file semplici o subdico- tome solo nell'estremità periferica. La visione è sempre limpida anche senza l'aiuto dell'acido cloridrico. Nuova Olanda australe ed occidentale. a. D. revolutum H. Australia. Ex herb. De Toni. ICQ. Dicranema Grevillei Sond. = Gracilaria pumila Grev. - Cysioclonium Grevillei Kuetz. A seconda delle varie forme o del vario grado di sviluppo, si avvicina nel portamento a\V Ileringia, oppure alla Gigarlina aciculari^ od al Gyiiiuogongrus Grìffilhsiae. È alto da 5 a io cent. Da un pie- 1Ó2 colo callo basilare s'inalza lo stipite eretto, della lunghezza di un cent, o poco più, alla cui estremità la fronda, setacea, si divide in una prima dicotomia patentissima e cosi divaricata da assumere la di- sposizione prettamente orizzontale. Le divisioni seguenti sono ad an- golo ottuso od acuto, subfastigiate, con le estremità brevemente for- cute, talvolta triforcute, coi segmenti eretti, raramente subconvolute. Cistocarpi sessili fra gli apici. Tetrasporangi nella parte supe- riore dei rami, lunghi circa un millim., a base troncata oblungo- ovata. 11 colore, porporino nel fresco, si fa laterizio o giallognolo nel secco. La sostanza è carnoso-rigida nel vivente, cartilaginea nello stato secco. La sezione dello stipite ha forma elittica. 11 centro è occupato da un asse piccolo (o due contigui; circondato da cellule piccole, incolori, oblunghe. Strato intermedio assai voluminoso, composto di vastissime cellule incolori, disposte a reticolato con maglie oblunghe longitudinali, decrescenti dal centro alla periferia. Le cellule pericen- trali di questo strato sono aperte verso il midollo, le cui pareti si pro- lungano in filamenti perdentisi fra le piccole cellule circondanti l'asse. Strato corticale di cellule decrescenti dall'interno all'esterno, assai piccole, colorate, subtonde ed oblunghe, verticali, e stipatissime quelle a contatto della cuticola (membrana) periferica costituita da muco solidescente porporino-giallastro. La sezione praticata poco più in alto rivela che all'asse centrale suddetto è sostituito un vero midollo di filamenti articolati longitudinali. La sezione di un lobo cimale fertile mostra i cistocarpi in file moniliformi radianti, appressate o distanziate, porporine. In tal parte la struttura della fronda presenta grandi differenze con quelle della parte inferiore, in dipendenza dell'elaborato riproduttivo, e cioè il reticolato ed i filamenti sono sostituiti da cellule mediocri, e piccole, strette, oblunghe, distanziate, subradiate, senza avvertibile delimita- zione di passaggio fra lo strato intermedio e quello midollare. a. Dicranema Grevìllei Sonder. King Georges Sound (Misit Ed. Bornet). b. Idem. Rottnest Island. Australia. Coli. Walcott, 1896. In herb. Thuret. (Com. Ed. Bornet). e. Idem. Geographe Bay. Algae curante J. G, Agardh di- stributae. Ex herb. Weber-van Bosse. 103 Subfam. VII. CALLYMENIEAE (J. Ag.) Schmitz. GENERI CALLOPHYLLIS Kuetz. CROSSOCARPUS Rupr. ? MICROCOELIA J. Ag. ? ECTOPHORA J. Ag. POLYCOELIA J. Ag. CALLYMENIA J. Ag. GLAPHYRYMENIA J. Ag. MEREDITHIA J. Ag. HORMOPHORA J. Ag. CALLOCOLAX Schmitz. Gen. CALLOPHYLLIS Kuetz. Etym. callos bellezza, phyllon foglia. La denominazione generica già esprime l'importanza estetica di queste Alghe le quali costituiscono generalmente uno dei più vaghi ornamenti nelle profondità marine dai io ai loo metri. All' in- fuori della C. laciniata che si trova anche nel Mediterraneo, tutte le altre trenta e più specie si distribuiscono nei mari Australi, Nuova Olanda, Nuova Zelanda, Capo di B. Sp., spiagge Congoensi, Ta- smania, Giappone, California, Perù e Atlantico Europeo. loi. Callophyllis obtusifolia J. Ag. = C. austraìis J. Ag. — C. furcala, f. dissecta Farlow in llerb. Può raggiungere l'altezza di circa 20 cent., ma nei più modesti sviluppi ricorda alcune forme di Gyuinogongrus norvcgicus e di Ne- nia stoma dichotoma ('). Nell'esemplare colombiano in esame è alta 5 cent, e larga oltre mezzo cent, sotto le prime ascelle. Da un piccolo stipite semplice sorge la fronda lineare, piana, divisa indi in sezioni leggermente cuneate, che si spiegano a ven- taglio mediante ripetute divisioni secondarie ad ascelle tonde, coi lobi estremi ottusi, rotondati o subtroncati. I cistocarpi si trovano immersi nel disco dei segmenti superiori. Conserva nel secco un bel colore porporino; la sostanza è membranacea, aderibile. (1) Diffidare dei paragoni con la Gracilaria poly carpa J. Ag. (f. della G. vtnltipartita Harv.j, massime se desunti da iconografie, tanto più che questa Cal- lophyllis entra nelle forme a fronda membranacea, larga fino a 10-13 millim. 104 Sezione trasversa a forma lineare con le estremità rotondate. Strato corticale sottile, di cellule esigue, porporine, disposte in file brevi, verticali. Strato midollare di cellule elissoidi o subtonde, le centrali assai grandi, un po' meno quelle periferiche. Tra cellula e cellula si presentano dei meati triangolari o subtondi con endocromi il cui pigmento non sempre si rivela negli esemplari disseccati. Questo apparato midollare offre T aspetto di un vaghissimo reticolato di maglie a grosse pareti leggerissimamente paglierine o incolori. Cresce sulle roccie e sulla Zostera fino dalla bassa marea. a. 325. C. obtiisifolia J. Ag. Baind cove, Strait of Juan de Fuca, Vancouver island, British Columbia. J. E. Tilden, i Aug. 1898. 102. Callophyllis cervicornis Sond. Questa e l'aljlne alcicornìs J. Ag., per l'assai ridotta loro vi- stosità e pel portamento, costituiscono un'eccezione. Si tratta infatti di piante a suddivisioni lineari assai strette, carnosette, di modesto sviluppo, opperò ben differenziate da tutte le altre congeneri. L'esemplare è alto sei cent. Le frondi sorgono in parecchie da un piccolo callo, larghe 2-6 millim. nelle parti inferiori, appianate. I rami si suddividono in segmenti di-tricotomi o irregolarmente pen- nati in modo alierno, muniti di denti minuti, sparsi, subolati, sem- plici, bifidi subramulosi. I segmenti superiori sono secondati, larghi circa un millim., gli ultimi acuti 2-3-dentati. I cistocarpi sono immersi nel disco delle ultime e penultime lacinie. Carpospore minute subglobose. Colore roseo o porporino, secondo l'età; sostanza carnoso-membranacea nel fresco, quasi co- riacea nel secco in individui maturi, e allora mediocremente aderibili. Strato esterno sottile, composto di cellule assai piccole, colorate, in file verticali. La specialità dello strato midollare deriva da ciò: che le areole dei canali, rotonde, sono spesso completamente occu- pate da cellule filamentose in vario modo spezzate. a. Callophyllis cervicornis Sond. Australia. Race. F. ìMueli.kr. Erb. A. Piccone, ora Forti. io3. Callophyllis laciniata (Huds.j Kuetz. = Fucus lacinmlus Iluds. — Sphaerococcns lacinialiis Lyngb. — Rhodomenia laciniata Grev. — Delesseria laciniala Hook. — Fu- cus crìspatus Stackh. — Delesseria ciliaris Lamour. — Fucus ciliatiis Gm. — Ulva delie aiuta Gm. lon Le ('rondi, spesso parecchie, sorgono da un callo scutato me- diante uno stipite brevissimo cuneato-dilotato. indi espanse in ven- taglio semi-circolare lungo circa 3o cent. La ramificazione inferiore è dicotoma, superiormente più spesso palmata. Segmenti ad ascelle tonde, lineari o cuneati fra le dicotomie, larghi 1-2-5 cent, e più, coi margini ora integri, ora muniti di prolificazioni conformi, ora di processi minuti, denticolati, lunghi circa 2 millim , assai ravvicinati, formanti una serie continua fimbriata. In queste fronde hanno sede i cistocarpi da ogni lato subegualmente sporgenti. I tetrasporangi si svolgono in altri individui dai margini interi, talvolta denticolati, e sono sparsi nel disco o approssimati in sori lungo i margini. Dato questo piano generale che deve ammettersi in massima, la pianta è però suscettibile, in quanto alla forma d'insieme, alla suddivisione e dimensioni delle varie sue parti, delle più grandi va- riazioni. Come sempre, il polimorfismo è il risultato dell'azione eser- citata dagli ambienti, sieno questi di natura normale per estensione e profondità equoree o affatto speciali per cause prettamente e stret- tamente locali, ed infine fortuiti come quello subito per adattamento dagl'individui divenuti natanti. Già TArdissone, discorrendo della forma mediterranea, dice che nessuna può identificarsi con quelle oceaniche disegnate dagli Autori, nò quelle che gli vennero comunicate dal Le Normand, dal Farlow, Anderson, Eaton e Lebel, le quali alla loro volta differiscono assai fra di loro ('). Il Dott. Ed. BoRNET rileva che « Les échantillons rccoltés par Schousboe sont généralement un peu moins grands et plus vivcment colorés que ceux de Bretagne et de Normandie et ne sont pas moins polymorphes » C). J. J. Rodriguez. a proposito de' suoi esemplari di iMinorca, osserva che « Las tctrasporas de la pianta del Mediterràneo, que pudiera constituir una especie distinta de la del Oceano, pare- ce que se desarroll m exclusivamente en los dientcs marginales. Una sola vez he encontrado el frutto polispòrico » ('). Gli esemplari balea- (') Ardiss., Phycol. medit. II, p. 303- (■) E. BoRNET, Les Alg. de Schousboe p. 117. () J. J. Rodriguez, Alg. de las Baleares p. (73)- lOG rici si distinguono pel colore roseo carnicino e per la forma stret- tamente lineare (larga 3-_i mill.) che tale si manifesta nello stesso disco. La si direbbe un prodotto di troppo grande profondità (70- 80 met.). Notevoli sono le forme raccolte dal prof. Borzì nello Stretto di Messina, alte più di 3o cent., le quali sfoggiano le ultime sud- divisioni lungamente lineari-fastigiate. Essendo però state sempre raccolte allo stato reietto o natante e la comparsa loro, sebbene abbondantissima, occasionale e ad intervalli di parecchi anni, fa na- scere il dubbio di un'origine atlantica. Le forme atlantiche da me possedute sono di una incomparabile bellezza, sia per la sostanza ben ferma, pel colorito assai vivo che dal roseo passa per gradazioni al porporino più intenso e caldo in grazia di una sopratinta quasi di violetto, sia per la ricchezza del disegno costituito da divisioni di-policotome di media e di massima ampiezza, vagamente e finamente bordate sfrangiate nei margini sterili e cistocarpiferi. Descrizioni speciali di ogni forma non occorrono, in quantochè la specie rivela sempre l'identità propria pure nel proteismo di cui fa cos'i bizzarro sfoggio cos'i negli sviluppi come nella riduzione o anche soppressione di alcune sue parti. In rapporto a quest^ ultima circostanza basti accennare ad un esemplare d' ignota località, proveniente dalla raccolta Acton ('). In esso ogni dicotomia, ogni ramificazione è scomparsa. La pianta si riduce al disco munito di prolificazioni. 11 disco ha la figura di due coni riuniti per la base. Questa base ha la larghezza di circa un cent, e mezzo; l'asse longitudinale ne misura poco più di tre. Al punto massimo della larghezza si staccano, una per lato, due proli- ficazioni cuneato-fiabelliformi divise ciascuna, mediante ascelle ottuse, in due grandi lobi le cui estremità si suddividono in 2-4 lobi minori, corti, a sommità rotondate. La metà superiore dello stesso asse reca cinque prolificazioni, due a ventaglio a quarto di cerchio, e tre a cuneo semplice, ristretto, e tutte poi superiormente suddivise negli (') Il Dott. Ed. Bornet suppone che sia stato raccolto sulle coste d* Ame- rica, fra lo stretto di Magellano e la California. Lett. 5 Decemb. 1902 ad Ang. Mazza. 10? stessi lobi minori. Il perimetro delP intero processo risulta circolare, coir asse trasversale di nove cent, e quello longitudinale di otto cent. La sezione trasversale di uno stipite presenta lo strato corticale formato da un' epidermide di cellule disposte a monile, stipate, co- lorate di roseo o di porporino più o meno intenso. Sotto di queste si estende il vero corticc di più scarse, disordinate e piccole cellule tonde, oblunghe, ovato-pontute ad un'estremità. Interno composto di cellule grandi, subtonde, collegate da canali filiformi esilissimi, in minima parte continui ed anastomosanti con le cellule stesse, ma nella maggior parte spezzati, celluliformi con una punta acuminata acutissima, semplice o scarsamente ramosa. Areole più o meno ben definite, tonde o lineari incurve, raramente vuote, più spesso occu- pate dagli stessi minutissimi canali labirintiformi, spezzati, danti luogo a meati vuoti. Un segmento estremo rivela lo strato più esterno parimenti assai sottile con le cellule più interne tonde, distanziate, sparse irregolar- mente con povertà di filamenti. Strato centrale di canali contermi- nanti dei vasti meati vuoti, obovati, a perimetro non sempre com- pleto, essendo talvolta comunicanti fra di loro. A titolo di confronto, si offre la sezione di una parte caulescente della stessa specie mediterranea (Baleari). Lo strato corticale e for- mato come quello dello stipite sopra descritto, ma assai più sottile di spessore, mentre lo strato interno, povero di filamenti, è costituito da un reticolo di canali formanti delle grandissime areole in mas- sima parte vuote, oppure occupate da filamenti staccantisi dalla pa- rete dei canali stessi. Questi filamenti sono aghiformi e disposti obli- quamente all'indicata parete. a. 145. CaUopUyìlis laciniata (Huds.) Kg. Phycol. gen. 401. Rho- dùinenia Grev. Zweijàhrig. Barfleur, Dep. de la Manche. b. (senza determinazione né qualsiasi indicazione) Race. Acton. e. C. laciniata Ktz. Rochers de Santec. Sept. igoS. Coli. J. Chalon. 104. Callophyllis Lamberti! (Turn.) Grev. = Fucila Lambertii Turn. — Sphaerococcus Lambertii kg. — Rhodomenia Lambertii Grev. Allo studioso delle Floridee mediterranee l'aspetto di questa specie non ricorderebbe certo le Callophyllis; infatti meglio si ri- ferirebbe a quello di parecchi Plocainiufn australiani e capensi. 108 Ha frondi ancipiti-piane, alte i5-3o cent, e più, della larghezza massima di circa 8 millim. sotto le ascelle mediane. Sorgono in pa- recchie da un callo scutato, con le ramificazioni aventi forma tra la pennata e la dicotoma. Inferiormente i rami son quasi nulli, essendo rappresentati da semplici denti o da qualche penna. Solo più in su, nelle parti medie e principalmente in quelle superiori assumono lo sviluppo di vere ramificazioni principali arcuate sopra un seno rotondato e convergenti, quasi integre nel lato interno, dentate nello esterno, con denti denticolati e i denticoli ottusi; le terminali più o meno falcate con gli apici denticolati o palmato-multifidi. La rachide, fra le penne, è leggermente flessuosa. I miei esemplari sono alti da i5 a 25 cent., e della larghezza massima di 6 millim., e presentano caratteri di piante subperennanti. Sono robustamente cornei alla base, e, gradatamente, sempre meno nello avvicinarsi alle estremità che sono submembranacee. Anche nel secco non sono mai cosi rigidi da potersi mantenere cretti. 1 denti hanno prevalenza esterna e rappresentano una mancata for- mazione di rami secondari, come lo provano i caratteri che vanno assumendo quelli delle parti superiori della pianta. Questa è suscet- tibile di prolificazioni, rade se spontanee, spesse ed a scopazzo se provocate da stroncam.enti subiti. Il colore varia dal porporino scuro della parte • inferiore a quello meno intenso delle parti medie, al carmino delle parti superiori. Quest'ultimo colore, per alterazione, può estendersi alla pianta intera e allora segna il passaggio allo sco- loramento più meno completo. Aderisce debolmente per le sole estremità. 11 complesso dei caratteri esterni ci rivela un tipo fre- quente e proprio delle regioni australi, che nulla ha di comune con quello della C. laciniata. La sezione della parte inferiore del caule presenta uno strato esterno di cellule piccole, oblunghe, disposte verticalmente a monile, più spesso però disordinate, porporine. Strato interno di cellule grandi, subtonde, sparse senza regola, incolori. Entrambi gli strati sono col- legati da canali filiformi di varia grandezza : quali continui e anasto- mosanti ; quali, e sono i più, spezzati in porzioni di varia lunghezza ed esilissime. Questo tessuto è interrotto da grandi meati, ovali o tondo-elissoidi, la cui circoscrizione non è sempre costituita da un canale a linea 109 continua a guisa di cercine. Nel caso più frequente i meati si deb- bono a lacerazioni dei canali provocate dall'accrescimento delle parti periferiche della fronda. Alcuni dei meati più vicini alla periferia sono occupati da un aggregato di cellule ricche di cromatofori bruni, particolarità che non si riscontra nei segmenti estremi. a. Callophyllis Lamberlii J. Ag. — Australia. AIueller raccolse. J. Agardh determinò. Ex herb. Ardissome. h. C. L. J. Ag. Australia. Race. Mueller, Ex herb. A. Piccone, ora Achille Forti. io5. Callophyllis variegata (Bory) Kuetz. = Hah'ììienia variegata Bory. — Rhodomcnia variegata ]. Ag. llatvmenia gtaphyra Suhr. — lìhodymenia Ilookeri llarv. Fronda piana, alta circa ló cent., coi rami principali larghi 3- 4 millim., tripennati, indi pennato-decomposti, con le penne ravvi- cinate, alterne o quasi opposte. Segmenti inferiori subsemplici; su- periormente le penne sono un po' più lunghe subcuneato-espanse, le terminali ottuse, più o meno profondamente inciso-crenate, con le lacinie e laciniette ottuse o troncate. Queste estremità, quando sono egregiamente flabellate, rammentano assai bene le espansioni cimali della Gratetoiipia dichotoma var. nana. Cistocarpi numerosi, immersi lungo i margini delle pennette. L'esemplare in esame è alto 6 cent, ed ha l'ampiezza perime- trica di IO cent., essendo composto di rami disposti in modo radiato, formando cos'i un ambito quasi circolare. La sostanza e cornea in basso, indi un po' meno, e membranacea nelle parti superiori le quali soltanto aderiscono perfettamente alla carta. 11 colore porpo- rino-scuro della parte inferiore si va chiarificando in alto. La struttura periferica è composta di minutissime cellule ob- lunghe, verticali, stipate, porporine, disposte in serie di cui le cellule più interne sono maggiori, tonde, sparse. Lo strato midollare è com- posto di una rete di canali a larghe maglie con pochi filamenti ana- stomosanti con le cellule della serie più interna dello strato corticale, flessuoso-angolati, spezzati sempre più finamente quanto più si av- vicinano al centro. Le areole, largamente elissoidi, sono ben delim.i- tate dai canali. a. Calloph. variegata Kg. California. Collins. io6. Callophyllis variegata Kg. — var. muricata Farlow. Ilo L'esemplare misura 4 cent, e mezzo di altezza. Si distingue assai bene dalla forma tipica per la sostanza meno ferma e per la maggiore ampiezza della fronda, che è di circa mezzo cent., la quale dimensione si mantiene pressoché costante in tutto il percorso delle ramificazioni. Queste, inoltre, hanno le prime penne subito poco sopra della base, ed i segmenti cimali, anziché espansi a ventaglio, sono piuttosto piramidali. L' ambito risulta flabellato se trattasi di una sola fronda come nel mio esemplare il quale è accompagnato da etichetta dello stesso Autore. La sostanza è membranacea e aderisce intera- mente ma non tenacemente; il colore é porporino-giallognolo, proprio del laterizio. La struttura si distingue appena dalla precedente per le areole midollari assai vaste, tonde o subelittiche. a. Callopìi. variegata Kg. var. muricala Farlow. California. Far- Low. Con cistocarpi. Gen. CALLYMENIA J. Ag. Etym. callos bellezza e hyiiien membrana. Del gen. Catlymenia finora se ne conoscono circa 20 specie di cui due di dubbia identificazione: la C. polyides J. Ag. e la C. cali- fornica Fari. Meno la C. Requìenìi J. kg. e la C. demissa J. Ag. delle quali la conoscenza si restringe ad alcune parti del Mediterraneo, tutte le altre appartengono agli Oceani. Seguendo le idee di j. Agardh, il De Toni le distinse in cinque sottogeneri: Zeira, dalle frondi perforato-cribrose; Eucallyììienia [Rally menìa) dalle frondi largamente obovato-cuneato-espanse, più o meno pro- fondamente lobate; F.uhy mania, dalle frondi cordato-reniformi subses- sili, oppure stipitate, con stipite ramoso producente piccole frondi reniformi-rotondate o cordato-oblunghe; Meris/ea che comprende la sola C. deìiìissa]. Ag. ; Pseudo-comtantima, dalle frondi rosolate, sub- cuneate o reniformi o suborbicolate, superiormente palmate o subdi- cotomo-lobate, sempre sopra stipiti cilindracei, ramosi, crassi e du- rissimi. Queste premesse stimai richieste per dare un'idea generale e grossolana degli aspetti esteriori del genere, non essendomi consen- tita una più particolai-eggiata disamina nella rassegna delle specie a mia conoscenza le quali si limitano a sole quattro. Ili 107. Callymenia renifortnis (Tarn.) j. Ag. (non Ardiss. Phycol. mediterr. I, p. 171). Appartiene al subgcn. EiicaUymenia, KaUynienìa ]. Ag. da non confondersi con la Kallvni. renifoniiis (Turn.) Ardiss., K. micropìiylla Zanard. (Veggasi la seguente). La C reniformis (Turn.) J. Ag., Rhodomenìa reniformis Hook., Iridaea rmifonnis Grev., è propria delle parti più calde dell'Atlan- tico, non escluse però quelle rese temperate dal Gulfstream nelle quali pare rara (\). L'esemplare che tengo sott' occhio appartiene appunto a quest'ultima regione. È composto di quattro grandi frondi, oltre le minori con stipite subproprio. Le prime misurano dai io ai i5 cent, di lunghezza e circa 7 di larghezza, il che implica una forma speciale, giacche di regola nelle reniformi l'ampiezza supera l'altezza. 11 perimetro è ob- ovato coir apice tronco-rotondato o acuminato, coi margini parca- mente ondulati e grossamente lobati. Di questi lobi sono radi gli spontanei; per la massima parte si debbono alle spaccature cui le frondi più adulte vanno soggette. Le fogliole basilari hanno stipiti che originano da quello comune; le fogliole alla base del disco hanno uno stipite ora sub-proprio, ora evidentemente proprio. Di prolifi- cazioni genuine l'esemplare ne offre una sola ma assai caratteristica perchè, invece di essere marginale, parte dal centro stesso del lembo della fronda-madre (^). 11 campione conserva un bel colore porporino carmino e aderisce perfettamente, stante la sostanza sua gelatinoso- carnosa. Cuticola di cellule estremamente esigue, piuttosto oblunghe lon- gitudinali, moniliformi cui sottostanno le corticali in 3-4 serie, pic- cole, tonde. L'interno è composto di filamenti articolati, interrotti, longitudinali. a. Rhodomenìa reniformis Hook. — Iridaea reniformis Grev. (N. 19) Rocks, Torquay, rare. Algae Danmonienses. Mary Wyatt. (1) «La Kallym. reniformis J. Ag., che, per quanto mi è noto, non è mai stata trovata nel IMediterr., sarebbe la varietà del Fucus reniformis distinta dal Turner» Ardiss. Pìiycol. mediterr. Voi. I, p. 172. (2) Il fenomeno è dovuto ad una breviss. ripiegatura trasversale della fronda, che provoca un ispessimento di protoplasma. 112 io8. Callymenìa microphylla Zanard. Sub-cn. Euhymenia. ziz Kallyaiiviia reniformis Ardiss. — Iridaea minor Kuetz. — /. reni formio Zanard. Sebbene non troppo comune, è pianta ben nota nel Mediterra- neo, ma ivi non esclusiva poiché «cresce enziando nell'Oceano Atlantico » ('), come lo provano gli esemplari in esame. Pianta rupicola, perennante, porporina, la cui tenue carnosità si risolve, nel secco, in una membrana piuttosto sottile e non perfet- tamente aderibile alla carta. Si apprende allo scoglio per mezzo di una callosità dilatata che produce più frondi munite di uno stipite breve, ramoso, producente, per accrescimento apicale, delle lamine consecutive, orbicolari, reniformi, panduriformi o irregolarmente ob- lunghe, delle dimensioni di un'unghia, a margini interi, talvolta spac- cati nello stato adulto, od eroso-sublobati per cause esteriori. Cellule periferiche minutissime, tonde o leggermente oblunghe, perpendicolari, porporine, disposte in una serie, cui fanno seguito altre cellule più grandi, rotondato-angolate, anastomosanti con le superiori. Lo strato midollare è composto di filamenti articolati, ra- mosi, tlessuosi o parzialmente rettilinei. Gl'interstizii derivati dell" in- treccio lasso dei filamenti sono occupati da cellule consimili a quelle della seconda serie dello strato contiguo. a. C. micropliyllu Zanard. Ile Callot. Aout. igoS. Coli. J. Chalon. « L'ile Callit se trouve sur la rive gauche de la rivière de Morlaix (Finistèrej à peu de distance du village de Carantec, et en face de St. Poi de Leon. Touslejours à marèe basse elle devient presq'ile et l'on y a accés à pied sec. C'est un paradis pour les Algologues » ('). 109. Callymenìa capensis (Kuetz.) J. Ag. zzz Euhymenia capensis Kuetz. 1 tre magnifici esemplari posseduti, che occupano interamente un foglio di 44 cent, per 28, rivelano abbastanza bene il processo di accrescimento di questa superba F'ioridea. L una di quelle piante (^) Ardiss. Pliyc. JMcdit. I, p. 172. Questo A. però non suppone che sia échappcc de la Mediicrr. come argomenta J. Chalon nella sua Liste des A/g. mar. p. 144. (-) J. Chalon, in lett. ad A. Mazza, 7 Oct. 1904. 113 che diljìcilmente si possono bene identificare sulle descrizioni che se ne danno. La fronda sorge da un piccolo callo mediante uno stipite assai esile in origine (spess. di un millim.) e quindi prolungantesi per 5- 7 cent., gradatamente ampliandosi (fino ad un Cent, di larghezza) nel corpo della fronda che ha forma lanceolata, lunga i5-2o cent., larga 4 cent, nella parte mediana, spesso stroncata all' apice da cause esteriori. Invece di questa forma cosi unita, che rappresenta il disco, la fronda alle volte, negli stessi primordi della sua origine si fende longitudinalmente e più o meno profondamente dalla sommità allo stipite compreso. Questo appare allora assai accorciato, e la fronda, così divisa una, due tre volte, assume il carattere di una dicoto- mia che in realtà non sussiste nel significato genuino che ad essa si accorda, quello cioè di una vera e propria ramificazione, mentre invece si tratta di parti di uno stesso lembo andante man mano di- varicandosi e restringendosi alla base. Intatti, ad onta del lavorio di reintegrazione dei nuovi margini interni venuti a risultare dalle fen- diture, questi conservano una linea pressoché retta, anziché assumere la linea curva propria al perimetro lanceolato cui s'informano tutte le normali suddivisioni della pianta. Gli stessi nuovi margini non riescono mai a produrre l'esigua dentellatura propria dei margini normali del disco e delle sue prolificazioni. Inoltre gli stessi margini casuali sono, per la stessa ragione della mancata dentellatura, rada- mente provvisti di qualche rara prolificazione o ne mancano affatto. Nel primo caso quello cioè del disco indiviso, da considerarsi il più naturale, invece di una sola prolificazione propria ai dischi suddivisi, ne avvengono due. Lungo i suoi margini il disco indiviso emette una prima e abbondante prolificazione di circa 40 frondi picciuolate, lanceolate, a base obovata, la cui integrità raramente si conserva nel decorso successivo della pianta, giacché quasi sempre appaiono stroncate ad un terzo della loro lunghezza e talora fin presso il picciuolo. Allora questi tronconi di fronda e questi picciuoli emettono, i primi da cinque a dieci nuove prolificazioni ciascuno, ed una sola i secondi. Queste seconde prolificazioni sono lanceolato- acuminate, lunghe da io a 20 cent, e della larghezza massima di 3 cent. In seguito a simile eccesso di supervegetazione si può di leggeri immaginare l'effetto opulento offerto dalla intera pianta, e non 114 è da stupire se allora raggiunge le grandi dimensioni dapprincipio indicate. Dinanzi alla manifestazione dei fenomeni diversi inerenti al di- verso processo tenuto dalla pianta per raggiungere il suo completo sviluppo in relazione alle speciali condizioni ambienti ed ai casi for- tuiti da cui traggono origine, sorge spontanea la domanda circa il periodo di tempo richiesto al compimento dei fenomeni stessi. 11 forte divario di consistenza fra il disco e le sue prolificazioni, mas- sime negli individui a disco indiviso, e fra le prime e le seconde pro- lificazioni degli individui stessi, lascierebbe ragionevolmente supporre che in questo caso la pianta fosse per lo meno bienne, ma potrebbe anche darsi il contrario. Negl'individui a disco diviso in pseudo-dicotomie la pianta, per la ragione opposta, e cioè pel poco divario nello spessore delle sue parti e per lo speciale e monotono suo colore, indicherebbe uno sviluppo annuale oltre il quale, per mancanza di esempi ad Iioc, non è dato giudicare sulla continuità o meno della sua esistenza. Pare che in quest'ultimo caso si debbano pure collocare gl'individui a disco indiviso a prolificazione unica (di cui ho pure un esempio) e tale rimasta per essere andata immune da stroncature parziali o to- tali, ciò che rese vana una seconda vegetazione di ripiego. Come spesso avviene nelle Floridee di vario e ricco sviluppo, si può pre- sumere che fra l'uno e l'altro dei tipi descritti, altri ve ne possano essere con caratteri intermedi sopra individui diversi o combinati in un solo individuo, e tutti parimente annuali. Allo stato secco lo stipite è corneo; assai consistenti, cartilagi- nei e facilmente sollevabili dal foglio sono il disco e la base delle prime prolificazioni; in tutte le altre parti la pianta aderisce tenace- mente. Il colore è di un vivace porporino di tonalità diverse, oppure parzialmente o interamente inverdito a seconda dell' età e delle con- dizioni della pianta. L' esemplare dicotomo è porporino-cinnamomeo. La struttura poco varia da quella della precedente. Vi si nota un più spesso strato di cellule periferiche. 1 filamenti interni sono meno densamente intrecciati nella parte laminare, ma assai stipati nella parte inferiore della fronda e dello stipite. a. Kallym. capensis ]. Ag. South Africa; The Cowie, Oct. 1894. Jan. 1895. Ex Herb. Dott. H. Becker. Ag. 1894. 115 no. Callymemia Phyllophora J. Ag. = Blastopliye Phyllopliora J. Ag. — CaUyiiicnia californicu Fari. — Prìonitis ? Clevelaiidi Fari. Devesi la riunione di queste sinonimie (le quali si riferirebbero alle varie e assai notevoli espressioni apparentemente contradditorie di una stessa pianta) al risultato degli studi fatti dai eh. Setchell e Gardner (*) ; risultato clic, alP ora presente, dobbiamo accogliere con grande deferenza, come ce ne dà l'esempio un sommo Algologo il cui giudizio viene riportato nelT Osservazione che fa seguito a questo numero. Fronda carnosa, radiatamente prolifera, in fine con spaccature irregolari, costata inferiormente, con prolificazioni flabelliformi atte- nuate alla base in uno stipite. Foglie marginali spesso più o meno cigliate o fimbriate. Setchell e Gardner ne distinsero due forme: la typica e \ orbicnlaris. Le espansioni di quest'ultima (che e appunto quella rappresentata dallo esemplare in esame) possono raggiungere i 3o cent, di diametro. L' insuljicenza del mio esemplare, ridotto per esigenza economica di distribuzione ad una sola e giovane espan- sione laminare, può permettere tuttavia una ricostruzione atta a ren- dere evidente l'aspetto che la pianta presenta sotto tale forma. La fronda nel suo primo grado di sviluppo è flabellato-reniforme, atte- nuata alla base in uno stipite breve, piano. Facendosi sempre più ampia, i lobi basilari si divaricano, rendendo più sentita l'interposta insenatura. Contemporaneamente hanno origine delle prolificazioni marginali radiate [radiately prolìferoiis froin a centrai area) reniformi o flabelliformi coi margini un po' incrassati, denticolato-ondulati, talora cigliati fimbriati. Queste espansioni laminari hanno un diametro che varia assai nelle dimensioni, a seconda delle forme e dell'età della pianta. La sostanza nel secco è consistente, morbida, abba- stanza pieghevole, facilmente intaccabile dall'unghia. Scuretta in apparenza, si mostra, contro luce, di un vivo porporino-violaceo la cui intensità va crescendo dal centro ai margini. Strato corticale composto di diverse serie di cellule esigue, sub- tonde, verticali, porporino-violacee. Strato midollare formato di cel- (1) Setch. & Gard. Algae northivestern America, p. 308. 116 lule più grandi, incolori, sparse, in numero decrescente dalla peri- feria verso l'interno. Il centro è occupato da filamenti brevi, retico- lati, lassamente incrociantisi, con le aree fornite di cellule piccole, subtonde. a. N. 324. Callymenia califoniìca Farlow. Baird cove, Strait of Juan de Fuca, Vancouver island, British Columbia. J. E. Tilden, 3 Au. 1898. Osserv anione. — « Ne connaissant en nature ni le Callymenia californica Farlow, ni le Blastophye phyllophora J. Ag., ni le Prioni- lis? Clevelandi Farlow, je ne saurais avoir une opinion pcrsonelle sur la valeur du Callymenia phyllophora de M. M. Setchell et Gar- DNER, qui réunit les trois tormes citées. «D'aprés les livres je vois que le Callymenia phyllophora J. Ag. a été fonde sur un échantillon unique et incomplet (J. Ag., Bidrag, p. io) provenant de Pile Vancouver. Les échantillons que M. Set- chell lui assimile ont étc rècoltés à l'ile Whidbcy qui est proche de Vaucouver, Si, comme il est vraisemblable, 1' assimilation estjuste, M. Setchell a des matériaux abondants et variés pour émettre un jugement sur l'uniiìcation des trois formes. J'ajoute que M. Setchell travaille bien et ne se contente pas de regarder les plantes par le dehors. «Le genre Blastophye a été fonde sur deux espèces dontl'au- teur [Anal. Algol, 3, p. 70) n'a vu qu'un morceau de F une et des échantillons trop jeunes de l'autre. Je ne vois pas qu' il Tait place parmi les Helminthocladiacées. 11 hésite à le rattacher aux Callyme- menia ou aux Cryptonemia. Dans ces conditions il serait peut-étre imprudent de conclure d'une espòce à l'autre. Ce qui est applicable au Bl. Wihonìs, dont M. Setchell ne parie pas, pourrait bien ne pas Tetre au Callym. phyllophora. En pareil cas, lorsqu'on n'y est pas force sous peine de mort, le mieux est de ne pas dnhia duhiis adjungere » . Ed. Bornet in lett. Paris, 24 Avril 1906 ad A. Mazza. Gen. GLAPHYRYMENIA J. Ag. Etym. glaphyria tenuità e liymen membrana. III. Glaphyrymenia pustulosa J. Ag. 117 Nel secco ricorda pel colore il roseo dei Nitopliyìliun ; per la sostanza e per la forma la CaUyiiimia reiiifoniiis (Turn.j J. Ag., se- nonchè le frondi di questa hanno la parte inferiore più evidentemente cLineata e assottigliata in uno stipite maggiormente allungato. La Glapliyiyn. pnsliilosa è una pianta alta dai io ai 20 cent., a fronda ampia, sessile o con lo stipite più o meno evidente, dapprima sub- cilindrico ma tosto appianato-cuneato. Lamina vagamente expansa, inferiormente incrassata, superiormente più assottigliata, rotondato- oblunga, contigua o suddivisa in grandi lobi tondi, integri od ondu- lato-piegati, a superfìcie piana o pustulosa, finalmente più o meno pertugiati, coi cistocarpi nei margini. La sostanza è gelatinoso-ela- stica e coccinea nel vivente; sottilmente membranacea e perfetta- mente aderibile nel secco. Si trova a Porto Filippo nella N. Olanda australe. La sezione è lineare. Midollo abbondante, roseo, composto di filamenti in parte esilissimi ed in parte più crassi, longitudinali, va- riamente ramosi o contesti a reticolato, talvolta palmato-fastigiati nelle parti estreme, più o meno intrecciato-sinuosi, anastomosanti nelle cellule rosee, subtonde, sparse, della parte più interna dello strato corticale che si chiude con uno strato di cellule grandette, di un roseo più intenso, non serrate, in file verticali, congiunte in un margine gelatinoso-jalino. a. G. pusliilosa]. Ag. Port Phil. Ileads, 1 Sept. 1903. J.Br. Wilson raccolse. Com. De Toni. Gen. MEREDITHIA J. Ag. Etym. Dedicato alla signorina Meredith, esimia collettrice. 112. Meredithia microphylla J. Ag. = Kaìly menici niicrophylla J. Ag. — Fuciis renìfonuìs Turn. — Halymenia reniformis Desmaz. — Non Kallyin. mìcrophyìhi Zanard. Nell'aspetto delle lamine in nulla di evidentemente notevole di- versifica dalla Callvm. microphylla Zanard., nell'unico caso però in cui la pianta è costituita dalle sole lamine primigenie. Quando invece ò formata da un complesso di lamine prolificate disposte in modo subramoso e quasi opunzioide (giacche lo stipite delle lamine proli- ficate non è sempre nettamente pronunziato, trattandosi spesso di 118 semplici strozzature) allora basta certamente questa facies speciale a separarla ben nettamente dalla Meredithìa micropìiyUa J. Ag. Inoltre questa Meredithìa è fornita di uno stipite caulescente, robusto, lungo 2-3 millim., inferiormente subcilindrico, superiormente alato, con le ali gradatamente allargantesi nella lamina. Le lamine sono lunghe circa 3 cent., dapprima rotondate, poscia di ambito variabile, cioè oblunghe, obliquo-cordate e più spesso obovate. La sostanza è car- taceo-membranacea, di lenta imbibizione nel secco, epperò richie- dente un'estrema microtomia per l'osservazione della sezione tra- sversale delle lamine. Cistocarpi oblunghi, grandi (diametro di un millim.) sporgenti da una pagina. Colore coccineo o porporino, se- condo l'età e le condizioni dell'individuo. Strato corticale delle lamine composto di cellule colorate, piccole, in 4-5 serie, quelle inferiori rotondato-angolate. Midollo di filamenti articolati, ramosi, anastomosanti, contenenti una sostanza granulosa. La sezione dello stipite rivela un vasto midollo di cellule di- sposte a reticolato a grandi maglie a pareti assai consistenti, scle- renchimatiche, di color bruno. Strato esteriore ridotto a materia di tegumento amorfo, granuloso, glomerulato, dello stesso colore. a Callyin. mycrophylla J. Ag. — Meredithìa microphyìla J. Ag. — Cherbourg, 27-3-1 853. Ed. Bornet. Com. benign. G. B. De Toni. Gen. CALLOCOLAX Schmitz. Etym. callos bellezza, colax parassito. ii3. Callocolax neglectus Schmitz. Si tratta infatti di un bellissimo parassito isolato o aggregato, ma COSI esiguo che l'occhio nudo (seppure lo avverte) non vi scorge differenza tra esso e le lacinie fra le quali si svolge lungo i margini della CallophylHs laciniata, o anche, rna più raramente sul disco della stessa. È una piantina alta al massimo due millimetri e che in ampiezza può estendersi anche a quattro. Ma l'essere cos'i mi- nuta non implica l' idea di una semplice escrescenza subtonda, sotto il quale aspetto si presenta, ad esempio, il Clioreocolax ; ma si di- segna bensì in uno sviluppo di parti distinte nelle quali, mediante l'ingrandimento necessario, si può ravvisare un tallo membranaceo a disco tondo con appendici radiate. Questi raggi sono lineari o cu- 119 neati o leggermente flabellifornìi, ad estrcmitcà intere o bilobe, ro- tondate. Fruttigera, resta quasi assorbita dai cistocarpi. Tetrasporangi divisi a croce; anteridì ignoti. Sostanza e colore identici a quelli della pianta ospitante. a. C. negleclus Schmitz. Sur Cullophyllis. Rochers de Santec, ile Callot, etc. AoiJt, Septemb. igoS. Coli. J. Chalo\. Famiglia III. RHODOPHYLLIDACEAE Schmitz. SOTTOFAMIGLIE CYSTOCLONIEAE SOLIERIEAE RHODOPHYLLIDEAE TICHOCARPEAE Subfam. I. CYSTOCLONIAE (Kuetz.) Schmitz. GENERI CYSTOCLONIUM Kuetz. ? CARPOCOCCUS J. Ag. AGARDHIELLA Schmitz. EURYOMMA Schmitz. CATENELLA Grev. ANATHECA Schmitz. TURNERELLA Schmitz. EUTHORA J. Ag. FLAHAULTIA Boni. CRASPEDOCARPUS Schmitz. RISSOELLA J. Ag. GLOIOPHYLLIS J. Ag. MERISTOTHECA J. Ag. Gen. CYSTOCLONIUM Kuetz. Etym. cystis vescica, clonos ramoscello. 114. Cystoclonium purpurascens (Huds.) Kuetz. Passata per la trafila di una diecina di Autori, questa pianta porta seco il bagaglio di una dozzina di polinomi di cui l'aggettivo varia a seconda dell'importanza che ogni singolo Autore conferiva ad uno più che ad un altro de' suoi speciali caratteri. Per ragione di priorità ora prevale il nome specifico dell' Hudson, siccome quello altresì che più si ripete dagli ulteriori osservatori. Apprendesi alle pietre o a grandi Alghe mediante un callo scu- tato, poco sopra del quale si svolgono dalle fibre radicali, crasse i- 3 mill., in forma di rametti brevi decombenti-incurvi. È una pianta annuale che s'innalza da io a 20 cent., a frondi (ìbro.se, assai ra- 120 mose, con rami conformi o assai più sottili e più corti, corimbosi; con rametti spiegati, allungati e filiformi, più o meno attenuati alla base, più spessi verso il mezzo, acuminati alla sommità. 11 colore è porporino nello stato giovane dell'individuo, più intenso nello stato adulto, volgente al giallastro od isabella nella pianta senile. La so- stanza è consistente membranosa. La forma sterile ricorda talune Polysiphonia a rami allungati, e più propriamente la P. arclica ]. Ag. ne' suoi più grandi sviluppi, toltane la maggiore decomposizione ed i rametti che sono più brevi nel nostro Cysioclonium. Nello stato fertile invece s'impone pei rami e rametti assai più sviluppati e ca- richi, questi ultimi, di numerosi cistocarpi in essi immersi central- mente, raramente sublaterali, tondi, prominenti, solitari o concate- nati, equidistanti, da due a quattro al massimo. Trovasi nelle poz- zanghere a bassa marea dove fruttifica da Luglio ad Ottobre, nel- r Atlantico, dal mar glaciale ai lidi francesi, e lungo il litorale nord- americano. Strato periferico composto di una o due serie di cellule subtonde, mediocri, disposte verticalmente; strato medio assai spesso, formato da parecchie serie di cellule più grandi, coordinate in lince verticali: le più esterne oblunghe e serrate a monile, le più interne maggiori, tonde, distanziate, irregolarmente sparse. Strato midollare costituito centralmente da filamenti ramosi, a direzione piuttosto obliqua, indi anastomosanti (reticolato a larghe maglie) con le cellule maggiori più interne dello strato intermedio. a. C. purp. (Huds.) Kg. Mandai. Leg. M. N. Blytt. b. Gigarlina purpurasceiis Hook. Torbay, frequcnt. Mary Wyatt. e. C. purp. Kùtz. Alg. mar. de Chcrbourg. Juillet. Le Jolis. d. klem, Norveg. arct. Sandland. leg. Foslie, i.Sqi. Ex herb. De Toni. e. Idem. Roscoff, Sept. igoB. Coli. J. Chalon. Gen. CATENELLA Grev. Etym. da catena, per la fronda lobato-moniliforme. ii5. Catenella Opuntia (Good. et Woodw.) Grev. Spesso negletta, è però ben nota anche nel Mediterraneo. Me- diante surculi decombenti e striscianti riveste gli scogli, i manufatti 121 e le gettate di uno strato nerastro che vuol essere sommerso e sco- perto dal moto perenne della linea delT acqua. K alla circa 3 cent. Le frondi sono cilindrettc, strozzate in articolazioni di cui le supreme si dividono parcamente in di-tricotomie. Queste articolazioni sono pianeggianti, elissoidi, obovate, acute o anche piriformi, 3-5 volte più lunghe del diametro. 11 novello raccoglitore sarebbe indotto a ritenerla una gelidiacea non evoluta, e infatti la sua ubicazione sistematica rimase incerta per molto tempo, come ne fanno prova le più disparate sinonimie di Fnci/s Opuntia Good. et Wood. - llalymenia ? Opnntia Ag. - Cìion- dria Opunlia Hook. - Gigartina Opuntia et G. pilosa Lamour. - Ri- vularìa Opnntia Sm. - Fiiciis repans Lightf. - Fiicus caespiiosiis Stack. - Ulva articulata B. Iluds. - Lomenlaria Opuntia Gaill. - Chordaria Opuntia Spreng. Nel fresco la pianta, vista in trasparenza, è scuramente porpu- reo-violacea, e questo colore a lungo mantiene negli erbari. La so- stanza è consistente, membranacea. Se ne distinguono due varietà: la piìinata (Harv.) J. Ag. e la fusifonnis J. Ag. È talvolta matrice opportuna alla Dennocarpa prasina Born. In piano presenta un aspetto uniforme di piccole cellule sub- tonde. In sezione lo strato corticale si palesa composto da cellule piccole, oblunghe, verticali, in più serie, e il midollo formato da fi- lamenti lassamente intrecciati, lungamente articolati. a. C. Opuntia Grev. Finistòre. Leg. T. D. . . .Ex herb. J. J. RODRIGUEZ. b. Idem. Cherbourg, sur les murs des quai's, à haute mer. Mars. Leg, Le Jolis. e. Idem. Gazon sur roche. Ile Callot, Aoùt igo3. Coli. J. Chalon. Gen. AGARDHIELLA Schmitz. Etym. Dedicata a Giacomo Giorgio Agardh, hcologo svedese, nò. Agardhiella tenera (J. Ag.) Schmitz. = RJiabdonia tenera J, Ag. - Gigartina tenera J. Ag. - Solieria cliordalis Harv. (esci, sin.) - Rhabdonia Bailcyi flarv. - Spliaerococcus tener Kuetz. - llalymenia ramosissima Suhr. 122 La fronda, sorgente da una radice fibrosa, è interamente fili- torme, alta 8-1 5 cent., decomposto-ramosissima coi rami pennati, sempre più brevi verso 1' alto, attenuati alla base, poscia alquanto inflati, del diametro di 2-4 mill. al massimo, lungamente acuminati air estremità. Cistocarpi emergenti dalla parte inflata dei rami, sub- emisferici; tetrasporangi annidati nei ramoscelli. L'aspetto è di So- lieria. 1 rami primari hanno quasi Tistessa robustezza dell'asse; i più bassi sono talvolta quasi opposti ed arcuato-ascendenti, i succes- sivi meno divaricati e tutti quanti provvisti di rametti lunghi 2-4 cent., che ne recano altri minori, semplici, di pochi millimetri. La sostanza, tenera nello stato giovanile, si fa poscia piuttosto cartila- ginea, porporino-scura ed è poco aderibile. La sezione trasversale della fronda adulta rivela una struttura decisamente Iristromatica, Strato midollare composto di piccole cel- lule tonde, incolori, collegate da tenui filamenti anastomosanti a re- ticolato. Strato medio formato da grandissime cellule (10-12) pari- menti incolori, a parete filamentosa, interrotta. La cuticola periferica è plasmata di muco solidescente, leggermente ambrino, ravvolgente il cortice costituito da una prima serie di cellule grandette, intensa- mente porporine, saldate nel muco, e da una serie interna di cellule più grandi, in maggioranza oblunghe, colorate, assai distanziate in modo disordinato. Hab. Amer. bor. ed isole dell' hidia occidentale. a. A. tenera Schmitz. Seasidc Park, Bridgeport, Connecticut. Sept. 4, 1892. Frank S. Collins. Gen. TURNERELLA Schmitz. Etym. dedic. all' illust. ficologo D. Turnter. 117. Turnerella Mertensiana (Post, et Rupr.) Schmitz. = Iridaca Mertensiana Post, et Rupr. - Schi^ymenia Merten- siana J. Ag. Come nei gen. Iridaea e Schì'^ymenia, cos'i in queste la forma della pianta adulta è sempre un po' indefinibile, ma si può ritenere che trattasi di una deformazione del primigenio ambito reniforme. Dall'esemplare non mi è dato di rilevare la forma della base della pianta in esame, avendo l'apparenza di un individuo natante. Nella 123 schedci viene indicata come sessile. Ila la lunghezza di 3o cent, e l'ampiezza massima di i5. Può raggiungere anche un metro di lun- ghezza, come osserva la Tilden, L'ambito della fronda adulta è su- scettibile di tante variazioni, quante possono essere le circostanze circumambienti isolate o concomitanti. La sostanza è membranacea, consistente, di un rosso-fegato. Sezione lineare ad estremità rotondate. Strato midollare com- posto di filamenti sottili, brevi, e di rizoidi lassamente contesti. Questi ultimi occupano di preferenza i margini del midollo e presentano una delle estremità capitata la quale, ad un maggiore ingrandimento, si rivolse in cellule componenti delle esigue ramificazioni contratte, ornitopodioidi. Strato corticale formato di due porzioni: l'esterna egregiamente delimitata da cellule esigue longiiudiuali, densamente colorate di porporino-scuro; l'interna formata da rizoidi articolali. Cistocarpi sparsi nelP interno della fronda o contigui in una linea longitudinale. a. 323. TiirnereUa Mertensiana (P. et R.) Schmitz. Minnesota reef, San Juan island, Washington. J. E. T., 3 Febb. 1898. Gen. FLAHAULTIA Born. Etym. Dedic. al eh. ficologo francese Carlo Flahault. 118. Flahaultia appendiculata Bornet. = Platoma appendiculata Schousb. « Fronde sento parvulo aljixa, mox ampliata, 2-10 centim. lata, 210 ;j.. crassa, diverso modo divisa, margine appendiculata, proces- subus subrotundis subpetiolatis irregularibus. Substantia cartilagineo- gelatinosa. Colore purpureo. Tetrasporis in processubus marginalibus evolutis, oblongis, 2 1 [i. longis, 9 ji. latis. Cistocarpiis lacinias et ap- pendices frondis occupantibus immersis, uno latere hemisphaericc prominentibus, carpostomio apertis » ('j. Per coloro che non possono disporre della citata opera, riporto qui, tradotta, anche la descrizione intima dell'interessante fìoridea. «La struttura di quest'Alga è simile a quella che Kùtzing ha (') Ed. Bornet. Les Algucs de Schousboe, p. 119. 124 figurato noW Eulivììienia (Merislolheca) papillosa. Il centro della fronda è occupato da una rete molto lassa di filamenti articolati, ramosi ; da ciascun lato si trovano più strati di cellule oblunghe o tonde, diminuenti di grossezza verso la periferia la quale è costituita da un^ assisa di piccole cellule colorate, disposte verticalmente. I cisto- carpi, immersi nel tessuto della fronda, sporgono dalla superficie, principalmente dal lato dove si trova l'apertura del pericarpio. 11 nucleo è assai somigliante a quello del gen. Rissoella. Esso è costi- tuito da una placenta reticolata, lacunosa, lobata, compo.sta di cellule anastomosate a pareti gelatinose, intorno al quale irraggiano dei filamenti sporigeni articolati, claviformi, ramosi, disposti in mazzetti pili o meno voluminosi. I lobi della placenta sono talvolta assai ine- guali, di guisa che non sempre si ottiene, nelle preparazioni, una disposizione cosi regolare come quella di cui diedi la figura, e che soventi alcuni mazzetti di filamenti sporigeni sembrano collocati nel- l'interno della placenta». La fronda giovanile è subtonda o piriforme, provvista già nei margini di appendici più o meno numerose, lunghe 2-4 millim. con le estremità rotondate, semplici o bilobe. Assume poi parvenze varie nei vari modi di successivi sviluppi delle sue parti. 11 vario modo divisa va inteso pertanto (secondo la figura e secondo gli esemplari benevolmente statimi comunicati dalP Autore; nel senso che il disco assume un aspetto subramoso in seguito all'accrescimento di alcune appendici che del disco stesso assumono la parvenza, quantunque meno ampia, poiché dall' i-3 cent, nel primo, si riduce da 3 mill. ad un cent, nelle seconde. Ciascuna di queste appendici così tra- sformate emette alla sua volta delle appendici minori-secondarie, subpedunculate o semplicemente attenuate o strozzate alla base. Il colore è di un bel porporino vivace nelle frondi più giovani, e tale si mantiene anche nel secco, più intenso in quelle adulte, gialliccio- sporco o cinnamomeo nelle senili o comunque alterate da cause di- verse, come avviene neH'alJlne Rissoella. Finora venne trovata solo a Tangeri, ad locum Dar Ilaiiira. a. Fiali, appendiciilala Born. Tanger. Autunno, anno.- 125 Gen. MERISTOTHECA J. Ag. Etym. inerislos diviso ; tìieca teca loculo, 119. Meristotheca ? Duchassaingii J. Ag. Fronda piana, cosparsa di piccoli denti, subpalmato-laciniata, a lacinie siibcuneate, coi margini lacerati provvisti di laciniettc con- formi dentate. La Syllo^. Alg. del eh. G. B. De Toni (Sect. I, p. 33oj la col- loca come species a genere reinovenda, e vi si dice che lo stesso ìiabitus. a ceteris sat abludit. L'esemplare preso in esame è frammentario. Rappresenta la parte superiore di una fronda ovato-lanceolata le cui dimensioni do- vrebbero essere abbastanza ragguardevoli, a giudicarne da quanto ne resta, che misura sei centim. di ampiezza. Ha il margine molto irregolarmente e ampiamente dentato, o meglio lacerato, reso aspro, come pure il lembo, da tubercoli tondi, di varia dimensione, irrego- larmente sparsi. Sostanza spessa, cartilaginea nel secco, roseo-giallastra, sbiadita nelle vecchie preparazioni, non aderibile. L' aspetto interno non corrisponde perfettamente ai caratteri ge- nerali comuni alle specie genuine. Il midollo è costituito da un fascio di fili sottili, articolati, longitudinali quelli più interni, semplici o di- cotomi e assai lassamente contesti quelli marginali. Manca ivi per- tanto un vero tubo delimitato da una membrana che lo costituisca. Lo strato intermedio è formato da due serie di cellule: le più interne grandissime, alcune rotondate, altre elissoidi, la cui parete, spesso di- scontinua, è composta di filamenti articolati; le più esterne sono assai meno grandi e della stessa struttura. Strato corticale di cellule colorate, minute, assai serrate nella periferia, indi man mano sempre più distanziate e sparse. Tetrasporangi sparsi fra le cellule dello strato corticale, divisi a croce, anziché zonati come comporterebbe il genere. a. Meristotheca Duchassaingii J. Ag. Washed ashore, Jupiter Inlct, Florida. Mrs. G. A. Hall. Gen. EUTHORA J. Ag. Etym. eu bene, thore seme. Le Euthora finora bene acquisite alla sistematica si riducono 126 a due sole specie: VE. crislata, da ritenersi la tipica rispetto al ge- nere, distinta per la fronda piana membranacea e per lo strato cor- ticale formato, d'ordinario, da un'unica serie di cellule verticali; VE. fruiiculosa (Rupr.) J. Ag„ costituente il sottogenere Nereidea, distinta per la fronda cilindrico-compressa, e per lo strato corticale costituito da fili moniliformi verticali. Entrambe appartengono all'O- ceano Artico. 120. Euthora cristata (L.) J. Ag. := Fucus crislaius L. - Sphaerococctis cristaliis Ag. - Rliodv- menia cristala Grev. - Cìwndrococciis crìslatus Kuctz. - Calloplivllis crisiala Kuetz, - Fucus coccineus var, pusillus Wahlenb. - Nereidea cristala Rupr. Di tutte queste sinonimie parmi che meglio ne caratterizzi l'a- spetto esteriore quella di Agardh padre. Questa Eutliora infatti, a parte la sua consistenza membranacea, ricorda i piccoli e sterili in- dividui dello Sphaerococcus coronopifolius. La pianta è alta dai 2 ai 12 cent., con un ambito subflabellato, talvolta fastigiata, a ranìifìca- zione tra la pennata e la dicotoma. 1 segmenti inferiori sono stret- tamente cuneati, i successivi quasi lineari, gl'intermedi spesso poli- cotomi, i terminali sempre più stretti, inegualmente dentati. 1 denti sono radi o anche nulli sopra le ascelle rotondate introrse; di fre- quente sono invece assai densi sulle ascelle estrorse, semplici o com- posti. Cistocarpi assai piccoli, sferici, nascenti sul margine un po' ri- gonfio. Tetrasporangi raccolti negli apici incrassati. Gli esemplari in esame misurano 2-5 cent, di altezza quelli di origine europea, 6-8('-i2) quelli di America; la larghezza minima e di un millim., la massima di tre millim., e conservano un vago colore coccineo. Sostanza membranacea ma assai ferma. La sezione tratta dalla parte caulescente rivela che le cellule oblunghe del midollo, proprie delle parti laminari, si sono cambiate in filamenti articolati, semplici, i quali si fanno man mano ramosi per divenire subreticolati a contatto delle cellule periferiche che sono piccole tonde, roseo-porporine, disposte in una sola serie. a. Eulhora cristata (Turn.j J. Ag. Bergen. leg. J. Koven. b. Idem. Mass. U. S. leg. Collins. 127 Suhfam. II. RIIODOPIIYLLÌDEAE Schmilz. GENERI RHODOPHYLLIS Kuetz. ACANTHOCOCCUS Hook, et Harv. Gen. RHODOPHYLLIS Kuetz. Etym. rìlodeios roseo e phyllon foglia. Se ne conoscono circa venti specie da J. Agardh suddivise nei sette sottogeneri : Lepiophylìimii (Naeg.), Diclyopsis (Sond.), .S7/6'/c?- phylliuìi (Kuetz.), Endoicliaenia, Ilyalophbea, Pericladia e Craspcdo- nia (';. Per mancanza di materiale, l'esame è qui limitato ai tre primi, e ancora in modo assai superficiale. 121. Rhodophyllis bifida (Good. et VVoodw.) Kuetz. = Lepto- pìivlliiiìii. La forma Atlantica in esame trova la sua corrispondente fra quelle del Mediterraneo, caratterizzate dagli estremi segmenti lineari, stretti e piuttosto acuminati. La base della pianta è largamente cu- neata e dà tosto origine a .ij-O divisioni principali palmato-subdivise, non sempre facilmente isolahili, in causa dei margini più o meno conglutinati e concrescenti. Sostanza tenue, membranacea, di un bel color coccineo o porporino, poco o affatto aderibilc. Midollo di cellule grandi, tondo-angolate; corticc di cellule me- diocri, colorate, oblunghe, verticali. In piano presenta cellule grandi, rotondato-subesagonali, oppure isolate, angolate, con granulazioni minutissime. a. R. bifida Ktz. Roscoff. Aoùt 1900. Coli. J. Chalon. b. Rìwdoincnia bifida Hook. Torbay, several varictìcs. Ilerb. Mary Wyatt. Osservazione. Due sono gli esemplari Danmoniensi, uno dei ciuali (1) Le Rhodophyllis disseccate son molto restie all' imbibizione, epperò in tale stato, difficilmente le sezioni si possono ottenere in piedi sotto il vetrino. L' os- servazione riesce perciò meglio nei preparati in sospensione nella goccia d'acqua, senza il coprioggetti. 128 si riferisce alla R. appetì diculata J. Ag., dall' Hooker, come si vede, considerata semplicemente come una varietà della R. bifida. 122. Rhodophyllis capensìs Kuetz. = Rhodymenia nigricam Harv. - Haìymenia reptans Suhr. A primo aspetto ricorda il portamento di alcune forme sterili di Cdrainium rubriiin. Tralascio la descrizione esteriore, che sarebbe la ripetizione di quella recata dalla Sylloge Detoniana. Nel maggiore de' miei esemplari la pianta è alta 8 cent. Dà una sezione lineare. Midollo di filamenti incolori o di colore d'aceto, formanti un reticolo assai irregolare di vaste maglie longitudinali confinanti con cellule sparse, mediocri, subtonde, costituenti la base dello strato periferico. Questo è fatto da una sola serie di cellule colorate, rade ma con- glutinate in uno strato consistente, mucoso, solidescente, ambrino. a. Haìymenia reptans Suhr. South Africa, The Kowie, i5 May 1895. Ex herb. Dr. H, Becker. F. L. S. 123. Rhodophyllis appendiculata J Ag. Pare che la sua autonomia specifica si fondi, più che altro, sulle appendici dei segmenti, il quale carattere, d'altronde, in modo più o meno sentito, è dato di riscontrare in alcune parti di uno stesso individuo di 7?. bifida, come ebbi a constatare in parecchi casi. Nel fenomeno dei segmenti cigliato-appendicolati THooker riconoscerebbe, tutt'al più, un carattere di varietà; l'Ardissonc non esclude le proli- ficazioni marginali nella i?. bifida {Pliyc. inedit. I. p. 217.); FH.'vriot è dello stesso parere [Atlas des Alg. mar. ecc. p. 23). Il fenomeno si ripete anche nella R. capensis Kuetz. a. Come sopra lett. b. Legit Mary Wyatt. i2_i. Rhodophyllis dichotoma (Lepech.) Gobi. Graziosa e delicata pianta a frondi dicotome di due forme: nel- l'una le frondi sono lungamente lineari nella parte infeiiore, indi gradatamente cuneate, dell'ampiezza massima di 5-6 millim., divisa in alto in una dicotomia le cui due estremità sono bifide. Nella seconda forma le frondi, dapprima setacee, si fanno poscia lineari e finiscono in punta bifida. 11 fatto notevole si è che le frondi cuneate hanno i margini perfettamente integri, mentre in quelle li- neari sono cigliati. Forse in quest' ultima forma è da ravvisarsi la forma setacea Kjellm., che rappresenterebbe, nei rapporti della A'. bifida, la R. appendìciiìata di questa. 129 a. R. dichofoma (Lepech.) Gobi. Norvegia arct. Mehavn. Le,i^. M, FosLiE, 1889. Ex herb. De Toni. 1 25. Rhodophyllis ramentacea (Ag.) J. Ag. = Dicivopsis. Nelle specie sopra osservate si è veduto che, in un modo o nell'altro, si danno forme a margini interi o appendicolato-cigliati. e ciò neiristessa specie. Questa di cui ora si tratta ci offre un esem- pio ancor più significativo con la sua fronda fittamente cigliato-den- tata nelle parti sue più adulte e nuda nelle parti più giovani. Del resto con questa pianta, dato il genere, noi siamo in presenza di una fra le tante manifestazioni insolite nel nostro emisfero. Si tratta di una fronda alta dai i5 ai 20 cent, di altezza, di sostanza consi- stente nelle parti costituenti i due primi terzi, dentato-cigliate nei margini, a ramificazioni primarie coi segmenti larghi 5- 10 millim. attenuati alla base; i superiori a margini nudi. Malamente aderisce. La sezione ha forma lineare. Midollo di grandissime cellule ob- ovato-subelittiche, rosee o porporine, in due serie, contenenti pochi e grossi endocromi, comprimentisi e quindi a reticolo, oppure iso- late, irregolarmente oblunghe e spesso caudate. Cellule corticali gros- sette, in 1-2 serie irregolari, intensamente colorate, perpendicolari, oblunghe o piriformi. a. R. ramentacea Ag. Encounter Bay, Novae HoUandiae. Ex herb. De Toni. 12Ó. Rhodophyllis? Gunnii Harv. = Stìclophyllum. = Cladyinenia Gunnii Harv. - Callophyllis Gunnii Kuetz. Viene collocata fra le Rhodophyllis solo per la natura e l'ubica- zione delle tetraspore; in tutto il resto la pianta assai più si avvicina ai due generi espressi nelle sue sinonimie. Non possedendone che un esemplaretto giovanile, mal posso giudicare del suo aspetto ma- turamente evoluto. Certo che dev'essere imponente quando si sap- pia che questa Floridea raggiunge persino i 3o cent, di altezza, espandendo le sue frondi coccinee in diramazioni pennato-decom- poste. a. R. Gunnii Harv. Port Arthur. Tasmania. Ex herb. Ardissone. 130 Gen. ACANTHOCOCCUS Hook, et Harv. Etym. acanthos aculeo e cocco s grano. 127. Acanthococcus antarcticus Hook, et Harv. = Callophyllis antarclica Kuetz. L'esemplare di cui sì tratta è giovanile, alto 8 cent. Fronda semplice lineare, larga 1-2 millim., nuda fino all'altezza di 2 cent., indi ramosa. Rami patenti o divaricati, asse a zig-zag. Rami princi- pali pennati o subpennati, i secondarli brevi e semplici, o lunghi e ramosi; ramoscelli sparsi su tutta la fronda, eretti o patenti, alterni o secondati. Individuo sterile; sostanza ferma, colore porporino; ade- risce bene alla carta. La sezione della parte caulescente si presenta spesso plurilobata per le scanature che si formano nella parte stessa. Strato corticale di cellule rotondato-angolate, piccole, colorate; le medie più grandi alcune grandissime, tondo-angolate e talvolta lobate. Strato midollare di filamenti semplici e dicotomi, tortuoso-flessuosi, anastomosanti fra le cellule intermedie. Rab. al Capo Horn, alle isole Falkland, a Punta Arenas. a Acanthococc. antarcticus H. et H. Ancud, Chiioè. Suhfam. III. SOLIERIEAE Harv. GENERI ERYTHROCLONIUM Sond. EUCHEUMA J. Ag. RHABDONIA Harv. ARESCHOUGIA Harv. SOLIERIA J. Ag. THYSANOCLADIA Endl. SARCONEMA Zanard. Gen. RHABDONIA Harv. Etym. da rhabdos verga. 128. Rhabdonia Coulteri Harv. Pianta cespitosa, filiforme, decomposto-ramosissima, a stipite una o due volte forcuto. Neil' esemplare della Tilden la pianta si mostra vaghissima. Sebbene priva dello stipite, raggiunge i 3o cent, di altezza, con un ambito triangolare la cui base è larga 3/ cent. 131 L'asse primario fdella larghezza di due millm.) ed i rami inferiori, stante la disposizione dei rametti distici, si mostrano subpennali. I rami intermedi recano pochi rametti in prevalenti secondati, quelli inferiori sono affatto semplici. Rami, rametti primari e rametti se- condari sono fiagelliformi, attenuati alle estremità, subcilindrici nel fresco, lineari-appianati nel secco. I rami fertili sono un po' ingros- sati nella loro parte mediana, ossia leggermente fusiformi acumina- tissimi, recanti i cistocarpi aggregati nodoso-verrucosi, tondi, sub- prominenti come nelle Gracilaria. La sostanza è cartilaginea, bruno- rosseggiante, più o meno aderibile secondo l'età e lo stato degli in- dividui. La sezione trasversale dà una figura subtonda, a margine più o meno ondulato. Midollo voluminoso, composto di molti tubi inco- lori che, in sezione, si presentano sotto F aspetto di grandissime cel- lule elissoidi a grossa parete, le periferiche più piccole anastomosanti con le vere cellule interne dello strato periferico. Stato periferico introrso formato da cellule sparse rotondato-angolate ; l'estrorso da cellule assai più piccole, porporino-vinose, disposte in varie serie piuttosto disordinate e ravvicinate. a. R. Coiilteri Harv. Perù: Costa dell'Isola S. Lorenzo, presso il Callao. Agosto e Settembre i883. Race. C. Marcacci. Ex herb. A. Piccone, ora A. Forti. b. N. 217. Idem. Rocky point opposite Tracyton, Kitsap county, Washington. J. E. Tildent, 3i Jl. 1897. Gen. SOLIERIA J. Ag. Etym. al eh. ficologo A. Solier. 129. Solieria chordalis (Ag.) J. Ag. = Sphaerococcus chordalis Ag. - Gigartina Gaditana Mont. - Gracilaria chordalis Grev. - Plocaria chordalis Endl. - Dclesseria chordalis Ag. - Cystocloniiim turgiduluni Kuetz. Radice discoide con sottoposte numerose fibre ramose e stri- scianti. Frondi erette, cilindriche, alte 6-12 cent., dello spessore di un millim. che si mantiene presso che eguale, dicotome di tratto in tratto, lungamente attenuate all'estremità. Nella forma sterile le frondi sono flagelliformi, porporine, coi rami primari assai allungati, 132 e coi rametti assai brevi, divaricati, in maggioranza unilaterali. Nella forma cistocarpifera la pianta è invece raccorciata, di un porporino più intenso e più fittamente ramicellata. Cistocarpi sessili, tondi, lungi i rami primari e secondari. Sostanza leggermente cartilaginea. Sui banchi d' ostriche e d' Alghe calcaree, sulle rocce, in primavera ed autunno sui lidi Atlantici temperati e caldi di Europa e d'America. Corticc più o meno spesso, secondo le varie parti nelle quali si esamina, formato di cellule esigue, subtonde, verticali, in serie irre- golari, porporino-giallognole o chiaramente porporino-ametistine. Strato midollare di pochi filamenti longitudinali o anche radiati o affatto mancanti, hi quest'ultimo caso sono sostituiti da grosse cellule rag- gruppate, tonde, oblunghe, a linea continua o angolata, fornite di granulazioni oscure, gradatamente decrescenti di volume e distan- ziantesi quanto più si avvicinano alla periferia. Queste ultime contigue a quelle centrali costituiscono lo strato intermedio che tale veramente si appalesa allorché il midollo è rappresentato da filamenti. a. S. chordalis J. Ag. Washed ashore, Jupiter Inlet, Florida, Sept. 189Ó. Mrs. G. A. Hall. (Phyc. Bor. Am.). Gen. SARCONEMA Zanard. Etym. sarx carne e 7iema filo. i3o. Sarconema furcellatum Zanard. = Plocarìa furcellata Mont. - Trenialocarpus furcellatiis Kùtz. Nell'aspetto esteriore offre qualche analogia con le Gracilarìa, e più precisamente con la G. coronopifoìia e con alcune forme di G. ninllipartila, per limitare i confronti alle specie dallo scrivente conosciute. Da un callo radicale che si apprende alle rocce, a poca profon- dità, come lo rivelerebbe l'associazione di un' Ulva, spiccano le frondi in numero più o meno abbondante e talvolta cos'i spesse che con- feriscono alla pianta un portamento cespitoso con un perimetro se- migloboso. Inferiormente le frondi, dello spessore di un millim. circa, sono semplici, poscia subdicotome o con rami secondati, per riuscire in alto corimboso-fastigiate, di poco assottigliate, con le estremità ottuse. Queste estremità non sono però mai semplici, bens'i forcute, digitate, a crocetta, tricuspidate, oppure brevemente secondate. L'ai- 133 tezza è di 8-20 cent. Nel secco la sostanza, di color porporino, la- terizio o giallastro, è piuttosto cornea e non aderisce alla carta, A seconda dell'ambiente in cui la pianta è cresciuta, la strut- tura intima è ora assai compatta, da gareggiare quasi col Codiopliyl- lum nataleuse, ora assai lassa. La sezione trasversale offre un ambito subtondo, talvolta irregolarmente grandilobato in conseguenze del- l'incompleta turgescenza procurata con la madefazione dell'esemplare disseccato. Midollo poco voluminoso, bianco-cinereo, opaco per so- stanza parenchimatica, in massa subtonda od elissoide, contesto di esigui filamenti brevissimi o di cellule piccole, oblunghe, longitudinali. Il centro è occupato da granulazioni puntiformi, scurette, commiste a cellule grandi assai depresse, a parete flessuosa, longitudinali, de- crescenti dal centro alla periferia dove, scomponendosi, anastomisano fra le cellule basilari dello strato corticale. Strato corticale in più se- rie di cellule esigue, sottili, in file verticali, strettamente ravvicinate, colorate. Questo reperto si riferisce all'esemplare a di Arturo Issel. L'esame dell' esemplare A ha dato il seguente risultato. Sezione quasi tonda, a margine continuo. Il midollo, generalmente a centro geometrico, talvolta a centro di accrescimento, è composto di una massa incolore, tonda, di esigui filamenti più o meno contesti, dissolventisi nella periferia della stessa in piccolissime cellule tonde decrescenti dalla periferia al centro. Strato intermedio assai voluminoso, formato da vastissime cellule subtonde, incolori, simulanti un elegante reti- colato, subeguali di dimensione, meno che nel giro ultimo a contatto con la parte interna dello strato corticale dove sono un po' più pic- cole. Strato corticale composto di due parti : la periferica, data da cellule colorate, esigue, oblunghe, quasi lineari, in 2-4 serie di linee verticali; l'interna è fatta di cellule mediocri, oblunghe, più pallida- mente colorate. Ecco ora quanto si osserva nell'esemplare B. Sezione subtonda, a margine grossamente lobato. 1 tre strati corrispondono quasi esattamente a quelli dell' semplare A. a. Dicranema furcellaliim J. Ag. Dintorni di Massaua: Mar Rosso, Aprile 1870, leg. A. Issel. A. Sarcon&ma furcellatam Zanard. Plocarìa furcellata Mont. Mer Rouge. Misit E. Bornet. 134 B. Sarcoiiema furcellalum Zanard. Còte des Somalis. Ex herb. Hauck. Misit E. Bornet. Oss&rvaTjone. — A quanti rimanessero ancora perplessi sul va- lore da accordarsi ai nomi di Dicranema furcellalum (Mont.) J. Ag. e Sarconema furcellalum Zanard. in relazione alle piante od alla pianta che vorrebbero designare, riescirà assai risolutiva la lettera magistrale del chiariss. Dott. Ed. BorìMet, in data 5 Genn. igeò, alla quale cre- scono valore queste dichiarazioni che si premettono: «Nell'erbario Piccone non esiste verun esemplare di Sarconema furcellalum Za- nard x- Così in lett. 7. 12. 1905, diretta allo scrivente dal Dott. A. Forti attuale possessore dell' erb. Piccone. «Nell'erbario del dott. Hauck si trovano alcuni esemplari di Sarconema furcellalum, ma non un solo di Dicranema furcellalum. Mi pare che Hauck ha unito le due Alghe. Fra gli esemplari di Sarconema si trova anche uno di Gracilaria furcellala Zanard., se- gnato, se non mi sbaglio, da Zanardinj stesso ». Cosi la chiar. Si- gnora A. Weber van Bosso in lett. 12 Dee. 1908 diretta allo scrivente. « Paris, 9 décemb. 1908. L' Algue de Massaua dont vous m' en- voyez un fragment est bien le Sarconema furcellalum Zanard. Vous pouvez vous en assurer en le comparant à B qui est détaché d' un échantillon de la còte des Somalis, que j'ai recu de Hauck, et à ^ qui est pris sur un exemplaire .de la Mer Rouge, nommé Plocaria furcellala par Montagne et par De Notaris. C est évidemment par un lapsus calami ou memoriae que F^iccone a écrit Dicranema. Ce genre n'est pas représenté dans la Mer Rouge.» (Ed. Bornet ad A. Mazza). « Paris, 5 janvier 190Ò. La synonymie du Sarconema furcellalum ne me semble pas aussi confuse que vous dites. Elle me parait avoir été fixée par Grunow dès 1874 "• « En i85o. Montagne (Pug. Alg. Yemens.) decrit, sous le nom de Plocaria furcellala une Algue de la Mer Rouge ressemblant au Gracilaria confervoides, mais s'en distinguant par sa ramification régulièrement dichotome et par un faisceau de petiles cellules occu- panl le milieu de la coupé Irasversale de la fronde. Cotte piante a donc, come vous avez pu le constater, les deux caractères princi- paux du Sarconema [sine fruclu) ». « C'est ce que Zanardini (Enum. des pi. de la Mer Rouge p. 58) 135 n'a pas su reconnaìtre puisqiril place le Pìocaria furcellata de Mon- tagne parmi les Gracilaria dont la fronde est dépourvue de faisceau médullaire. Il renvoie à J. Agardh qui pourtanl avail note la diffe- rénce signalée par Montagne. « Sonder, créateur du genre Dicranema (Bot. Zeitung 1845, p. 5ó) rapporte à ce genre (Algae Austr. trop.) la Pìocaria furcellata Mont. et son synonyme Trematocarpus furcellatus Kùtzing Tab. phyc. XIX, pi. 73. Il fait observer que Harvey a eu tort de rattacher son Gra- cilaria furcellata au Pìocaria furcellata Montagne. Les deux plantes son différentes. « On doit à M. Grunow (Alg. der Fidschi Inseln) un très utile renseignement. Il a trouvc des tétraspores sur un échantillon originai de Pìocaria furcellata Mont. Ces tétraspores sont semblables à ceux du Sarconema furcellatum. En conséquence il établit la synonymie suivante: Pìocaria furcellata Mont., - Sarconema furcellatum Zanardini - Trematocarpus furcellatus Kùtzing ». « Dans les Pflanzenfamilien de Engler et Franti I, II, pag. 879, on Ut que 1' espèce typique du genre Sarconema [S. fur celiai. Zanard.) e' est dans l'Océan indien, et que deux autres espèces, non nom- mées, se trouvent dans les mers australasiennes ». « Il est dit dans la méme ouvrage (p. 372) que deux espèces (non nomméesj du genre Dicranema se trouvent dans les mers au- stralasiennes, que le D. Grevillei vient dan les còtes de la Nouvelle Hollande et que plusieurs des autres espèces (également anonymes) rapportées à ce genre semblent d'attribution très douteuse ». «Le Dicranema Grevillei étant 1' espèce typique je vous envoic en com.munication un échantillon de l'herbier Thuret determiné par moi et un fragment de Texemplaire distribué par Harvey dans ses Australian Algae. le n" ai pas d' échantillon de Sonder, le seul tout à fait certain. Son herbier est maintenant en Australie. C'est un peu loin pour aller le consulter ». « Vous dites que la structure de l'exenriplaire du Sarconema de l'herbier Zanardini ne se voit pas clairement sur les coupes en raison de r affaissement des cellules. L'acide chlorhydrique ou I" eau de Javel ajoutés en petite quantité à la preparation rendront aux cel- lules leur forme normale. En tout cas cet affaissement ne saurait 13G masquer la présence du cylindre filamenteuse que distingue tout de suite le Sarconema des Gracilaria ». « Dicranema et Sarconema se dislinguent par la structures des cystocarpes ». Da quanto è qui sopra riferito si deduce: 1." Che il prof. Piccone, qualunque ne possa essere stata la causa, ha conservato nei proprio erbario e distribuito piante di Sarconema fnrcellatum Zanard. sotto il nome di Dicranema furceìlatum J. Ag. ; ir. Che il Dott. Hauck ebbe ad avvedersene in tempo per ri- stabilire il vero nome di Sarconema furceìlatum Zanard. alla pianta di che trattasi; UT'. Che lo stesso Dott. Hauck, fra gli esemplari di Sarconema, uno ne aggiunse di Gracilaria furcellata Zanard. L'illustre Zanardini, in realtà, accompagnava il suo esemplare di Gracilaria donato all' Hauck con un' etichetta scritta di sua mano, cosi espressa: ^'. Gracilaria furcellata Mont. mar. rubr. Zanardini » con che fece anche proprio il torto dell' Harvey, sopra rilevato dal Dott. BoRNET, giacché non Gracilaria ma Plocaria furcellata di Mon- tagne, altro non è che lo stesso Sarconema furceìlatum di Zanardini. Lo scrivente si valse dell'opportunità offertagli dalla Signora A. Weber van Bosse per trarre una sezione dall' esemplare Zanardiniano conosciuto sotto il nome di Gracilaria furcellata, non riscontrandovi alcun filamento nel midollo, e quindi è da escludersi ogni riferimento alla Plocaria furcellata di Montagne. Anche esteriormente la forma e la sostanza del citato esemplare di Gracilaria sono ben diverse da quelle offerteci dal Sarconema furceìlatum Zanard. (d'origine del M. Rosso) come si vedrà allorché se ne tratterà a suo luogo. Gen. EUCHEUMA J. Ag. Etym. eu bene, clieuma umore. Se ne conoscono attualmente circa diciassette specie delle quali cinque almeno (fra cui lo stesso E. Gelidium qui trattato), secondo il eh. ScHMiTz, sarebbero piuttosto da aggregarsi ai gen. Meristotheca ed Euryomma. Appartengono al Pacifico, Mare Indiano, Florida, Guadalupa, Nuova Olanda, Africa orientale. i3i. Eucheuma Gelidium J. Ag. 137 = Sphaerococcus Gelìdium J. Ag. - Mycìiodea polyacauiha Crouan. - M. guadeliipensis Crouan. Pianta alta 10-20 cent., a fronda compressa, ancipite, decom- posto-pennata, con pennette distiche, piane verso l'estremità, e con pennette brevi, spiniformi. L' esemplare avuto in esame rappresenta la parte centrale dell'asse primario, della lunghezza di sei cent, e mezzo, della larghezza di 3-4 millim. Ancipite, munito di rami com- planati, subopposti, di varia lunghezza ed aspetto: alcuni semplici lunghi 2-3 cent.; altri lunghi 5-8 cent., muniti di rami secondarli a prevalenza unilaterali, cigliato-spinosi. La sostanza è duramente cornea nel secco, di un bel rubino vista in trasparenza, atro-violacea a prima vista, velata da uno strato assai tenue di pruina calcarea bianco-cinerea. Tessitura intima formata di tre strati : il midollare composto da filamenti longitudinali, spesso capitati ad un'estremità, anastomosanti, densamente stipati; strato intermedio di grandissime cellule subtonde- elissoidali, fra le quali s'insinuano i fili midollari; strato corticale sottile, di piccole cellule verticali in file moniliformi, rosee o por- porine. a. Eucheuma Gelidiiun J. Ag. Washed ashore, Key West, Florida. Oct. 1896. Mrs. G. A. Hall. Gen. ARESCHOUGIA Harv. Etym. dedic. al eh. ficologo Areschoug. =: Thamnocarpus, Fucus, Carpothamnion sp. auct., non Are- schougia Menegh. i32. Areschougia Laurencia Harv. Fronda aita dai 5 ai 20 cent., filiforme , pressoché cilindrica, quasi di eguale spessore in tutto il suo percorso, cioè del diametro di 1-3 milL, parcamente provvista in basso di brevi ciglia lineari, e lungamente denudata nello stato più adulto, per ogni lato subdico- tomo-ramosa, in alto subcorimbosa e talora con rami prettamente opposti dei quali i maggiori eretto-patenti appena attenuati alla base, i minori strettamente lanceolati, infine piuttosto nodoso-inflati, re- canti i cistocarpi. La sostanza è porporina, cornea nel fresco, scuretta e cornea nel secco, non aderibile nella prima essiccazione, appicci- cosa nelle ripreparazioni fortemente compresse. 138 La sezione dà un ambito tondo a, margine integro. Il centro è occupato dal tubo assile, ambrino, isolato in un breve spazio incolore. Da una prominenza parietale di esso tubo escono uno o pochi fila- menti che vanno a congiungersi ad una rete di filamenti componenti una fascia circolare sparsa di cellule rotondato-angolate. Cellule e fila- menti quasi incolori. Cessata ogni propaggine di filamentazioni, segue uno strato assai spesso di cellule minori, verticali, oblungo-lineari, tanto più sottili ed appressate e tanto più intensamente colorate prima di ametistino e poscia di violaceo-porporino quanto più si av- vicinano alla periferia. Le cellule più interne, quelle cioè commiste ai filamenti, sono piuttosto sparse in modo irregolare; tutte le altre formano dei cerchi concentrici di vaghissimo effetto. a. A. Laurencia Harv. Encounter bay (Australia). Mueller race, J. Agardh determ. Ex herb. Ardiss. b. Idem. .Australia. Race. Mueller. Ex herb. Piccone. i33. Areschougla intermedia J. Ag. Fronda subcilindrica in basso, indi appianato-Iineare, rilevata longitudinalmente, nel secco, da una linea costituente una sorta di costura dovuta alla prominenza del tubo assile. È subpennato-distico- ramosa coi margini a distanza minutamente dentati, con penne e pennette lineari, assai ristrette alla base e cogli apici acuminati. Ci- stocarpi mammelliformi, prominenti nelle pennette. La sezione della parte caulescente ha circoscrizione elittica. Essendo questa stata praticata alla base di una dicotomia, anziché uno solo, presenta due tubi assili: I' uno, più largo, corrispondente all'asse pri- mario; l'altro, più stretto, corrispondente all'asse secondario già svolto nella periferia della parte esaminata. Questi tubi sono tondi, a parete sottile incolore, aventi nel centro un nucleo ambrino, talora con macchie sanguigne. Il midollo che li circonda, assai abbondante, è formato da filamenti incolori, piegati a semicerchio in contiguità alle pareti dei tubi, il resto rettilinei, a direzioni diverse epperò varia- mente incrociantisi. Ad essi vanno commiste cellule mediocri, pure incolori, conseguenti trasformazioni prodotte dalle sezioni dei filamenti stessi alcuni dei quali infatti si mostrano capitati. K questo midollo fa seguito uno strato di 3-4 serie di cellule grandi, in parte tonde o subtonde e in parte angolose, leggermente vinose. Strato corticale assai spesso, composto di cellule piccole subtonde ed oblunghe, di- 139 sposte in regolari file verticali, formate ciascuna di 12-1 5 cellule di cui le 3-4 componenti il giro periferico sono immerse in muco so- lidescente lurido-giallastro. La sezione di un segmento cimale ha un circuito lineare con estremità tonde. Presenta lo strato marginale di cellule esigue, oblunghe, verticali, violacee, nettamente delimitato. Al confine suo interno si staccano poche cellule subtonde e pochis- simi filamenti semplici. Altri pochi filamenti longitudinali trovansi isolati nell'area interna la cui maggior parte di spazio rimane perciò vuota di tessitura. 11 centro è occupato da un tubo assile incolore avente nel mezzo un gruppetto di minute cellule tonde parimenti incolori. a. A. intermedia J. Ag. Encounter Bay. Nov, Holland. Misit J. Agardh ! Ex herb. De Toni. b. Idem. Australia. Mùller race, J. Agardh determ. Ex herb. Ardissone. Gen. THYSANOCLADIA Endl. Etym. thysanos fimbria, clados ramo. = Lenormandia Mont., Ma///w^a J. Ag., Rìwdoinelae, Sphaerococci, RJiyncococci, Bonnemaisoniae, Gelida, Prionilidìs sp. di ale. .'\ut. i3^. Thysanocladia laxa Sond. 11 portamento, in tutti i suoi particolari, è quale viene descritto nella Sylloge Alg. del prof. G. B. De Toni. L'esemplare in esame, se fosse possibile un termine di confronto con le nostre comuni alghe, sug- gerirebbe l'immagine di una gelidiacea, e più specialmente di una Pterocladia assai impoverita, a penne rade, a divisioni assai grosso- lane, larghe un mill. e mezzo, brevi e tronche cortissimamente ed esiguamente bi-tricuspidate. Veduta in trasparenza, dopo il colore suo di un bel porporino-scuro, attraggono l'attenzione le costure che longitudinalmente percorrono le penne. L'asse principale è lunga- mente denudato nella parte interiore che è semplice. La pianta è alta i5-20 cent., di sostanza assai ferma e rigida, per cui non ade- risce punto alla carta. La sezione ha forma lineare ad estremità rotondate. 1 margini si mostrano ora rettilinei, ora ondulato-angolati. Cellule corticali mi- nute un po' oblunghe, verticali, stipate, cariche di endocroma ame- tistino-bruno. Lo strato sottostante è la continuazione meno stipata 140 delle stesse cellule più ingrandite, in parte tonde e in parte tendenti alla forma filamentosa, disposte obliquamente e lassamente intrec- ciate. Strato interne' composto di filamenti articolati, i più esterni obli- qui alla periferia, i più centrali longitudinali. La parte esattamente centrale è costituita da una lacuna lineare ora completamente vuota, ora attraversata diagonalmente da qualche filamento. a. Thysanocladia laxa Sond. (non Harv.) N. Holland, Det. J. Agardh. Ex herb. Ardissone. Ord. III. RHODYMENINAE FAMIGLIE SPHAEROCOCCACEAE BONNEMAISONIACEAE RHODYMENIACEAE RHODOMELACEAE DELESSERIACEAE CERAMIACEAE Fam. I. SPHAEROCOCCACEAE (Dum.) Schm. GENERI PHACELOCARPEAE MELANTHALIEAE SPHAEROCOCCEAE GRACILARIEAE STENOCLADIEAE HYPNEAE CERATODICTYEAE Suhfam. I. PHACELOCARPEAE Gen. PHACELOCARPUS Endl. Etym. phaceìos fascicolo e carpos frutto. — Ctenodus Kuetz. non Agassiz, Euctenodus I\uetz., Spliaero- cocci, Gelida, Plocamii, Suhn'ae sp. auct. i35. Phacelocarpus alatus Harv. Purché conservi il suo bel porporino intenso, questa specie, co- me tutte le altre del genere, si presenta con un aspetto assai elegante. La fronda è ramosa fin presso la base, subcilindrica per breve tratto, 141 indi a sezione quasi elissoidea le cui estremità si prolungano in un tratto lineare. Visto l'asse in piano, si manifesta nella sua vera na- tura di disco assai consistente, e i due tratti lineari marginali altro non sono che le parti piane del disco stesso le quali, a guisa di strette ali, accompagnono la fronda in tutte le sue ramificazioni di- stico-decomposte, con penne lineari pettinato-pinnatipartite. Questi margini alati sono muniti di denti cuneati alla base, lunghi circa 2 mm., adunco-conniventi in su, contigui, terminati in punta semplice, duplice o triplice. I denti, almeno quelli carpogeni, sono destinati a tramutarsi nel pedicello reggente i cistocarpi e i nemateci; ne con- segue che i denti a più punte debbano recare un numero corrispon- dente di frutti che risultano così fascicolati, d'onde l'etimologia del genere. La pianta è alta io-i5 cent, negli esempi, in esame. Il co- lore è soggetto ad alterarsi o a svanire affatto, non tanto in seguito all'essiccamento, quanto per ragioni patologiche di ultra maturanza. In questo stato gli esemplari simulano un aspetto lendinoso, bian- castro o giallastro, come vediamo in molti idroidi. La sostanza, di- venuta cornea, non aderisce. Strato corticale assai spesso, di cellule minutissime, subtonde, compatte, irregolarmente aggregate, con direzioni obliquo-verticali, colorate. Strato intermedio formato da 3-4 serie di cellule grandi, subtonde, scure, inframmezzate da filamenti provenienti dal midollo. Midollo composto di filamenti articolati, fittamente intrecciati, riuniti in fasci ondulato-radiati intorno al tubo assile centrale. Tubo cen- trale elissoide il cui centro è occupato da cellule longitudinali, della natura di quelle del secondo strato, cioè farcite di granuli amilacei. a. Phacelocarpus alatiis Harv. Australia. Ex herb. Ardissone. i3ó. Phacelocarpus Labillardierii (Mert.) J. Ag. = Fucus Labili. Mert., Sphaerococc, Labili. Ag., Clenodus La- bill. Kuetz., Euctenodus Labili. Kuetz., Fucus pipericarpos Poir., Pio- camium pipericarpos Lamour. Dal callo basilare largo circa un cent., munito di tubercoli radi- cali aventi carattere di frondi abortite, sorge la pianta nel complesso di tre frondi tosto ramose dal loro inizio, fino a raggiungere l'al- tezza di 18 cent, e più. Disco e rami primari subcilindrici nelle parti inferiori e medie che sono prive di denti, elittico-appianati in alto. Il rameggio è distico-decomposto, a penne lineari, con rachide spessa 142 un mill., pettinato-pennatosette. I denti, piuttosto patenti, 2-3 volte più lunghi del diametro del rachide, hanno base larghetta e la punta acuta od ottusa secondo l'età, semplice, raramente duplice. Cistocarpi largamente reniformi collocati nell' apice dei denti ; nemateci clavati, pedicellati. Di questa specie negli esemplari in esame se ne distin- guono due forme: 1' una assai robusta con penne lungamente fasti- giate, raggiungenti persino i 10-12 cent.; l'altra, assai più gracile, con penne lunghe appena un cent., disposte all'estremità di un ra- meggio a corimbo, abbondantemente cistocarpifera. È questa forse la var, macer Harv, Sezione Glittica semplice nella parte caulescente, leggermente acuminata alle estremità dell'asse maggiore nelle parti superiori. Asse centrale formato da un tubo flavescente circondato da uno spa- zio circolare in apparenza vuoto. Midollo abbondante di filamenti articolati, incolori, contesti in ogni senso ma nell' insieme a disposi- zione involucrante l'areola del tubo. Molti di questi filamenti sono capitati ad un'estremità o ad entrambe, inizio della scomposizione loro in cellule piccole incolori, che si trovano commiste ai filamenti rimasti integri. Si nota poi una seconda serie di filamenti, pure ar- ticolati, in gran parte disciolti in piccole cellule oblunghe, disposti verticalmente. La base di questa serie si appoggia ad uno strato speciale formato di cellule grandi, incolori, commiste a filamenti in- trecciati, a direzione longitudinale. Tali cellule non si ripetono però sempre in tutti gl'individui. Strato corticale spesso, di cellule esigue, colorate, in varie serie, in file verticali. a. Phacelocarpus Labillardieri J. Ag. Australia. Mùller. Ex. herb. Ardissone. b. Idem. Wellington, East Coast. Nuova Zelanda. Coli. Laing. 137. Phacelocarpus apodus J. Ag. Altezza di 12 cent. Callo piccolissimo d'onde s'inalza la fronda distico-decomposta con penne lineari pettinato-pennatosette con ala strettissima o nulla. Denti distici, lunghi 2-3 volte lo spessore del rachide a punta semplice o decomposta in tante punte fascicolato- piramidate, massime nelle estremità. Cistocarpi verrucosi pedicellati ; nemateci globosi quasi sessili sul rachide. Colore porporino; sostanza solido-membranacea, non aderibile. I^a sezione ha forma elittica con le estremità protratte. Tubo 143 assile che non sempre s'inturgidisce sotto la madefazione e allora ha un aspetto lineare e il colore giallo-bruno. In alcuni casi 1' areola che lo circonda, anziché essere conterminata dalla curva dei fila- menti piegati ad arco di cerchio, lo è invece da filamenti che vi si dis- pongono all' intorno con le loro estremità, e per conseguenza riescono verticali all' areola. Si osserva inoltre che gli stessi filamenti sono nella maggioranza disciolti in cellule a disposizione moniliforme. Lo strato intermedio ha minor copia di filamenti che sono assai brevi e in parte scomposti in cellule che si fanno assai grandi, rade e co- lorate nella parte a contatto con lo strato corticale. Strato corticale sottile, di cellule minim.e, colorate, fitte, in serie più o meno ordinate. a. Pìiacelocarpus apodus J. Ag. Con cistocarpi (Australia). i38. Phacelocarpus sessilis Harv. Questa è di poco più delicata della specie ora esaminata. Di quella ha lo stesso piano dispositivo delle parti che in alto tendono al co- rimbo. Ha i nemateci globosi o clavati, talvolta gemini, pedicellati. Cistocarpi ignoti. Il porporino suo naturale tende al giallognolo o la- terizio chiaro. Non fa presa stabile sulla carta. Sezione subtonda od elittica con le estremità prolungantisi in forma brevemente conica o lungamente lineare. Ha elegante e chia- rissima struttura assai caratteristica. Tubo assile flavescente circon- dato da areola tonda intorno alla quale si presenta la massa com- patta del midollo incolore di filamenti assai brevi, capitati e in gran parte disciolti in cellule piccole, tonde o in forma di virgola. Segue lo strato intermedio, sia immediatamente, sia separato da un breve spazio circolare attraversato solo da pochi filamenti articolati, com- posto di cellule grandi tonde o subtonde, farcite di granuli esigui oscuri, e collegate da pochi filamenti articolati. Strato corticale sot- tile, di cellule minime, tonde, colorate di porporino-vinoso. a. Phacelocarpus sessilis Harv. Jsraeliten Bay, Novae Hollandiae. F. MÙLLER. Ex herb. De Toni. 139. Phacelocarpus tortuosus Endl. et Dies. = Sphaerococcus? echina ius Suhr, Euctenodus echinatus Kuetz. È il più notevole fra tutti i suoi congeneri per la grande robu- stezza che può assumere e i diversi suoi portamenti, uno dei quali ha meritato una distinzione speciale dal Kuetzing che ne fece la va- rietà oligacanthus, non forse accettabile, 144 Radice scutata. Fronda alta dai quattro ai trentacinque cent., e dello spessore massimo di 3 millimetri nella parte caulescente e in quella mediana dei rami principali, vagamente dicotomo-ramosa, sub- cilindrica, con aculei spessi, conico-suholati, sorgenti da ogni parte, lunghi 2-2,2 millim., trasformati o scomparsi nella parte inferiore. Nemateci globosi, brevemente pedicellati, nell'ascella degli aculei. La pianta nel secco è nerastra. Parecchi di questi dati sentono il bi- sogno di un esame più particolareggiato della pianta in alcune delle sue manifestazioni, ed a ciò potranno in parte servire i quattro indi- vidui, di varie età, di cui dispongo. Si tratta di pianta perennante. Ora se si ha riguardo agli ele- menti di giudizio, quali l'età, la nuova prolificazione delle piante se- nili, e i diversi ambienti di vegetazione, si ha quanto basti a spie- gare la conformazione delle parti e il complessivo loro portamento. La fronda giovanile è di sostanza piuttosto tenera; di ciò si ha prova nell'avidità d'imbibizione, nella tenacità con cui aderisce, e nella larghezza di un centim., che può assumere un giovane ramo sotto la pressione, senza che perciò ne avvenga alcuna scomposizione nella sua struttura. Un'altra prova della poca sodezza della materia in questa età si ha dalla forte impronta lasciata dal tessuto del pan- nolino che ha servito alla preparazione. Si nota questo fatto come evidente contrasto in rapporto alle specie congeneri sempre subcar- tilagineo-cornee, in confronto. La fronda emessa dal giovane callo basilare si presenta già coi caratteri stessi che offrono le giovani penne di una pianta adulta, o di prolificazione di una pianta bienne: disco larghetto, subpianeggiante, abbondantemente dentato sui mar- gini e talvolta nel corpo dello stesso asse. In questo stato i denti sono nella maggioranza largamente conici alla base, commisti ad altri di aspetto cigliare, tutti quasi sempre semplici. Procedendo nel- l'età, il disco s'innalza in modo più o meno tortuoso e va gradata- mente ispessendosi fino a conseguire la forma subcilindrica, perdendo nel contempo quasi tutte le sue spine, mentre le poche conservate si smussano, ingrossano e appianano la loro base, lasciando dell'es- ser loro soltanto delle prominenti ondulazioni per le quali il disco appare più tortuoso di quanto in realtà non sia. Nella pianta del- l'anno il fenomeno si rivela soltanto nell'asse principale, mentre il rameggio si presenta con tutta l' abbondanza delle sue spine. Allora 145 la pianta è per eccellenza poliacanta. Ma se le condizioni proprie la favoriscono cosi nel suo sviluppo successivo e la proteggono contro i traumi di ogni sorta, nel secondo anno comincieranno a denudarsi anche i rami primarii, nel terzo anche i secondarli, e così via, finché nelle piante più senili si presenta quasi sprovvista di spine; è cioè divenuta oligacanta. Questi fenomeni, come dico, sono documentati dagli esemplari in disamina e le gradazioni nella spogliazione delle spine sono rivelate dalle epoche della raccolta, facendosi cioè più palesi quanto più 1' anno si avvicina al suo termine. Le conseguenze ultime dell'invecchiamento della pianta, oltre quella del denudamento del disco e dei rami, sono inoltre la grande parsimonia e la confor- mazione speciale delle penne emesse. Queste penne si fanno sempre più piccole ed esili, coi margini, anziché dentati, esiguamente cigliati, oppure esse hanno l'aspetto di un semplice peduncolo alla cui som- mità allora le ciglia si agglomerano in forma piramidata nei pedun- coli sterili, in forma di capolino nei peduncoli fruttigeri, cosiché il frutto appare ora semplicemente involucrato, ora echiniforme. In conclusione: la spogliazione delle spine si effettua gradual- mente per solo effetto del tempo, e poiché nelle piante in genere il fenomeno della comparsa, della modificazione e dell'obliterazione dei caratteri, dovuto unicamente ad un' evoluzione pluriannuale, non può costituire un titolo di varietà ma di semplice anzianità, non si vede un motivo perchè si abbia a fare un'eccezione nel caso di cui si tratta. Tanto varrebbe il riconoscere una varietà neW Homo pel solo fatto che questo, invecchiando, ha perso i denti! La sezione della parte caulescente dà una forma tonda o sub- tonda munita nei prolungamenti dell'asse di due appendici conico- lineari di varia lunghezza. Tubo assile ambrino-scuro circondato da poca o nessuna areola. Massa midollare di filamenti incolori, brevi, articolati, in gran parte disciolti in piccole cellule. Strato intermedio di grosse cellule assai scure per materia granuloso-cellulare, oblunghe, numerose, decrescenti di volume dal centro alla periferia, con fila- menti interposti, provenienti dal midollo, e che s' insinuano fin presso la base dello strato corticale. Strato corticale denso di cellule ob- lunghe, intensamente porporino-vinose, piccole ed esigue, cioè de- crescenti di volume dall'interno all'esterno, disposte in file molto serrate, verticali. Verso l'estremità della fronda la sezione ha figura 10 i4é subcircolare, grossamente, irregolarmente e piij o meno profonda- mente lobata. Ivi si osserva che fra midollo e strato intermedio non vi ha passaggio sensibile, in quanto la massa (composta di filamenti brevi, a semicerchio intorno all'area tubolare, poscia, sempre più brevi e disciolti in cellule esigue, intercalati gli uni e le altre di cel- lule grandette oblunghe incolori) si spinge con questa uniformità fino alla base dello strato corticale. A titolo poi di curiosità si nota che talvolta, in luogo di uno solo, si presentano due tubi assili, ciò che è dovuto all'incipiente biforcazione del ramo, l' inizio della quale ha luogo internamente col raddoppiamento del tubo. In questo caso, in corrispondenza dell'estremità del tubo novello si può scorgere nello strato corticale un vero tubostomio. a. Phacelocarpus echinatiis (Suhrj Schmitz. South Africa, the Ko- wie, Jul. 4, 189Ó. Ex herb. Doct. H. Becker. b. Idem. Idem. Idem. Idem. e. Idem. Idem. io Oct. 1S93. Idem. d. Idem. Idem. 2Ó Nov. 1895. Idem. 140. Phacelocarpus semitortus Schmitz. Trattandosi di specie inedita, non ne conosco descrizioni. Della sua autonomia dovrebbe esserci garante il nome dello illustre Autore il quale deve essersene occupato ne' suoi manoscritti. L'esame dei quattro esemplari posseduti la collocherebbe fra la precedente e la seguente specie. Pianta alta dai 5 ai 20 cent, e oltre, a seconda dell'età e delle condizioni ambienti più o meno favorevoli al suo sviluppo. Nel primo mese di età è interamente piana, e la fronda, col suo rameggio an- cora accorciato e corimbiforme, ha un perimetro subcircolare. Con l'ulteriore accrescimento le parti inferiori si vanno ispessendo e de- nudando delle spine e il rameggio si allunga, allontanandosi sempre più dalla forma del corimbo per assumere quella subfastigiata. Penne e rachidi larghi nella prima età, con denti subopposti, cuneati alla base, conniventi, acuti, lunghi quanto la larghezza del rachide; nella coppia estrema sono conniventi cosi da formare un semicerchio, un cerchio ed un'elissc. 11 rachide delle penne, massime nelle piante più adulte, presenta talvolta delle strozzature più o meno allungate, prive di denti. Nelle piante senili l'asse principale e le parti inferiori dei rami, leggermente tortuosi l'uno e le altre, si spogliano affatto 147 delle spine, eliminandosi cosi le ultime vestigia conservatesi nella mezza età. Cistocarpi reniformi brevemente pedicellati, assai scarsi. Colore porporino che si fa un po^ scuro o gialliccio nel secco: so- stanza cartilaginea nelle parti inferiori, submembranaceo -consi- stente nelle penne giovani, discretamente aderibile nei due terzi superiori. La sezione della parte caulescente ha forma di elisse assai de- pressa. Tubo assile ambrino o lurido-lutescente in area tonda od elit- tica ben definita dai primi filamenti arcuati. Midollo assai denso di filamenii lunghi, incolori, articolati, ad articolazioni brevi oblunghe, non scioglientisi in cellule, commisti a cellule grandette di natura indipendente. Strato intermedio di altri filamenti che talvolta sono divisi da quelli del midollo da uno spazio breve a circoscrizione elittica, commisti a cellule tonde, chiare e lievemente rosee, gran- dette, mediocri e piccole. Strato corticale assai denso di cellule esi- gue, intensamente porporine, in file verticali. La sezione verso la estremità della fronda dà una forma elittico-fusiforme ed offre il so- lito tubo nel centro di un' areola tonda, nettamente definita. In questo caso, anziché vuota, essa mostra di essere occupata da diversi tubi formati da mcmbranelle concentriche, di trasparenza vitrea, la cui sot- tigliezza è tale da non rendersi visibile che sotto date condizioni di luce. Midollo di pochi filamenti brevi e di molte cellule piccole, tonde. Strato intermedio abbondante di grosse cellule oblunghe, scurette, longitudinali, collegate da filamenti originanti dal midollo e che si spingono verso la periferia dove le cellule si son fatte assai più pic- cole. Strato corticale assai denso per file di cellule esigue, intensa- mente colorate, verticalmente disposte. a. Phac. seìiiitortiis Schmitz. South Africa, The Kowie. Gennaio i885. Ex herb. Dott. H. Becker. b. Idem. Febb. 6, 1898. Idem. e. Idem. Magg. i5, iSgS. Idem. d. Idem. Novemb. 23, 1895. Idem. 141. Phacelocarpus epipolaeus Holmes. = Pli. disciger Holm. mscr. Si distingue a primo aspetto dal precedente per le frondi più gentili, cioè più strette e coi denti più ravvicinati, subopposti e un po' meno incurvi, dei quali assai tardi e non sempre in modo iute- 148 graie la pianta se ne spoglia, tranne per pochi centimetri alla base dell'asse primario e alla base dei rami principali. Fronda subcilindrica alla base con costa immersa poco apparente, indi appianata. Rami corimboso-pennati con pinne lineari pettinato- pinnulate, coi denti larghi alla base, incurvi, lunghi quanto è largo il rachide o poco più. Cistocarpi reniformi brevemente pedicellati; ne- mateci ovato-globosi ; anteridii subsessili, oblungo-ovati, pallidi. Negli esemplari in esame l'altezza è di 25 centim. e oltre e di un'espan- sione flabelliforme di centim. 35. Sostanza subcornea nel secco, ade- ribile al foglio. Colore rosso-bruno. Sezione elittica. Struttura molto aijine a quella del precedente. Filamenti meno interrotti; passaggio dal midollo allo strato in- termedio meno pronunciato. Le grandi cellule di questa parte sono molto meno abbondanti, minori di volume e di un roseo-pallido. a. Ph. epipolaeus Holmes et Batters. Ex herb. Dott. fi. Becker South Africa. The Kowie, Mar. 1897. Idem. b. Idem. Magg. 1896. Idem. e. d. e. Idem. Nov. 2Ò, 1895. Idem. Subfamilia 11. SPHAEROCOCCEAE Schmitz. GENERI SPHAEROCOCCUS (Stackh.) Grev. — HERINGIA J. Ag. Gen. SPHAEROCOCCUS Stackh. Etym. sphaìra sfera e coccos grano. Il nome di Sphaerococcus, per quanto alto e frequente suoni nelle Floridee, ormai non serve che a designare sole cinque specie, di cui quattro non si possono affermare come bene stabilite. 142. Sphaerococcus coronopifolius (Good. e Wood.) Ag. La pianta è cos'i comunemente nota in tutto il Mediterraneo, che se ne ommette la descrizione esteriore. Indipendentemente dal- l' essere più o meno robusta, si presenta sterile piuttosto di frequente, e tanto in questo caso come negl'individui fruttigeri, varia in alcune particolarità relativamente alla lunghezza, larghezza e disposizioni 140 delle sue divisioni estreme. Due casi che si offrono in relazione a tali variazioni sono quelli dei cistocarpi radi, intensamente colorati, robustamente e brevemente (talvolta anche subsessili) pedicellati a base nuda o munita di uno o più denti involucranti o quasi, im- piantati sopra rami subcilindrici; oppure i cistocarpi sono abbon- dantissimi, pallidetti, piccolissimi, a mucrone facilmente deciduo, sor- retti da un lungo peduncolo esile, e per la massima parte occupanti le parti superiori di rami largamente appiattiti. Alla prima forma appartengono tutti gl'individui della numerosa provenienza medi- terranea ; alla seconda quelli dell' isoletta Le Cerf presso l' isola Cal- lot (Finistcre). Beninteso che questi rilievi non debbono implicare una conseguenza generica di differenziamento tra le due provenienze. La sezione della parte caulescente ha forma subtondo-elittica. Tubo assile centrale, lutescente-scuretto, articolato, farcito di endo- cromi massime nelle articolazioni, più chiare nel corpo di esse nel cui centro evvi allora un punto più scuro subtondo o lineare. 11 tubo è circondato da filamenti lunghi, articolati, farciti di materia granulosa, dirigentisi obliquamente verso lo strato intermedio. Strato intermedio composto di grandissime cellule rotondate, gradatamente ma di poco decrescenti verso l'esterno, densamente farcite della stessa materia granulosa che le rende intensamente opache. Strato corticale di cellule minute disposte in file moniliformi subseriate scu- ramente giallastre per effetto dell'indicata materia. Quando questa è meno abbondante, la visione riesce più limpida e allora si scorge che una parte dei filamenti midollari penetra fra cellula e cellula dello strato intermedio, e che alcuni si scompongono in cellule piccole. Inoltre fra il corpo centrale del tubo e la parete di questo si pos- sono osservare le solite membranelle vitree concentriche. Nelle parti superiori della fronda la sezione (ad elisse assai com- pressa) presenta una visione limpidissima, essendo ivi scomparsa qualsiasi traccia di materia granulosa. Tutte le parti della struttura sono, naturalmente, assai qui ridotte. La massa midollare ha forma molto allungata disposta longitudinalmente. I filamenti circondanti il tubo fanno una massa a sé, subtonda: sono assai corti e molti an- che scomposti in cellule piccole, mentre si mantengono lunghi e con direzione longitudinale nelle masse costituenti i prolungamenti della massa centrale. Lo strato intermedio presenta un reticolato di 150 cellule assai grandi nella parie a contatto col midollo, indi sempre più stretto quanto più si avvicinano allo strato periferico che è assai sottile e intensamente colorato. a. Sphaerococcus corotiopifolius Stackh. Le Cerf, aux plus basses mers. Septembre 1903. Coli. J. Chalon. Gen. HERINGIA J. Ag. Etym. al eh. Hering, descrittore delle Alghe natalensi. 143. Heringia mirabilis (Ag.) J. Ag. = Sphaerococcus mirabilis Ag. - Gelidium mirabile Harv. - Sphae- rococcus rostratus Ag. - Rhyncococcus ? rostralus Kuetz. - Fticiis siib- vertìcillatus Mert. mscr. - Sph. confervicola Cham. - Gelidium con- fervicola Kuetz. Pianta subsetacea, bruno-nerastra nel secco, di aspetto polisifo- niaceo, a perimetro flabellato o circolare a seconda del numero delle frondi a callo basilare comune. È alta dai 5 ai 18 cent, negli esem- plari donatimi dal Dott. Becker. Sorge cespitosa da un callo che si apprende a materia calcare, ma cresce anche sopra alcune Alghe e Spugne. Lo spessore della fronda è un po' minore di quello di una penna passerina; è subcilindrica in basso, piana in alto, ramosissima, a ramificazione dicotoma eretto-patente, ora flabellato-fastigiata, ora a segmenti alterni sempre più brevi da ogni lato nelle parti supe- riori. Cistocarpi subsferici del diametro della fronda, singoli nei seg- menti laterali indivisi, bini nei forcuti. Tetrasporangi negli apici in- crassali. La sezione è subtondo-ellittica lineare, secondo la posizione d'onde è presa. Struttura elegantissima, interamente vinoso-porpo- rina, all' infuori del tubo lutescente, perfettamente delimitata nelle sue tre parti di cui è composta. Il centro è occupato da uno stretto tubo lungamente articolato. Strato intermedio assai voluminoso, for- mato da grosse cellule nucleate oblunghe nella parte più interna, più piccole e tonde nella parte più esterna dove sono distanziate ; quelle interne sono invece cos'i ravvicinate da figurare un reticolato. Strato periferico di cellule minute, disposte assai regolarmente in file verticali. I5l a. Iter/ligia inirabilìs J. Ag. South Africa. The Kowie, (jjun. i8<;4. Ex Herb. Dott. H. Becker, F. L. S. Subfam. III. STENOCLADIEAE Schmitz. GENERI STENOCLADIA J. Ag. — NIZYMENIA Sond. Gen. STENOCLADIA J. Ag. Etym. stenos angusto, clados rametto. 144. Stenocladia Sonderìana J. Ag. = Ginannìa auslralis Sond. - Halymenia aiistralis Sond. - Plia- celocarpus austraìis J. Ag. - Euctetìodus australis Kuetz. - non Are- schougia Hgulata, nec Areschougia australis. Fra le sei specie che si conoscono, è questa una delle tre a fronda piana. Alla diagnosi recata dalla Syll. A/g., si aggiungono le seguenti osservazioni desunte dagli esemplari esaminati. In questi è alta 8-14 cent, con i rachidi e le penne larghi poco più di un mil- lim. 11 portamento diversifica tra la pianta sterile e quella cistocar- pifera. La prima è più fittamente ramosa fin presso la base, meno sentitamente costata nella parte inferiore, egregiamente corimbosa in alto dove il corimbo è assai espanso, ricco di ramoscelli e di denti, coi rachidi più stretti, a strozzature assai rade e poco sensi- bili. La forma fruttigera deriva il portamento suo più slanciato dalla scorsa ramificazione inferiore, dalla parte caulescente assai pronun- ciata e dal corimbo assai fastigiato provvisto di pochi e assai corti denti. In questa forma le dicotomie hanno luogo sopra un'apparente stroncatura del rachide e ciascuno dei rami che le compongono (uno dei quali talvolta abortito o asportato) riesce sentitamente e lunga- mente attenuato alla base, e laddove invece non si producono di- cotomie le attenuazioni sono meno evidenti e più corte. Cistocarpi marginali, tondi, sessili, isolati o ravvicinati a 2-4, radi nelle parli medie, numerosi, ma non soverchiamente abbondanti, nei fastigi del corimbo. Sostanza cartilaginea subcornea nel secco, non aderibile, 152 e si presenta molto lucida guardala orizzontalmente all' altezza del- l' occhio. Colore porporino. La sezione della parte caulescente ha forma elittica. Tubo as- sile a parete incolore con nucleo policellulare amorino. Midollo ab- bondante di filamenti articolati, quali semplici, quali capitati, com- misti a cellule sciolte, rosee. Nelle parti superiori la forma della se- zione si mantiene quasi eguale. Ivi il nucleo del tubo si mostra leg- germente roseo. 1 filamenti del midollo sono scomparsi, o meglio, tramutati in cellule strette, oblunghe ed in altre spiniformi. Strato intermedio di cellule mediocri, rosee, tonde, grandette, distanziate. Questo strato potrebbe anche considerarsi come la base dello strato corticale che è assai sottile, composto di cellule piccole, oblunghe, verticali. a. Stenocladia Sonderiana J. Ag. Champion bay. Australia. Ex herb. Ardissone. Gen. NIZYMENIA Sond. Etym. ni-^o, lavo, purgo, e hymen membrana. 145. Nizymenìa australis Sond. = AìiiylopJiora Coleae J. Ag. - Areschougia conferta Harv. - Gdidium compositum Kuetz. Finora il genere pare rappresentato da questa sola specie, e la creazione sua, in rapporto alle Stenocladiacee, è dovuta ai nuovi ele- menti accennati nelle sinonimie qui riportate. Il nome di Amylo- phora Coleae è dovuto alla grande quantità di amido di cui la strut- tura è farcita; quello di Aresch. conferta si riferisce al carattere della pianta densamente cespugliosa; quello infine di Geìid. compo- situm accenna alla scomparsa di un regolare e stabile tubo assile, nonché alla natura della fronda composta di divisioni perfettamente isomorfe sovrapponentisi. Veramente j. Agardh un tubo ve lo avrebbe scorto nei giovani individui il che, se mai, dovrebbe verificarsi nella parte caulescente; ma allo scrivente mancano dati sulla vera sua natura. Comunque, la pianta, oltre che dalle forme sue esteriori, è as- sai bene caratterizzata dalla sua intima struttura quale si presenta nelle frondi adulte. Inoltre queste frondi attestano assai bene l'aQi- 163 nità con le Stenochidìa pianeggianti, e più precisamente con la (ronda fruttigera della S. Sonderiana nella quale si è notata già la tendenza del rachide a certe strozzature originanti le prolificazioni dicotome, quasi preludio al carattere esteriore più spiccato che si riscontra nella Niz^ymenia di che si tratta. La pianta, cespitosa, sorge da un callo più o meno ampio a mezzo di uno stipite filiforme assai esile (meno di mezzo mill.) che man mano si allarga nel disco piano, largo un mill. e mezzo. 11 complesso delle frondi può raggiungere i 3o cent, di altezza ed una circoscrizione assai espansa. Già poco sopra lo stipite si ma- nifesta il modo speciale di accrescimento del disco, cioè mediante ripetute costrizioni delimitanti una sequela di divisioni, dapprima tonde, piccole, assai ravvicinate, quasi moniliformi, poscia ovali, me- diocri, più meno distanziate. Nei due terzi superiori della pianta queste divisioni si fanno lineari e della lunghezza di 1-2 cent. Dai margini di queste ultime divisioni hanno origine i rami (penne) alterni subopposti, parimenti muniti di costrizioni come il disco, i quali alla loro volta producono delle linguette (pennette) pedicellate, lunghe da mezzo cent, ad un cent. Cistocarpi subpedicellati. Colore rosso sanguigno che si fa più scuretto nel secco. Sostanza cornea, non adcribile. La sezione trasversale ha forma lineare con le estremità roton- date. Midollo abbondante di filamenti lunghissimi, flessuosi e per lunghi tratti subrettilinei, longitudinali, lassamente intrecciati, ad ar- ticolazioni rade e quindi assai lunghe, molto tenaci come lo rivela il fatto dei loro fascetti liberi resistenti al taglio fatto a mano leg- gera nelle sezioni diagonali, commisti a cellule biancastre, torbide per effetto della molta materia amilacea da esse contenuta. Ne risulta un ammasso uniforme bianco-cinereo nel quale rade volte è dato di scorgervi un brevissimo spazio subcircolare meno opaco attraversato da pochi filamenti, rappresentanti una sorta di cavità assile non mai però delimitata da una parete propria delle cavità tubolari. Il fatto che questa cavità non è sempre centrale, non è sempre unica e più spesso vi manca affatto, escluderebbe la con- statazione di un asse uniforme e costante. Lo strato intermedio è formato da cellule poco più grandi di quelle indicate, rotondato-an- golate, accompagnate sempre dai filamenti descritti, in minore ab- 154 bondanza. Strato corticale ben definito di cellule minute, porporine, verticalmente seriate. Nelle pennette il midollo è talvolta percorso da una spaccatura longitudinale, lineare-fusiforme, ma anche quando la .massa è inte- gra non presenta mai alcun accenno ad un' areola o punto assile comechessia. a. 'Ni^ymenia auslralis Sonder. Australia. MùUer race, J. Agardh determ. Ex herb. Ardissone. Subfam. IV. CERATODICTYEAE Schmitz. GENERI CERATODICTYON Zanard. - GELIDIOPSIS Schmitz. Gen. CERATODICTYON Zanard. Etym. ceras corno e dictyon rete, allusivo all' organizzazione intima. 146. Ceratodlctyon spongiosum Zanard. = Spongia cartilaginea Esper. - Marchesettia spongioides Hauck. Sopra alcune Alghe dell'Oceano Indiano, 1882, pag. 3, n. 3, t. HI. Hedwigia 1889, p. 175. Nelle simbiosi (marine specialmente) tra animali e piante, si danno fenomeni cos'i strani e mirifici sulla cui natura e importanza biologica in rapporto agli esseri che le compongono non si hanno finora dimostrazioni di fatto sufficienti a spiegarne completamente l'essenza. Noi comprendiamo abbastanza bene il fatto dell'assimila- zione della materia organica e minerale nella sua forma di suddivi- sione molecolare o colloidale per parte degli animali e delle piante, in quanto gli uni e le altre, pure aventi un ambiente comune, vi si evolvono con la maggiore indipendenza possibile nella unità del tutto. Senonchè questo tutto è come un corpo immane dalle miriadi di membra e di viscere le cui parti più grossolane trovarono facil- mente il loro posto nella divisione sistematica della materia organica continuamente trasformantesi nel circolo della vita, e della materia inorganica che non cessa dall'essere vivente nell'apparente sua iner- 156 zìa. Questo corpo, di cui si e pcirlato a guisa di similitudine, ha pure il suo sistema nervoso e di circolazione di fluidi, le cui infime sud- divisioni ultra capillari si sovrappongono, si aggirano su loro stesse, s'intrecciano in mille guise e finiscono per anastomizzarsi e rianasto- mizzarsi cosi che gli esseri che ivi si svolgono perdono qualsiasi parvenza e ragione di un'autonomia che sarebbe incompatibile con le cause genetiche. Si direbbe che in questo punto la natura si trovi, per certi riguardi, in quelle stesse condizioni dei primordi della vita sulla giovane terra. Ben si comprende come le manifestazioni vitali che si producono in questi più riposti confini della massa vivente (la sola che vive a sé e per sé) non possa mai entrare nelle sistema- tiche umane per quanto si suddividano, essendo ad esse indispen- sabile un filo ehe le guidi in un labirinto così intricato nel quale, per mancanza di suQicienti nozioni, viene a smarrirsi persino ogni nostra induzione. Allo sviluppo del Ceraiodlctyon è indispensabile la simbiosi sua con le Spongìa? Il fenomeno della simbiosi è ancora di quelli che non arrivano ai confini dell'anastomosi di cui si é già parlato, e infatti nel caso di cui si tratta siamo assai lontani dalle più infime crittogame; ma ciò non di meno se simbiosi esistesse, servirebbe a provare con quanta graduazione la manifestazione vitale si avvia ad una delle ultime sue conseguenze, che é quella di confondere in esseri spesso transitori e mutabili, a seconda delle concomitanze ne- cessarie semplicemente fortuite, due essenze cosi diverse, quali l'a- nimale e la vegetale. Dicesi diverse pel modo con cui comunemente usiamo giudicare in proposito, osservando ad es. una Cetonia sopra una Rosa e delle magnifiche Sogliole sopra un letto di Ulva La- ciuca. Gli è che non la Natura, ma le nostre cognizioni fanno dei salti. La simbiosi vera implica la coesistenza di due o più esseri che isolatamente non potrebbero raggiungere il rispettivo completo loro sviluppo. Air infuori di questo caso, ogni altro che ne ha le sem- plici apparenze non può essere considerato come simbiosi completa. Simbiosi incompleta è il caso del parassitismo per parte di uno degli esseri e di semplice ospitalità per parte dell'altro. Di che natura possa essere la simbiosi del Ceratodiclyon con le Spongia noi igno- riamo; certo è che non trattasi di simbiosi vera. Si tratta piuttosto 156 di mimetismo il quale, fortuito o voluto che sia, deve certo avere il suo alto significato biologico. Ora preme semplicemente rilevare l'organizzazione della pianta in rapporro alle Spongia. In fatto di taliofite, finora abbiamo assistito al più comune dei fenomeni : quello di una fronda unita, uniforme- mente costituita e che tale si presenta nel suo insieme. Qui invece siamo in presenza di una fronda complessa nel senso che T elemento filiforme di cui è costituita si presenta, nel suo insieme, in modo tale da dare origine ad un aspetto tutt' affatto diverso dell' elemento costitutivo separatamente considerato nella sua esteriorità, come si dirà in appresso. Le Spongia hanno aspetto perimetrale subgloboso, grossamente e tondamente lobato, oppure ciatiforme o in vario modo ramificato, e sono composte di un tessuto uniforme, con vani interni e caver- nole esterne o anche unitamente pannose, di varia forma e gran- dezza, congiunto ad una speciale materia mucosa o gelatinosa di natura essenzialmente animale. In questa sostanza si producono dei pertugi e dei canali muniti internamente di filamenti cornei e spicule di natura calcarea o silicea in fasci incrociati, costituenti un telaio solido che non trova alcun riscontro nella pianta in esame. Si osserva inoltre che neir animale i filamenti sono sempre interna- mente privi di midollo cellulare e di cellule stratificanti. Questi fila- menti sono assai lassi, brevemente ramificati, terminati in punta semplice, acuta, oppure a martello o forcata, di tratto in tratto mu- niti di rigonfiamenti speciali prodotti dalla presenza di corpiccioli ovoidi o sferici che tengono luogo di una sorta di larve o corpi ri- produttori. Il Ceralodictyon ha frondi incolori, filiformi, assai esili, cilindri- che, divise in rami secondari ancora più esili, ripetutamente con- fluenti e anastomosanti così da formare tante maglie obovate, sub- rettangolari o altrimenti di forme varie sempre oblunghe, risultandone cosi un fitto reticolato la cui compagine è ancora collegata da fila- menti rizoidi. Ne risulla un tessuto di apparenza, di colore e di con- sistenza spongiosi, egregiamente unito. La configurazione di questo tessuto, pure variando nelle particolarità, segue un tipo di ramifica- zione libera o confluente, di cui si ha un esempio nell' individuo preso in istudio. 167 L'esemplare misura 12 cent, in altezza e 4 mill. di diametro nei rami semplici e di quasi 3 cent, nelle confluenze delle ramifi- cazioni. Poco sopra la base cuncata ha origine un primo ramo ri- masto senza ulteriore sviluppo, indi la pianta si biforca una prima volta Nella seconda biforcazione uno dei rami (che chiameremo di destra, in rapporto all' applicazione dell'esemplare alla carta) mag- giormente evoluto, in confronto al primo, rimane isolato; quello di sinistra, congiungendosi al suo corrispondente destro della biforca- zione sinistra, viene con questo a formare una prima finestra di con- figurazione piriforme capovolta, e cioè con l'apertura massima in alto, larga 2 e alta 3 cent. Sopra questa finestra si staccano due ra- mificazioni : quella di destra si biforca in una dicotomia i cui rami, quasi paralleli, rimangono cos'i aperti; invece i rami della biforca- zione sinistra, similmente paralleli, confluiscono alla loro estremità, dando luogo ad una seconda finestra irregolarmente rettangolare, alta 8 millim., larga 3 mill. Sopra questa apertura ha origine una tricotomia i di cui tre rami, sempre paralleli, riunendosi in alto, ven- gono cos'i a formare due finestre oblunghe, di forma irregolare, alte 2 cent., larghe 2-3 millimetri. Finalmente sopra queste due aper- ture si presenta l'inizio di una seconda tricotomia che pare stron- cata da un accidente esteriore. Si nota che i rami liberi ossia non confluenti, si trovano collo- cati tutti da uno stesso lato che qui si è convenuto di chiamare de- stro. Se questo fatto possa costituire un carattere oppure si debba a un mero caso individuale, è ditjlcile il giudicare sopra un unico esemplare. I rami liberi hanno l'estremità rotondata. Questo tessuto foggiato nella forma cos'i caratteristica ora de- scritta parebbe doversi considerare come la vera fronda, accordando ai filamenti di cui è composto il semplice valore di elemento costi- tutivo. Il complesso della forma stessa darebbe a divedere di non allontanarsi dei processi comuni, che pel fatto di essere priva della membrana di tegumento dello strato mucoso solidescente ricoprenti il sistema corticale. Ma le maglie di cui la massa si compone, per quanto disposte secondo la regola generale che presiede alla struttura intima delle alghe superiori, in questo caso non sono cellule. Questo complesso di tessuto presenta, nella sua sezione longitudinale, uno strato corticale di maglie più fitto verso l'esterno, e meno verso 158 l'interno, ed un midollo a maglie assai grandi rettangolari, decre- scenti verso l'esterno. Ebbene, in questo luogo tuttociò non costi- tuisce che il processo della architettura ordinaria applicato ad un fatto straordinario. hi conclusione: riconoscendo nel Ceratodichon la natura dei filamenti nella loro organizzazione esteriore cosi complessa e già per- fettamente evoluta, come l'intima loro struttura composta di midollo e di strato corticale, riesce impossibile il parificarli al comune ele- mento costituito filamentoso e negar loro il valore di una vera e propria fronda. 11 fatto straordinario a cui si è alluso, pur tuttavia frequente nelle manifestazioni vitali in genere, in questo caso, più che con una simbiosi di cui non conosciamo le ragioni della sua es- senza, dovrebbesi spiegare come un fenomeno di mimetismo sulla evidenza del quale già abbastanza depone la comune apparenza del- l' animale e della pianta (*). In quanto al preteso Cerafodictyon che sarebbe stato trovato abbondantemente una volta tanto in una conchiglia (Aì'ca Noae L.) presso l'isola di Zlarin in Dalmazia (A. Valle, Hauck), è assai lecito il dubbio che possa realmente trattarsi del gen. ora esaminato. Si può ritenere che lo stesso dubbio sia stato più tardi condiviso dallo stesso Hauck inquantochè né di Ceratodiciyon né di Marchesettia egli ha fatto menzione nelle sue Die Meeresalgen (Leipzig i885) con prefazione in data di Trieste, ini December 1884, vale a dire molto posteriormente alla pretesa scoperta. Cosi pure non ne è fatto cenno nell'Algarium Zanardini. Secondo Zantardini, Hauck, Askenasy cresce nell' Oceano Indiano e nel Pacifico Tropicale. a. Marchesellia spojigioìdes Hauck. Oceano Indiano, Dicemb. 1880. Dott. Marchesetti, (^) Non è affatto provato che il Ceratodiciyon sia esclusivamente epispongio. Le Gelidiopsis pannosa e scoparla, la cui fronda è costituita del pari come quella del CeratodictyoJi, crescono sui Coralli e sulle conchiglie. Le Spongocloniee si apprendono alla Zostera, ad Alghe diverse ed agli scogli; V Haloplegma Preisii cresce indifferentemente sulla ' yniodocea antarctica e sulle rocce cretacee. 169 Gen. GELIDIOPSIS Schmitz. Etym. Gelidiiun genere di Alghe e opsu abito, aspetto o par- venza. Il genere fu creato dal eh. Schmitz nel 1895, togliendone i com- ponenti da poche specie già annoverate fra i Gelìdium. Si caratte- rizza per la struttura densamente parenchimatica, ma più special- mente per la fruttificazione assai minuta, decisamente sessile, rac- colta nelle sommità dei rami superiori. L'organizzazione dei cisto- carpi si accosta a quella che si riscontra nel Ceratodiclyon. Questo richiamo assume una speciale importanza anche pel fatto che si ve- rifica nella Gelìdiopsis pannosa (Grun.) Schmitz, e nella Gelidiopsis scoparla (Mont. et Mill.) Schmitz: quello cioè di una fronda cilindrica esilmente filiforme contesta a rete assai densa e rifoggiata in modo dendroideo-spongioso. Tali specie sono assai rare e gli esemplari re- lativi forse si trovano unicamente nelle collezioni dei citati Autori, perché qui se ne possa discorrere (^). L' eg. signora A. Weber van BossE aggiunse ultimamente al gen. Gelidiopsis altre due specie to- gliendole parimenti dai Gelìdium. Al riguardo, essa stessa ne riferirà nello studio intrapreso sulle Floridee raccolte durante la spedizione del Siboga nelle Indie Neerlandesi (1899- 1900). Al presente di Ge- lidiopsis se ne contano in tutto sei specie. 147. Gelidiopsis variabiiis (Grev.) Sch.mitz. =r= Gelidium variabile (Grev.) J. Ag. - Gigariina variabiiis Grev. mscr. - Gelidium acrocarpum Hauck. Pianta densamente cespugliosa, alta 4-10 cent., poco più spessa di una setola porcina, Frondi subcilindriche repenti, contorte od ag- (>) Erano già scritte queste righe quando in proposito mi pervenne una let- tera del eh. Dott. Ed. Bornet, in data di Cosne 12 Agosto 1906, dove è detto: «Non sono certo di potervi mandare i campioni che desiderate perchè non son sicuro di averli. Al Museo imperiale di Vienna voi troverete forse il Gelidium pannosum, poiché io credo che ad esso il sig. Grunow ha donate o cedute le sue collezioni. L'erbario Montagne è conservato al Museo di stor. nat. di Parigi. È probabile che il Gelidium scoparium non si trovi altrove. I campioni riportati da viaggiatori non algologi sono generalmente poco numerosi e rari nelle colle- zioni ». 160 grovigliate alla base dove emettono fibre radicanti conteste, indi cur- vato-erette, semplicissime da giovani, poscia parcamente ramose in alto, coi rami ora solitari, ora bini, ora in fascetto di 3-4, talvolta, unilaterali ottusi all'estremità. Cime fertili leggermente ingrossate, cuneato-mitreformi, recanti cistocarpi assai piccoli, scuretti, ovoidi sessili, solitari o parcamente aggregati. Questa fruttificazione mi fu dato di constatare sopra un esemplare della stessa provenienza di quelli che servirono allo Schmitz per l'aggregazione al nuovo genere. Sostanza cartilagineo-cornea nel secco, non aderibile, di colore por- porino tramutantesi talora in rosso bruno, in laterizio giallastro. La sezione ha forma subtondo-elissoide, Subtristromatico. Mi- dollo incolore di scarso volume, ora poco evidente per l'abbondanza di materia parenchimatica che tutta pervade la struttura, composto di cellule oblunghe longitudinali, ora meglio definito nel qual caso le cellule si mostrano quasi moniliformi, ossia nell'apparenza di bre- vissimi filamenti articolati longitudinali. Lo strato corticale può va- riamente interpretarsi. Infatti, la parte perimidollare, assai abbondante incolore, sta a sé ben definita cos'i com' è composta di cellule tonde, mediocri, leggermente decrescenti nell'avvicinarsi alla corteccia. Strato corticale di parecchie serie di cellule colorate, piccole, oblunghe, di- sposte in regolari file serrate perpendicolari, le cui serie superiori sono immerse in muco giallognolo solidescente. a. Gelidium variabile J. Ag. Yi.^ Corvetta Vettor Pisani. Colombo (Ceylan); scogli lungo la costa. Febb. i885. Race. G. Chierchia. Ex herb. Achille Forti. 148. Gelidiopsìs rigida (Grev.) Weber van Bosse. Gelidium rigidiim (Vahl) Grev. - Fuciis rigidm Vahl. - Sphae- rococcus rigidiis Ag. - Fucus spinaeformis Lam. - Gelidium spini- forme Lam. - Fucus corneus var. spinaeformis Turn. - Fucus baie- cinus Mert. - Ecliinocaulon spinelhim Kuetz. - E. ramelìiferum, E. rigidum Kuetz. Fra tutte le congeneri è quella il cui portamento rispecchia as- sai bene alcune delle variate forme del Gelidium latifolium. Si tratta di frondi ancipiti, 3-4 volte pennate, con pennette subcilindriche elon- gato-subolate, patenti. 1 caratteri differenziali esteriori si riducono pertanto in questa Gelidiopsis alla sfacelatura che si mostra agli apici, (issai ottusi o rotondati, delle penne e delle pennette. (Questa sface- 161 latura si risolve in un'accumulazione più serrata di cellule e di cro- matofori nello strato corticale, sotto la forma di un punto calloso negli apici accennati. A questo carattere comune a tutte le forme, si può aggiungere quello della curvatura dei rami e delle stesse pen- nette, proprio degl'individui a forma clata. Gl'individui in esame, di provenienza diversa, hanno pure un diverso portamento. Quello di Padang più si accosta al Gelid. latifo- Initn per il rachide larghetto e le penne a circoscrizione lanceolata; quello di Batavia ha uno sviluppo assai elato (alt. io cent.) coi rami arcuato-ascendenti o decombenti, quadripennato con le penne a circoscrizione piramidato-allungata o lineare; quello di Giava è assai cespuglioso coi rami e rametti divaricati, arcuati, quadripennati con pennette subolatc a punta semplice, raramente forcuta, spesso in maggioranza unilaterali ed alla loro volta arcuate. Tetrasporangi nu- merosi, porporini o laterizi, tondi, immersi nello strato corticale al- l'estremità delle pennette davate, l.a via lunga non mi permette di fermarmi per la ricerca e per la sezione dei cistocarpi, rimettendomi per questo riguardo al compito dell'egregia Autrice. La sezione trasversale ha forma subtonda od elissoide. L-a strut- tura densamente parenchimatica non impedisce la visione di un mi- dollo costituito da cellule incolori, anguste, allungate, non sempre nettamente distinte dallo strato corticale che è assai voluminoso e composto di cellule mediocri, incolori, subtonde, decrescenti dal cen- tro alla periferia dove si fanno sublineari e vi si dispongono in file verticali, più o meno regolari, colorate di ambrino. Cos'i l'esemplare di Giava e quello di Batavia. Nell'esemplare di Padang le cellule pericentrali-corticali si presentano sotto forma di reticolato stante il loro ravvicinamento e la mutua pressione. In piano queste cellule si mostrano come grossi filamenti componenti un reticolo di maglie strettissime assai allungate. Nel secco la materia è cornea; il colore è porporino-fosco-livido, oppure laterizio, isabella o verdastro secondo l'età e altre condizioni in cui trovasi la pianta. a. Geìidiopsis rigida (Grev.) W. v. B. Récif près de Padang. h. Idem. Idem. Ile de Enkhuizen. Baie de Batavia. e. Idem. Idem. Góte merid. de Java. Leg. Teysman. Tutte ex herb. A. Weber van Bosse. 11 149 Gelidiopsis intricata, f capiilaris Weber van Bosse! = Gelidiiiin inlricaluui (Ag.) Kuetz. «Mi pare che questa sia una nuova forma, non l'ho ancora pubblicata». Così mi scrive la eh. Autrice in data di P^erbeck 12 Dicembr. 1905. Per giudicare di questa occorrerebbe buon materiale della forma tipica la quale è forse designata nelle seguenti parole che C. A. AcjARDH fa seguire al Gdidium itilricatum Lam., dato che i caratteri siano stati desunti dagli esemplari dell" Is. Maurizio, ivi citati oltre quelli dell' Atlantico : « Varietati praecedenti {Gelidinm cla- valum Lamour.) similis et proxima, sed foliis sparsis longius petiola- tis diversa. Etiam in hujus foliis inveniuntur semina illa immersa jam recensita» (*). L'esemplare in esame a prima vista ricorda il Rhodochorlon flondulum, e ciò per dare un' idea di quanto si pre- senterebbe diverso dal portamento della forma tipica quando questa si avesse a desumere dalle parole del citato Autore. Pianta cespugliosa, alta 2-3 cent., porporino-scuretta. Frondi ca- pillari subancipiti, subsemplici o parcamente ramoso-forcute, decom- benti o substriscianti intricate alla base, terminate in punta acuta acuminata, semplice, raramente biforcuta, più raramente triforcuta. L'individuo è sterile. Sostanza consistente inaderibile. La sezione ha forma elittica con le estremità assai rotondate. Midollo poco evidente di cellule incolori, leggermente allungate, di- sposte longitudinalmente. Strato circostante abbondante, composto di cellule incolori, tonde, mediocri, immerse in copiosa materia paren- chimatica. Strato corticale di cellule esigue, tonde, colorate, in file verticali. a. Gelidiopsis intricata (Kuetz.) f. capiilaris. Maumeri. Ile de Flo- res. Ex herb. Weber van Bosse. i5o. Gelidiopsis acrocarpa (Harv.) Schmitz. = Gelidium acrocarpum Harv. 11 nome dello Schmitz dovrebbe al][ìdarci della bontà di questa specie, come lo stesso nome specifico di acrocarpa (frutti cimali) de- pone in favore del nuovo genere cui essa venne aggregata. Sincerar- sene riesce impossibile sull'esemplare in esame, essendo sterile ed (1) C. A. Agardh. Sp. Alg. V. prini. p. 285. 163 incompleto. Quanto ne rimane ha l'altezza di 7 cent. Fronda filiforme subcilindrica in basso, indi compressa, dicotomo-decomposta, subfla- bellata (nella forma fruttigera ?), subfastigiata nello stato sterile. La fronda è larga un millim. in basso, mezzo millim. nelle parti medie, capillare in alto. Il colore porporino si è tramutato quasi interamente in un verde-livido. Sostanza ferma, pieghevole, non aderibile. Nei bassi fondi, a giudicare da alcune giovani frondi di Ulva portate dallo esemplare. La sezione della parte caulescente ha forma subtonda, elittica nei rami. Midollo di cellule incolori, mediocri, oblunghe, disposte longitudinalmente nella massa longitudinale. Strato corticale compo- sto di due parti: l'esterna assai abbondante di cellule incolori, grandi, tonde, decrescenti dallo interno all'esterno, distanziate, apparente- mente collegate da esilissimi e brevi filamenti risultanti dalla scom- posizione della parete delle cellule sottostanti, in seguito alla praticata sezione; la parte esterna assai sottile, di cellule esigue, tonde e leg- germente oblunghe, incolori (per alterazione) disposte in 1-4 serie di file verticali delle quali la periferica è protetta da uno strato di muco solidescente, verde-lutescente-pallido. Nei rami il midollo è assai ridotto, e per conseguenza più abbondante è la parte circostante. Vi abbonda la materia parenchimatica. a. Gelidìopsis acrocarpa (Harv.) Schmitz. Mombassa. Ex herb. W. V. BOSSE. Sub f ani. V. MLLANTHALIEAE J. Ag. GENERI 1. Cistocarpi Sparsi alla superficie della fronda. Tetrasporangi di- visi a croce : SARCODIA J. Ag. - TREMATOCARPUS Kuetz. IL Cistocarpi disposti nei margini della fronda. Tetrasporangi di- visi a croce: MELANTHALIA Mont. - CURDIEA Harv. — SARCOCLADIA Harv. 164 Gen. SARCODIA J. Ag. Etym. sarcos carne. i5i. Sarcodia Montagneana (Hook, et llarv.) J. Ag. 1= Rhodoiìwnia Montagneana Hook, et Harv. - Rìiodopìiyllis Mon- tagneana Kuetz. Da un callo radicale sorge un brevissimo stipite producente la fronda che si fa presto dicotoma. I segmenti sono lanceolati, cuneati alla base, alti io-2u cent., larghi 2-4 cent., semplici da giovani, allo stato adulto forcuti mediante ascelle ottuse. Questi segmenti essendo alla loro volta stipitati o cortamente picciolati, talvolta anche imme- diatamente sullo stipite comune, offrono ciascuno l'aspetto di una fronda a sé, anziché la suddivisione di una fronda unica. I segmenti stessi sono spesso troncati alla metà o verso l'apice, sia parzialmente, sia per tutta l'ampiezza del segmento, e sulle parti stroncatesi pro- ducono poche prolificazioni liguliformi o lineari larghe poche rnillim. La sostanza carnosa e carnicino-porporina nel fresco, si fa nel secco cartilaginea e di colore roseo-laterizio. La sezione trasversale del lembo della fronda ha forma lineare, dittico- depressa nell'estremità. Strato midollare di cellule filiformi lassamente conteste, ma non sempre evidenti nel corpo della fronda in causa dell' invadenza dello strato contiguo. Questa forma filamen- tosa delle cellule midollari risulta meglio nelle parti più incrassate, come nelle punte apicali. Strato intermedio di grosse cellule tonde, angolate, spesso apparentemente assai allungate per la connessione loro in file longitudinali, scurette per endocroma. Strato esterno di cellule rosee, piccole, tonde, disposte in brevi file moniliformi, ver- ticali. La sezione del picciuolo di un segmento ha forma tondo-elit- tica od obovata. Ivi la struttura é assai meglio delìnita in ogni sua parte. Midollo incolore di fili bacilliformi, in parte unicellulari e in parte articolati, attenuati od ottusi alle estremità, con gl'inter- stizi occupati da cellule mediocri, tonde, quali semplici, quali mono- policaudate. Strato intermedio di grosse cellule scuretto, tonde, ob- lunghe, angolate, brevemente distanziate e sparse nella parte più interna ove alcune hanno prolungamenti filiformi, talvolta subradiati; 165 le più esterne spesso congiunte alle estremità e disposte in file ver- ticali, contrariamente a quanto succede nel lembo del segmento ove sono longitudinali. Strato corticale di cellule piccole, oblunghe, rosee, disposte in file verticali, chiuse alla periferia da una cute di cellule tonde colorate di endocroma roseo-giallastro. a. Sarcodìa Montagneana. Det. Reinbold. Jan. Mongonui - Nuova Zelanda. Dono del prof. Laing. Gen. TREMATOCARPUS Kuetz. Etym. Ireiiia pertugio, carpos frutto. Dicraiiematis, Gigarlinae, Gracilahae, Fiici, Chondri, Dicurellae, Phylìoiyli sp. auct. i52. Trematocarpus fragilis J. Ag. = Sphaerccoccus fragilis Ag. - CJwndrns fragilis Grev. - Ha- lymenia furcellata var, cartilaginea Suhr. - Dicnrella elatior Harv. Pianta alta 10-18 cent., a frondi filiformi tragili, aggregate sopra una base calloso-verruco,-;a. Inferiormente la fronda è cilindrica, dello spessore di una penna colombina, quasi semplice; in alto è com- pressa e decomposta in numerose dicotomie fastigiato-subllabellate, ad ascelle rotondate. Le estremità adulte sono poco attenuate e il loro apice è ottuso-troncato. I rami giovani laterali sterili sono tal- volta incurvi coi rametti brevi, sottili e cogli apici acuti. Secondo C. A. AGA.kDH, le frondi, nel secco, sono longitudinalmente rugose. Cistocarpi globosi di maggiore diametro della fronda, disposti nei seg- menti supremi dove pure trovansi i nemateci carichi di tetrasporangi. Il colore è coccineo con tendenza al laterizio od al gialliccio; la so- stanza da cornea si fa cartilaginea nel secco, epperò inaderibile. La sezione trasversale ha forma di elisse assai allungata, rego- lare o leggermente subreni forme. Midollo formante una massa assile più chiara, assai allungata, longitudinale, composta di cellule anguste allungate disposte nella stessa direzione della massa. Strato interme- dio di cellule consimili nella contiguità del midollo, indi più lasse e gradatamente rotondate e di cresciuto volume, ed infine di dimen- sioni minori nell' avvicinarsi allo strato periferico. Strato corticale di cellule colorate, minute, rotondate, disposte in serie subsemplice. 16« a. Trematocarpus fragilis ]. Ag. Caput Bonae Spel. Ex herb. Le- NORMAND, offerto dal Dott. A. Forti. Gen. MELANTHALIA Mont. Etym. melas nero, ihalos ramo. i53. Melanthalia abscissa (Turn.) Hook, et Harv. ^= Spliaerococcus abscissus Ag. - Chondrococciis abscissus Kuetz. - Fucus abscissus Turn. - Melanthalia Jauber liana Mont. Fronda abbondantemente gregaria sopra un callo scutato, co- sichè l'ambito riesce semigloboso; nelle preparazioni riesce disposta in modo fastigiato oppure circolare. Pianta alta 8-12 cent., lineare, larga un millim., dapprima ancipite, poscia subcilindrica, dicotomo- subpennata, coi rami inferiori abbreviati, i superiori densamente fa- scicolati, flabellato-fastigiati in alto, i terminali compressi cogli apici semplici o forcuti, incrassati, troncati. Cistocarpi emisferici, submar- ginali nei penultimi segmenti. Sostanza coriacea; colore bruno-fu- caceo in trasparenza, nerastro in apparenza. Nella parte inferiore si ha una sezione trasversale di ambito subtondo. A sezione non abbastanza sottile, il midollo si offre com- posto di cellule allungate, angolate, apparentemente collegate da fi- lamenti i quali appartengono alle pareti delle cellule immediatamente contigue inferiori e superiori. Nella sezione microtomica, interessante un solo ed unico strato, le cellule si rivelano sotto torma di un re- ticolo incolore, cristallino, leggermente opaco, a maglie conformi e liscie. Nello strato intermedio le cellule, un po' meno grandi, pre- sentano pure un reticolato a maglie assai flessuose e talvolta scom- poste. Strato corticale di minute cellule colorate subcubiche o ret- tangolari, collocate in (ile verticali, composta ciascuna di 20 e più cellule di cui le periferiche sono protette da uno strato di muco so- lidescente. a. Melanlhalia abscissa Harv. Mangonui, Jan. 1898 e Waipapa Boateked Laikoma, Jan. igo3 (Nuova Zelanda). Coli. R. M. Laing. 154. Melanthalia concinna (R. Br.) J. Ag. m Fucus concimili s R. Br. Sorge da un callo scutato, elevandosi fino a 10-18 cent. La fronda è filiforme, subcilindrica in basso, appianata nelle parti me- 167 die e superiori, larga un millim., mantenendosi presso a poco di questo spessore in tutta la sua lunghezza. La parte inferiore è sem- plice per un settimo circa della statura, proporzione spesso accre- sciuta apparentemente dalla caduta delle prime ramificazioni di cui rimangono le vestigia basali. Ramificazione dicotomo-decomposta, quasi pennata nei più ricchi sviluppi, con le estremità flabellato-fa- stigiate; ascelle tonde. Cistocarpi sparsi lungo i rami superiori; ne- mateci occupanti gli apici di rami la cui punta fertile è tondo-clavata. La sezione ha forma tonda presso la base; in alto è lineare- rettangolare con la parte media un po' gonfia e coi margini irrego- larmente e grossamente lobati. Midollo incolore formato di cellule varie di forma e poco distinte da quelle dello strato intermedio. Questo strato ha cellule grandi, rotondate od oblunghe a spessa pa- rete papillata flessuosa, componenti un elegante reticolo crasso, tal- volta interrotto da piccole lacune tonde. Strato corticale composto di 3-5 serie di cellule oblungo-quadrate, minute, verticali, legger- mente colorate di roseo-ametistino. La serie periferica è protetta di muco solidescente giallo-lurido in diversi strati, cioè 2-3 nelle parti più antiche, di uno solo nelle parti medie ed estreme. Colore coc- cineo tendente al laterizio; sostanza coriacea, non aderibile. a. Mdanth. concinna J. Ag. Leg. Mùller;J. Agardh determ. Ex herb. F. .\rdissone. i55. Melanthalia obtusata (Labili.) J. Ag. = Fuciis oh tu salii s Labili. - Rhodomeìa obtusata Ag. Pianta cespitosa sopra un comune callo basilare, alta circa 3o cent. La fronda è subcilindrica nella parte inferiore, ancipite nella parte media e superiore coi margini ottusi od acuti. Segmenti infe- riori a base incrassata, bini-opposti o 4 fascicolati; i superiori Ha- bellato-dicotomo-fastigiati, conservanti la larghezza propria alla pianta intera, cioè di 2-4 millim. I segmenti medii e superiori, massime nelle frondi non completamente adulte e sterili, presentano una li- nea scura, di diametro vario secondo le posizioni, percorrente longi- tudinalmente la fronda che appare in tal modo costata. Negli indi- vidui adulti questo ispessimento occupa quasi l'intero ambito della fronda la quale allora è assai nera, lucida e ondulata nel secco, in- oltre i margini, d'ordinario integri, presentano di tratto in tratto delle costrizioni leggere opposte, oppure delle fenditure alterne oblique od orizzontali, per cui i margini appaiono quasi dentati e la fronda as- sume l'aspetto subscalare. La pianta ha forme diverse delle quali due vennero contraddistinte come varietà. Sostanza coriacea non aderibile. La sezione nella parte caulescente ha un ambito tondo-elissoide, ed elittico-fusi forme nelle parti superiori. Strato midollare di cellule grandi, tonde, oblunghe o subangolate, incolori, distanziate, apparen- temente collegate da filamenti provenienti dalla scomposizione delle pareti di altre cellule. Nelle parti superiori queste cellule hanno pa- reti assai crasse, disposte in massa fusiforme longitudinale reticolata, talvolta provvista di un punto assile, grandetto, tondo, pallidamente ambrino, costituente la così detta costa. Questo asse non ha però mai carattere di tubo mancando di membrana parietale. Pare debba considerarsi un agglomeramento fortuito di cromatofori giallastri o brunicci, come fortuite sono le zone nei casi in cui manca un asse unico più o meno centrale. Tali zone sono costituite dalle cellule normali midollari o circum midollari, o delle une e delle altre insieme, di cui le pareti raggrinzandosi si sono ravvicinate cosi da perdere ogni trasparenza individuale e formando una massa la di cui oscu- rità viene accentuandosi in grazia dei cromatofori accumulatisi nelle pareti stesse. Questo variare di consistenza è facilmente avvertibile nelle frondi baie o giallastre viste in piano contro luce, mercè il sus- sidio di una semplice lente. Strato intermedio di cellule più grandi, incolori, ravvicinate a reticolo le cui maglie appaiono di forma di- versa, cioè tonde, elittiche, esagone, poligonali. Strato corticale egre- giamente delimitato, a.ssai spesso e compatto, costituito da cellule colorate, esigue, oblunghe, subrettangolari, disposte in file serrate verticali. a. Melanth. obltisalu (Labili.) J. Ag. Ex oris Nov. Holland. Misit F. de MuELLER. Ex herb. De Toni. b. Idem. Ex herb. Ardissone. Gen. CURDIEA Harv. Etym. al eh. Dott. Curdie, esimio collettore di Alghe Australiane. I generi Ciirdiea e Sarcocladia, cotanto aljini da potersi fondere in un genere unico come ebbero ad opinare lo Schmitz e THaupt- 169 FLEiscH, COSÌ per la struttura della fronda e dei cistocarpi come per il portamento esteriore si collegano assai strettamente alle Gracila- riae. Cosi l'uno come l'altro contano pochissime specie e non tutte ancora con sicurezza stabilmente fissate nella sistematica. i56. Curdiea laciniata Harv. = Gracilaria caìlophyllis Aresch. Da un piccolo callo disciforme la pianta s'innalza fino a raggiun- gere l'altezza di i5 a 60 cent. Fronda carnosetta, piana, a divisioni irregolarmente disposte, ora in modo palmato, ora quasi pennato, ora nelle due forme combinato, coi segmenti largamente lineari, sub- paralleli, ad ascelle strette ed acute, quasi fenditure delle divisioni maggiori che sono cuneato-divaricate, a margini uniti talora un po- chino incrassati, larghe un cent, circa. L'estremità dei segmenti, in- tera, rotondata od ottusa, si fa presto laciniata o lobata. Queste ul- time suddivisioni hanno ascelle ottuse o rotondate. J. Agardh ne di- stingue due varietà: Tuna a cistocarpi marginali nodosi immersi, l'altra a cistocarpi confinati nei margini di fimbrie brevi incrassate. Nemateci oblunghi lineari in macchie di colore più chiare, sparse, evidenti sul fondo porporino o sanguigno della fronda la quale nel secco può farsi laterizia o giallastra. La sostanza è ferma membra- nacea nel secco, debolmente aderibile, o inaderibile affatto, secondo Petà e i metodi di preparazione. La sezione trasversale ha forma largamente lineare con le estre- mità rotondate od ottuse. Offre una visione assai netta di una strut- tura grossolana, fortemente caratterizzata da uno strato midollare assai voluminoso, composto di cellule grandissime, scure, longitudi- nalmente disposte, assai allungate, fusiformi, irregolarmeate e varia- mente angolate, assai distanziate, decrescenti dal centro alla perife- ria, talvolta apparentemente collegate da qualche filamento incolore appartenente alle pareti lacerate di alcune cellule sopra e sottostanti, in conseguenza della sezione praticata. Spesso accade di scorgere fra tutte queste cellule una cellula centrale più chiara, di contenuto granuloso, circolare od elittica, più sentitamente isolata, simulante un asse. Strato corticale di cellule colorate, piccole, di poche serie irregolari, verticali. a. Curdiea laciniata Harv. Australia. Leg. F. Mueller. Fx herb. Dott. Achille Forti. 170 iSy. Curdìea ? Irvineae J. Ag. Contrariamente alla precedente, questa, per le sue frondi larghe appena 4-8 mill., spesse, di natura assai consistente, ricorda meglio l'aspetto di alcune forme più robuste, ma di parca ramificazione, della Gracilaria mullìparlita, senonchè le divisioni secondarie sono meno abbondanti, assai raccorciate, ottuse all'estremità, ed hanno il colore sanguigno porporino. La pianta è gregaria sull'ima base callosa e s'inalza fino a 3o cent, circa. Ancipite nella parte inferiore, si fa indi pianeggiante nel resto della sua estensione, pure conservando la notevole sua consi- stenza. Subsemplice in basso, si decompone poscia in divisioni di- cotome, di preferenza unilaterali, più o meno divaricate, alla loro volta scomposta in divisioni secondarie fastigiate e taluna anche fa- scicolata. Tutte quante le divisioni sono a radi tratti lassamente at- torcigliate. Cistocarpi nei margini delle divisioni supreme, raramente nel corpo del segmento, isolati o parcamente aggregati, robusti, ses- sili, emisferici, apicolati. L'esemplare in esame non presenta nema- teci. È una fra le specie richiedenti un ulteriore studio dal quale forse sarà per dipendere la conservazione o meno di entrambi i ge- neri cioè di Curdìea e di Sarcocladia. La sostanza nel secco è dura- mente cornea, epperò inaderibile. La sezione orizzontale ha forma elittica assai compressa, ad estremità rotondate, col margine unito o leggermente lobato. Midollo voluminoso di cellule grandi, di una lieve sfumatura rosea, oblunghe, assai più numerose e meno irregolari che nelle corrispondenti della specie precedente, longitudinali, decrescenti dall'interno all' esterno con nessun indizio di una speciale cellula assile. Strato corticale più spesso che nella C. lacinia/a, di cellule più intensamente colorate, piccole, tonde, o leggermente oblunghe in serie verticali irregolari. a. Curdìea Irvineae]. Ag. Geographe Bay. Leg. Mrs. Irvine. Exem- plar authenticum! Communicat et offert Doct. Achilles Forti amico optimo A. Mazza. 171 Subfam III. GRACILARIEAE (Naeg.) J. Ag. GENERI GRACILARIA Grev. TYLOTUS J. Ag. CORALLOPSIS Grev. CALLIBLEPHARIS Kuetz. TYLEIOPHORA J. Ag. MERRIFIELDIA J. Ag. Gen. GRACILARIA Grev. Etym. gracìlis, per la gracilità della fronda in alcune specie. Le specie oceaniche offrono un largo ed interessante contingente a questo genere, però che ammontano a numero sessanta circa delle quali due soltanto {G. armala e G. corallicola.) sembrano esclusive al Mediterraneo. In questa assai limitata rassegna se ne aggiungono due ancora poco note, trovate dal benemerito Dott. H. Becker, stu- diate dal eh. ScHMiTz : la G. capensis e la G. deniiculala. Per alcune specie gli antichi autori ne trattarono sotto i nomi di Fu e US, Ceramium, Sphaerococcus , Plocaha, Rhodomenia. Chondriis, Gigartina ed Ilypnea. Subgen. Plocaria (Nees) J. Ag. i58. Gracilaria confervoides (L.) Grev. Non occorre spenderci intorno troppe parole, trattandosi di una pianta volgarissima nel Mediterraneo e che più non inganna gli stessi esordienti, ad onta delle molteplici sue forme di cui alcune stranis- sime e quasi mostruose, ma che non mancano mai di razionalità quando si giudichino sopra un materiale assai abbondante fornito nelle condizioni e dagli ambienti più disparati. Rilevare tutte queste forme per fermarle sotto pretensiosi aggettivi i quali non possono avere un valore allusivo ad una stabilità di caratteri assai discutibile, sarebbe impresa lunga e vana. Questo che dicesi dei portamenti esteriori (la sola statura può variare da i5 cent, ad un metro e mezzo) si deve estendere anche alla struttura la quale (come de! resto in troppi altri casi) non è mai identica nei diversi individui. 172 ma neppure nelle sezioni contigue di quello stesso individuo che si prende in esame. Informato a quest' ordine d' idee nella Sylloge Aìgartim il eh. G. B. De Toni ha pensatamente trascurato ogni particolare rilievo sul po- limorfismo della presente specie. L'esame degP individui oceanici posseduti nulla aggiunge di nuovo alla sequela delle caratteristiche transitorie che a dovizia si riscontrano nel bacino del Mediterraneo. Strato corticale piij o meno spesso, composto cioè da 4-8 serie di cellule non troppo serrate: le periferiche, più piccole, tonde, in file verticali; le consecutive sempre più grandi quanto più si avan- zano verso l'interno; le intermedie oblungo-rettangolari, quelle cir- condanti il midollo subrotonde, tutte quante colorate di roseo o di porporino. Midollo formato da grandissime cellule tonde od oblunghe più o meno angolate, con gli angoli più spesso rotondati, contenenti granulazioni. La sezione dell'esemplare zanardiniano ha forma tondo-depressa. Le sezioni, umettate, ad occhio nudo hanno apparenza amilacea bianca inclusa in un cerchietto leggerissimamente ambrino. Strato midollare voluminoso, di cellule incolori, grandette, sub- tonde ed oblunghe subangolate, longitudinali decrescenti di volume dall'interno alla periferia, ora distanziate, scurette e meno grandi, ora disposte in modo subradiato e cos'i ravvicinale da simulare un reticolo. Tanto nella prima apparenza come nella seconda l'assieme risulta omogeneo. In altre sezioni, sia pure contigue, si mostra spesso un ammasso di cellule più compatte ed opache, non mai però fila- mentose. Strato corticale di cellule piccole in più serie, disposte in file verticali di cui i giri più esterni sono immersi jn abbondante muco solidescente, giallastro-ambrino. a. Gigartina confervoides Hook. Capsular and Granular Fruit. Torbay, frequcnt. Herb. Mary Wyatt. b. Fucus confervoides. (Collezione Atlantica anonimati. e. Gracìlaria confervoides (L.) Grev. d. Idem. var. longissinia Ilarv. Near Tracyton, Kitsap county, 'Washington, J. E. T., 3i Jl. 1897. e. Gracilaria furcellaia Mont. Zanardini. Mar. rubr. V.y. herb. A. Weber van Rosse. Osservazione. — Trattando del Sarconema furcellatum Zanard. 173 si è parlato di una Graciìarìa furcellaia Zanard., che nulla ha di co- mune con la Piccarla furcellaia Mont. ('). Ora si può soggiungere che in essa devesi ravvisare semplicemente una delle tante forme di Graciìarìa coìifervoides, e come tale la rivelano gli esami intus et extra. L'Algarium dello Zanardini reca Gradi furcellaia Zanard. di queste provenienze: Yemen, Port Philip, Suakim, con la seguente annotazione: « Secondo il chr. Hauck questa specie deve riferirsi come sinonimo al Sarconema furcellatum Zanard. Cfr. Noiarisia 1887, n. 5, p. 269 )^. (^) Se gli esemplari relativi sono identici tutti quanti al cam- pione proveniente dall'ero. Hauck, gentilmente comunicatomi dalla chr, sig.''' A. Weber van Rosse, non potrebbero riferirsi al Sarconema. Agli esemplari di questo debbono essere stati aggiunti esemplari di Graciìarìa provenienti dalle stesse località sul M. Rosso, e nei quali dallo scrivente si ravvisa una forma giovanile, sterile di Gradi, coìi- fervoides. Nell'esemplare di cui si tratta le ramificazioni, più che for- cellate, sono semplicemente dicotome, ed infatti le sommità sono semplici ed acuminate per quanto abbreviate. La consistenza della pianta, il colore e (quello che più importa) il midollo di cellule nor- mali anziché filamentose, escludono qualsiasi relazione col Sarco- nema. Perchè poi il chr. Hauck abbia lasciato sussistere nel suo er- bario questo esemplare sotto il nome di Gradi, furcellaia Mont., non si può spiegare altrimenti che con l'intenzione di conservargli, con il cartellino manoscritto dallo stesso Zantardini, il valore di un do- cumento storico, congiunto alla venerazione sua per l'illustre Algo- logo veneziano. 159. Graciìarìa ferox J. Ag. = Sphaerococciis cervicornis Kuetz. Fronda cilindrica o quasi subdicotomo-ramosa, subcorimbosa, con rami decomposti arcuati, piuttosto denudati verso F interno, all'apice e lateralmente nella parte esterna ramulosi, coi rametti decomposto- spinosi; cistocarpi sessili, emisferici, sparsi lungo i rami. Nell'esem- plare avuto brevemente in esame non si potrebbe, a rigor di termini. {') Nulla posso dire della Gradi, furcellata Harv. a me sconosciuta. (2) Cfr. De Toni G. B. e Levi D. : L'Algarium Zanardini p. 56, n. 521; Venezia, 188S, M. Fontana, 8». 174 trovare alcunché d'inumano, anzi, dato il genere, s'impone per gra- zia, leggerezza ed eleganza. A rendere quest'impressione contribuisce l'aspetto interamente piano assunto dalla fronda in seguito alla pre- parazione. È però positivo che nel vivente, subcilindrica e rigidetta, coi numerosi suoi ramoscelli decomposti, semplici ma più spesso brevemente forcuti deve assumere una certa asprezza. L/ altezza ri- scontrata è di I 1 cent. Colore roseo; sostanza aderibile. La semplice comunicazione non permisemi la sezione per l'esame delia struttura. a. Gracilaria ferox J. Ag. Jupiter Inlet. Florida. Phycoth. Bor. Americana. Collins, Holden, and Setchell. lòo. Gracilaria coronopifolia J. Ag. = Sphcsrococcus vermicularis Kuetz. Pianta alta lo-i 5 cent, a fronda cilindrica, subdicotomo-ramosa cormibosa e nell'assieme globoso-espansa o tirsiforme-ovata. Ram decomposti conformi, coi rametti inferiori laterali più brevi subolati i superiori più sviluppati e disposti a corimbo, tutti divaricati, assa ottusi verso l'estremità, quasi troncati o leggermenre bilobi-incras sati. Cistocarpi sparsi, sessili, emisferici, poscia mamillati. Tetraspo rangi rotondati in ramoscelli poco incrassati, annidati fra cellule ro tondate disposte in serie subsemplice nello strato periferico. Da gio vane la sostanza è succolenta, che si fa poi lichenoide-cartilaginea 11 colore è coccineo-carneo nello stato fisiologico, giallastro-lurido negl'individui a lungo navigati o macerati. Sezione subtonda. Midollo di vaste cellule oblunghe, longitudi- nali, a pareti assai flessuose, di grandezza decrescente verso la pe- riferia. La conformazione di queste cellule varia secondo le diverse posizioni nelle quali si opera la sezione, secondo l'età della pianta e le sue condizioni, comprese quelle inerenti allo stato di essicca- zione susseguito dalla madefazione. Strato corticale di cellule molto piccole, colorate, disposte in file verticali. La delimitazione cuticolare è data da una membrana di natura filamentosa. Fra questa e la serie suprema di cellule periferiche vi è uno strato di muco. a. Gracilaria coronopifolia J. Ag. Honolulu, isole Hawaii. Luglio 1884. Race. Marcacci. Ex herb. Piccone, ora Dott. A. Forti. lòi. Gracilaria damaecornis J. Ag. Fronda a radice scutata, alta 10 cent, nell'esemplare che la rappresenta a rami nudi e semplici inferiormente, poscia dicotoma 175 e finalmente policotoma corimbosa subunilaterale coi rametti arcuati ma non sempre. Le estremità delle ultime divisioni sono semplici, adunche o rotondate o troncate. Lo spessore è di 2-^ mill. Sostanza carnosa subgelatinosa nel fresco, corneo-cartilaginea nel secco. Sezione subtonda variamente lobata per le scanalature prodotte dall'essiccamento. Midollo abbondante composto di cellule piuttosto grandi, cineree, assai varie nella forma, ossia oblunghe, cuncatc, di- versamente angolate, longitudinali, insensibilmente decrescenti verso l'esterno. Fra questo midollo e lo strato corticale si può distinguere, massime nelle parti superiori dei rami e dei rametti, uno strato spe- ciale nel quale le cellule midollari angolose e oblunghe si sono fatte, oltre che più piccole, assai più rare, aggiungendovisi una quantità di cellule mediocri traslucide tonde disuguali nelle dimensioni. Strato corticale sottile di 2-3 serie di cellule esigue, colorate, verticali, ob- lunghe, assai ravvicinate. Questo strato, nelle parti inferiori della pianta, offre spesso delle escrescenze la cui struttura è assai aQìne allo strato intermedio. Fruttificazione ancora ignota. a. Gracilana damaeconiis J. Ag. Washed, ashore, Key West, Florida. Aprii, 1897. Mrs. G. A. Hall. Phyc. Bor. Amer. 1(32. Gracilaria compressa (Ag.) Grev. — Sphaerococcus compressus Ag. - Plocaria compressa Endl. - Gigartina compressa Hook, in Harv. - Spliaerococcus lìchenoides Grev. - Sphaerococc. confervoides var. uniformis Ag. - Sphaerococcus seciin- dus Ag. - Sphaerococc. Imperati D. Chiaje - Halymenia Proteiis D. Chiaje. - Fucus Bursa Pasloris Gm. - Fucus albus Wulf. - F. albidiis Esp. - F. flagellar is Esp. - F. uniformis Esp. - Sphaerococc. va gas Kuetz. - Ceramianthemum ramosissimiim Donati. Di questa pianta, assai conosciuta nel Mediterraneo, meglio di una descrizione più interessare la ricca e varia sinonimia che ne co- stituisce la storia attraverso le opere degli Autori. Le forme più notevoli si possono ridurre a quelle soltanto che ce la presentano allo stato cistocarpifero ed allo stato sterile, di so- stanza più solida e di più fitta ramificazione nel primo caso, e vi- ceversa nel secondo. La sezione ha forma elittica più o meno regolare, talvolta re- niforme o variamente lobata per contrazioni dovute allo essicca- mento. Midollo abbondante di vastissime cellule incolori o velata- 176 mente rosee, rotondato-elittiche, longitudinali, a parete crassa, fles- suose, il tutto in nn assieme reticolato le cui maglie si fanno un po' minori e sformate alla periferia dove, allungandosi e suddividendosi in diramazioni sottili, s' insinuano fra le cellule dello strato corticale. Strato corticale nettamente distinto, di minute cellule vinoso-porpo- rine, subtonde od oblunghe, in file moniliformi verticali non troppo serrate. È notevole il fenomeno che spesso si riscontra nello strato cor ticale: quelle cioè della struttura che in una delle pagine o faccie della fronda è quale venne ora indicata, mentre nella faccia opposta è costituita da una sola o al più da due serie di cellule assai più grandi oblunghe verticali piuttosto lasse, aventi per base pochissime cellule consimili, disordinatamente sparse, longitudinali. a. N. 2 5. Gigartina compressa Mook. Gradi, compressa Grev. Sid- mouth, rare. Alg. Danmon. prepar. and sold by Mary Wyatt. Subgen, VI. Podeum J. Ag. i63. Gracilaria Curtissiae J. Ag. Vaghissima pianta dedicata alla sign.* Curtiss. Si deve annove- rare fra le laminari per l'ampiezza della fronda perfettamente piana, di-policotoma coi segmenti maggiori lanceolati subinteri o parca- mente divisi, ora dicotomi, ora subpalmato-fessi, con le lacinie mi- nori sublineari o tosto sublanceolate. Cistocarpi numerosissimi, tondi, sessili, subimmersi, sparsi in quasi tutta la pagina della fronda, un poco apiculati. L'altezza della fronda è di circa 20 cent., l'ampiezza massima sotto le ascelle delle dicotomie è di sei cent. Sostanza car- nosetta nel fresco, nel secco egregiamente cornea membranacea, di un bellissimo porporino-granato intenso. Midollo composto di vastissime cellule nucleate, incolori, col nu- cleo talvolta duplice ambrino; strato periferico di cellule piccole, un po' oblunghe, porporine, disposte in file verticali moniliformi di 10- I 2 cellule ciascuna. a, Gracilaria Curtissiae J. Ag. Washed ashore, Atlantic. Florida. Mr. G. A. Hall. 164. Gracilaria multipartita fClem.) Harv. « Le diffusioni di questa pianta dalle coste occidentali delT Atlan- tico a quelle orientali, e d'onde il passaggio suo nel Mediterraneo, si debbono ritenere assai più antiche di quanto potrebbero lasciar 177 supporre le menzioni fra noi ad essa relative; senonchè il portamento suo, che facilmente si scambia con quello di alcuni tipi di Gracilaria compressa, deve aver contribuito a farla trascurare ». Cosi si ebbe occasione di scrivere nelle Aggiunta alla Flora Marina del Golfo di Napoli, dove se ne trattò con qualche larghezza ('). II semplice esame delle superficie delle frondi osservate contro luce mercè una lente or- dinaria, offre un mezzo assai facile e sbrigativo per distinguere le due specie. C. A. Agardh (Spec. Alg.) ha già fatto rilevare che la fronda della Grac. compressa {Sphaerococcus compressus) si presenta in piano obsolete transversim striata, e che la fronda di Grac. mul- tipartita [Sph. miillipartitus) ha la superficie piinctata, punctis in lineas (longitudinali) irrcgiilares dispositis. Beninteso che questi caratteri sono da ricercarsi in esemplari di perfetto stato fisiologico, di per- fetta conservazione e ben preparati. Gli esemplari ripreparati a di- stanza di tempo, soverchiamente maturi o collabenti non servirebbero air uopo, hi tale esame occorre non confondere le linee formate dalle cellule con le striature longitudinali dovute ai raggrinzamenti pro- vocati dalla essiccazione della fronda. È anche inteso che l' identifi- cazione migliore delle due specie si deve desumere dalla struttura dei cistocarpi quando le apparenze fra le due piante sono pressoché eguali. La Svlloge Alg. del prof. De Toni descrive tre tipi principali di Grac. mullipartita, ma con ciò non si debbono escludere le forme intermedie fra l'uno e l'altro. Nella G. compressa predominano il porporino e il roseo trasmutabili nel gialliccio; nella G. miiltipartita, benché predomini l'atro-violaceo, non si escludono i colori risultanti dalla combinazione del porporino o del roseo o del carneo col vio- letto-scuro, trasmutabili nel giallastro sporco e nel verde. Gli esemplari di Wood's Holl, atroviolacei all'aspetto, violetto- porporini in trasparenza, sono assai caratteristici pei rametti su- periori liguliformi allungati, rettilinei o subfalcati, lunghi 2-3 cent., larghi 1-2 mill., egregiamente membranacei. L'esemplare del Green, sebbene indicato come var. angustissima Ag., ha una fronda di spes sere pressoché normale, mentre invece è quasi setacea o subcapil {}) Vegg. Nuova Nolarisia, Genn. 1903, p. loi. 12 178 lare nell'esemplare delPEAxoN, ad onta che venga presentato come forma tipica. Si fanno queste constatazioni per documentare con esempi il fatto della poca attendibilità di certe enunciazioni quando queste non sono basate sopra Tesarne di un abbondante materiale assai diverso di provenienze e d' ambienti. Certe distinzioni possono avere un va- lore locale, ma troppo spesso scompaiono nella gran massa della specie universalmente considerata. Negli esemplari di Wood' s Holl e del Green la sezione della parte caulescente ha forma tondo-elittica a margini leggermente lo- bati. Midollo abbondante di cellule assai vaste oblungo-elissoidali, longitudinali, a parete di colore atro-violaceo chiarissimo, di tessuto filamentoso-flessuoso con qualche granulazione, in un' insieme di aspetto reticolato. Le cellule midollari periferiche sono un po' più piccole e talune isolate, smembrate cioè dalla massa componente il reticolo. Strato corticale di 2-3 serie irregolari di cellule grandette, tonde, violaceo-ametistine, distanziate. a. Grac. multipariìla ]. Ag. Long Island Sound, near New Haven, Conn. Aug. - Nov. 1873. D. C. Eaton. b. Indem. var. angustissima Ag. Bridgeport, Connecticut. Coli. H. A. Green, 2 Sept. 1893 N. io3.J. E. Tilden. Amer. Aìgae. e. Idem. Wood's Holl. August 1902. E.\ herb. Marine Biological Laboratory. ió5. Gracilaria corticata J. Ag. = lììwdyiiienia corticata J. Ag. - Sphaerococc. corticalus Kuetz. Rìiùdym. muìiipartita Mont. - Gradi, multipartita Rupr. - Fiiciis acrii- gìnosus Turn. - Fucus laininosus et F. foliifer Forsk. L' insuOìcienza del materiale non mi permette di trattare dei vari aspetti che questa specie può assumere. Nel portamento differenzia dalla G. multipartita per la ramificazione costantemente e regolar- mente dicotoma in basso e nelle parti mediane e per essere fasti- giata o parzialmente palmato-fastigiata in alto. La sostanza è costan- temente più ferma in ogni parte della pianta la cui larghezza è di 2-5 min. Gli esemplari in esame sono alti 5-6 centim., ma trattasi di individui giovani e sterili. Colore epatico o porporino-violaceo tra- smutabile in una gamma neutra lurido-scura nel secco. La pianta è cespitosa e non aderisce. 179 Anche l'esame interno la fa distinguere assai bene dalla pre- cedente. La sezione ha forma elissoide reniforme o lineare, secondo che è tratta in basso o nelle parti superiori, e coi margini lobati. Midollo di cellule grandi a grossa parete, oblunghe, longitudinali. Strato esterno di cellule piccole, intensamente violacee, in tìle ver- ticali. Osservata nel secco e in piano al microscopio, la G. iimltipar- lita presenta le cellule midollari sotto forma di grossi filamenti lon- gitudinali subrettilinei, a superficie liscia in modo uniforme e conti- nua, paralleli, ramosi a distanze varie e scarsamente anastomosanti con gli interstizi occupati da cellule piccole, tonde, appartenenti allo strato corticale. La G. corticata, vista nelle stesse condizioni, rivela che i filamenti corrispondenti sono a parete assai più crassa, fitta- mente sinuosi, nodulosi, quasi articolati, abbondantemente ramificati a brevissime distanze e per conseguenza a brevi tratti anastomosanti COSI da simulare un grossolano reticolato a maglie non sempre tutte quante chiuse. Negl' interstizi si mostra lo strato corticale di minute cellule leggermente oblunghe. a. Gracilarla corticata J. Ag. Colombo, isola di Ceylan, Febb. 188.5. Race. C. Marcacci. Ex herb. Piccone, ora Forti. 1Ò6. Gracilaria capensis Schmitz. Ricorda taluni aspetti della Rhodymenìa palmata, ma ne diversi- fica notevolmente per la sostanza che, invece di essere membrana- cea, si consolida in uno spessore carnoso nel fresco e si fa corneo- cartilaginea nel secco. Frondi parcamente gregarie sopra un callo che si apprende agli scogli con la sua base dilatata del diam. di circa un centimetro, innalzantisi fino a 40 cent, e oltre e raggiungenti nel disco e sotto le ascelle delle maggiori prolificazioni l'ampiezza mas- sima di 4 cent. Lo stipite di i-3 mill. si allarga gradatamente nel disco che ha un perimetro lungamente e decisamente cuneato, op- pure lineare-cuneato. Questo disco è a tratti come troncato, dando luogo ad ogni stroncatura a delle prolificazioni parimenti cuneate o lineari-cuneate o ligulate le quali, alla loro volta si arrestano brusca- mente per emettere novelle prolificazioni liguliformi. Le stroncature sono dovute a cause esteriori; infatti quando le parti rimangono in- tatte, il loro sviluppo è assai più grande e si fanno ora più larga- mente cuneate, ora quasi obovate o lungamente ligulate e non danno 180 origine ad alcuna prolificazione. Le prolificazioni più evolute sono quelle emesse dai margini del disco di cui eguagliano o superano la larghezza che è di 3-4 cent. I margini sono sempre integri, ma i margini nuovi risultanti da spaccature prodottesi sono crenulati, denticolati o cigliati, e tali manifestazioni si debbono considerare come inizi di prolificazioni novelle, spesso destinate a rimanere embrionali. Le forme risultanti dal disco recante prolificazioni succedentisi hanno pertanto un perimetro palmato, composto di divisioni cuneate, liguliformi lineari ad ascelle ora tonde, ora ottuse, ora acute a se- conda che la divisione debbasi a lenta evoluzione naturale o vio- lentemente provocata da spaccature aventi carattere traumatico. Si dà anche il caso in cui il disco rappresenta da solo la pianta evoluta e fruttigera, cioè senza alcuna prolificazione e allora il peri- metro è semplice o forcuto una o due volte. Nel primo caso il pe- rimetro stesso è largamente lineare, rettilineo o leggermente falcato; nel secondo caso è, naturalmente, cuneato. Cistocarpi emisferici, lentiformi nella preparazione secca, del diam. di un mill. e mezzo, abbondanti, sparsi od aggregati sul lembo delle prolificazioni, raramente nel disco avente prolificazioni, non mai sporgenti dai margini. Il colore è porporino o porporino-violaceo, ro.-,so bruno nel secco. La sostanza è inaderibile. La sezione di una prolificazione ha forma lineare. Strato midol- lare composto di vastissime cellule tonde od oblunghe, contenenti fluido, longitudinali, leggermente decrescenti nell' avvicinarsi al mar- gine, a parete crassa nel cui spessore sono contenuti granuli ami- lacei grandi, disposti a monile. L'aspetto complessivo risulta retico- lato. Strato corticale di parecchie serie di cellule piccole, colorate, disposte in file serrate, verticali. Nell'estremità di un disco le cellule midollari sono disposte in due linee parallele centrali. Queste cellule sono sempre assai grandi, meglio tondeggianti, replete di abbondanti ma piccolissimi granuli amilacei. Ai lati delle accennate due linee sono altre cellule assai più piccole, oblunghe, obovate o angolose, sparse senz'ordine, far- cite della stessa indicata materia. Nello stipite si nota una maggiore abbondanza e compattezza 181 Spessore nello strato periferico il cui giro esterno di cellule è immerso in muco solidescente chiaramente ambrino. a. Gracilaria capensis Schmitz. South Africa, The Kowie. lAiglio, Ottobre 22 e Novemb. 2b, 1905. Ex herb. Dott. H. Becker, F. L. S. 167. Gracilaria dentata J. Ag. = Spìiaerococcns oligacanlhus Kuetz. - S. rangffi'riniis Kuetz. L'esemplare è determinato dal Reinbold. Non concorda in ogni par- ticolare con le descrizioni degli Autori perchè la pianta varia in al- cune sue manifestazioni secondarie. Nel tipo presente ha portamento di certe forme di Chondrus : parcamente dicotoma alla base, lo è in- vece molto nelle sue estremità che sono talvolta anche policotome. 11 carattere specifico della dentatura si manifesta in modo assai vago; le ramificazioni raccorciate corimbiformi sono talora sostituite da altre allungate, subfastigiate, semplici o parcamente bifide o subtrifide nella sommità. Sostanza cornea, non aderibile e nessuna tendenza all'aspetto lichenoideo. Colore scuro, atro-violaceo-giallastro in trasparenza. L'e- semplare avuto pel solo esame esteriore non permisemi la sezione. Jamaica ad Kingston, Febr, 1896. Leg. O. Hansen. F. Boergesen. 1Ò8. Gracilaria cervicornis (Turn.) J. Ag. =: Sphaerococc. cervicornis Ag. - Fucus cervicornis Turn. - Rho- dym. cervicornis Mont. - Sphaerococc. ranndosus Mart. - Gradi, ra- mulosa Grev. - Sp)h. Gaudicìmudii \^OYy, '^cwùm'è - Sphaerococc. acan- thophoriis Kuetz. Nell'esemplare si palesa subcilindrica, parcamente suddivisa in rami lineari, stretti, allungati, muniti di ramicelli patentissimi e di denti troncati la cui natura ramicellosa è evidente. Nessun indizio di parvenza lichenoide la quale è dovuta forse ad uno stato marce- scente come osserva C. A. Agardh. 11 colore roseo o porporesccnte nel secco si risolve, visto in trasparenza,- in atro-violaceo sbiadito. Sostanza cornea inaderibile. Circa la mancata sezione vale l'osservazione precedente. Jamaica, Julv, 1900. C. E. Pease & miss E. Butler. 1Ó9. Gracilaria Millardetii (Mont.) J. Ag. = Rhodyinenia Millardefii Harv. In alcune parti della forma a segmenti più larghi ricorda la Rho- 182 dym. ligulata, e nella forma a segmenti strettì suggerisce il porta- mento di alcuni tipi di Laurencìa obtusa. Gli esemplari in esame sono alti 5-8 cent., con ambito flabellato o subtondo del diametro di 9-1 1 cent. Le varie parti combinano con la descrizione datane dalla Sylloge Algarum del chr. G. B. De Toni. Sostanza cornea alla base, cartilaginea nel resto della pianta che s'impone per la sua leggiadria e pel vago colore roseo-porporino trasmutantcsi in giallastro allo stato di ultra maluranza. Strato corticale di cellule piccole verticali in serie disordinate; strato centrale di cellule subtonde a parete di filamenti contesti. a. Gradi. Miìlardetìi. Mauritius. G. Nobilant. Ex herb. E. M. Hol- mes F. L. S. 170. Gracilaria robusta Setchell, Mss. Riportasi quanto l'Autore ebbe a pubblicare nei cartellini ac- compagnanti gli esemplari di questa specie. « On stones, at or just below extreme lovv water mark, Where small tidal addies are present; Monterey County, California, Jan, 3, 1897. W. A. Setchell. « Both cystocarpic and tetrasporic plants. « Fronds 8-10 cm. in length, irregular in outline, irregularly di- chotomously branched four or five times: branches short, turgid, terete, with tips more or less blunt; cystocarps irregularly situaded upon the branches, projecting considerably to one side; tetraspores immersed in the cortex, tripartite or cruciate; antheridia? « This species is to be distinguished by its irregular and rather scanty branching and by its robust, cylindrical, short frond. W. A. S. ». Stipite filiforme, poscia gradatamente allargantesi fino a 2-3 mill. nel pseudocaule eretto od incurvo. Il successivo svolgimento varia secondo gl'individui. Ora il pseudocaule ha la lunghezza di 3-6 cent., ora assai meno, fino a mezzo cent. Ora la fronda è unica, di-trico- toma, ora il callo reca parecchie frondi (8-10), quali ligulato-lineari bilobe o palmate all'estremità coi lobi ottusi brevi o lunghi, assai divaricati. 1 lobi più lunghi incurvi estrorsi. Sostanza spessa, cornea e scura nel secco, violaceo-lurida in trasparenza. Strato corticale di piccole cellule oblunghe porporine verticali, in serie disordinate. Midollo di vaste cellule incolori a parete di fili contesti, congiunte da filamenti semplici od aculeati (Se/,/ microto- mica). 171. Gracilaria Domingensis Sonder. L'esemplare avuto in esame è alto circa 20 cent., ma incom- pleto nella parte inferiore. Esternamente è caratterizzato da un asse primario subcilindrico, corneo, atro-porporino. Questo asse porta delle ramificazioni piane, liguliformi, generalmente semplici, della lunghezza di io-i5 cent., ristrette alla base, quindi gradatamente dilatantisi fino a raggiungere l'ampiezza massima di mezzo cent., nude o subnude nella parte inferiore, indi coi margini muniti di ci- glia o di ligulette di pochi millim. fino a 2 cent, di lunghezza. Le stroncature dai rami sono copiosamente fornite di prolificazioni di- policotome parimenti cigliato-ligulate. I cistocarpi tondi, sessili, si svolgono sui margini di rametti subcilindrici ed anche nelle loro estremità bi-trifide, troncate. Sostanza cornea nelle parti adulte, mem- branacea nei giovani rami liguliformi, di colore porporino-violetto. Strato corticale di cellule piccole, porporine, in file verticali mo- niliformi; midollo di grandissime cellule incolori, assai oblunghe, longitudinali. a. Gracilaria Domiìigensis Sond. Sonder in Kuetzing, Tab. Phyc. Voi. XIX, p. 8. PI. XXII, 18Ó9. On exposed rocks, Manchioneal, Ja- maica, July, 1900. C. E. Pease & miss E. Butler. 172. Gracilaria denticulata Schmitz. La descrizione dell'autore è ignota allo scrivente. Pianta alta 8-1 5 cent, negli esemplari avuti dal Dott. Becker. Sorge da un callo mediocre che si apprende agli scogli ed alle con- chiglie morte. Stipite alto circa un cent., largo 1-2 millim., che si allarga più o meno gradatamente nel disco piano largo quasi un cent. Il disco che è rimasto integro si biforca in alto; quando invece fu stroncato da cause esteriori, sulla stroncatura si sviluppano alcune prolificazioni. I margini del disco recano delle notevoli prolificazioni il cui sviluppo in lunghezza e larghezza supera spesso le dimensioni del disco. Le più giovani prolificazioni sono semplici o ligulale: quelle allo stato adulto sono forcute con le estremità ottuse semplici o bi- lobe. Inoltre nei margini delle prolificazioni si hanno talvolta delle prolificazioni secondarie lineari-ligulate, assai piccole, lunghe un cent., larghe un millim., isolate o parecchie consecutive regolarmente equi- 184 distanti e non meno regolarmente opposte. L'ambito della pianta ne' suoi maggiori sviluppi ha forma Glittica col diametro maggiore di oltre 20 cent. Il colore fisiologico è porporino con tendenza al violetto, ma facilmente trasmutabile in verdemare, e poiché l'altera- zione non è mai completa ne avviene che la fronda è leggiadra- mente di-tricroma ricordante la Gigariìna Teedìi. Sostanza membra- nacea debolmente aderibile. Sezione lineare. Midollo costituito da una linea centrale di va- stissime cellule subtonde incolori, a parete grosselta e flessuosa, fian- cheggiata da cellule meno grandi; il tutto in forma di reticolo. Strato corticale di cellule piccole in poche serie di file verticali color verde- mare. Vista in piano la parte centrale della fronda presenta uno strato omogeneo di piccole cellule verdiccie o ametistine, nel quale si tro- vano sparsi dei piccoli gruppi e delle zone composte delle stesse cellule maggiormente ravvicinate. I margini si mostrano formati da cellule consimili, più intensamente colorate, sparse nella parte più interna, in file verticali alla periferia la quale è protetta da uno stra- terello di muco giallastro solidescente. Osservazioni. — Gli esemplari essendo sterili, nò conoscendosi dallo scrivente la descrizione dell' Autore, non fu possibile assegnare a questa specie il posto che le compete nei sottogeneri. a. Gracilaria denliculata Schmitz. South Africa, The Kowie, 1 5 May 1895. Ex herb. Dott. H. Becker, F. L. S. Gen. CORALLOPSIS Grev. (1830) Etym. Corallium corallo, opsis aspetto, parvenza. 173. Corallopsis aculeata (Her.) Holmes. = Geìidium aculeatum Bering. - Sphaerococciis Heringii Kuetz. - Sphaerococcus aculea/us Kuetz. - Gigartina actileala Kuetz. Di questa graziosa e assai caratteristica specie che, per la forma, deve, nello stato vivente, ricordare il portamento di alcune Na/as, se ne trae la descrizione sopra cinque individui di cui tre raccolti in Gennaio e due in Maggio dal benemerito Dott. Becker. La fronda é inferiormente subcilindrica caulescente e semplice per un tratto di 5-i2 cent., sorgente da un piccolissimo callo, quindi dicotomo-corimhosa coi rami ristretti alla base, dello spessore di 2- 185 4 mill. (spesso percorsi da corrugamenti filiformi longitudinali, pa- ralleli, semplici o ramosi) 4-5-angolati, aculeati, con gli aculei opposti o ternati o quaternati, verticillati, a base dilatata, orizzontali, con punta acuta nello stato giovanile, indi ottusa assai smussata nelle parti più adulte. I rami, assai radi e distanti, divaricati, unilaterali od opposti, semplici o bini alla base, si fanno in alto, coli' aggiunta dei loro rametti, ora fastigiati, ora corimboso-verticillati. In uno degli esemplari l'altezza della pianta è di 24 cent. La sostanza soccoso- carnosetta nel fresco, si rileva talora anche dai rami allo stato secco i quali si piegano a doccia, obbligando la carta, cui tenacemente aderiscono, a secondare tale forma. Cistocarpi emisferici, apiculati nel fresco, mutici nel secco, numerosi nei rami superiori; tetrasporangi immersi nei rami estremi fra le rughe in vicinanza degli aculei. So- stanza cartilaginea nel secco, di un vivace colore corallino assai vivo nel fresco, roseo-porporina, carnicina, giallorina porporino-bruna nel secco. Questa specie ha molta analogia con la C. Urvillei (Mont.) J. Ag. La sezione della parte caulescente ha un ambito tondo elissoide. Midollo assai voluminoso di vastissime cellule elittiche, incolori o di una lieve sfumatura rosea o flavescente, disposte longitudinalmente, a parete crassa, di poco decrescenti verso la periferia. L' assieme si presenta sotto forma di un grosso reticolo le cui maglie periferiche hanno un tessuto più sottile che si scompone in ramificazioni esili anastomosanti nella base dello strato corticale che ancora pervadono con qualche filamento. Strato corticale di cellule assai piccole, tonde, roseo-porporine, disposte in file verticali assai serrate. Tegumento periferico di muco giallorino solidescente. I rametti danno una se zione largamente lineare e la loro struttura è di poco dissimile da quella ora descritta. a. Corallopsis acuìeala (Holmes) South Africa, The Kowie, Jan. et iMay 1895. Ex herb. Dott. H. Becker, F. L. S. Gen. TYLEIOPHORA J. Ag. Etym. Ivlos callo, nodo e phoreo porto, reco. 174. Tyleiophora Beckeri J. Ag. Le descrizioni che si hanno di questa pianta, possono riuscire un po' teoretiche nel senso che le brevi frasi diagnostiche di cui si 186 fa uso di0icilmente sono applicabili praticamente per l'identifica- zione degl' individui aventi caratteri speciali ai quali s' informano completamente o quasi tutte le varie parti dogi' individui cui si al- lude. Data questa frequente eventualità, è opportuno rilevare le forme degli opposti tipi con un accenno a quelle intermedie che li colle- gano. A giudicare dagli esemplari in esame, la differenza fra i di- versi tipi dovrebbesi ascrivere allo stato diverso in cui gì' individui si trovano: dall'essere cioè cistocarpiferi o sterili. GÌ' individui fertili (a) hanno le frondi di un perimetro meno espanso (io-i5 cent.) subcircolare, ma in compenso si mostrano assai compatte per 1' abbondanza delle divisioni riccamente corimbi- formi e per le suddivisioni assai ramicellose. Inoltre i margini delle divisioni primarie e secondarie, oltre le solite crenature e i soliti denti, altri ne recano di uno speciale sviluppo bi-trifido o subpennato. Le penultime divisioni sono lentiginose per ricchezza di cistocarpi tondi, del diametro di un mill. abbondante, isolati o parcamente aggregati nel corpo e nel margine dei segmenti. Il tipo più caratteristico fra gì' individui sterili (b) ha un peri- metro flabelliforme la cui espansione raggiunge i 3o cent, e oltre, e si compone di semplici dicotomìe più o meno divaricate ad ascelle ottuse, a divisioni benderelleformi assai allungate, ossia lunghe lo- i5 cent., ad estremità ottuse, coi margini leggermente crcnulati o dentati, con ligule isolate piuttosto scarse, brevissime e ravvicinate quando hanno carattere di prolificazioni provocate da lesioni fortuite. Fra questi due opposti tipi, fertile l'uno, sterile l'altro, vi sono due tipi intermedi, entrambi sterili. Questi tipi intermedi rammentano il portamento di alcune forme di Phyllophora nervosa. Hanno il disco piano, senza indizio di costa, lineare, largo 2-4 millim., presto dico- tomo con le diramazioni primarie assai divaricate e magari orizzon- tali, coi margini crenulato-dentati e di tratto in tratto strozzate da costrizioni. 1 rami secondari già abbondanti sono disposti a corimbo con le ultime divisioni, fittamente crenato-dentate, lineari-allungatc ad estremità ottuse o subtonde o acuminate ondulate nei margini [e], oppure capoliniformi per 1' agglomeramento delle ultime suddivisioni aventi perimetro palmato-rotondato, coi margini abbondantemente provvisti di dentature elegantemente ramicellose, ricordanti quelle delle giovani e fitte forme della Phyllophora Heredia [d). 187 Gli esempi, h, e, d presentano uno sviluppo molto completo, anzi esuberante in confronto dell'esempi, fruttigero; uno di essi fu rac- colto in febbraio come l'esempi, fertile. La causa della sterilità non dovrebbesi pertanto ascrivere nò all' età né a deficienza di sviluppo. La sostanza è quasi subcoriacea ma aderisce abbastanza bene ; il colore è porporino con una sfumatura di violetto, parzialmente giallo-verdastro nelle parti ultramature. La sezione presa sopra lo stipite ha forma elittica. Cellule più interne assai grandi, quasi incolori, a grossa parete, subtonde od oblunghe od oblungo-angolate-subesagonali, fiancheggiate da altre di poco più piccole, della stessa natura ed aspetto; le une e le altre appressate e prementisi così da formare un grosso reticolato. Ognuna di queste grandi cellule ora è repleta di fluido, ora di materia ami- lacea flavescente. Questo reticolato è circondato da 8-4 serie disor- dinate di cellule mediocri, porporine, quali subtonde, quali angolose. Strato corticale assai spesso, essendo composto da file serrate rego- larissime, verticali, composte ciascuna di 20 e più cellule esigue in- tensamente colorate. Il giro più esterno è protetto da un straterello di muco ambrino solidescente. Gli stessi caratteri, in minori propor- zioni, si osservano nelle espansioni laminari. a. Tyleioph. Beckeri]. Ag. South Africa, The Kowie. 6 Feb. 1898. b. Idem. Idem. Idem. 5 Dee. 1896. e. Idem. Idem. Idem. 14 Feb. 1894. d. Idem. Idem. Idem. i5 Aug. 1894. Ex Herb. Dott. H. Becker, F. L. S. Gen. CALLIBLEPHARIS Kuetz. Etym, cullos bellezza, blephar ciglia. Il genere è costituito finora da una mezza dozzina di specie la cui venustà si combina alla più elegante magnificenza nella C. fim- briata. Non tutte però vi si possono ritenere con sicurezza collocate, poiché per la metà di esse si richiedono ulteriori osservazioni ba- sate sopra un abbondante materiale fruttificato. Della C. jubata e della C. ciìiata nel Mediterraneo si hanno timide comparse in forme sottili, lineari, assai parcamente cigliate, proprie del Golfo di Lione fino a Porto Maurizio ed alle Baleari ; meglio invece, e più ricca- 188 mente caratterizzate, intorno alla Sicilia, ma spesso, se sterili, digi- cilmente assegnabili all'una piuttosto che all'altra delle citate specie. 175. Calliblepharis ciliata (Huds.) Kuetz. = DeUsseria ciliata Lamour. - Haìymenia ciliata Gaill. - Viva ciliata DC. - Fucus ciliatus Huds. - Sphaerococcus ciliatus Ag. - Rho- domenia ciliata Grev. - Fucus holosetaceus Gm. - F. ligula/us Gm. - Haìymenia laurina Bory - FI. composita Bory. Senza preoccuparci delle incertezze che vanno congiunte alla identificazione di questa specie come della seguente negli individui mediterranei, dobbiamo qui avere riguardo unicamente alle forme genuine che delle specie stesse ci fornisce 1" Atlantico. Queste sono facilmente discernibili per il rispettivo portamento il quale ci è dato dalla grande ampiezza del disco e delle sue prolificazioni, l'uno e le altre sempre glabri nella C. ciliata, e dalla numerosa decomposizione e strettezza delle suddivisioni della fronda, spesso irsuta, nella C. ju- baia, come apparirà dai dati rilevati sugli esemplari relativi. Dall'apparato radiciforme sorge lo stipite appianato, non sempre filiforme, perchè può avere la larghezza di due millim. alla base, e cioè nella parte più stretta. In questo caso la pianta è monofronde, il disco più ampio, fino a raggiungere i 5 cent., e l'altezza di ló cent., colle prolificazioni assai sviluppate, a circoscrizione lanceolata o lungamente obovata, od anche lineari (larghe un cent.j se cisto- carpifere. Ascelle tonde. In un altro caso, dal plesso radiciforme si dipartono tre stipiti filiformi che danno origine rispettivamente ad una fronda. Le proli- ficazioni stroncate per accidenti esteriori, altre ne possono emettere di minori proporzioni e più abbondanti. Cistocarpi svolti all' estremità delle ciglia o verso la metà di queste. a. N.° Ó7. Rhodomeuia ciliata Hook. Br. FI. p. 290. Torbay, not plenty. Mary Srandi cellule incolori, clissoidi, a grossa parete, longitudinali, decrescenti in grandezza dal centro alla periferia dove si fanno assai oblungiie. a. Chrysymenia Uvarìa Wulf. Dicemb. 189Ò. b. Idem. Marzo 6, 1897. e. Idem. Feb. 6. 1898. South Africa, The Kowie. Ex herb. Dolt. H. Becker. Gen. LOMENTARIA Lyngb. (') Etym. lomeiiluììi, dalle strozzature della fronda. I generi Lomenlaria, Champia, Chylocladia e Gaslroclonium sono fra il numero di quelle Alghe che più stupiscono lo studioso da ta- volino quando scende per la prima volta al mare. Con gran pena egli riesce a persuadersi che quei grossi corpi globosi, porporini, rosei, cinnabarini, ametistini, verdastri o variegati, carnosi, turgidi di acqua e di succo mucoso-filamentoso, siano quelle stesse piante così bene applicate alla carta d'onde fanno sfoggio dei loro eleganti disegni cosi bene distinti e cosi armonici in ogni loro porzione, da scambiare per una pianta completa una piccolissima porzione di essa. In questi casi egli impara più nel disseccare che nel raccogliere, giacché solo dalla sua preparazione viene a constatare delle antiche sue conoscenze. 202. Lomentaria articulata (Huds.j Lyngb. = Ulva articulata Huds. - Fncus articulatus Lightf. - Gigar- lina articulata Lamour. - Chondria articulata Ag. - Gastridiurn ar- ticulatum Grev. - Chylocladia articulata Grev. - Lomentaria pertusa Schousb. - Fucus moniliformis Schousb. - Gastridium corallinum Suhr. Si caratterizza nettamente per le frondi articolate o, meglio, strozzate da costrizioni cosi pronunciate, che gli articoli prendono (') Per r esatta interpretazione dei %ìì.w. Lomentaria, Cìiampia, Cfiylocladia e Gastrocloniiim, consultare « Il gen. Cti ampia Y)&?>\ . y> ^\ G. B. De Toni. Estratto dalle Mem. della Pontif. Accad. dei nuovi Lincei, voi. XV'II, con Tavola. 216 una forma elissoide più o meno allungata. Variano le forme ed i portamenti. In alcune il cespo è essai serrato e intricato in causa dei verticilli sovrabbondanti che penetrando fra segmento e segmento dei rami vicini determinano la compattezza dell'insieme. Altre volte invece la pianta, pure essendo abbondante, è più facilmente distri- cabile allorché i rami sono decombenti o arcuati in fuori. In questa forma i lobi estremi, anziché brevi e tondi in alto, si mostrano assai acuminati, eretti o curvato-circinati. Si potrebbero moltiplicare gli esempi di caratteri i quali, se hanno un valore, potrebbe dirsi indi- viduale ma non specifico. Cosi in un suo esemplare il Le Jolis nota: forma angnstior, mentre trattasi semplicemente di un individuo im- miserito il quale non ha alcuno dei rapporti che caratterizzano la var. linearìs (Zanard.), L. phalligera J. Ag. è la sola degna di es- sere distinta pel suo stabile carattere dei segmenti allungatissimi, poco o affatto distinti, massime nelle parti inferiori della fronda la quale è assai repente, coi rami molto divaricati, sprovvisti di verti- cilli, costituenti perciò un cespo molto lasso. Il Dott. Bormet la con- traddistingue come specie a sé [Alg. de SchousbOi\ p. i3oj. Si apprende ad altre alghe od agli scogli mediante un minutis- simo callo presto rinforzato dai primi rametti che assumono forma e ui][icio di rizoidi. Strato corticale assai spesso, formato da piccole cellule rosee, tonde o leggermente allungate, disposte in file verticali. iMidollo sot- tile fatto di cellule dello stesso colore, 3-6 volte più grandi delle prime, subtonde od oblunghe, irregolarmente sparse; le più intense talvolta si prolungano in un filamento verticale. a. Lom. arliculata Lyngb. Forma angustior. Cherbourg. Le Jolis. b. Idem. Grev. Roscoff. Aoùt, 1002, Cali. J. Chalqn. e. Idem. Pointe N. de 1" Ile Callot. Aoùt 1908, Idem. d. Chylocl. articulata, N. 78, Torbay. Common. M. Wyatt. Gen. CHAMPIA Desv. Etym. dedic. al hot. francese Deschamps, Denominazione fondata dal Desvaux nel 1808, basandosi sulla speciale costituzione dei cistocarpi, senza di che non vi sarebbero stati suljicienti motivi di separarla dal gen. Loìiien/ariu (Lem. par- 217 vula Gain.) con la quale e col gen. Gaslroctonìuni condivide la na- tura tubolosa diaframmatica. 203. Champia parvula (Ag.) J. Ag. = Chondria parviiìa Ag. - Gas/rid/um parviiìnm Grev. - Chy- locladìa parvula Hook. - Chondria impìexa Chauv. - Fuciis haìijor- mis Y nanns Turn. - Lomentaria iuler/exfa Chauv. - Lotn. brevis Kuetz. - Lom. taeniaeformis De Not. La specie è alta da 2-8 cent, e forma dei cespugli densamente intricati nei maggiori sviluppi e date certe forme. Come nella Lo- mentaria f. lineahs, nelle parti inferiori delle frondi le articolazioni, assai lunghe, sono diljicilmente distinguibili all'esterno, mentre si palesano assai evidenti e a brevissimi tratti nelle parti più giovani con la caratteristica apparenza di tante botticine sovrapposte. La ra- mificazione è irregolare in quantochè i rami possono essere, magari in uno stesso individuo, alterni, opposti o verticillati, il colore varia dal carneo al porporino, dall' ametistino al violaceo più carico con passaggi al verde per alterazioni. Sostanza alquanto tenera, per cui gli esemplari, piuttosto mucosi, bene aderiscono alla carta. L'ambito della sezione è tondo-lobato. Strato corticale di 1-2 serie di cellule grandette, oblunghe, subrettangolari o irregolarmente angolose; strato intermedio di cellule più grandi, varie di forma, oblunghe, tlessuose; strato midollare di pochi filamenti allungati anastomosanti. a. C//a//z/'/a part/w/a Harv. Gazons compactes. Biarritz, mai 1903. Coli. J. Chalon. b. N. 72. Chyìocladia parvula Hook. Coast of Devon, rather rare, Forma elata Alg. Danmonienses. Mary Wyatt. 204. Champia compressa Harv. = Champia Vieillardi Kuetz. - Gastridium '^onatnni Suhr. - Co- r inaldi a compressa Trevi s. L'aspetto esteriore e la sostanza degli esemplari del Capo in confronto di quello americano diversificano grandemente. I primi, bellissimi, gaiamente porporini o suffusi di un verde tenero, hanno una statura di 5-7 cent., la larghezza dei rachidi di 8-4 millim., e tale si mantiene fino all'estremità che è egregiamente rotondata come quella dei rami e dei rametti; la sostanza, dalla perfetta sua aderenza alla carta, si rileva tenera e carnosetta. Neil' esemplare/^Q>tU>^^ •~(i''^^<; 218 della TiLDEN la pianta è alta 3 cent., coi rachidi della larghezza massima di un millim., e così questi come i rami ed i rametti sono lungamente attenuati nelle parti loro superiori e finiscono in punta acuta od appena otlusetta ; la sostanza poi è membranaceo-subcor- nea per cui aderisce debolissimamente per solo effetto di pressione subita anziché per la natura sua appiccicosa. Il colore è divenuto bianco-giallognolo. Negli uni e nell' altro le sezioni diaframmatiche hanno r equidistanza di un millimetro circa. La sezione ha forma elissoidc compressa negli esemplari del Capo, Membrana cuticolare composta di 2-3 strati filamentosi di cui il filo periferico si mostra moniliforme-continuo, gli altri inter- rotti, flessuoso-paralleli. Strato corticale composto di una sola serie dì grosse cellule distanziate, lineari, oblunghe, rettangolari, piij o meno regolarmente alternantisi, verticali, colorate di violetto-lurido. Spazio interno interamente occupato da grandissime cellule incolori, formanti un reticolato a larghe maglie esagonali e sobtondo-irrego- lari contenenti piccolissime granulazioni tonde celluleformi. Le ap- pendici periferiche filiformi del reticolato midollare si anastomizzano con le cellule lineari dello strato corticale di guisa che le cellule oblunghe o rettangolari di questo vengono ad occupare il centro dello spazio conterminato da tali appendici. Nella pianta americana lo strato corticale è composto di tre serie di cellule grandi elissoidi od ovate a grossa parete, verticali, commiste ad altre più piccole. Midollo di grandissime cellule dispo- ste a reticolo. h. Champia compressa Harv. South Africa, The Kowie, lò No- vemb. 1804. b. Idem. Jan. 1895 Idem. e. 411 Idem. N. 411. Waikiki, Oahu, Territory of Hawaii J. E. TiLDEN, 3i May 1900. Gen. GASTROCLONIUM Kuetz. Etym, gasfer ventre, e cìonion ramo, allusivo alle sezioni ven- tricose. 2o5. Gastroclonium kaliforme (Good. et Woodw.) Ardiss. Benché noto anche nel Mediterraneo, e lungo le coste europee 210 dello Atlantico dove questa specie dispiega le sue più belle ed opu- lenti apparenze con un polimorfismo tale da giustificare le quattor- dici sue sinonimie. Costituisce delle masse tonde più o meno com- patte, composte di frondi piramidale serrate le une alle altre me- diante i ramoscelli suberetti o patenti, di varia lunghezza ad artico- lazioni ventricose, elissoidali o quasi lineari e rettilinee nei casi in cui i setti si palesano più distanziati. Sfoggia un porporino di varie gradazioni con accenni alla clorofilla nelle parti più adulte o dete- riorate. Viene distinta la var squarrosa (Harv.) per il suo portamento decombente e pei ramoscelli brevi, patentissimi, nonché una forma aestivalis, notevole per le lunghe articolazioni dell'asse e dei rami principali, e per la grande sottigliezza dei rametti prirnari e secon- dari. Cellule periferiche mediocri, tonde, oblunghe, angolate, lassa- mente appressate, leggermente colorate di roseo o di gialliccio. Mi- dollo di cellule grandissime, subtonde o variamente irregolari, se- condo il grado della mutua pressione, costituenti un reticolato inco- lore. Nella var. squarrosa le cellule corticali sono spesso in forma di virgola o di clava con la punta assottigliata rivolta in alto, in file verticali. Lo strato interno è composto di grosse cellule per la più parte rettangolari ad angoli acuti, isolate, colorate in roseo come le corticali. a. Cìiylocladia ìmliformis Grev. Flakkeljord. leg. M. N. Blytt. b. Indem Hook. Guéthary, Juillet, igoS. Coli. J. Chalon. e. Chyloclad. squarrosa (Harv.) Le Jolis, Alg. mar. de Cherbourg. Mars. d. Idem. kalifor)iiis Hook, forma aeslivalis. Id. Id. Juin. e. Idem. N. 24, Torbay. frequent. (con cistocarpi). M. Wyatt. 206. Gastrocloni um ovale (Huds.j Kuetz. — Lomeiil. ovalis (Huds.) Endl. - Fucus ovalis Huds. - Choii- ària ovalis Ag. - Gastridium ovale Grev. - Chyloclad. ovalis Hook. - Fucus poh'podioides Gmel. - F. vermicularis Gmel. - Gigartina ver micularis Lamour. - F. sedoides G. et VV. - Gaslroclou. subarticu- latuui Kuetz. - Gastroclon. umbellaluiii Kuetz. Nel suo stadio iniziale la pianta si mostra con una frondicina oviforme, cava, munita di peziolo, alta da uno a qualche millimetro, larga la m.età. Quando le frondi sono parecchie, stante la loro mi- 220 nutczza, il loro ravvicinamento e il colore talvolta verdognolo, si- mulano abbastanza bene la facies giovanile della Chrvsvmenia Uvxria {Chrys. ? ìnicrophysa Hauck r - Gas/roclonium minuliilum Reinsch ?). La pianta adulta ha un portamento ben diverso dalle sue aijmi e dalle stesse sue congeneri; nelle preparazioni assume poi un'appa- renza da fanerogama. Questo effetto è dovuto al caule solido, cilin- drico, nudo in basso (munito di un apparato radiciforme fibroso) ra- moso e racemoso coi ramoscelli oviformi nelle parti inferiori della pianta, oblunghi in quelle superiori, attenuati così alla loro base da figurare picciolati. Nell'essiccazione e compressione questi ramoscelli, resi appiattiti, danno l' illusione di vere e proprie foglie enervi. I ra- moscelli sono* generalmente privi di diaframmi e per conseguenza anche di costrizioni; gli uni e le altre solo per eccezione si possono talvolta riscontrare in qualche ramoscello più allungato e vicino alla sommità della pianta. Il colore rosso è fugacissimo e variabile; nella pianta ultra matura si cambia in verdognolo. La sostanza è cartila- ginea e anche più solida nel caule, polposo-gelatinosa nei rametti i quali aderiscono bene alla carta. La sezione di un ramoscello rileva lo strato periferico poco dif- forme da quello interno. È composto di cellule grandette tonde ed oblunghe, longitudinali, che vanno ingrandendo col progredire delle serie, disordinate, verso l' interno. Midollo formato di cellule di poco più grandi, angolose, irregolari, talvolta areolate, rosee come le pe- riferiche. a. 125 Cìivloclodia ovalis Wook. Le Jolis, Al g. mar. de Cherbourg, 5 Févr. i863. 207. Gastroclon. ovale (Huds.j Kuetz. var. Coulterì Harv. = Lomenlaria ovalìs var. Coulterì Harv. - L. ovalìs var. rohu- stior j. Ag. Pianta più robusta della forma tipica, perennante, con radici assai pronunciate, assai ingrossata al pseudo-colletto negl'individui senili, e al dissopra del quale assai cespitosa cogli assi primari solidi. alti dai 10 ai i5 cent, nei maii,"giori sviluppi. Parte inferiore degli assi denudata, indi munita di rametti tubolosi, vari di forma secondo i vari individui distici o subfascicolati in parte, semplici o muniti di rametti secondari, tubolosi, nodoso-articolati. Queste suddivisioni sono lunghe da uno a quattro cent., lineari, della larghezza di un millim. 221 alla base e poco più nella parte loro superiore, per cui risultano lungamente e leggermente spatolate (davate nel fresco). Il portamento affatto speciale e gì' indicati caratteri fornirebbero, se costanti, dati bastevoli di autonomia. Seppure esistono, occorre- rebbe conoscere i tipi intermedi i quali soltanto potrebbero fornire un criterio con cui giudicare razionalmente della importanza effettiva di questa pianta che, nell' esemplare della Tilden, si mostra in com- pleta antitesi col tipo genuino. Sezione annulare. Membrana tegumentale composta di filamenti longitudinali flessuosi. Seguono poche serie di cellule mediocri lon- gitudinali ed oblique, oblunghe. Midollo composto di due parti: l'e- sterna è formata da una sola serie di grosse cellule oblunghe, ver- ticali; l'interna di 3 serie di cellule consimili ma assai più grandi e più allungate, disposte longitudinalmente. a. 214. Lomentaha ovalis Endl. var. Coulteri. Attached in tufts to rocks and shells. At lowest fide. North of Tracyton dock, Kitsap county, Washington. J. E. Tilden, 3i Jl. (897. Gen. CHYLOCLADIA Grev. Etym. cliylos succo, clados ramo. Contrariamente ai precedenti generi Lomentaria, Champia e Ga- stroclonium nei quali la fronda è dotata di un tubo chiuso a tratti da diaframmi cellulari provocanti i caratteristici lobi o rigonfiamenti in modo più meno evidente, nel gen. Chylocladia, invece, le frondi sono provviste internamente di un tubo continuo, percorso da fi- lamenti articolati, per cui in ogni loro parte si palesano rettilinee. 208. Chylocladia clavellosa (Turn.) Grev. := Fucus clavellosiis Turn. - Chrysymenia clavellosa J. Ag. - CJi andrò Ihamiiion clavellosum Kuetz. - C. confertum Menegh. - Ga- stridhim clavellosum Lyngb. - Chondria clavellosa Ag. - Chondro- tham. australe Kuetz. Fronda suberetta, gelatinoso-membranacea, cilindrica o subcom- pressa, cogli assi principali della grossessa di una penna passerina, con abbondanti suddivisioni filiformi più vcjlte pennate, a rametti li- neari-lanceolati o clavati. La fronda viene a formare un perimetro circolare od dittico con un asse di io-i5 cent, di estensione. La ricchezza e sottigliezza delle suddivisioni e il vario portamento a se- conda che la pianta è sterile o cistocarpifera, la fanno distinguere nettamente dalle piante aljìni sopra trattate. Negl'individui sterili le ramificazioni sono più espanse, i rametti più abbondanti e assai più allungati e le pennazioni poco regolari. L'opposto si verifica negl'in- dividui fruttigeri nei quali le pinnule, assai abbreviate e recanti i ci- stocarpi cuspidati, sono regolarmente distiche e spesso anche oppo- ste. 11 colore è porporino, roseo o carmino, giallastro negli esemplari ultra maturi. La sezione offre una figura tonda. Strato corticale di cellule piccole, tonde o leggermente oblunghe, longitudinali, non stipate, in poche serie. Midollo formato di grandi cellule a sottile parete, sub- tonde, disposte a reticolato alle quali ne vanno commiste talora al- tre più piccole eguali a quelle corticali; tutte quante colorate di roseo. a. Lomenlaria claveìlosa Grev. Haksrefjord. 18-Ó-1847. Legit M. N. Blytt. b. Chylocladia claveìlosa (Turn.j Grev. Vòideròarne in mari Kat- tegatt, Aug. 1882. Ex herb. G. Lagerheim. e. Idem. N. 23, Torbay, Mary Wyatt. d. Chrysym. claveìlosa Harv. Roscoff. 11-7-1900. ColI.J. Chalon. 209. Chylocladia? uncinata Menegh. in Kuetz. = Lotuentaria uncina/a Menegh. in Zanard. - Chondrosiphon Mcneghinianus Kuetz. - Chondrosiph. uncinatus Kuetz. Descrizione come in Sylloge Algartiin di G. B. De Toni. La fronda tubulare offre una sezione tonda annulare, apparente- mente vuota. La parte interna della parete è composta di 2-3 serie di cellule rosee, alcune subtonde mediocri, altre oblunghe più gran- di. Cellule delle serie esterne più piccole saldate nella loro parte su- periore nel muco ambrino esistente sotto il filamento cuticolare. a. Clivlocl. unciìiala Menegh. in Kuetz. L'esemplare fa parte delle Aìnerican Algae di Josephine E. Tilden e porta il N.*^ 32 2. Bri- dgeport, Connecticut. Coli. H. A. Green. 20 Au. 1898. b. Idem. Falmouth, July 1882. Ex herb. F. S. Collins. NB! Quest'ultimo esemplare nelle parti sue inferiori presenta talvolta un midollo di cellule disposte a reticolato. 22Ò Subfam. 111. PLOCAMIEAE (Reichb.j Kuetz. = Plocaiiìieae Reichb. - Tìuniìnopìioreae Decne. Gen. PLOCAMIUM Lamour. • Etym. plocamion, struttura contesta. = Thamnopìiora Ag. - Thamnocarpus Kuetz. - Plocas Targ. - Tozz. in Bertol. - Nereidea Stackh. Genere importantissimo, ricco di una trentina di specie tutte esimie che nella varietà dei loro aspetti non mai smentiscono il nesso che strettamente le avvince. Questo fatto spiega anche il perchè la sottofamiglia si limiti, rigorosamente parlando, a questo solo genere. Casi simili si ripetono ogni qualvolta i generi, cosi pei caratteri este- riori come per l'intima loro costituzione, non presentano notevoli addentellati o soluzioni di continuità che li rendano strettamente di- pendenti da altri generi aljRni o ad essi intermedi. La sinonimia rie- sce di conseguenza assai povera, come nel caso di cui si tratta. L'unione a questa sottofamiglia degli lialosaccìon che non si è cre- duto finora di dislocarli nella sistematica, potrebbe veramente riu- scire un po' artificiosa a chi raffronti i due generi nei rispettivi ca- ratteri esterni ed intimi. Degli esterni non è chi non vegga: degli intimi la costituzione consimile dei due o tre strati di cellule con- formi non avvalorerebbe suljiciententemente la riunione dei generi nella stessa suddivisione quando si pensi che negli Halosaccion i ci- stocarpi sono ancora ignoti ed i tetrasporangi sono divisi a croce, mentre nei Plocamium sono divisi, com' è noto, in maniera zonata. Se qui la comunanza di sottofamiglia può urtare ciò dipende non già da una illogia scientifica, ma da un' illogia morfologica ed estetica che interessa la sola esteriorità. 2 10. Plocamium coccineum (Huds.) Lyngb. ■== Fiiciis coccineus Huds. - Fiicus Plocainiinn Gmel. - Deles- serìa Plocainiiuii Ag. - Delesserfa coccìnea Ag. - Plocamium vulgare Lamour. - Plocam. Lyngbvuninii Kuetz. - Plocaììiiinn Binderìaiuiiii Kuetz. Specie comune anche al Mediterraneo e quanto mai indicata per destare una vocazione. Occorse discendere fino a Linneo per vederla posta in evidenza sotto il nome di Wormskjoldìa Plocamiiim. Per gli antichi, privi di mezzi delle assai moltiplicate viste, tutti i prodotti naturali non suscettibili di un materiale utile immediato, o erano considerati come un lusus naturae non degno di seria atten- zioae, o si prestavano ad applicazioni mitologico-poiileistiche che precludevano ogni libera iniziativa allo spirito umano. Così indiffe- renti passarono le stesse Atene e Roma che pure educarono, assie- me agli allori virili, le rose e il mirto; cos'i passarono i tempi di mezzo, che al politeismo sostituirono le degradanti e paurose super- stizioni, d'onde i sospetti di magia verso chi si fosse indugiato in istudi e ricerche cotanto in opposizione alle tendenze dell' epoca (^j. La rappresentanza mediterranea di queste specie ne' suoi ri- guardi estetici non vien meno a quella degli Oceani dove, se mai, gl'individui possono raggiungere una dimensione di poco maggiore. In ogni regione poi si riscontrano le molte sue forme che dai ra- chidi e rameggio larghetti più o meno appianati e dall' assieme che si contraddistingue per le sue parti fra di esse assai bene spaziate, passando per molti gradi intermedi, si tramutano in vaporosità ultra capillari e compatte cos'i da arieggiare l'aspetto dei più sottili Calli- thamnion. Cos'i r aìiguslifrjus che il Le Jolis nelle sue schede designa co- me varìetas, deve avere un valore molto relativo. Abbandonata la costata e la procera per la considerazione ora espressa, la sola va- rietà da considerarsi tale per il suo carattere stabile è la seguente : 2 11. Plocam. coccìneum, var. uncinatum J. Ag. = Plocam. subtile Kuetz. - Plocam. Jenestratum Kuetz. - Plo- cam. mediterraneiiììi Menegh. - Plocam. irreoolare Menegh. (^) J^' imperatore Giuliano, che dev' essere stato spesso ammorbato dai mar- ciumi delle Alghe rejette, chiamava queste vili e fetide. Noto è l'oraziano: «Et genus, et virtus, nisi cum re, vilior alga est. » Meno male che nei belletti anti- chi pare ci entrasse anche la ficoeritrina di alcune Floridee. Sulle proprietà ali- mentari, terapeutiche, industriali e fertilizzanti delle Algiie marine e sulla impor- tanza loro come primigenio fenomeno biologico, veggasi la l)ell' opera di F. Stkx- FORT Les plus belles plantcs de la mcr. 225 Distinta per la fronda angustissima, pel rachide subfiliforme fles- suoso, e soprattutto per le penne patenti ricurve od uncinate. Sezione elittica, fusiforme o lineare (margini interi o leggermente lobati a lobi tondij secondo che è praticata alla base, verso la metà o in alto della pianta. Midollo abbondante di cellule longitudinali, grandi, d'insieme reticolato, disposte intorno ad un tubo assile, ana- stomosanti fra le cellule dello strato inferiore corticale. Strato cor- ticale composto di due parti: la interna formata da cellule normali, isolate, piccole, di forma assai irregolare; l'esterna da parecchie se- rie di cellule sempre più piccole, subtonde od oblunghe, verticali, sempre più serrate e più colorate nella periferia. Questa è conter- minata da una membrana di natura filamentosa, basata sopra uno strato di muco ambrino solidescente. a. Flocamìum coccincum (Huds.) Lyngb. Shudesnos, 18-7-1854, Hortus botan. Christianiensis, Leg. Schùbeler. b. Idem. Vaderoarne in mari Kattegatt, Aug. 1882, leg. G. Lagerheim. e. Idem. N." 20. Alg, Danmonienses. Prep. and Sold by Mary Wyatt. d. Idem. N." igS. var. angustifrons Le Jolis. Mars. Alg. mar. de Cherbourg. e. i55. Idem. var. iincinatum (Ag.) Le Jolis Aoùt. Idem. /. Idem. Idem. Guéthary, Juillet, igoS, Coli. J. Chalon. Quest'ultimo non presenta caratteri suljìcienti per riferirlo al- l'indicata varietà; anzi diversifica anche dalle più comuni forme sub- tipiche per il rameggio che si raccoglie compattissimo alle estremità degli assi. 212. Plocamium rigidum Bory. = /'. robustum Kuetz. - P. condensahun Kuetz. Pianta alta 5-8 cent., cespitosa se ultra annuale, a fronda an- gusta, lineale, sprovvista di costa, cogli assi subsinuosi, più larghi e teneri in alto. 11 rameggio è decomposto-pennato, con penne e la- cinie subulate alterne. Sporofilli fruttigeri nascenti dalla trasforma- zione delle pennette superiori, disposti in modo subpalmato sopra un pedicello comune. Che si tratti di pianta perennante Io rivelano le parti inferiori e la basilare assai cornee ridotte a cespo riproduttore. È subrepente 15 ma non sempre decombente, adattandosi alle immediate casuali con- dizioni che la circondano delle quali si profitta in modo vario, ossia razionale, se non vogliasi dire intelligente, mutando a tale uopo i suoi organi di apprensione. La parte senile è costituita da tronconi cornei subcilindrici, di rami in parte sdraiati rettilinei o variamente contorti, in parte suberetti e aggrovigliati a mazzocchio. Dagli uni e dagli altri sorge la nuova vegetazione carnosetta (membranacea nel secco) delicatissima, coi rachidi piani, leggermente flessuosi, il cui contegno ci rivela la passata istoria del suo ceppo. Alcuni di questi giovani rami sono in alcuni casi sdraiati. Di tratto in tratto una estremità delle lacinie dei rami stessi si apprende ad un sassolino o ad un granello di rena e vi si applica tenacemente con una specie di callo di adesione, come vediamo praticare parecchi Cissus me- diante le estremità dei loro cirri. Senonchè per 1' Ampelidea è questo un semplice processo di sostegno, mentre che per l'Alga si tratta di un processo basilare per tener fissa e, se del caso, indipendente la sua nuova vegetazione. Quei rami invece che hanno trovato alla loro portata un" altra pianta (una Corallina nel caso dell' esemplare in esame; procedono eretti in quantochè vi si apprendono ora non più col mezzo di un callo adesivo come era comportato dal primo caso in cui si trattava di una breve lacinia filiforme non atta ad av- vincere, ma mediante lacinie perfettamente evolute le quali, nel se- condo caso, si comportano come i pezioli della Clematis Vitalba, piegandosi cioè una o più volte a gombito e formando delle anse con cui abbracciano o avvolgono la pianta di sostegno. La sezione fatta nella parte inferiore dà una figura tondo-com- pressa. Orlo cuticolare di una sola serie di cellule oblunghe assai esigue, disposte a monile nel senso del loro asse maggiore. Il cer- chio susseguente è formato da uno straterello di cellule in serie di- sordinate, più grandi delle prime, oblunghe, verticali al margine, co- lorate di ametistino. Midollo di cellule assai grandi subtonde, irrego- lari, disposte a reticolato intorno al centro occupato da un tubo assile. Nelle piante esaminate i colori variano a seconda delTctà e delle circostanze. Negl' individui adulti predomina il porporino che si fa un po' scuretto nel secco. Le parti giovani sono di un delicatissimo 227 carnicino con una sfumata tonalità ametistina. La sostanza per quanto rigidetta, aderisce abbastanza bene a, b, e. Plocannum condensaiiim Kuetz. 2Ó Nov. iSgS - 20 Jan. i8gò - ó Feb. 1898. South Africa, The Kowie. Dott. II. Becker. 21 3. Plocamium Preissianum Sond. = P. Preìssii Kuetz. Sull'apparato radicellare fìbroso-carnoso, purpureo-coccineo co- me tutta la pianta, si innalza il caule o stipite largo 2 mill. circa, ancipite-costato, indi ramoso decomposto-pennato con penne alterne e sporofilli ascellari fascicolati. Cistocarpi sessili, tondi, verruculosi. Le forme differenziano solo nella larghezza dei rachidi e delle penne. Sostanza assai ferma, membranacea o decisamente cornea, inaderibile. La sezione presenta una forma lineare a margini estremi tondi. Strato corticale non troppo serrato, composto di parecchie serie di cellule piccole, tonde, disposte in linee continue od interrotte, rara- mente ramificate, moniliformi, perpendicolari, aventi la base sopra una serie di cellule più grandi, distanziate. Midollo di cellule sempre più grandi, ovato-elissoidi, contenenti granuli amilacei. L^ esemplare è alto 1 1 cent. a. Plocain. Preissianum Sond. Australia. Mueller race, J. Agardh determ. Ex herb. Ardissone. 214. Plocamium sandvicense J. Ag. Cespitoso, alto 6 cent , munito di un apparato radiciforme fibroso prensile, che lo tiene fisso alla roccia di cui i pezzetti calcari sono trattenuti dall'esemplare. Frondi membranacee, strette, lineari, a ra- chide piano con penne assai brevi nella parte inferiore, più lunghe nella superiore, distiche, alternate da lacinie spiniformi, piane. Il ra- chide è assai parcamente ramificato e sempre verso la sommità. Nella forma delle penne, massime le superiori, ricorda gl'individui più poveri del P. coccineum, ma nel complesso assai più il P. Tel- fairiae Harv. e il P. angustum Hook. L'esemplare è sterile. La sezione trasversale praticata nella parte inferiore della fronda presenta lo strato midollare formato da una porzione centrale elis- soide longitudinale composta di cellule piccole, filiformi, corte, assai stipate, incolori, circondate da una parete di natura cellulare, dan- dole così l'aspetto di un sifone assile. Questo corpo centrale è cir- condato da sei grandissime cellule, parimenti incolori, disposte lon- gitudinalmente, accompagnate ai fianchi ed alle estremità da altre consimili cellule ma sempre più piccole quanto più si avvicinano alla periferia. Strato corticale sottile, di cellule minute, colorate di roseo o di porporino, tonde, subtonde o angolose, disposte verticalmente e regolarmente, ma non troppo serrate nella serie esterna, un po' più grandi e disordinate nella serie interna. Nella parte superiore della fronda la cellula centrale del midollo ha perduta l'inclusione delle piccole cellule filamentose, essendo all' intutto conforme alle cellule pericentrali. Sostanza ferma, membranacea, discretamente aderibile. a. 410. Plocaiu. Sandvìcense J. Ag. Laie point, Koolauloa, Oahu, Territory of Hawaii. N. 410 delle American Algae di Josephine E. TiLDEN, 18 Je igeo. 21 5. Plocamium angustum (J. Ag.) Hook, et Harv. = Thamnopliora augusta J. Ag. - Plocam. pnsillum Sond. Sorge cespitoso da un apparato radiciforme-prensile che si ap- prende alle parti più solide di altre alghe od a corpi diversi. Le frondi, lineari, sono alte da 5 a io cent, e variano nel portamento che è co- rimboso flabellato fastigiato. Assi ora nudiusculi in basso, ora mu- niti fin dalla base di piccoli denti distici, sottili, acuti, semplici o bi- trifidi, talvolta alternati con penne caduche, incomplete. Il resto corri- sponde alla descrizione Detoniana. Sostanza assai ferma, membrana- cea, cartilaginea e subcornea nel secco! Colore porporino o carmino, che in date condizioni smarrisce e viene sostituito dal biancastro. Sezione elissoide o subtonda. Strato corticale di cellule colorate, piccole, oblunghe, stipate, perpendicolari alTorlo della fronda, con granuli amilacei tondi opachi, indi man mano più lassi e più grandi quanto più avanzano verso l'interno. Midollo di grandi cellule sub- tonde od oblunghe, irregolari. a. Plocam. angiistatum Ag. Australia. Leg. Mùller. Ex herb. Ar- DISSONE. b. Plocam. angustum j. Ag. Nov. Holl. Australis, misit J. Agardh. Ex herb. De Toni. 216. Plocamium costatum (J. Ag.) Hook, et Harv. :^= Thamnophora costala J. Ag. - Deles seria Plocamium var. co- stata Ag. - Thamnoph. Cunninghamii Grev. - P. Cunningh. Harv. - Fucus maxillosus Poir. 229 Con questa si entra nelle esimie specie dai dischi, dai rachidi e dalle penne assai allargati, ciò che costituisce per le tallofite uno di quei caratteri che, nella flora terrestre, siamo usi ad attribuire ai prodotti tropicali, e che, dato il genere, assai impressiona lo studioso il quale nel Plocaiii. coccineiim avesse ritenuta esaurita la più perfetta manifestazione estetica. Fronde isolate o parecchie, alte da 5 a i5 cent., sorgenti da un apparato radiciforme a fibre compresse, talvolta quasi frondiformi, semplici o poco ramose, con le ramificazioni ora sciolte ora riunite in fascetto globoso, contratte all'estremità siccome facenti funzioni di organi di presa, e, come tali, sempre recanti parte del substrato composto delle più varie materie organiche ed inorganiche. Negl' in- dividui adulti il fusto (disco) è subcilindrico alla base, indi man mano appianato, ancipitc-costato. Fronde pennata, dicotoma, ramosissima, coi rametti estremi falcati in dentro e pettinati. Sporofilli ascellari. Rami poco patenti dapprima, si fanno sempre più divaricati fino a riu- scire verticali all'asse. Sostanza membranacea o cornea; colore coc- cineo, per alterazione volgente al rancione, al paglierino, al biancastro. Presso la base la sezione è subtonda. Rivela uno strato corticale di cellule minutissime, stipate, subtonde od oblunghe, roseo-scure. Midollo assai vasto formato da grandi cellule tonde a parete spessa, costituenti un reticolato di maglie più o meno Otto. 11 centro è oc- cupato da una o più cellule ancor più grandi, ma senza un pretto carattere di tubo assile. a. Plocam. coslalum H. et H. Port Phillip. Australia b. Idem. Alg. Muellerianae. N. Holland. and Ostia Hopkins River. Ex herb. De Toni. e. Idem. Ag. Australia. Mùller. Ex heib. Ardissone. d. Idem. Wellington. East Coast. N, Zelanda. Laing, 217. Plocamium cornutum (Turn.) Harv. = Fucus cornulus Turn. - Thamnocarpus cormitiis Kuetz. - Thamiioplwra cornuta Grev. - Sphaerococcus coriiutus Ag. Esemplari alti 4-6 cent., porporini, a perimetro flabellato se- micircolare del diametro di 5-8 cent,, ricordanti nell'aspetto talune forme del Pìoc. coccineum. S' impone per le parti superiori densa- mente pennate e per le pennette esterne adunco-cornute. Si apprende alle conchiglie e ai loro detriti mediante una radice fibrosa, a fibre compresse, conteste, dello stesso colore porporino intenso e óeWa stessa sostanza subcartilaginea della fronda. La base del fusto dà una sezione elissoide; nella fronda la se- zione ha una figura lineare ad estremità rotondate. La sezione della parte inferiore presenta uno strato periferico-cuticulare a cellule mi- nute subtonde contigue moniliformi. Segue il vero corticc denso di cellule longitudinali oblungo-lineari o subclavate, ricche di endocroma porporino-violaceo, più grandi quanto più s'internano. Midollo di cellule più grandi delle precedenti, davate, disposte longitudinalmente. a. Plocam. cormitum J. Ag. South Africa, Table Bay, 4 e i i Luglio 1890. Ex herb. Dott. H, Becker. 218, Plocamium patagiatum J. Ag. Per quanto associato ad un' immagine di lusso aristocratico, l'aggettivo ad orecchi moderni suona troppo di archeologico perchè possa dare un'idea adeguata della venustà della pianta (\). Gli esem- plari sono alti i5-ig cent.; il rachide assile ha la larghezza massima di mezzo cent., e poco meno quello dei rami. L'ambito della fronda è oblungo-lanceolato od ovato-piramidale. 1 rami, distici, hanno una direzione eretta ; sono inoltre cos'i regolari e così ben distribuiti in ogni loro parte, che non si palesa in essi alcuna sovrapposizione. La pianta è subperennante. Come tale si palesa dal fatto che in un caso la fronda sorge, mediante un brevissimo e sottilissimo stipite piano, dal residuo duramente corneo di una fronda senile. Con tutto ciò la giovane fronda, a qualche millim. dalla sua base, ha emesse ugualmente le caratteristiche radici in parte carno.so-fibrose, in parte fìlloidi, proprie delle specie australiane. Nella forma a perimetro lan- ceolato e rami inferiori sono assai corti (V, cent.), i successivi bru- scamente si allungano fino a raggiungere i 5 cent. ; i rametti son sempre non più lunghi di mezzo cenlimelro. Invece nella forma a perimetro ovato-piramidato i rami inferiori sono i più lunghi (9 cent.); i successivi vanno gradatamente diminuendo di lunghezza man mano che si avvicinano all'estremità del rachide assile. Cos'i dicasi dei ra- metti che nei rami inferiori hanno 2 cent, di lunghezza, e gradata- (*) Patagiunt si diceva quella sorta di .stoletta, intessuta d' oro, che portavano le dame romane. Il termine è qui usato nel senso di ornatum. 23i mente vanno diminuendo verso l'alto dove non son più lunghi di due millim. Questa forma poi reca fra un rametto e l'altro uno o due denti assai brevi, dilatati alla base. Tanto nel!' una quanto nel- r altra forma le ascelle sono egregiamente tonde. Sporofilli nelle ascelle dei rami e dei rametti, talvolta persino sulla costa stessa del rachide primario, in glomeruli densi cigliati. La pianta è cornea nelle frondi senili ; le frondi giovani sono subcornee solo alla base, nel resto submembranacee. Rachidi assai lucidi nel secco. Colore cocci- neo nel recente, impallidito nelle preparazioni dove si fa roseo-car- nicino. La costituzione intima, osservata presso la base, è formata da cellule parietali grandette, subtonde od oblunghe, di varia dimensione, disposte in un' unica serie non troppo serrata. Midollo composto di grandi cellule poligonali, le più interne rettangolari, disposte in modo radiato attorno ad un tubo assile contenente cellule subtondo-re- niformi. a. Plocatn. patagìatum J. Ag. Australia. Mùller race, J. Agardh determ. Ex herb. Ardissone. h. Idem. Hopkins River, N. Holl. Idem. 219. Plocamium Corallorhiza (Turn.) Harv. = Fiicus CoraUorhi%a Turn. - Thamnophora CoraIlorhì\a Ag. È in questa specie e nella seguente che il genere esplica la sua più grande munificenza nell'ampiezza della fronda e nella imponenza del suo portamento. Già l'apparato radicale, sempre basalo sulle frondi metamorfosate per adattabilità allo scopo di prensione, più sentitamente rivela l'origine sua laminare. Alle fibre rizoidee del nucleo primitivo si aggiungono vere e proprie frondi le cui penne e pennette inferiori decomposto-digitate, dopo un vagare repente in cerca di substrato opportuno, trovatolo, vi si fissano, mentre le parti superiori, non più chiamate ad un eguale ut][ìcio, si allargano in la- mine lobato-rotondate. Sopra questo apparato la pianta adulta, cir- condata alla base da giovani frondi più o meno numerose, s' innalza fino a 20 cent, e oltre, raggiungendo sotto l'inserzione dei rami, la larghezza notevole di un centim. e mezzo. Fronda subcostata o sub- incrassata nel mezzo, pettinato-pennata, con le pennette alterne ge- miniate finamente seghettate nei margini. Questa seghettatura è più spesso limitata alle parti più giovani, mentre le corrispondenti pen- nette subopposte ne sono prive. Come in tutte le specie, anche in questa le penne sono alternate da denti i quali rappresentano una penna abortita al lato subopposto della penna evoluta. Il disco ed i rami figurano come costituiti da tante articolazioni o sezioni deltoi- dee capovolto-sovrapposte, e cioè con la base in alto. Nel caso at- tuale i denti sono assai grossi, ottusi e formano appunto uno degli angoli superiori del delta maiusculo capovolto. Sporofilli ad ambito tondo o semilunato nell'ascella delle penne e delle pennette, inten- samente colorati, offrenti un grande risalto sul fondo porporino-car- mino della fronda la quale, in grazia di questa fruttificazione, associa l'idea di talune felci. Sostanza cartilaginea nella base della fronda, membranacea nel resto, assai bene aderibile. La pianta è suscettibile di prolificazioni sugli stroncamenti fortuiti. Lo strato esterno è composto di una cuticula di cellule esigue subtonde disposte a monile, sotto le quali è il vero strato corticale densamente colorato, formato di cellule oblungo-lineari, strettissime, convergenti verso l'interno. Midollo costituito da grandi cellule ovate o leggermente angoloso-subquadrate. a, b, e. Flocamium Corallorhi\a J. Ag. South Africa, The Kowie, i5 Agosto 1894, 4 Magg. i-Sgò, G Marzo 1897. Ex herb. Dott. H. Becker. 220. Plocamium Robertiae Schmitz. Deve averne trattato lo Schmitz nei manoscritti inediti. La spe- cie, di una grande venustà, è assai aljìne alla precedente, ma si contraddistingue per alcuni caratteri propri. Uno solo degli esem- plari reca un plesso radicale ma anche questo poco sviluppato, li- mitato cioè al primo nucleo di fibre glomerate. La pianta s' innalza dai 25 ai 3o cent., occupando un perimetro con un asse di eguali dimensioni, ed una larghezza massima di mezzo cent, nei rami prin- cipali. 11 rameggio ha una disposizione alternata, eccezionalmente subcorimboso in alto, e ciò in seguito a prolificazioni sviluppatesi sopra le estremità casualmente stroncate. Contrariamente alla specie precedente, la parte basilare del disco è assai attenuata. Questa pro- prietà si rivela anche nelle penne e nelle pennette prolificate, ciò che non avviene nelle stesse parti di primaria formazione. L'aspetto di sovrapposizioni deltoidee nel percorso del disco e dei rami è qui scomparso od è assai poco evidente, pure ripetendosi la penna da un Iato e il dente ottuso nel lato opposto. I margini delle pennette sono integri; raramente e sotto la lente si possono scorgere dei punti incrassati tenenti luogo delle segheltature proprie al P. Coral- lor1ii:^a. Sporofilli nell'ascella delle penne e delle pennette, pedunco- lati, cuneato-palmati, a divisioni filiformi acute o ligulate negli ste- rili, rotondate nei fertili. Cistocarpi nell'ascella di tali divisioni. So- stanza quasi cartilaginea alla base della pianta adulta, membranacea e assai aderente nel resto. Nel secco il colore è porporino con ten- denza al violetto. La parte inferiore della fronda dà una sezione elissoide-subtonda. Cuticola di cellule minutissime, subtonde od oblonghe, stipatissime, internamente colorate di porporino-scuro quasi bruno, formanti un orlo subcontinuo assai denso. Sotto questo strato altro se ne presenta composto di più serie (6-8) di cellule di varia forma, subtonde, ob- lunghe o quasi angolate, disposte in linee concentriche molto ravvi- cinate, l'ultima delle quali, cioè la più interna, si disaggrega in cel- lule maggiori. Midollo composto di grandissime cellule poligonali disposte a reticolato. Le parti membranacee offrono uno strato cor- ticale di cellule minutissime, subtonde, stipate, roseo-porporine, ed un midollo di cellule lineari o fusiformi, quali brevi, quali lunghe. a, b, e. Plocatnium Robertìae Sohmiiz ló Nov. 1894 -Jan. 1895 - 2Ò Nov. 1895. South Africa. The Kowie. Ex herb. Dott. II. Becker. 221. Plocamium Fullerae Schmitz. Altra pianta esimia il cui rinvenimento si deve al ben. Dott. H. Becker, ed il riconoscimento in essa di una nuova specie è del pari dovuto al chiar. Schmitz. Mancandomi ogni precedente descrittivo, mi limito a segnalarne i principali caratteri sugli esemplari posse- duti. Questi misurano l'altezza massima di 12 cent., e nei dischi la massima larghezza di 2 mill. L'apparato radicale è ancora quello di un glomerulo di fibre radiciformi che, in uno dei casi osservati, si apprende ad un Gelidìwn. Vi si aggiungono dei rizofilli repenti le cui penne inferiori si trasformano, al bisogno, in organi di presa, mentre le parti superiori hanno assunto l'aspetto e 1' utficio ordinario della fronda. Ne consegue che la pianta riesce più o meno cespi- tosa. Dischi piani, incrassati nella parte mediana, sinuosi nella pianta adulta, recanti rare ramificazioni nella parte inferiore. Rami alterni che si vanno sempre più avvicinando in alto fino a riuscire 234 quasi opposti, per cui i perimetri delle parti superiori riescono sub- corimbosi. Penne e pennette disposte come nella specie precedente, alternate da una lacinia o dente il quale spesso tiene luogo anche della penna corrispondente nel lato opposto. Ascelle piccole, tonde, che, nelle parti superiori della fronda, stante Tarcuazione in dentro delle suddivisioni, riescono circoscritte come forellini oblunghi o tondi. Sporofilli a divisioni radiate digitiformi, dapprima semplici, poscia con la sommità capitata una, due, tre, quattro volte. Queste estremità vanno in seguito sempre più allungandosi fino a cangiarsi in una vera ramificazione assai divaricata, così da formare quasi sempre degli angoli retti. Le estremità fertili sono assai turgide per r annidamento in esse dei tetrasporangi i cui nuclei sono disposti in linee subparallele sovrapponentisi. Cistocarpi sessili, piccoli, tondi, sparsi irregolarmente nei margini dei rachidi, delle penne e delle pennette. Sostanza membranacea nelle parti più giovani, subcartila- ginea nelle più adulte, più o meno aderibile. Il colore è porporino- carmino nelle piante giovani e sterili, decisamente porporino più o meno intenso nelle piante fruttificate. La sezione della parte basilare di un disco ha forma subelittica o irregolarmente reniforme. Il midollo ha un asse longitudinale di cellule ambrine grossamente filamentoso-intestiniformi, talvolta con- fluenti alle estremità, per cui l'asse stesso appare composto da una unica cellula o da due lunghissime cellule subparallele enteromorfe. Questa parte ha perciò un ambito lineare in confronto alla grande massa da cui è circondata, composta di cellule grandi, subtonde o variamente angolate, contenenti una materia amilacea giallognola, in parte isolate e in parte aggregate a reticolato. Strato corticale assai spesso, formato da 8 a 12 serie di cellule rosee o porporine, piccole, tonde od oblunghe, disposte in assai regolari file verticali. Il giro periferico di esse è protetto da uno strato mucoso-solido. La sezione nella parte superiore della fronda è strettamente fu- siforme. Midollo eguale a quello indicato, in proporzioni minori. Strato corticale più sottile, cioè composto di sole 4-Ó serie di piccole cellule in file verticali, più vivacemente colorate. a, b, e, d, e, Plocaiìiiiiiìi Fullerae Schmitz. 24 Ag. 1S94 - i5 Magg. 1895 - 10 Lugl. 1895 - Marzo 1897 - ó Febb. 1898. Ex llerb. Dott. H. Becker, F. L. S. Gen. HALOSACCION Kuetz. Etym. lials, ìialos mare, saccos sacco. Se ne conoscono circa 14 specie suddivise in due sottogeneri: Halosaccion (Kuetz.) J. Ag., comprendente quelle a frondi obovate subsemplici gregarie, talora prolificanti da una fronda vetusta; lìa- locoelìa J. Ag., comprendente quelle a frondi egregiamente sobolifere, spesso ramose. 222. Halosaccion fucicola (Post, et Rupr.) Rupr. = Diunonlia fucicola Post, et Rupr. - Halosaccion saccalum Kuetz. - Duiiiontia decapila ta Post, et Rupr. - Dumonfia saccata Kuetz. Frondi alte 2-5 cent, e del diametro trasversale di un cent,, borsate, membranacee, di color violetto-scuro, cespitose, semplici obovate nella parte superiore, subconiche nella inferiore che si atte- nua in uno stipite largo un millim. circa, lungo 2-4 millim., recante talora altre frondi, diventando perciò ramoso. Vista in piano al microscopio, la fronda offre la distesa di mi- nute cellule tonde o subquadrate violacee uniformemente disposte, e cioè senza alcun piano di direzione, né generale, né parziale. Nella sezione trasversale appaiono due strati: l'interno di diverse serie di cellule mediocri, violacee, subtonde o subquadrate, irregolarmente distanziate; l'esterno di parecchie serie di cellule esigue, oblunghe, in linee verticali serrate. Cresce sui Fucus ed altre Alghe, e sulle rocce. a. 5ii. Halosaccion fucicola (Post, et Rupr.) Rupr. Minnesota Seaside Station, Vancouver island, British Columbia. Josephine E, TiLDEN. American Algac, i Jl. igoi. 2 23. Halosaccion Hydrophora (Post, et Rupr.) J. Ag. = Dumonlia Hydropliora P. et R. - Halosaccion Hvdrophorum Kuetz. - Halosaccion glandiforme Rupr. - Fucus saccalus Turn. - Halymenia saccaia Ag. partim. - Ulva glandiformis Gmel. Frondi gregarie, semplici, elittico-obovate, coriaceo-membrana- cee, violette o verdastre per alterazione, attenuate in uno stipite fi- liforme o non più spesso di un millim. (semplice od una sol volta ramoso), talora prolificate da una fronda senile. Può raggiungere 236 l'altezza di 14 cent. Negli esemplari in esame è rappresentata da giovani individui non più alti di un cent, e del diametro trasversale di 3 millim. La doppia parete, vista in piano al microscopio, presenta un elegantissimo e fitto reticolato stelligero composto di minutissime cellule subtonde, olivacee o violette, immerse in un muco degli stessi colori. La sezione dello stipite offre lo strato corticale assai spesso, composto di minute cellule oblunghe disposte in file verticali stipate, immerse in un muco solidescente. Strato midollare di cellule assai più grandi, decrescenti dal centro alla periferia. a. 409 Ilalosaccion Hydropìwra (Post et Rupr.) J. Ag. On sha- ded sides of deep cracks and creeks on reef. At lovv tide. Waianae, Oahu, Territory of Havaii. J. E. Tilden. 27 My 1900. 224. Halosaccion pubescens Fosl. Da un minutissimo callo basilare in forma di bottoncino sorge la pianta con uno stipite assai esile, subcilindrico, dello spessore di mezzo millim. e della lunghezza di 3-4 millim. Da questo punto la fronda si svolge in modo gradatamente acuminalo, lineare, semplice, cosi da raggiungere l'altezza di 16 cent., e la larghezza massima di mezzo centimetro, nell'esemplare in esame. Fino all'altezza di 2 cent, sopra la base il disco è assolutamente nudo, indi comincia a rive- stirsi di corte lacinie cos'i sottili da scambiarsi per peli, le quali vanno allargandosi sopra ogni parte del tratto successivo fin quasi presso l'estremità, senza però mai oltrepassare i 3 millim. di mas- sima ampiezza. In realtà queste lacinie sono liguliformi o soboli- formi acuminatissime, ricurve od uncinate nella loro metà superiore, con l'estremità acuta semplice^ raramente bidentata in modo asim- metrico. Questo rivestimento cessa bruscamente alla distanza di quasi un centimetro dalla sommità della fronda nel qual punto si mostra nuda per rivestirsi nell'apice di un glomerulo di lacinie non più li- gulato-filiformi ma falcato-dentate e talune cervicorni 11 fenomeno, per quanto strano a prima vista, è dovuto semplicemente ad un am- masso d'incipienti frondicine prolificate verso l'estremità troncata della fronda adulta. Nel complesso, insomma la pianta ricorda assai bene la Grateloiipia filicina nella forma a fronda semplice, densa- mente e brevemente prolificata nei margini. Sostanza subcartilaginea non aderibile. Il colore è atro-violaceo-brunastro nel secco. 237 La fronda in sezione trasversale presenta la forma di un anello schiacciato. Strato corticale assai spesso di cellule minutissime allun- gate, verticali, compatte, in più serie, amelistino-livide. 11 secondo strato è composto di tre serie di cellule grandi, tonde o angolose, distanziate, commiste a cellule oblunghe filamentose. Midollo più de- cisamente filamentoso con fili articolati e lassamente contesti; quelli più centrali sono longitudinalmente disposti, con le estremità spesso troncate. Per giudicare sulla vera natura di quest' ultimo strato oc- correrebbe studiarlo nello stato fresco. Così come si presenta morto e macerato lascia supporre, una deformazione di cellule sfatte. a. Halosaccfon pubescens Foslie. Ad Kvalvund Norvegiae arct. legit M. FosLiE. Ex herb. De Toni. 225. Halosaccion ramentaceum (L.) J. Ag. = Fiiciis ramentaceus L. - Dumonlia rameiitacea Grev. - Haìy- menia rainentacea Ag. - ScytosipJwn ranieniaceus Lyngb. - Dumontia sobolifera Post, et Rupr. - Halosacc. sobolìferum Rupr. - H. Lepe- chìni Kuetz. - Fuciis barbalns Gunn. - F. iubulosus Lepech. Le tre specie sopra riferite appartengono al primo sottogenere; questa al secondo, cioè alle Halocoelia J. Ag. Negli esemplari in os- servazione si possono già ravvisare quattro forme diverse. Data la grande variabilità del gen. in primo luogo, non ritengo che in questa specie sopratutto si abbia a conferire una soverchia importanza ai diversi suoi portamenti ed alla sostanza più o meno membranacea o più o meno cartilaginea. Le frondi gregarie, raramente isolate, sorgenti da un callo scutulato, sono alte 6-i5 cent., fistolose, cilin- driche, attenuate in basso ed in alto dove sono lungamente acumi- nate, del diam. di 2-4 millim. Le prolificazioni, del pari inflate, so- bolate, acuminatissime, lunghe da pochi millim. a 5 cent., sono va- riamente distribuite: ora si addensano poco sopra la base, ora nella parte media, ora all'estremità della fronda. In quest'ultimo caso sono provocate dagli stroncamenti subiti dalla pianta. Le forme esaminate si possono ridurre a due sole, corrispondenti alle f. robuslum e den- sum del Kjellman. 11 colore rosso nel vivente, ha tendenza al viola- ceo nel secco. La sezione di una fronda della f. robuslum presenta una figura tonda o tondo-compressa per incompleta turgescenza. Strato corti- cale di tre serie di cellule ameti>tinc, tonde o leggermente allungate, verticali. Midollo di cellule grandi, rade, con intercalatene altre di forma filamentosa. La costituzione intima della f. densiim di poco differisce da quella ora indicata. a. li. ramentaceiim (L.) J. Ag. (f. deusum) Tromsò. leg. M. N. Blytt. ^- Idem. (f. dcnsum). Portland Harbor, Maine, leg. F. S. Collins. e. Idem. (f. robuslum). Come sopra. FamJlia III. DELESSERIACEAE (Naeg.) Schmitz. = Delessehaceae Naeg. - Wormshjoldieae Trevis. - Delesse- rieae J. Ag. SOTTOFAMIGLIE NITOPHYLLEAE — DELESSERIEAE — SARCOMENIEAE. Sottofam. I. NITOPHYLLEAE (Naeg.) Schmitz. GENERI MARTENSIA Hering. ? ARACHNOPHYLLUM Zanard. OPEPHYLLUM Schmitz. BOTRYOGLOSSUM Kuetz. ABROTEIA Harv. NEUROGLOSSUM Kuetz. RHODOSERIS Harv. HOLMESIA J. Ag. NITOPHYLLUM Grev. ? BOTRYOCARPA Grev. PGONIMOPHYLLUM Batters. ? PACHYGLOSSUM J. Ag. PLATYCLINIA J. Ag. HERPOPHYLLUM J. Ag. Gen. MARTENSIA Hering. Etym. dal chiar. Martens. = Hemitrema \\ Br. - Marlensia et Mesotrema J. Ag. E un miracolo gentile di struttura aerea e di finissima eleganza quello presentato dalle otto specie circa, finora conosciute, apparte- nenti a questo genere. Ciò è dovuto al fenomeno che si verifica nelle frondi adulte, pel quale il tessuto, dapprima in una sola delle pagine, poscia nell'altra in corrispondenza perfetta, si distrugge, o meglio si ritrae, condensandosi ora in filamenti longitudinali e tra- sversali determinanti perciò una perforazione ad inferriata ad aree o vani rettangolari nella parte inferiore della lamina, quadrati nella su- periore, di dimensioni crescenti dal basso verso l'alto; ora in modo meno regolare nelle specie in cui il tessuto si scompone a maggiori distanze e in proporzioni sempre diverse secondo le varie parti della pianta, determinando un disegno assai meno omogeneo, o disegni vari ognuno a se stante. 226. Martensia flabelliformis Harv. Appartiene al sottogenere Ileiiiilref/ta. Sopra uno stipite lungo 12-14 millim., dello spessore di 2-3 millim., grassetto, subcartilagineo nel secco, s'innalza la lamina subreniforme, integra nei primi stadi, indi più o meno lacerata, che dà origine a segmenti cuneato-flabel- lati, più o meno espansi. La fronda, della grandezza di un' unghia ne' suoi maggiori sviluppi, si presenta, nel piano, contesta di cellule areolate, a sottile parete, esagone, regolari o più o meno oblunghe, secondo le varie posizioni, e disposte in serie longitudinali. Questa tessitura è propria della parte inferiore dei segmenti i quali, ad un terzo circa della loro altezza, assumono una diversa conformazione che dapprincipio si delimita mediante una linea concentrica formata da 2-3 serie di cellule non più areolate ma endocromatiche. Sull'orlo estremo di questa linea le cellule, abbandonata la disposizione loro omogenea e uniforme, si condensano e restringonsi così da formare tante sbarre (trabeculae) i cui margini sono composti da cellule lon- gitudinalmente seriate, mentre il centro è costituito da cellule tra- sversali subrettangolari o filiformi. Queste sbarre longitudinali, in nu- mero di 38-48 circa, secondo l'ampiezza del segmento, sono disposte in modo flabellato e sono attraversate da altre sbarre della stessa natura, disposte in zone concentriche. Tali disposizioni sono, natu- ralmente, dovute al perimetro del segmento laminare che è fatto cioè a ventaglio. Ne risulta cosi la figura di un'inferriata non sempre regolare in tutti i particolari. La parte superiore del segmento ri- prende la conformazione basilare, che è quella della struttura unita e omogenea. In essa parte fanno capo le estremità superiori delle 240 trabecole longitudinali ma senza l'intermezzo delle serie di cellule cromatofore f'). La sostanza dei segmenti è gelatinosa, roseo-violacea e iridescente nel fresco, roseo-carnicina nel secco. a. 407. Marlmsia flabelììformis Ilarv. List of Friendly Island Algae n. 11. On reef at low tide. llanalei, Kauai, Territory of Ha- waii. Amer. Algar. J. E. Tilden, 2Ó Jl 1900. 227. Martensia denticulata Harv. Questa specie e la seguente fanno parte del sottogen. Mesolrcma. Anche per questa, come già per la precedente, l'esame è limitato a 2-3 piccoli segmenti. Per l'aspetto complessivo della pianta e parti- colarità sue veggasi De Toni, SylI. Alg. IV, p. òi8. Nella M. flabellifor- mis si è visto che la finestratura dei segmenti in ognuno di questi si presenta in una sola serie, ossia una sola volta, conterminata come si trova dalle parti estreme del segmento le quali hanno la normale tessitura dei Nitopìivìlimi, cioè uniformemente unita. Diversamente si comporta la AI. denticulata nella quale la finestratura si ripete una seconda ed una terza volta, cosicché le parti omogenee si alternano tre-quattro volte. Sostanza e colore come nella precedente. a. 408. Martensia denticulata Harv. In tufts or beds on reef at low tide. Hanalei, Kauai, Territory of Hawaii. J. E. Tilden, 26 Jl. 1900. 228. Martensia Pavonia J Ag. = Mesotrema Pavonia J. Ag. Fronda molto irregolarmente dicotoma che s' innalza da uno stipite poco evidente fino all'altezza di 3-5 cent. Il disco è più o meno lungamente cuneato e nei suoi margini, e più abbondante- mente alla sua sommità, emette dei segmenti cuneato-flabellati, più o meno attenuati alla base o confluenti nello stipite stesso quando trattasi dei supremi, spesso imbricato-multilobati. L'ampiezza mas- sima dei segmenti e quella di un' unghia, ma ordinariamente assai meno. Le finestrature si ripetono parecchie volte con areole rettan- golari o subquadrate assai grandi, date le dimensioni della pianta. Le trabecole accessorie, piuttosto frequenti nelle precedenti specie, qui son quasi nulle. Sostanza subcartilaginea nelle parti inferiori della {}) Delle tre specie contemplate non fu possibile la sezione, due essendo in- cluse nei vetri, la terza perchè di ragione d' altri. 241 pianta matura, tenera o subgelatinosa nelle espansioni ultime ; colore coccineo intenso. a. Marleusia Pavoiiia J. Ag. Color light greenish pink, and slightly iridescent vvhen growing. Fioating, Jupiter Inlet, Florida. Oct. i3. 1902 Florida, collected by M. A IIowc. Gen. NITOPHYLLUM Grev. Etym. niz^o o nipto astergo, lavo e phyllon foglia. = (non Nilophylluin Neck.) - Aglaophyllum Mont. - Cryptopleura Kuetz. - Schi~oglossum Kuetz. - Acrosoriiim (Zanard.) Kuetz. - Daw- sonia Bory - Hymenenia Grev. - Aspidophora Mont. Genere composto di circa ottanta specie finora identificate. È lecito presumere che altre se ne abbiano ad aggiungere, come lo prova il fatto del loro accrescimento in ragione del numero delle colonie scientifiche stabilitesi nell' estremo Oriente e nelle regioni Australi. Talvolta le specie ultimamente scoperte si nascondono sotto gli aspetti di quelle già note e perciò ingannevoli e neglette. 11 Me- diterraneo, il più esplorato fra i mari, ha corrisposto in modo inspe- rato alle ricerche del Rodriguez. Cosi verrà giorno in cui le sue nuove specie non saranno più ritenute esclusive delle prossimità ba- leariche ('). Questo che si dice del Mediterraneo si potrebbe ripetere per gli Oceani, poiché il genere è mondiale. In ordine regressivo, sarebbero queste le regioni nelle quali le specie sono distribuite: Nuova Zelanda, Mediterraneo, Capo B. S., Tasmania, California, Perù, Nord-Africa, Oceano Antartico, Brasile, Chili, Ceilan, Islanda, per tacere di località che peraltro farebbero seguito a queste ultime. J. Agardh suddivise le specie nei quattro sottogeneri di Leptoslroma, Agìaophyllon, Polyneura, Cryploneura. 229. Nitophyllum punctatum (Stackh.) Grev. = Ulva punctata Stackh. - Fiiciis pnnctatus Turn. - Aglaophyl- ìuin punctaliim Aresch. - Fuciis oceìlatus Lamour. - Deles seria ocel- lata Lamour. - Nilophyllum ocellaiiim Grev. - Aglaophyllum ocellatum Mont. - Delesseria tenerrlma Grev. - Fiicits ceranoides Wulf. - Fuciis (') Lo scrivente potè raccogliere il Nitophyllum tristromaticum Rodr. a Mes- sina il 13 Maggio 1903. Vegg. Nuova Notarisia, Luglio 1903. 16 242 ulvoidcs Turn. - Delesseria punctata Ag. - Aglaophyllum delìcatulum Kuetz. - A. flahellulatum Zanard. Abbondante nel Mediterraneo, lo è invece assai poco nell'Atlan- tico. Cresce a poca profondità ma può scendere fino a 5o metri circa di fondo. Si collega al Nitophyll. pulchellum Harv., della N. Olanda occidentale, mediante il N. cìliatum (Schousb.) Born. della regione Tingitana. È specie assai polimorfa ma sempre di un'im- pronta cosi caratteristica da renderne facile l'identificazione. Quando però la pesca si dovesse spingere ad una certa profondità, sarà pru- dente il ditjRdare delle apparenze esteriori, e riportarsi agli esami microscopici, specialmente nei riguardi della fruttificazione. Non vi ha dubbio che le cause del poliformismo si debbano in parte all'am- biente e in parte a reminiscenze ataviche. Sopra queste ultime ci mancano elementi positivi dei più stretti e conservatici riferimenti. La forma ocellata del Mediterraneo ci si presenta quasi sempre con le frondi pressoché intere in vicinanza della base, oppure parcamente divise in parti largamente cuneato-flabellate, mentre nell'Atlantico i sori ocellati si ritrovano anche in frondi lineari divise fin dalla base in una prima dicotomia, poi in una seconda e talvolta in una terza, sempre conservando la larghezza lineare, per finire superiormente in policotomie serrate, più o meno fastigiate, con le divisioni estreme a diversi gradi di accrescimento, e cioè forcute, bilobe o a sella. Un esempio assai significante di polimorfismo è quello offertomi da un individuo di Brest, alto 12 cent, e della larghezza massima di 2 cent, e mezzo. Ha le frondi egregiamente cuneato-allungate, integre fino all'altezza di sette cent., al quale punto recano le pri- marie divisioni in numero di 3-6, alla loro volta suddivise in seg- menti minori con le estremità bilobe assai divaricate, e tutte quante ad ascelle rotondate. Questo tipo sembrerebbe preludere alle forme latissime e giganti dovute all'influenza termica del Gulf Stream, pro- prie alle coste della Scozia dove possono raggiungere persino un metro e mezzo di altezza, come osserva il prof. Ph. Van Tieghem. Vista in piano, la fronda si mostra costituita da una serie omo- genea di grosse cellule, non però tutte della stessa dimensione, esa- gone o poliedriche irregolari, più o men intensamente tappezzate di cromatofori rosei, ora semplicemente ravvicinate, ora comprimentisi a vicenda cosi da simulare un elegante reticolato. Le cellule dei margini sono assai compresse, assai più piccole, integre o variamente suddivise in cellule sempre più piccole, oppure allungate in filamenti semplici o subramosi, longitudinali al margine. Nella parte basilare la fronda senile è percorsa verticalmente da una linea di maggiore spessore di-tristromatica. I sori antcridiferi conferiscono spesso alla fronda un' attrattiva spe- ciale, presentandosi sotto forma di macchie di un roseo sbiadito, tonde od oblunghe, isolate, raramente confluenti, occupanti la parte mediana dei flabelli e spingendosi fin sopra le dicotomie, di dimen- sioni decrescenti dal basso verso l'alto. a. N. ocellatum Hook. Br. FI. p. 286. Harbrick rocks, Torbay, very rare. Mary Wyatt. b. 74. iV. punctatuni. Rada di Brest i8ó5, Print., assez rare. {Las plus belles plani, d. la mer). Leg. F. Stenfort. e. N. punctatum Harv. Roscoff. Avril 1902. Marèe basse au Cerf. Coli. J. Chalon. 23o. Nitophyllum multilobum J. kg. Appartiene alla sezione delle incrassatae J. Ag. L'individuo esaminato è alto io cent. Fronda munita di appa- rato radicale espanso, suscettibile d'emissioni di giovani fronde in- torno allo stipite della fronda adulta la quale, cuneata alla base, si espande poscia a ventaglio più o meno ampio, decomposto in seg- menti primari fortemente venati, muniti, alla sommità, di lobi ottusi o rotundati. Nella parte inferiore le venature, ravvicinate a fascio, sono di tale spessore da simulare una robusta costa che, ramifican- dosi poscia, va sempre più indebolendosi quanto più si avvicina alle parti superiori della fronda. In questa specie è degno di nota il pro- cesso tenuto nelle sue suddivisioni. Le fenditure iniziali, anziché nei margini, si producono piuttosto internamente nel lembo e precisa-